IKEA: uno dei tanti episodi del tafazzismo sindacale italiano.

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Ci risiamo. Ogni volta che un’azienda seria cerca di affrontare problematiche organizzative legate alla contrattazione aziendale c’è la solita reazione pavloviana delle organizzazioni sindacali di categoria. Basterebbero questi episodi per spiegare ai fautori del ritorno alla contrattazione aziendale a tutti i costi che si tratta di un percorso già visto e pure sbagliato dal punto di vista sociale. IKEA come molte altre aziende punta al rispetto del lavoro e dei collaboratori. Questo rispetto si basa sulla necessità di creare un rapporto adulto, collaborativo, utile a consolidare il lavoro migliorando il rapporto con il cliente che, entrando o meno in un punto vendita, ne decreta il successo o l’insuccesso. Quindi una prospettiva o la chiusura. Modificare un orario di lavoro o una indennità costruita in un contesto tayloristico nel secolo scorso, dovrebbe essere cosa semplice. No. Scatta il riflesso condizionato dal “diritto acquisito” contenuto nella contrattazione aziendale e negoziato oltre dieci anni fa che impedisce qualsiasi ragionamento positivo. L’azienda assume, si sviluppa e cresce? Chi se ne frega! Il punto è che lo deve fare non rimettendo in discussione accordi passati che oggi dimostrano tutti i loro limiti. Ma, per avere ascolto con i media, occorre ingigantire il problema è rappresentare IKEA come un’azienda retriva, ingiusta, tutta tesa al profitto e quindi “ingrata” verso i suoi collaboratori. Siamo alla caricatura. Siccome il problema non meriterebbe neanche un rigo di stampa si passa al romanzo sociale noir. Dove il cattivo è un’azienda matrigna che predica bene e razzola male mentre dall’altro lato la “plebe tradita” In difesa del Piave. Questa è purtroppo quella parte del Paese che vive ancora di liturgie, rappresentazioni, illusioni. La stessa, disarmata e attonita, che resta in silenzio a salutare l’addio di numerose multinazionali dietro roboanti quanto inutili striscioni. Verrà il tempo del buonsenso, della collaborazione e della condivisione? Per primi i dovrebbero accorgergersene i media raccontando altre storie. A me piacerebbe leggere questa: “I sindacati hanno indetto una assemblea all’IKEA per spiegare ai lavoratori l’importanza dello sviluppo e del lavoro e di come ci si deve riorganizzare per rispondere meglio ai clienti e favorire in questo modo la creazione di nuovi posti di lavoro.” Difficile? Verrà il giorno…..

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