I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo. A. Huxley

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Eppure c’è un sottile filo logico che lega la vicenda Arcelor Mittal, il reddito di cittadinanza, la guerra alle auto aziendali, la regolamentazione proposta sui rider e la voglia di intervenire sul lavoro domenicale. Senza dimenticare il disinteresse evidente per la gestione delle crisi aziendali e settoriali come quello sulla necessità di promuovere la crescita dimensionale delle nostre imprese il consolidamento e il loro sviluppo sviluppo, come nel caso dell’industria, e infine di dotarsi di una strategia a tutela del lavoro e dei siti produttivi nelle operazioni che vedono protagoniste le nostre imprese a livello nazionale e internazionale.

C’è un’idea del lavoro e dell’impresa subalterna, assistita, rassegnata, statica. In filigrana si percepisce che il metronomo utilizzato  è l’inevitabilità dello sfruttamento e della presenza  dello  sfruttatore con la tuba e quindi la necessità di introdurre un indennizzo al torto comunque subìto a favore del soggetto più debole. Un indennizzo economico che sostituisce l’idea di riscatto sociale e territoriale, di possibile crescita personale, di riconoscimento del merito individuale.

L’impresa e il lavoro per i 5s sono così fotografati nella loro essenza peggiore. Per questo l’impresa va punita a prescindere. Per questo l’imprenditore si trasforma in “prenditore”. E di conseguenza chi, nel lavoro, ha successo viene indicato come privilegiato e basta. Il movimento si traveste così in novello Robin Hood a difesa della plebe. Non è interessato al risanamento del Paese, né a sostenerne la crescita o investire nel futuro.

I 5s non hanno alcuna idea  riformatrice e di cambiamento. Né di innovazione vera. Vogliono semplicemente caricare il peso di questa impotenza progettuale sulle spalle di chi ce l’ha fatta. Nell’impresa e nel lavoro. O, in alternativa,  mettergli piombo nelle ali. Per questo faticano ad ascoltare quella parte del mondo delle impresa e del lavoro che chiede solo di essere messa in condizioni di poter fare e, al contrario, danno grande credito a quella parte che non aspira ad alcun cambiamento e che quindi si accontenta di sovvenzioni, mance o tutele di vecchio conio. Leggi tutto “I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo. A. Huxley”

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È proibito – poesia di Alfredo Cuervo Barrero

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È proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare, avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente, fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche’ le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio’ che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo’ togliere.
È proibito non cercare la tua felicita’,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

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Conad/Auchan. Ricollocare significa condividere un percorso

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Ho avuto l’opportunità di occuparmi di ricollocamento fin dal 1995 implementando in Italia il modello francese nel gruppo Danone e ho potuto incontrare diversi e validi professionisti della materia ma anche, purtroppo, consulenti inadeguati che hanno contribuito a rallentare il decollo dell’OTP nel nostro Paese.

Per queste ragioni bene hanno fatto le società più performanti a riconoscersi in AISO che è l’associazione che raggruppa le principali realtà che si occupano di outplacement e che si riconoscono in una impostazione comune. Sono società serie e altamente professionali.

Se dovessi consigliare un collega gli  proporrei indubbiamente  di rivolgersi ad una di queste. In un caso come quello che si profila in BDC sarei più cauto a limitarmi a consigliare questa via come risolutiva. C’è un lavoro da fare che non può essere delegato ad un professionista esterno.

Questa non è un’azienda che lascia a casa una parte delle sue risorse perché le ritiene inadeguate o a fine corsa. E’ un’azienda che se ne è tornata a casa sua lasciando in strada tutti i sui uomini e le sue donne. L’ossatura portante dell’intera azienda. La stragrande maggioranza dei suoi manager e dei suoi quadri più tutti i loro collaboratori. Nelle sedi ma anche in molte filiali.

È ovvio che il problema non riguarda chi può cavarsela da solo. O chi persegue soluzioni individuali e vorrebbe monetizzare al massimo possibile. Riguarda però tutti coloro che non sono in questa condizione. Che sono la maggioranza degli esuberi dichiarati.

Questa fuga disordinata e sostanzialmente improvvisa di Auchan rende, a mio parere, più complessa la fase del distacco conseguente all’accettazione dell’enormità di ciò che è accaduto per chi non è in posizione di forza contrattuale o personale. Questo dato non può essere bypassato semplicemente ricorrendo esclusivamente  a forme tradizionali di outplacement. Leggi tutto “Conad/Auchan. Ricollocare significa condividere un percorso”

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Conad/Auchan. Adesso il confronto deve concentrarsi sulle soluzioni possibili

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Alla fine l’annuncio è stato in linea con le previsioni della vigilia. Per chi voleva vedere la realtà. Con la crudezza dei numeri. 3105 esuberi su 18.000 addetti dichiarati ufficialmente al MISE da Conad. Il salvataggio della multinazionale francese e i progetti dell’unico interlocutore che si è proposto per questa operazione non potevano essere a saldo zero. Almeno nelle possibilità dirette di Conad (http://bit.ly/337sOfy).

Certo, per le persone coinvolte, la speranza non era quella. La storia iniziata da Auchan con il suo arrivo in Italia nel 1989 è finita. Porta con sé vicende di uomini e di donne che hanno messo in gioco una parte importante della loro vita professionale. Per molti che ci hanno creduto e coinvolto i loro collaboratori è stato un trauma forte. Dirigenti, quadri e personale di sede e di filiale che hanno dato l’anima e che sarebbero in grado di garantire risultati in qualsiasi azienda della GDO  si trovano oggi messi in discussione per un tradimento certamente difficile da metabolizzare. Inutile girarci intorno. Di questo si tratta.

La controparte matrigna, sotto questo punto di vista, resta Auchan, non certo Conad.  Almeno per i 3105 esuberi.  Conad dovrà essere chiamata a rispondere se non farà ciò che concorderà sul resto dell’operazione sul piano occupazionale  ma queste 3105 persone sono frutto di responsabilità evidenti e precise. Al MISE è stata certificata questa realtà.

Adesso occorre voltare pagina. Com’era evidente fin da subito i negoziatori devono impegnarsi ad individuare tutte le soluzioni possibili affinché quel numero tenda a zero. E su questo l’azienda italiana può e deve contribuire diventando il perno di tutte le possibili soluzioni. L’adesione scontata ma significativa allo sciopero assegna ai tre sindacati di categoria l’autorevolezza necessaria a re-impostare un confronto serio  in sede aziendale. Al MISE è stato annunciato un timing preciso.  Meno tempo sarà riservato alle polemiche e alle parole meglio sarà. Leggi tutto “Conad/Auchan. Adesso il confronto deve concentrarsi sulle soluzioni possibili”

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Conad/Auchan. Come evitare al MISE false (ri)partenze

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La decisione presa della multinazionale di lasciare il nostro Paese è il vero punto di partenza per comprendere a fondo l’intera vicenda Conad/Auchan ma anche per capire cosa si può concretamente fare.
Una volta assunta in modo irrevocabile occorreva, da parte dei francesi, individuare la modalità meno traumatica possibile. Per le conseguenze sul piano sociale, per l’immagine dell’azienda ma anche perché una decisione di quella portata avrebbe potuto infiammare ulteriormente  i rapporti politici tra Italia e Francia costantemente tesi.

Stiamo comunque parlando del destino di diciottomila persone e di quello di una della più importanti aziende della Grande Distribuzione sia  in Italia che in Francia. Non è un caso che, anche l’altra multinazionale francese della GDO, Carrefour, si è sempre mossa con estrema cautela nonostante le sue ripetute crisi di risultati e nella gestione dei propri esuberi. E vive oggi con evidente apprensione sia le cadute di stile del suo franchisee calabrese che comunica i licenziamenti con whatsapp che le magliette di pessimo gusto finite improvvidamente  nei suoi store. Per storia, cultura e approccio Carrefour è tutt’altra cosa e non perde occasione, giustamente, per sottolinearlo. Ma lo fa con grande cautela.

Quindi per Auchan c’era una determinazione “senza se e senza ma” a lasciare il campo pur alla ricerca di una via di fuga sostenibile per la sua immagine pubblica. L’alternativa era altrettanto chiara. Impegnarsi in prima persona in uno “spezzatino” infinito dagli esiti incerti e che li avrebbe tenuti in ostaggio per lungo tempo o trovare un interlocutore a cui passare la mano rapidamente. Questo il dilemma che si è trovato sul tavolo Gérard Paul Louis Marie-Joseph Mulliez. Con Conad tra l’altro  era in corso da tempo un pourparler per lo più di carattere informale mirante però ad accordi conclusivi su quella parte della rete di maggiore appetibilità per la realtà italiana.

L’interesse del finanziere Raffaele Mincione ad investire sugli asset immobiliari della grande distribuzione, la determinazione del gruppo dirigente delle cooperative del Consorzio e dell’AD di Conad di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di concludere a tutti i costi l’operazione hanno determinato la  chiusura del cerchio. Leggi tutto “Conad/Auchan. Come evitare al MISE false (ri)partenze”

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Conad/Auchan. Dirigenti e quadri al bivio…

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Non è difficile continuare a registrare il disorientamento e la tensione che sale nelle sedi, tra i dirigenti, i quadri e tra tutti i collaboratori ex Auchan. Nel mio piccolo settemila letture del mio ultimo post e picchi altissimi con quelli precedenti lo confermano. Un direttore Iper (evito i nomi di proposito) scrive: “..chi gestiva le risorse umane 48 ore prima del closing era già al confine…. qualcun altro ci ha liquidati con una telefonata di commiato fredda, distaccata…e senza senso”.

Ricordo io stesso alcuni post “filo Auchan”  i giorni successivi dal closing. Grandi riflessioni sul passato glorioso che non c’è più e poche parole su ciò che sarebbe potuto accadere. È evidente il contraccolpo psicologico sull’ossatura portante dell’ex azienda francese. Sul “tradimento” perpetrato, sull’immagine di un management incolpevole che rischia di proiettarsi all’esterno e sul rapporto con i propri collaboratori.

BDC ha cercato di tranquillizzare gli animi sia per la necessità che il tessuto connettivo interno non si disgregasse con conseguenze immaginabili ma anche per prendere il tempo sufficiente per valutare il da farsi i tempi e le modalità. La realtà però resta evidente. E non è certo rassicurante per il futuro del management ex Auchan preso nel suo complesso.

Da qui la necessità di impostare (lo dico dall’inizio) una seria politica di ricollocamento anche esterno da distribuire nel tempo. Su questa scelta inderogabile si è innescata la polemica per il negoziato intrapreso dal sindacato dei dirigenti. Luigi Rubinelli in un recente articolo su RetailWatch (http://bit.ly/347DHOz) ha scritto che ManagerItalia avrebbe sollecitato i dirigenti ad accettare una buona uscita di 2,5 mensilità. E che questo sarebbe il risultato di un negoziato specifico.

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Grande distribuzione. Qualcosa si muove nella rappresentanza?

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È certamente una buona notizia. Confcommercio e Federdistribuzione riprendono formalmente a parlarsi. Informalmente il dialogo era iniziato da tempo. Non è un caso che sul lavoro domenicale la sintesi individuata andava bene ad entrambe. E’ un passo importante sia sul versante dell’interlocuzione istituzionale che su quello contrattuale.

Il patto di consultazione lanciato da Confimprese con Confindustria non poteva restare senza risposta. Federdistribuzione ha intuito la necessità di Confcommercio di uscire dall’angolo per recuperare sul piano associativo, la crisi di Rete Imprese Italia e quindi la possibilità concreta di ricostruire un percorso comune da una posizione paritaria. Senza dimenticare il percorso sulla certificazione della rappresentanza. 

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Conad/Auchan. Suggerimenti non richiesti..

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Il carico di aspettative sull’incontro al MISE mi sembra francamente esagerato. Nulla fa prevedere che possa essere esaustivo per una vicenda così complessa. Se dovesse essere inteso in questo modo credo riserverà amare sorprese.

Può essere però il luogo dove, dopo le legittime prese di distanza e il consueto scambio di insulti, le parti dovrebbero  provare azzerare un percorso che fino ad oggi non ha prodotto nulla di significativo e quindi individuare le priorità  per una convergenza utile al proseguimento del confronto.

L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di garantire 18.000 soluzioni ai lavoratori coinvolti. Non uno di meno. Ed è la ragione, a mio parere, della “fuga” di Auchan dalle sue responsabilità e dal Paese.

Conad deve diventare il  perno centrale di questa operazione attraverso BDC e il sindacato confederale dovrebbe mettere tutto il suo peso su questa ipotesi di lavoro. Innanzitutto chiedendo a Conad di convergere su questa sfida reciproca. Senza se e senza ma. Nessun lavoratore deve essere lasciato solo con il suo problema. Leggi tutto “Conad/Auchan. Suggerimenti non richiesti..”

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In ricordo di un’amica..

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E’ passato già un anno dalla morte di Jole Vernola.

A me manca ancora tanto la sua compagnia, il suo trascinare il trolley tra i sampietrini romani con una mano e l’altra impegnata a sorreggere il cellulare, le serate al ristorante con Francesco  e le impegnative discussioni su tutto. 

Mi mancano i suoi dubbi, la sua fragilità, la sua assenza di superficialità. Mi manca la sua determinazione ad approfondire ogni cosa, la sua capacità di pretendere innanzitutto da sé stessa ciò che poi avrebbe preteso dagli altri.

Mi manca la sua capacità di interpretare una parte anche quando chi la delegittimava non era di fronte ma nascosto dietro di lei. Mi manca la sua capacità di infierire sulla superficialità ma anche la sua generosità nel tollerarla.

Mi manca la sua capacità di distinguere le persone dal loro ruolo e la sua capacità di intuirne il valore o la pochezza umana e professionale. Mi mancano i rari momenti in cui si toglieva la corazza, indispensabile in piazza Belli.

Mi manca la sua capacità di ricaricarsi e di ripartire quando veniva scaraventata  al tappeto. Mi mancano la sua devozione al lavoro, la sua competenza e il suo affetto.

Mi manca il suo sorriso, l’ansia per il suo futuro, il senso della famiglia e delle responsabilità nei confronti della mamma e del fratello sempre presenti in ogni sua riflessione.

Mi mancano gli ultimi sguardi in ospedale. La fatica con cui ormai priva di ogni forza correggeva le  mail dei suoi collaboratori.

Mi manca una vera amica.

Capita nella vita di ciascuno di incontrare persone straordinarie e accorgersene troppo tardi.

Mi manca non avere avuto il tempo di dirglielo. 

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Conad/Auchan. Chi si (pre)occupa dei manager?

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Nel settembre del 2011 ero il negoziatore della Confcommercio al tavolo delle trattative per il rinnovo del Contratto nazionale dei dirigenti. Raggiunta l’intesa di massima con Manageritalia sui capitoli principali e pronti alla firma la situazione precipitò improvvisamente perché nella delegazione datoriale, Federdistribuzione mi chiese di “pretendere” una formulazione particolarmente indigesta a Manageritalia che rendesse facoltativa l’applicazione di due elementi centrali del rinnovo contrattuale.

Dietro c’era sostanzialmente la determinazione di Auchan di respingere l’obbligatorietà dell’iscrizione al CFMT (centro di formazione del management del terziario) e dell’iscrizione al Fondo Pastore che garantiva una importante  forma di previdenza complementare a condizioni particolarmente favorevoli  ai dirigenti.

Pur non condividendo quella presa di posizione come rappresentante delle aziende chiesi l’interruzione del negoziato. Furono ore concitate che però mi consentirono di capire quella volontà di sentirsi altra cosa rispetto all’insieme delle aziende, non solo della GDO, che caratterizzava in parte l’intera delegazione di Federdistribuzione ma principalmente di questa importante multinazionale francese.

Tenere oltre cento dirigenti fuori dalla possibilità di confrontarsi con colleghi di diversa provenienza attraverso il diritto soggettivo alla formazione continua garantito dal CCNL e contemporaneamente escluderli da un’interessante fondo previdenziale testimoniava la volontà di considerare i propri dirigenti come cosa di loro esclusiva competenza e giurisdizione.

Quella forma di “totalismo aziendale” di una cultura cioè che nasce e muore dentro i confini dell’azienda e che prevede liturgie, comportamenti e riconoscimenti a chi vi si conforma,  funziona, in genere, solo quando le cose vanno bene. Distingue i suoi componenti, dà loro un tratto unico di orgoglio di appartenenza  che, a loro volta, si espande nell’intera organizzazione.

Ed è, a mio parere, uno dei motivi del disorientamento attuale di una parte importante del management. Lo posso decifrare dalle numerose mail che ricevo quotidianamente o dalle persone con cui dialogo con maggiore frequenza. Si sentono traditi, lasciati in balìa degli eventi, estromessi dai canali comunicativi,  dal loro ruolo e costretti alle forche caudine di una supposta cultura aziendale di nuovo conio che li vede più  come un costo da eliminare e da un sentimento prevalente in azienda che li addita come corresponsabili della situazione.

Sono, nella vulgata prevalente, tutti sacrificabili, inetti e costosi. Non è affatto vero ma è chiaro che questo crea una sensazione di abbandono e di solitudine che rende ancora più difficile gestirne il destino. Il contratto nazionale dei dirigenti in situazioni come queste non garantisce nulla.

La soppressione delle posizioni manageriali procederà a ritmo serrato non appena sarà più chiaro il destino di BDC. Per chi ha a portata di mano una soluzione individuale di cui può determinare tempi e modalità  l’attesa è forse conveniente. Così come per chi ha in maturazione la pensione. Per tutti gli altri non avere una base comune di riferimento è un rischio evidente.

So che Manageritalia pur nelle estreme difficoltà della situazione ha provato ad impostare un negoziato ma, allo stato, è prevalente tra i colleghi l’illusione che l’azienda possa fare ben altri sforzi economici. E a BDC, in fondo, non conviene legarsi troppo le mani. Farà accordi con chi ha una professionalità utile in questa fase lasciando gli altri al loro destino.

Tra poco i dirigenti si troveranno tra due fuochi e, sinceramente, non la vedo molto bene per loro. Auchan avrà pure lasciato risorse per gestire le uscite ma i pretendenti che ne reclamano una fetta consistente sono numerosi e ben organizzati. La comunicazione interna formale e informale punta a prendere tempo, rassicurare, evitare che si sovrappongano queste tematiche individuali  ad altre priorità.

Manageritalia, essendo composta da gente non di primo pelo ci ha visto giusto. Negoziare una base economica sulla quale lasciare aperti eventuali negoziati specifici e puntare decisamente alla tutela di chi si dovesse trovare in difficoltà nel ricollocamento. E farlo prima che il negoziato al MISE metta tutti gli esuberi sullo stesso piano. Dirigenti, impiegati e addetti alle filiali.  Ai colleghi che mi chiedono cosa ne penso ho già risposto individualmente.

Ogni caso è troppo specifico se parliamo di manager. Occorre valutare la propria impiegabilità, il sistema relazionale costruito o meno in precedenza, il valore del proprio CV. Quindi decidere il proprio futuro. Manageritalia, come sempre ha fatto il suo lavoro. E lo ha fatto bene.
Vedremo i prossimi passi.

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