Grande Distribuzione. Bernard Arnault lascia Carrefour.

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Non ne poteva più di mantenere quel 5,7% di Carrefour.  Bernard Arnault ha chiuso, dopo  14 anni la sua avventura nella Grande Distribuzione. Ovviamente la sua uscita provocherà conseguenze importanti sia sul titolo (subito -4,74% alla Borsa di Parigi) che sulla catena stessa. Ma non solo.

Il nervosismo sull’investimento del proprietario di LVMH lo si era già capito con la nomina di Alexandre Bompard scelto indubbiamente per le sue qualità manageriali ma anche per condurre in porto proprio il suo addio. A gennaio la canadese Couche Tard aveva fatto un’offerta da quasi 20 miliardi di dollari rifiutata per l’intervento scomposto del Governo francese.

Lì si era capito che la scelta di lasciare di Arnault era definitiva. Incassato il no dalla politica, persa una grande occasione visto la compatibilità tra le due realtà e i progetti di espansione del gruppo canadese ad Alexandre Bompard non restava che continuare nella riorganizzazione del gruppo in attesa di decisioni dell’azionariato.

Il disimpegno era iniziato già nel settembre 2020 con la vendita di circa il 3,1% del capitale del distributore detenuto da Crédit Agricole CIB, a copertura delle operazioni in derivati concluse con una controllata del Groupe Arnault. La reazione politica negativa alla proposta di Couche Tard ha segnalato, però, il punto di non ritorno.

La conferma di Alexandre Bompard il manager  che ha guidato un turnaround con tagli ai costi e una forte spinta all’e-commerce non ha chiuso la partita delle prospettive di questo gruppo che ha comunque bisogno di risorse che non ci sono per crescere e competere. I grandi player mondiali si pongono il problema di come muoversi sui diversi scenari.

Da noi, la presenza e la conformazione delle Alpi, consente un clima più mite che ci tiene al riparo, almeno per il momento, da cambiamenti repentini comunque inevitabili. Conad grazie alle forti dosi di “alka seltzer”  ingoiati dalla struttura sta metabolizzando l’operazione Auchan ed è pronta a buttarsi in una nuova avventura confermando di essere l’unica vera grande impresa italiana del comparto e segnalando che i manager e gli imprenditori tosti e visionari servono eccome.

Gli inseguitori si confermano ricchi di idee ma poveri di risorse. Hanno squadre che corrono per arrivare al massimo in zona Champion non per vincere il campionato. Esselunga ha preferito rinunciare a Sami Kahale confermando che il tentativo di innovare il “caprottismo” era una missione impossibile. Coop prosegue nel suo percorso di riorganizzazione con grande cautela, gli altri navigano a vista o presidiamo il loro territorio con le unghie e con i denti ossessionati dai costi. I segnali ci sono tutti. Convegni e dichiarazioni roboanti da una parte e promozioni e sottocosti pancia a terra in arrivo ovunque. E contratto nazionale in stand by.

Per i discount e le multinazionali rimaste  il discorso cambia. I primi avanzano ovunque italiani o tedeschi poco importa. È un testa a testa tra Eurospin e Lidl. L’italiana ruspante e pronta a tutto e ligia al “meglio soli che male accompagnati” contro la seconda che accolta con tutti gli onori in Federdistribuzione rispetta le regole, bagna il naso all’intera GDO nazionale  e prosegue la sua corsa con al suo fianco i cugini di campagna di Aldi.

Resta la grande malata, Carrefour Italia. Cristophe Rabatel chiamato dalla Polonia al suo capezzale da Alexandre Bompard sta facendo il possibile per rianimarla. Il precedente di Auchan sta seminando il panico in sede e l’uscita di scena dell’azionista punto di riferimento della cordata che gestisce il gigante francese non fa ben sperare.

La scelta del franchising attutisce i problemi nel breve ma crea effetti collaterali di difficile gestione sia in sede che nella rete. Personalmente tifo per Rabatel e gli auguro sinceramente di farcela. Quando non ci sono alternative meglio remare tutti nella stessa direzione. Carrefour, l’ho già scritto, non è Auchan. Stessa nazionalità ma altro profilo di impresa.

Insieme ad Ahold-Delaize e Rewe, Carrefour rappresenta, a mio parere, la spina dorsale della GDO del continente EU. Da noi purtroppo sì è avvitata negli anni fino ad arrivare alle performance di oggi. Fuori dal nostro modesto cortile sono le tre realtà con cui ci si deve misurare e che possono essere o diventare protagonisti dei cambiamenti in corso. Amazon è alle porte. Si compete con le idee ma soprattutto con le risorse economiche necessarie.

L’uscita di scena di Bernard Arnault la dice lunga sulle prospettive ma costringe il comparto, almeno quello che vuole giocare quella partita a riflettere su sé stesso e a guardare con maggiore decisione e lungimiranza al proprio futuro. 

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2 risposte a “Grande Distribuzione. Bernard Arnault lascia Carrefour.”

  1. Potrà il modello del franchising con i pdv di prossimità risollevare i conti di CR4?
    Su questo modello c’è molta concorrenza, molto dipenderà da come intendono approcciare il rapporto con gli affiliati ?
    Sento spesso pdv affitti ad insegne importanti del format prox lamentarsi per ridotta marginalità (24-26%) e vincoli sugli assortimenti che non gli permettono di recuperare margine con acquisti diretti .
    Il modello del listino va superato trovando un giusto mix tra esigenze del Cedi e del pdv. Certo, CR4 avrà dalla sua, la forza del MDD nelle sue declinazioni e la possibilità di sfruttare i laboratori dei freschi degli Iper come fornitura dei pdv limitrofi.
    Basterà ? Il franchisor dovrebbe aiutare l’affiliato a vendere meglio prima che ad acquistare, ma spesso la battaglia è sul listino e sui fine anno che se va bene arrivano a 2-3 punti.
    Su questo terreno, quello del franchising, serve più innovazione, modelli di condivisione del business più evoluti, politiche di sell out differenziate, integrazione con il digitale.
    Penso che ci sarà da divertirsi….

    1. Difficile rispondere. In ogni caso non con questa organizzazione aziendale. E soprattutto dipenderà dalla strategia Paese della casa madre. Questa scelta temo sia più tattica che di lungo periodo. E nessuna multinazionale in ITA ha funzionato sul lungo periodo. Anche sul discount dove i tedeschi hanno preso di “sorpresa” il mercato occorrerà valutarne le performance tra qualche anno in rapporto al ritorno delle imprese ITA. Vedremo.

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