Conciliazione lavoro – famiglia

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Conciliazione vita-lavoro – Bando per favorire la conciliazione vita-lavoro nelle imprese

L’iniziativa, promossa della Regione Lombardia, prevede una consulenza gratuita alle imprese per la definizione di strumenti flessibili in grado di rispondere alle esigenze di conciliazione dei tempi di vita/lavoro dei dipendenti.

Possono aderire alla sperimentazione tutte le PMI (anche micro e cooperative) sotto i 250 dipendenti aventi almeno una sede operativa nel territorio di Regione Lombardia.

Le imprese che si iscrivono avranno a disposizione un consulente esperto di organizzazione aziendale – pagato da Regione Lombardia – che svilupperà un piano di flessibilità aziendale e/o un piano di congedo (nel caso in azienda siano presenti donne in maternità).

Il piano di flessibilità è un documento che presenta strumenti e azioni che l’imprenditore potrà mettere in campo per aiutare i propri dipendenti a conciliare i tempi del lavoro con quelli familiari.

Il piano di congedo è un accordo tra datore di lavoro e donna dipendente che presenta le modalità di gestione del periodo di congedo della madre lavoratrice, dal momento della notifica della gravidanza fino al rientro al lavoro.

L’esperto viene scelto direttamente dall’imprenditore da una rosa di candidati messi a disposizione da Cestec (società totalmente partecipata da Regione Lombardia che si occupa del coordinamento del progetto).

Ecco i passi da seguire:

Registrarsi sul sito www.cestec.it/conciliazionevitalavoro
Compilare la modulistica, stamparla, firmarla e spedirla con marca da bollo da € 14,62 a Cestec entro il 31 marzo. E’ possibile inviare la domanda anche tramite PEC.
Il testo del bando è disponibile al link http://www.cestec.it/documentazione

Per informazioni :

http://www.cestec.it/conciliazionevitalavoro

conciliazionevitalavoro@cestec.it

Cestec: Tel 02.66737327

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Decreto mille proroghe

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Conversione in legge e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio c.a., Supplemento Ordinario n. 36, la Legge n. 14 del 24 febbraio 2012, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge n. 216/2011, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative. Differimento di termini relativi all’esercizio di deleghe legislative” (cd. decreto Milleproroghe).

Di seguito, si segnalano le principali novità in materia di lavoro:
 
– articolo 6, comma 2-ter): Esclusioni nuove disposizioni pensionistiche- Lavoratori oggetto di accordi incentivanti all’esodo;
– articolo 6, comma 2-quater): Pensione anticipata (ex anzianità) – Eliminazione penalizzazioni;
– articolo 6, comma 2-quinquies): Copertura interventi pensionistici;
– articolo 6, comma 2-septies e 2-octies): Esclusioni nuove disposizioni pensionistiche – Lavoratori in congedo;
– articolo  6-bis): Clausola di salvaguardia;
– articolo 29, comma 6-bis): detrazione carichi familiari per i non residenti;
– articolo 29, comma 7: modello 770 (uniemens fiscale);
– articolo 29, comma 14: addizionale regionale Irpef;
– articolo 29, comma 16-sexies: lavoratori frontalieri.

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TFR – Trattamento di Fine Rapporto

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TFR – Tassazione ordinaria sulla quota di TFR superiore al milione di euro

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 3/E del 28 febbraio c.a., fornisce chiarimenti sull’applicazione della tassazione ordinaria, in luogo della tassazione separata, alla quota delle indennità e dei compensi legati alla cessazione di un rapporto di lavoro dipendente che eccede l’importo di un milione di euro, nonché sugli adempimenti dei sostituti d’imposta. 

La novità legislativa, entrata in vigore il 6 dicembre 2011, produce i suoi effetti anche sulle somme il cui diritto alla percezione è sorto a partire dal 1° gennaio 2011; ciò comporta che i sostituti d’imposta sono tenuti a rideterminare la tassazione e comunicare, al percettore delle indennità, l’esito della nuova liquidazione mediante la predisposizione del CUD.

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IRPEF

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Contributo di solidarietà del 3 per cento sui redditi eccedenti i 300.00 euro

L’Agenzia delle Entrare, con la circolare n. 4/E del 28 febbraio c.a., fornisce i primi chiarimenti relativamente al contributo di solidarietà del 3 per cento, a carico dei contribuenti titolari di un reddito complessivo superiore a 300.000 euro lordi annui, da applicarsi sulla parte eccedente il predetto importo.
In particolare, si sottolinea che: 
la base imponibile del contributo di solidarietà è diversa dalla base imponibile Irpef perché prende in considerazione il reddito complessivo al lordo degli oneri deducibili, oltre ad essere costituita dalla sola parte eccedente i 300.000 euro;
il sostituto d’imposta non è tenuto a determinare il contributo di solidarietà in occasione del conguaglio per cessazione del rapporto nel corso dell’anno (ma solo in occasione di quello di fine anno); ma dovrà evidenziare nel Cud l’obbligo per il dipendente a presentare la dichiarazione dei redditi al fine di liquidare il contributo di solidarietà;
la deducibilità per competenza del contributo di solidarietà ha effetto anche ai fini delle addizionali regionali e comunali all’Irpef.

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Ammortizzatori sociali

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Proroga, per l’anno 2011, di benefici contributivi

Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo c.a., il Decreto 31 ottobre 2011 con il quale vengono prorogati, per l’anno 2011, i seguenti benefici contributivi:

incentivi per i datori di lavoro che, nel corso dell’anno 2011, hanno assunto o trasformato a tempo pieno e indeterminato lavoratori che erano titolari dell’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti normali (art. 2, comma 151, legge n. 191/2009) (Lavoronews n. 41/2010);
 riduzione della quota di contribuzione a carico del datore di lavoro, nella misura prevista per gli apprendisti, per i datori di lavoro che, nel corso dell’anno 2011, hanno assunto, a tempo indeterminato o determinato, a tempo pieno o parziale, lavoratori titolari dell’indennità di disoccupazione ordinaria che avevano compiuto almeno 50 anni di età (art. 2, comma 134, della legge n. 191/2009) (Lavoronews n. 41/2010);
 prolungamento, oltre i 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato e oltre i 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato, delle riduzioni contributive, nella misura prevista per gli apprendisti, per i datori di lavoro che, nel corso dell’anno 2011, hanno assunto lavoratori in mobilità o che beneficiavano dell’indennità di disoccupazione ordinaria, che avevano almeno trentacinque anni di anzianità contributiva, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2011 (art. 2, comma 134, della legge n. 191/2009) (Lavoronews n. 41/2010).

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Coesione sociale e mercato del lavoro di Ferruccio Pelos

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Lunedì  13 Febbraio u.s., Ministero del  lavoro, Inps e Istat hanno presentato  il 2° Rapporto sulla Coesione sociale nel Paese: in due poderosi volumi quanto serve  per capire la situazione nazionale, in rapporto all’Europa. L’obiettivo ambizioso è quello : ” di fornire, in modo particolare ai policy maker, le indicazioni basilari per conoscere le situazioni economiche e sociali sulle quali intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone”.

Riteniamo opportuno dare ai nostri lettori una visione completa del sommario di quest’opera per l’estrema rilevanza dei temi e dei dati in essa contenuti e ricordiamo che i due volumi e le tavole del 2° volume sono reperibili dal link:    http://www.istat.it/it/archivio/53075

Queste indicazioni sono articolate in tre grandi “sezioni”.
Quella CONTESTI con i seguenti capitoli:

 Il quadro socio demografico( Struttura e dinamica della popolazione, Strutture familiari,Proiezioni della popolazione)
Quadro economico ( Conti economici, Struttura produttiva)
Mercato del lavoro ( Occupati, disoccupati e inattivi in generale, Occupati contribuenti INPS, Retribuzioni dei lavoratori dipendenti contribuenti INPS, Lavoratori autonomi e lavoratori parasubordinati, Sistema delle comunicazioni obbligatorie)
Attività ispettiva di vigilanza sul lavoro
Quella FAMIGLIA  E COESIONE SOCIALE  divisa in:

Capitale umano ( Competenze e transizione al lavoro, Scuole e classi per ordine e grado e partecipazione scolastica
Tempo di lavoro e tempo di cura della famiglia (Maternità e congedi parentali)
Salute ( Cause di morte in generale, Dipendenza e disagio mentale, Infortuni e decessi sul lavoro )
Disabilità
Povertà
Povertà e consumi
Deprivazione
Disagio per rischio di criminalità
Infine quella  SPESA ED INTERVENTI PER LA COESIONE SOCIALE:

Spesa sociale aggregata (Spesa delle amministrazioni pubbliche, Spesa della protezione sociale )
Politiche attive per il lavoro
Politiche previdenziali di sostegno al reddito (Disoccupazione, Mobilità, Cassa integrazione guadagni, Assegni al nucleo familiare, Pensioni e pensionati in generale , Invalidità e assegni sociali)
Servizi sociali (Spesa per servizi socio-assistenziali, Servizi per la prima infanzia)
In questa sede  intendiamo riprendere ed evidenziare solamente alcuni dati estremamente  rilevanti sul mercato del lavoro.
Nel secondo trimestre 2011 gli occupati erano 23 milioni 94mila, mentre i disoccupati erano 1  milione 947mila unità. Il tasso di disoccupazione era al 7,8% (+0,5 punti percentualirispetto al terzo trimestre 2010), quello giovanile (15-24 anni) si attestava invece al 27,4%, raggiungendo il 44% se riferito alle donne del Mezzogiorno.

Nel 2010  gli occupati a tempo determinato erano 2 milioni  182 mila,  il 12,8% dei  lavoratori  dipendenti, in gran parte giovani e donne. Gli occupati part-time erano 3 milioni  437mila, il 15% dell’occupazione complessiva, tra la quale prevale nettamente la componente femminile.Nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5 milioni 325 mila rapporti di lavoro dipendente o  parasubordinato. Il 67,7% delle assunzioni è  avvenuto con contratti a tempo determinato, il  19% con contratti a tempo indeterminato e l’8,6% con contratti di collaborazione. I rapporti di apprendistato sono stati solamente il 3% del totale.Sempre nel primo semestre 2011 circa 687 mila rapporti di lavoro hanno avuto la durata di un giorno (supplenze nelle scuole e addetti ai pubblici esercizi).

Nel  lavoro dipendente si contano nel 2011, 12 milioni 425mila occupati (anche agricoli e domestici), circa 5mila in più rispetto al 2010. Ma il numero dei  dipendenti aumenta di poco nel Nord Ovest (+0,7%) e nel Nord Est (+0,5%), mentre cala nel Sud e nelle Isole (-1,4%).
La Lombardia è la Regione con più lavoratori dipendenti, in media 2 milioni 748 mila, il 22,1% del totale (dati 2011). La sua crescita su base annua è la più alta (+1%). La Campania, anch’essa regione con molti lavoratori dipendenti, oltre 732 mila, fa registrare il calo più forte (-1,4%).
Negli ultimi quattro anni (2007- 2011) si è ridotta la quota di lavoratori dipendenti under30, dal 21,4% al 17,6%, mentre è cresciuto il peso relativo della quota femminile, dal 39,6% al 41,2%.
In crescita è il numero dei quadri (+1,8%) e quello di impiegati e dirigenti (+0,9%);  in diminuzione quello degli apprendisti (-6%) e degli operai (-0,2%) (dati 1° semestre 2011).
Il numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato risulta in discesa (-0,5%), attestandosi  a quota 10 milioni 563mila. Il calo è molto più rilevante per i lavoratori sotto i 30 anni (-7,9%).

Le donne con un lavoro standard sono oltre 4 milioni 193mila, in crescita dello 0,5% rispetto al 2010, mentre i maschi (più di 6 milioni 369mila) sono in calo dell’1,1%.
Il lavoro a tempo parziale riguarda in prevalenza l’universo femminile: nelle forme tipiche di part time, orizzontale verticale e misto, le donne rappresentano, nel 2011, rispettivamente il 74,2%, il 70,3% e il 76,7% dei lavoratori con contratto a orario ridotto.
I contribuenti Parasubordinati, della Gestione separata Inps, (con almeno un versamento nell’anno) sono 1,7 milioni, dei quali 1,4 milioni (85%) collaboratori e poco più di 250mila (15%) professionisti.  

La componente maschile è preponderante (58,7%, pari a circa 995 mila) su quella femminile (41,3%, circa 700 mila). Rispetto all’anno precedente, il numero dei collaboratori fa registrare un calo dell’1,7% mentre risulta in aumento del 3,2% quello dei professionisti. I lavoratori parasubordinati si concentrano nelle regioni del Nord (55,4%) e, in misura molto più contenuta, al Centro (25,9%) al Sud (12,5%) e nelle Isole (6,2%). L’età media dei contribuenti si attesta su 42,2 anni (45,0 anni per i maschi e 38,3 anni per le femmine).

Nonostante il miglioramento avvenuto negli ultimi anni, le donne continuano ad avere maggiori difficoltà a conciliare i tempi di lavoro e di cura della famiglia: in media, giornalmente, guardando all’insieme del lavoro e delle attività di cura, la donna lavora 1 ora e 3 minuti in più del suo partner quando entrambi sono occupati (9 ore e 9 minuti di lavoro totale per le donne contro le 8 ore e 6 minuti degli uomini). Per le coppie con figli il divario di tempo sale a 1 ora e 15 minuti .

L’indice di asimmetria del lavoro familiare – ossia quanta parte del tempo dedicato al lavoro domestico, di cura e di acquisti di beni e servizi è svolta dalle donne – indica che il 71,3% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne.Nelle coppie con entrambi i partner occupati, il maggior grado di asimmetria si osserva tra le coppie con figli residenti nel Mezzogiorno (74,6%), in quelle in cui l’età del figlio più piccolo supera i 14 anni (74,6%) e quelle in cui la donna ha un titolo di studio basso (72,2% nel caso di licenza elementare o media).

Le donne, in particolare quelle occupate, sono penalizzate anche per il tempo libero. Il gap di genere si riduce nel tempo, ma resta a livelli elevati: gli uomini dispongono di 59 minuti in più di tempo libero rispetto alle donne, venti anni fa la differenza era di 1 ora e 14 minuti.

Al 31 dicembre 2010 si contano in Italia 16 milioni 708mila pensionati. Di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), mentre al restante 25% vengono erogate pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni di tipo Ivs.

Quasi un pensionato su due (49,4%) ha un reddito da pensione inferiore a  1.000€, il 37,4% percepisce fra 1.000 e 2.000€, mentre il 13,2%  più di 2.000€.

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Meglio una ”road map” che una mezza riforma del mercato del lavoro di Raffaele Morese

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Il compromesso che finora ha retto le regole del mercato del lavoro è stato quello che vi fosse una sostanziosa flessibilità in entrata – a favore delle aziende e della Pubblica Amministrazione – ed una corposa rigidità in uscita – a favore dei lavoratori – con in mezzo lo Stato prolifico nel produrre leggi, ma tirchio nel mettere a disposizione risorse e organizzazione, sia per un buon funzionamento dell’orientamento e della mobilità del lavoro e sia per indennizzare adeguatamente chi perde il lavoro.

Il risultato di tutto ciò non è più soddisfacente. In entrata, la flessibilità – soprattutto nei servizi privati e pubblici – si è spesso trasformata in precarietà; le vittime consapevoli ma impotenti sono stati i giovani, per la maggior parte incanalati al lavoro attraverso uno dei 43 contratti a tempo determinato che nel frattempo la legislazione ha accumulato, nella vana speranza di creare, per questa via, più lavoro. Non ci sono analisi approfondite al riguardo, ma è fondato il sospetto  che questa flessibilità – avendo un costo del lavoro basso e una agevole possibilità di interrompere la prestazione – sia stata  concausa importante della scarsa crescita della produttività del sistema produttivo nell’ultimo decennio.

In uscita, come si sa, l’attenuazione del rischio di licenziamento, appena si affaccia una crisi, è stata realizzata ricorrendo alla Cassa Integrazione Guadagni, sia ordinaria che straordinaria. Ad essa, il Governo Berlusconi ha aggiunto una CIG provvisoria (detta in deroga e finanziata aleatoriamente) per tutti i lavoratori sprovvisti di qualche forma di tutela del reddito. A questo schema, in parte mutualistico, in parte pubblicistico si deve aggiungere l’articolo 18. Il punto di debolezza dell’insieme di questo assetto è che la maggior parte delle aziende lo considerano l’anticamera del licenziamento, mentre il sindacato il limbo per il rientro al lavoro. Poco finora si è fatto concretamente per riempire il tempo di inattività con politiche attive del lavoro, facendo sentire al lavoratore, che incappa nella tenaglia tra anticamera e limbo, che c’è qualcuno che si occupa del suo futuro.

Fornero sembra che vada d’accordo con le parti sociali sulla questione del superamento della precarietà, rafforzando le convenienze dell’apprendistato (tutti si sono accorti che il contratto unico di ingresso c’era già) e indebolendo contemporaneamente le convenienze di altre forme contrattuali flessibili; queste,  finora hanno minato la possibilità di incanalare i giovani verso il lavoro, utilizzando soltanto  l’apprendistato.  Se così fosse, si tratterebbe di un vero successo per quanti hanno lottato per assicurare ai giovani un percorso lineare e non tortuoso verso la stabilità lavorativa. Ma soprattutto si irrobustirebbero le prospettive di un miglioramento della qualità del lavoro e di conseguenza della sua produttività.

Fornero, però, non sembra raccogliere – sebbene con motivazioni differenziate – altrettanti consensi sul tema dell’eliminazione delle rigidità in uscita. Vorrebbe una riforma che universalizzasse le tutele in caso di crisi,  che fosse la mutualità collettiva a farsene carico e che di conseguenza fosse superato l’assetto attuale di tutele. Articolo 18, compreso (anche se non lo ha mai detto, ma è una logica conseguenza). Gli imprenditori non vogliono costi aggiuntivi in questa fase e i sindacati non vogliono che i lavoratori fossero mandati allo sbaraglio. Tutti sospettosi, anche se nessuno vuole far saltare il tavolo. Ma ciascun protagonista sa che ”tutto si tiene” e che bisognerà trovare una soluzione complessiva, per far quadrare i conti anche con l’Europa.

L’obiettivo del Ministro del Welfare non è insensato. Chi perde il lavoro va tutelato adeguatamente, indipendentemente se sta in un settore o in un altro, se deve lasciare un’azienda grande o piccola, se è qualificato oppure no. Peccato che non sia immediatamente attuabile. Non ci sono le risorse (né private e né pubbliche) per finanziare un cambiamento del genere, ma soprattutto non ci sono le strutture che consentono di fare, credibilmente, da tutor ai lavoratori che devono riqualificarsi e trovare un nuovo lavoro. Con la consapevolezza di questi limiti, ciascuno si tiene stretto ciò che ha a disposizione, anche se è inadeguato.

Fornero, però, una possibilità ce l’ha ed è quella di innestare sull’attuale assetto, imperniato attorno alla CIG,  un progetto a vasto raggio di incentivazione dei contratti di solidarietà, qualora la prospettiva fosse quella del possibile reimpiego dei lavoratori in esubero temporaneo e del tutoraggio privato/ pubblico di quelli che devono necessariamente trovare un nuovo lavoro. Nel primo caso, si tratterebbe di contribuire a finanziare una riduzione degli orari di lavoro per ripartire  su più persone l’attività che non è a pieno regime. Nel secondo caso, si avvierebbe una politica attiva del lavoro molto personalizzata e orientata in modo che si formi quel senso di fiducia nella capacità e possibilità di cambiamento, finora mai sperimentato. Con un sistema di tutele così collaudato, in prospettiva, quando la crisi sarà meno mordente, si potrà dare l’abbrivio ad un sistema unico di protezione del reddito e della condizione dei senza lavoro.

Il tutto e subito non si può pretendere. Decidere ora per allora (fra un certo numero di anni) come ci si comporterà, può trasformarsi in un  puro esercizio previsionale. Meglio definire una “road map” che individua ciò che si può realizzare subito, stabilisce quanto è fattibile nel medio periodo e     impegna Governo e parti sociali a completare il disegno riformatore entro un lasso di tempo che si incroci con la possibile ripresa dell’economia. Per far questo, il consenso non è un’optional. E’ un valore aggiunto, che va costruito con senso di responsabilità e visione prospettica. E’ vero, il Governo e il Parlamento sono quelli che in definitiva devono prendere le decisioni finali. Ma una cosa è che lo facciano con un largo consenso sociale; un’altra che questo non ci sia. Nel 92 – con una crisi esiziale ma forse meno complessa di questa – fu il consenso sociale a dare credibilità all’azione del Governo e ci guadagnarono tutti. Varrebbe il caso di provarci ancora. Con pazienza e determinazione.

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Welfare a carico della fiscalità generale: da intuizione di modernità a residuo del passato?

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Draghi è stato molto chiaro. Il welfare europeo è da superare. Fornero sembra seguire lo stesso schema quando afferma che il costo del welfare non è più compatibile con la spesa pubblica. È una tesi di parte o un dato oggettivo? Dare tutto a tutti non è più possibile o potrebbe esserlo ancora a determinate condizioni? Il modello di welfare pubblico ipotizzato sembrerebbe essere quello delle tutele previste esclusivamente per chi è in difficoltà: disoccupati, poveri, indigenti. E pensionati rigidamente ancorati al sistema contributivo. Oltre a questo esistono le assicurazioni individuali e il welfare contrattuale (forse) a carico delle imprese dei lavoratori. E l’assistenza no profit. Forse non a caso Fornero cita Don Bosco. L’approdo sembrerebbe essere: Meno tasse, meno welfare, più salario netto, meno evasione e più responsabilità individuale. Se questo è l’approdo il disegno è chiaro. Può piacere o meno ma, per il nostro Paese, sarebbe comunque una rivoluzione copernicana. C’è un altro disegno? In Italia e in Europa? O assistiamo ad una semplice, quanto inutile, riproposizione dell’esistente? Io non vedo nulla di nuovo. Rimettere a posto i conti del Paese riducendo il debito pubblico passa anche da qui. Ovviamente non solo da qui. Chi si pone in un’ottica riformista non può non porsi questo problema centrale. Quale welfare, chi lo paga e dove eventualmente trovare le risorse necessarie. Non solo nel nostro Paese.

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Dirigenti

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Dirigenti – Calendario Commissioni ARIFL per la ricollocazione di dirigenti disoccupati

L’Agenzia Regionale lombarda per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro – ARIFL ha fissato il calendario, per il 1° semestre 2012, delle riunioni del Comitato Consultivo per l’esame delle richieste di incentivo per la ricollocazione dei dirigenti disoccupati, presentate da imprese che occupano meno di 250 dipendenti, ai sensi dell’art. 20 della legge 266/97. 

Le date stabilite sono le seguenti: 
mercoledì 29 febbraio;
mercoledì 28 marzo;
mercoledì 18 aprile;
mercoledì 23 maggio;
mercoledì 20 giugno.

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