Gorillas e altri unicorni alla conquista dello Spazio…

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Il Gorilla, comunque lo si osservi, provoca sempre reazioni contrapposte. Valutarne le caratteristiche non è facile. Prima Georges Brassens e poi Fabrizio De André ci hanno cantato alcune presunte  qualità dell’animale: “…Con poco senso del pudore le comari di quel rione contemplavano l’animale non dico come, non dico dove.”.. C’è voluto però Vincenzo Venuto, biologo e divulgatore scientifico a rimetterci con i piedi per terra ricordandoci nel suo ultimo libro che:” il Gorilla ce l’ha piccolo” smontando così una fake che aveva resistito fino ad allora. Quindi realtà raccontate o bluff rendono sempre difficile dare giudizi avveduti e compiuti.

Il Gorilla di oggi, anzi il Gorillas di cui voglio parlare è leader del mercato europeo nella consegna istantanea. Ha appena raccolto quasi un miliardo di dollari e, questo nuovo finanziamento arriva sei mesi dopo un altro finanziamento di 290 milioni di dollari che Gorillas ha raccolto nel marzo 2021. Fondata nel 2020 gestisce oggi quasi 200 magazzini in 9 Paesi, consegnando oltre 4,5 milioni di ordini solo negli ultimi 6 mesi.

Mario Gasbarrino, grande esperto di retail,  non si è fatto certo sfuggire la notizia manifestando notevoli perplessità sull’interesse generato dai fondi di investimento. È così o è  l’essere troppo dentro  la dinamiche della GDO che portano a sottovalutare il fenomeno?

In effetti l’accelerazione di Gorillas nella sua crescita e nella credibilità generata sul mercato fa riflettere. Con questi finanziamenti l’azienda tedesca può rafforzare la sua presenza nei mercati presidiati, investendo in modo ancora più efficace in gestione, persone, tecnologia, marketing e infrastrutture finanziarie.

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Contratti nazionali Grande Distribuzione. Trattative lunghe, idee corte…

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Che si arrivasse allo stallo attuale sui contratti nazionali della grande distribuzione era evidente a tutti già il giorno dopo la firma dei 4 CCNL presenti nella GDO.

Nell’ultimo incontro tenuto il 19 ottobre 2021 tra le organizzazioni sindacali Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs e Federdistribuzione la difficoltà ad arrivare ad una conclusione positiva del CCNL scaduto il 31 dicembre 2019 è emersa in tutta la sua dimensione.

Secondo il comunicato della Uiltucs “Federdistribuzione ha manifestato preoccupazione rispetto a due elementi che potrebbero seriamente incidere sul versante dei costi nel medio periodo: fiammata inflazionistica e riforma degli ammortizzatori sociali”. Per non registrare un nulla di fatto “si è stabilito, per il prosieguo del confronto, di dare vita a tre commissioni su classificazione, mercato del lavoro e relazioni sindacali”. Una commissione, purtroppo, quando si vuole prendere tempo, non si nega a nessuno.

Sul versante Confcommercio oltre alle medesime ragioni di preoccupazione, si aggiungono i venti euro circa di sconto che, concessi a suo tempo a Federdistribuzione, pesano sul tavolo negoziale come macigni. Mi immagino, ad esempio,  il peso di quella differenza sul costo dei  settantamila dipendenti circa di Conad che applica il CCCNL firmato da Confcommercio e sulla conseguente necessità di trovare soluzioni che consentano un riequilibrio. Altrimenti il riequilibrio rischia di essere proprio determinato dal “non” rinnovo per il tempo più lungo possibile.

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Carrefour/Auchan. Tra desideri e dura realtà

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Fossi un dipendente di Carrefour Italia o un sindacalista di settore almeno per oggi tirerei un leggero respiro di sollievo. Solo per oggi, naturalmente. Per il momento la soluzione peggiore  non è passata. Come ho già scritto (https://bit.ly/3uPxZiK) per capire cosa potrà succedere in Italia, occorre tenere sotto osservazione ciò che sta succedendo in Francia.

Dietro quel “trop compliqué” pronunciato da Alexandre Bompard  CEO di Carrefour dopo cinque lunghi mesi di negoziato riservato con i rappresentanti della famiglia Mulliez proprietaria di Auchan c’è la presa d’atto dell’enorme difficoltà e delle inevitabili conseguenze di operazioni di quelle dimensioni. Ma c’è anche l’esplicitazione di una strategia altrettanto chiara.

Auchan ha offerto a Carrefour 21,50 euro per azione (16,8 miliardi di euro), di cui il 70% in contanti e il 30% in azioni della società che si andrebbe a creare. E questo piace molto meno agli azionisti attuali…  L’associazione della  famiglia Mulliez fa trasparire una certa sorpresa per questa brusca interruzione.

Secondo notizie di agenzia sarebbe stato innanzitutto il principale azionista Carrefour, la famiglia Moulin-Houzé, ad opporsi all’intesa.  Comunque la si giri, l’intera Carrefour è sul mercato. Preferibilmente francese. E questo è un segnale che non va sottovalutato quando si parla di concentrazioni necessarie per affrontare il futuro della GDO.

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Carrefour. Come presidiare un mercato difficile come quello italiano…

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Purtroppo c’è sempre il rischio di guardare il dito anziché la luna quando si parla di multinazionali o di grandi imprese. Soprattutto nella GDO dove le nuove sfide indotte dalla concorrenza planetaria dei giganti della rete e della logistica spingono sempre più alle concentrazioni necessarie per liberare risorse importanti per competere.

Sotto questo punto di vista ci sono diversi modi per giudicare un’insegna della GDO. Si può partire dal punto vendita, dai prodotti, dalle promozioni o dalla qualità del servizio. Le famose tre C (contenuto, convenienza, comunicazione). Dalla sua capacità di attrarre o di perdere clienti. Spesso i manager o gli osservatori di cultura commerciale si fermano lì.

La fase della crescita continua nei diversi territori ha prodotto una cultura sostanzialmente con queste caratteristiche unita dalla capacità  di mettere insieme una o più insegne in una centrale sfruttando la massa critica nei confronti dei fornitori. Nel contesto competitivo di oggi così ci si gioca qualche punto percentuale in più o in meno. Obiettivo di per sé interessante  per aziende che competono in un mercato locale. Importante ma non  sufficiente per chi ha un diverso scenario di riferimento.

Se guardiamo al futuro sarà sempre più  la capacità di crescere e di generare le risorse necessarie per competere la chiave del successo di un’impresa. Su Carrefour bisogna quindi alzare lo sguardo. Il problema vero sta in Francia, nel quartier generale,  il resto segue. In un mercato della grande distribuzione sempre più competitivo, dove in Francia Leclerc è leader, Alexandre Bompard, CEO di Carrefour, da poco riconfermato, ha una missione ben più sfidante  che riuscire a rimettere in linea i conti della multinazionale a livello globale. Leggi tutto “Carrefour. Come presidiare un mercato difficile come quello italiano…”

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Carrefour. Il franchising è una scelta di rilancio o una scelta obbligata?

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Serve a poco stupirsi della progressione geometrica dei piani di ristrutturazione annunciati da Carrefour negli ultimi dieci anni. Quelli passati non c’entrano nulla con il presente. Anzi. Per certi versi lo scenario che deve affrontare e tentare di risolvere il CEO italia  Cristophe Rabatel è, al contrario, proprio la conseguenza di quei piani falliti, delle occasioni e del tempo persi cullandosi nell’illusione che la malattia fosse meno grave del previsto e che era inutile affrontarla con la determinazione necessaria.

Certo, questo non assegna patenti di credibilità al nuovo CEO ma non serve a attardarsi sulle responsabilità passate. Queste ci sono ma serve a poco ribadirle. In un’azienda di quelle dimensioni e rigidità decisionali dove le leve per mantenere equilibrio tra fatturato e margini scontano la difficoltà a percorrere sperimentazioni su innovazione e progetti vari oltre un certo periodo di tempo non è difficile trovarsi su di un piano inclinato  da cui non è facile risalire.

Cristophe Rabatel non ha potuto fare altro che accelerare i processi decisi da chi l’ha preceduto e forzare sulla strategia del franchising per ridurre i costi. Un rischio sul futuro dell’azienda, una necessità in mancanza di alternative. E questo porta con sé l’inevitabile  conseguenza  sulle diseconomie indotte sulla sede. 

Rabatel, in perfetta sintonia con Alexandre  Bompard  CEO del gruppo, ha avuto la missione di mettere in sicurezza i conti, costi quel che costi. Negli anni precedenti l’azienda ha avuto paura di affrontare la situazione. I più avveduti ricorderanno il tentativo di disdetta del CIA poi ritirato e congelato negli anni a seguire anche in forza delle proteste sindacali e le rigidità di Carrefour in sede di rinnovo del CCNL. Leggi tutto “Carrefour. Il franchising è una scelta di rilancio o una scelta obbligata?”

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Confcommercio. La Grande Distribuzione torna al centro degli equilibri…

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“Il pesce vede l’esca, mai l’amo.” 

Ho incontrato per la prima volta  Carlo Sangalli in una pizzeria di Roma. Insieme al suo assistente. Accompagnavo Francesco Rivolta. Era un mercoledì sera  e la discussione affrontò vari temi. Chiacchierare con Sangalli non è mai banale.  A causa del mio “interismo” ci mise un po’ a passare dagli insulti ironici da curva sud ai fatti del giorno.

Verso la fine della cena,  il Presidente posò il suo cellulare sul tavolo. Un vecchio modello tipo “startac” parecchio rovinato. Scherzando disse che quell’oggetto era la dimostrazione del fatto che lui ormai in Confcommercio non contava più nulla.

In quel periodo, si vociferava di un suo possibile passo di lato verso un ruolo da “Presidente onorario”. Il palazzo aveva così interpretato l’arrivo di Francesco Rivolta proveniente da un’azienda della Grande Distribuzione. Comparto da sempre indigesto in  Confcommercio. Convinti della sua “imminente” uscita, secondo il suo racconto,  i servizi generali della confederazione non gli avevano assegnato un nuovo modello di cellulare.

Trattava la sua (im)probabile e ciclica disponibilità a farsi da parte, sempre con una sottile ironia. Sapeva dove voleva andare a parare. Eravamo nel 2011. La sua uscita non era affatto prossima nonostante il delfino già in vasca e l’apparente sua volontà. Difficile possa esserlo  anche ora.

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Confcommercio. È il suo futuro da RI-COSTRUIRE…

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Manca un giorno all’assemblea confederale e sinceramente mi domando dove è finita la Confcommercio. Già lo slogan scelto “Ri-costruiamo il futuro” fa pensare che di quello vero, quello che interessa il Paese,   se ne stanno occupando altri che lo stanno Co-struendo. Eppure fino  a qualche anno fa era un avvenimento importante che doveva rappresentare, tra le altre cose,  la diminuita distanza da Confindustria e dal suo ruolo predominante nella rappresentanza datoriale.

“Terziario si, ma secondi a nessuno” era il grido di battaglia  di un Presidente che sentiva e gestiva con sobrietà e orgoglio gli umori, le contraddizioni e le aspettative della sua base. L’assemblea nazionale era il luogo formale dove la presenza della tifoseria, la qualità del parterre e l’effetto mediatico ne amplificavano la statura del leader e la consapevolezza che il comparto economico rappresentato marcava confini sempre più vasti.

L’idea di comprendere nel proprio perimetro organizzativo e sotto la sigla “Confcommercio”  l’intero terziario di mercato, annetterlo in un contratto nazionale di natura confederale che superasse la logica delle singole categorie economiche mettendo a disposizione delle imprese uno strumento flessibile, meno costoso di altri e applicabile in modo lasco è stata la vera intuizione che ha assicurato prestigio, rappresentatività  e risorse altrimenti difficili da realizzare. Un vero e proprio “salario minimo” ante litteram.

A differenza di altre Confederazioni, poi,  il 76% delle entrate di Confcommercio è dato da contributi della bilateralità e dei fondi welfare, il 20% dalle associazioni territoriali, il 3% dalle associazioni nazionali di categoria (dati Confcommercio prog. rappr. 4.0). Quindi i numeri e le risorse portavano vento nelle vele di chi sapeva dove stava andando. Leggi tutto “Confcommercio. È il suo futuro da RI-COSTRUIRE…”

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La Grande Distribuzione e il rinnovo dei contratti nazionali che non c’è…

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“Quando gli elefanti litigano è sempre l’erba ad andarci di mezzo” recita un antico proverbio africano. Non mi viene in mente altro se devo valutare le ragioni e l’impasse delle quattro associazioni sui rispettivi rinnovi del contratti applicati nella grande distribuzione. I sindacati di categoria sono in grande difficoltà perché ad oggi, al di là di incontri inconcludenti, non riescono a stringere né sulla forma né sui contenuti. Il tempo passa e il principale rinnovo del Paese per numero di addetti coinvolti  è bloccato per manifesta incapacità ad esercitare un ruolo di  leadership che non sembra essere più nelle corde della Confcommercio.

In attesa dell’annuncio dell’entrata di Conad nei ranghi confederali  che i vertici attendono per poterla vendere a tutto tondo e  dimostrare all’esterno di non essere affatto in crisi, tutto è fermo. Mossa sicuramente intelligente da parte di Conad quella di entrare in Confcommercio che conferma lo sguardo lungo. Fondamentale in questo periodo per Confcommercio per tirare il fiato sulle critiche di immobilismo anche se questa entrata potrebbe provocare l’uscita di CRAI che dopo quella del Gigante e l’entrata formale di LIDL in Federdistribuzione sta accelerando cambiamenti ed equilibri del comparto.

Il vertice di Confcommercio in evidente difficoltà ha bisogno assolutamente di qualcosa da vendere  all’esterno per uscire dall’angolo. Nella prossima assemblea il Presidente pur in grande affanno qualcosa dovrà pur dire. L’importante firma dell’accordo sindacale ad  Amazon se lo è intestato Conftrasporto. Il rischio di una guerra interna in Confcommercio con chi vede Amazon come il fumo negli occhi ha consigliato cautela nell’assumersi un risultato che è comunque estremamente importante.

Donatella Prampolini che ha la delega di Sangalli sul lavoro e i contratti si guarda bene dal proporre al Presidente forzature o accelerazioni al confronto con i sindacati di categoria che potrebbero compromettere le sue personali speranze di possibile corsa ai vertici dell’organizzazione. Leggi tutto “La Grande Distribuzione e il rinnovo dei contratti nazionali che non c’è…”

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La rappresentanza datoriale tra leader e follower.

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Ha ragione Rita Querzè quando scrive sul Corriere della necessità di coinvolgere i cosiddetti “piccoli” (https://bit.ly/3u99kVX) sulla proposta, lanciata da Draghi all’assemblea di Confindustria, di condividere con politica e parti sociali una idea di sviluppo che guardi alle prossime generazioni.

L’associazione degli industriali e il sindacalismo confederale sono parti importanti ma non sufficienti come interlocutori. Occorre che lo spirito e i contenuti di questa “prospettiva condivisa” che ipotizza un coinvolgimento importante di tutti  raggiungano anche le parti sociali spingendole anch’esse a guardare agli interessi del Paese e al futuro più che ai loro perimetro associativi.

Non è facile per l’eterogeneità degli interessi che ciascuno è chiamato a tutelare e soprattutto perché l’essersi attardati difendere ciascuno le proprie prerogative e convinzioni  rappresenta uno degli elementi che più hanno ostacolato innovazioni e cambiamenti nel nostro Paese.

D’altra parte se non abbiamo dovuto fare i conti con gilet gialli, forconi e tensioni sociali lo si deve alla capacità dei corpi intermedi di canalizzarne le problematiche impedendone l’esplosione. E questo non va mai dimenticato.  Leggi tutto “La rappresentanza datoriale tra leader e follower.”

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Confcommercio. Una storia sbagliata….

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“…È una storia vestita di nero, una  storia da basso impero,                                              una storia mica male insabbiata. È una storia sbagliata”

È una strofa di una canzone molto bella  di Fabrizio De André: Una storia sbagliata pubblicata nel 1980. Commissionata al cantautore genovese dalla RAI come sigla al programma “Dietro il processo”. Riguardava ben altre storie. Ma, in fondo, riguarda tutte le brutte storie. E anche quella che attraversa la Confcommercio, purtroppo, resta una gran brutta storia.

C’è un Presidente che cerca di ritardare il più a lungo possibile la sua uscita di scena che nega di esserne il protagonista che ha portato all’emarginazione tre persone per bene già vicepresidenti confederali, la vita di una donna stravolta sia sul piano professionale che personale, un processo in corso contro l’ex direttore generale e la credibilità del vertice della più grande  confederazione del Paese in crisi in un contesto sociale ed economico particolarmente complesso per l’insieme dei comparti rappresentati da quella Confederazione.

Se non si parte da qui si fatica a comprendere, al di là delle difese d’ufficio del cerchio magico  e delle legittime opinioni,  il travaglio vero in corso in piazza Belli.

Il formale sostegno  interno al capo supremo sembrerebbe, almeno in apparenza, fuori discussione. Sostengono tutti (o quasi), per amore o per forza, l’anziano Presidente. Messi in un angolo i pochi oppositori interni che si erano assunti la responsabilità di prendere le distanze da ciò che ritenevano stesse emergendo e con diverse associazioni territoriali che necessitano di continui sostegni  economici dal centro, la situazione è, dal punto di vista organizzativo, sotto il controllo degli uomini del Presidente.

È significativo il fatto che non ci siano state prese di posizione ufficiali ai nuovi elementi  emersi nelle udienze in tribunale dopo  la testimonianza di Giuseppe Guzzetti ex Presidente di Fondazione Cariplo di cui il Presidente di Confcommercio era vicepresidente. Ne avevo scritto qualche giorno dopo l’udienza (https://bit.ly/3hTzkjz), ne ha scritto il giornalista Giuseppe Guastella sul Corriere (https://bit.ly/3ynfzG4).

Soprattutto si sono appalesate evidenti contraddizioni tra le “verità” raccontate negli organismi confederali (a detta di chi era presente) e quelle emerse dagli interrogatori  dello stesso Presidente di Confcommercio tanto da ricordarmi Bulgakov ne Il Maestro e Margherita: “Ma perché, vagabondo, turbavi la gente del mercato parlando di una verità di cui non hai idea?”. Leggi tutto “Confcommercio. Una storia sbagliata….”

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