Gli effetti collaterali della riforma Fornero.

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Personalmente sono convinto che la riforma Fornero è stata utile e decisiva per il nostro Paese. Lo dico senza se e senza ma, proprio per poter affrontare con serietà un tema delicato che la riforma stessa ha indirettamente aggravato e che, invece, andrebbe analizzato in profondità.

Le statistiche, da questo punto di vista, parlano chiaro. Il mercato del lavoro ha premiato i senior tenendoli al lavoro più a lungo. Un elemento ritenuto positivo in più per generazioni già “premiate” sul piano previdenziale, a giudizio di molti osservatori. I riflettori si sono spostati così altrove concentrandosi sull’universo giovanile e sulle sue difficoltà ad entrare nel modo del lavoro. Quindi emergenza conclusa. Ma è proprio così?

Perché allora la riforma Fornero piace alle imprese ma continua a non piacere nelle imprese?

Non piace a chi pensava di lasciare il lavoro e deve farsene una ragione, non piace a chi pensava di subentrare al pensionato, non piace a chi pensava di sostituire il pensionato con un collaboratore più giovane e forse meno costoso, non piace a chi vive con preoccupazione il proprio futuro dovendo restare al lavoro più a lungo del previsto. Non piace ai lavoratori senior delle aziende in crisi. Non piace a chi, lasciato a casa dalla sua azienda,  ha paura di non potersi reimpiegare a causa dell’età. È il caso di chi è troppo giovane per andare in pensione ma ritenuto troppo vecchio per essere considerato dal mercato del lavoro. Leggi tutto “Gli effetti collaterali della riforma Fornero.”

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L’importante è partecipare…

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Non è certo una sorpresa la cautela della CGIL sul tema. A questo proposito trovo divertente ma testimone sincero  di una cultura il siparietto del segretario FIOM Rosario Rappa “Calenda ha troppa inventiva e sta innovando troppo”.

Calenda, in effetti,  ha un po’ spiazzato tutti con la sua proposta per Alcoa. Le pur diverse forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese non erano da tempo all’ordine del giorno del dibattito politico sindacale.

Certo ci sono sia  la CISL che la UIL che lo considerano da sempre un loro cavallo di battaglia e leggendo con una discreta lente di ingrandimento si può trovare qualcosa al riguardo nel recente documento firmato dai sindacati confederali con Confindustria.

C’è poi, sempre sullo sfondo,  l’interessante invito alla riflessione di Martini e di Colla due importanti confederali della CGIL che animerà sicuramente il loro dibattito congressuale. È però chiaro che la costruzione di un modello partecipativo in Italia sconterà inevitabilmente i limiti e le ambiguità ancora presenti nel dibattito sindacale e non solo. Leggi tutto “L’importante è partecipare…”

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Prendersela con IKEA? Pessima IDEA…

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Quando succede un fatto grave in un’azienda che ha un brand importante e riconosciuto dai consumatori, dipendenti e fornitori il rischio di strumentalizzazioni è molto alto anche perché un licenziamento disciplinare in IKEA non è un fatto consueto.

Addirittura così come a suo tempo era stato presentato sembrava un autogol incredibile da parte aziendale. Rete e media avevano amplificato il carattere vessatorio e crudele del provvedimento che andava a colpire una lavoratrice in una condizione familiare e personale grave. Almeno così sembrava per come i fatti erano stati rappresentati dal sindacato milanese di categoria subito ripresi e rilanciati come verità assoluta.

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Hanno ucciso lo stagiaire…

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C’è un bellissimo proverbio africano che dice:”quando gli elefanti litigano è sempre l’erba ad andarci di mezzo”. Dalla savana al mondo del lavoro il passo è breve. E l’erba, nel mondo aziendale è rappresentata dalla parte più debole: lo stagiaire.

Esistono leggi e convenzioni da sottoscrivere tra l’ente promotore (università, scuole superiori pubbliche e private, CPI, agenzie per l’impiego, centri pubblici di formazione professionale e/o orientamento) e il soggetto ospitante.

Poi c’è la realtà. L’assenza pressoché totale di orientatori che aiutino i giovani a scegliere in modo ragionato la loro strada, professori che ovviano alle lacune del sistema e propongono studenti meritevoli alle imprese con cui hanno rapporti e scuole che cercano di piazzare studenti a destra e a manca senza alcun criterio disinteressandosi di cosa succede dopo. Aziende serie che investono sui giovani e aziende che sfruttano il sistema che non funziona per ottenere lavoro a poco prezzo.

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Intellettuali, corpi sociali e pensiero plurale

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Difficile stabilirne il momento esatto o di chi furono le responsabilità della separazione. Ma la separazione ci fu in tutte le organizzazioni di rappresentanza.

Forse fu più evidente nei sindacati perché seguì la fine del percorso unitario e l’affermarsi delle rispettive derive identitarie. Fu meno evidente nelle organizzazioni datoriali. Ma avvenne anche lì.

Intellettuali e forze sociali si lasciarono così, ad un certo punto, senza rancore. Ha ragione Dario di Vico ( http://bit.ly/2GeCqh4 ) a ricordarci che quella separazione è costata cara. Sia alle organizzazioni di rappresentanza che agli intellettuali. Ma, di fatto, anche al Paese.

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i Corpi intermedi al decollo della terza repubblica: in campo o in panchina?

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Il copione sembra già scritto. Ciascuno per sé sperando che il contesto socioeconomico riporti a più miti consigli l’euforia dei vincitori delle elezioni politiche. C’è l’aumento dell’IVA che incombe in modo sinistro sulla ripresa, ci sono le riforme varate dai governi precedenti da mantenere per non compromettere i segnali positivi sull’occupazione.

C’è però un risultato elettorale che segnala, al di là degli stessi vincitori, un disagio profondo che attraversa la nostra società tra generazioni e territori. Un disagio che comunque lo si valuti cerca ancora, fortunatamente, uno sbocco parlamentare.

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Amazon vuol dire fiducia?

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Mi ha fatto riflettere e stimolato l’accostamento di Giuseppe Caprotti, figlio del fondatore di Esselunga, il 19 marzo sul suo blog   (http://www.giuseppecaprotti.it) tra l’agire di Amazon e la Galbani della tentata vendita nel secolo scorso.

Quella che oggi si chiama “profilazione” tramite big data o, potenzialmente con i dati delle fidelity card tempo fa, in Italia, avveniva tra il piazzista dell’azienda lattiero casearia e il negoziante. Il consegnatario (il piazzista, appunto) conosceva le abitudini di acquisto dei clienti di quella zona costruito sulle richieste storiche dell’esercente.

Per questo motivo, con migliaia di camioncini che giravano l’Italia, l’azienda era così in grado di anticipare le decisioni di acquisto dei clienti consegnando la merce addirittura prima che il negoziante di turno pensasse di procedere al riordino e anticipando in questo modo la concorrenza.

Galbani sapeva sempre cosa volevano i consumatori quindi cosa ordinare agli stabilimenti di produzione e come far circolare i freschi attraverso una logistica efficace e trasporti efficienti. Avveniristico, per quegli anni fu anche la costruzione del centro logistico di Ospedaletto Lodigiano (guarda caso a due passi da Piacenza con 20 anni di anticipo su Amazon). Leggi tutto “Amazon vuol dire fiducia?”

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Se la Politica invade (di nuovo) il campo delle forze sociali.

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Quando Renzi annunciò la strategia degli 80 euro e del Jobs Act qualche autorevole opinionista pensò che la disintermediazione segnasse un punto definitivo a favore della Politica nel suo tentativo di mettere in un angolo i corpi sociali.

Ricordo che solo Dario Di Vico, in quei mesi ad un convegno della Fondazione Welfare Ambrosiano, tentò una lettura meno ultimativa e dirompente tra una disintermediazione necessaria e finalizzata ad interrompere il potere di veto di rallentamento delle decisioni causato dalla concertazione rispetto ad un attacco in grande stile temuto dai sindacati.

Renzi pur forte di un orientamento presente allora tra l’opinione pubblica sottovalutò comunque il ruolo e il radicamento delle rappresentanze sociali. L’attacco fu però, di fatto, più formale che sostanziale.

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Intese confederali sulla rappresentanza e accordi separati

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Ricordo che Luciano Lama in una situazione dove le interpretazioni dello stesso accadimento sindacale erano fortemente discordanti ebbe a dire che “se ci troviamo in due in una stanza buia con l’orologio che segna le dodici e io sostengo che è mezzogiorno e l’altro, mezzanotte, basta aprire la finestra. Se è chiaro ho ragione io, se è scuro, il mio interlocutore.

Questa affermazione mi aveva colpito perché “spogliava” un fatto sindacale dall’interpretazione di parte. Lo rendeva oggettivo. Mi è ritornato in mente sia dopo la vicenda Castelfrigo che, in questi giorni sulla conclusione dell’accordo aziendale LIDL dove FISASCAT CISL e UILTUCS UIL di categoria hanno siglato un intesa sul nuovo contratto aziendale senza la FILCAMS CGIL.

Con una differenza sostanziale. Nel caso della Castelfrigo la FAI CISL ha firmato una intesa con un’azienda difficile ben sapendo che l’accordo non sarebbe stato risolutivo sul tema delle cooperative spurie, che si sarebbe attirata le ire della FLAI CGIL egemone in quella fabbrica fino a poco tempo prima e che non avrebbe risolto i problemi di tutti i lavoratori. Leggi tutto “Intese confederali sulla rappresentanza e accordi separati”

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La CGIL, il congresso e la sfida dell’innovazione

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La CGIL che si avvicina al congresso, di questi tempi, è un fatto di per sé rilevante. Non solo e non tanto perché è la principale organizzazione sindacale italiana ma sopratutto perché la strategia e le decisioni che ne scaturiranno segneranno la volontà o meno di essere punto di riferimento e protagonista in una fase di grande disorientamento sociale.

Una cosa va detta subito. La CGIL non sembra voler essere più il “sindacato del gettone telefonico” tanto caro a Crozza. Susanna Camusso ne lascerà la guida con diversi meriti che probabilmente non le verranno riconosciuti. Mala tempora currunt. Però è così.

Innanzitutto ha lavorato per riportare la sua organizzazione al centro delle dinamiche sociali evitandone spaccature e derive estremistiche. Oggi i Cobas e la fantasiosa coalizione sociale sono indubbiamente più lontani.

Leggi tutto “La CGIL, il congresso e la sfida dell’innovazione”

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