Apprendisti

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Iscrizione nelle liste di mobilità

Il Ministero del Lavoro, con interpello n. 25 del 1° agosto c.a., in merito all’iscrivibilità nelle liste di mobilita “non indennizzata” di lavoratori apprendisti licenziati per giustificato motivo oggettivo, precisa che requisito essenziale per l’iscrizione nelle citate liste è che i lavoratori siano titolari di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Conseguentemente, anche gli apprendisti possono iscriversi in tali liste dal momento che, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del D. Lgs. n. 367/2011 (Testo Unico dell’apprendistato), tale contratto viene qualificato come uno speciale rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

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Apprendistato professionalizzante

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Regione Lombardia aggiorna i contenuti delle competenze di base e trasversali

Regione Lombardia ha aggiornato la Sezione delle competenze trasversali del Quadro Regionale degli Standard Professionali – QRSP, individuando nuove aree di competenza suddivise in conoscenze e abilità e relative a:

sicurezza, igiene e salvaguardia ambientali;
qualità e organizzazione aziendale;
relazioni interpersonali e comunicazione all’interno dei contesti lavorativi;
disciplina del rapporto di lavoro.
Tali modifiche hanno particolare rilevanza nell’ambito della formazione nei contratti di apprendistato professionalizzante instaurati ai sensi del D.Lgs 167/2011 Testo Unico dell’apprendistato.

Infatti, la formazione di base e trasversale, viene affidata alla regolamentazione regionale che, nell’ambito delle risorse pubbliche disponibili, definisce gli standard formativi minimi relativi all’offerta formativa pubblica (max 120 ore nel triennio).

Regione Lombardia, con delibera n. 25 gennaio 2012, ha approvato gli standard minimi formativi da adottare per la formazione di base e trasversale, i cui contenuti sono declinati sulla base delle sezioni “Competenze di base” e “Competenze trasversali” del Quadro Regionale degli Standard Formativi (QRSP), e delle eventuali ulteriori competenze (di base e trasversali) del profilo di riferimento individuato a seguito dell’allineamento dei profili formativi contrattuali con il QRSP, afferenti alla sicurezza nell’ambiente di lavoro, all’organizzazione ed alla qualità aziendale, alla relazione e comunicazione nell’ambito lavorativo, ai diritti e doveri del lavoratore e dell’impresa.

Regione Lombardia, con il decreto che si allega, ha quindi aggiornato il quadro delle competenze trasversali; tali competenze dovranno essere declinate nell’ambito della predisposizione dei Piani Formativi Individuali – PFI che le imprese definiranno per ogni singolo apprendista.

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Comitati aziendali europei (CAE)

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Pubblicato il Decreto Legislativo n.113/2012 relativo alla nuova disciplina dei CAE

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 174, del 27 luglio 2012, il Decreto Legislativo 22 giugno 2012, n. 113, che recepisce, nell’ordinamento italiano, la direttiva 2009/38/CE relativa all’istituzione di un Comitato Aziendale Europeo (CAE) o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. 

Il CAE ha il compito di garantire che i lavoratori delle imprese o dei gruppi di imprese, che operano in più stati membri, siano adeguatamente informati e consultati su “questioni transnazionali”. 

Ai fini dell’applicazione del decreto, si intende:

per impresa di dimensioni comunitarie un’impresa che impiega almeno 1.000 lavoratori negli Stati membri e almeno 150 lavoratori per Stato membro in almeno due Stati membri;

gruppo di imprese, un gruppo costituito da una impresa controllante e dalle imprese da questa controllate;

gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, un gruppo di imprese che soddisfa le condizioni seguenti:

il gruppo impiega almeno 1.000 lavoratori negli Stati membri;
almeno due imprese del gruppo si trovano in Stati membri diversi;
almeno un’impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori in uno Stato membro e almeno un’altra impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori in un altro Stato membro. 
Sono considerate “questioni trasnazionali” quelle che riguardano l’impresa di dimensioni comunitarie nel suo complesso o almeno due imprese o stabilimenti dell’impresa o del gruppo situati in due Stati membri diversi. 

Il decreto legislativo è stato emanato sulla base dell’avviso comune sottoscritto il 12 aprile 2011 tra Confcommercio, Confindustria, ANIA, ABI e CGIL, CISL, UIL.

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Lavoro intermittente

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Ulteriori chiarimenti ministeriali a seguito delle modifiche introdotte dalla Riforma del lavoro

Il Ministero del Lavoro, con circolare n. 20 del 1° agosto c.a., fornisce ulteriori precisazioni in materia di lavoro intermittente, a seguito delle modifiche apportate agli articoli 33-40 del Decreto Legislativo n. 276/2003, dalla legge n. 92/2012 (Riforma del lavoro). 

In particolare sono stati presi in esame il nuovo campo di applicazione dell’istituto, l’obbligo di comunicazione della chiamata del lavoratore e la disciplina del periodo transitorio.
 
Ambito applicativo
Il ricorso al lavoro intermittente per “periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno” è possibile solo qualora sia la contrattazione collettiva ad individuare tali periodi e non la contrattazione individuale.
 
Attualmente, è possibile stipulare i citati contratti “con soggetti con più di 55 anni di età e con soggetti con meno di 24 anni di età” pertanto, ai fini della stipula del contratto, il lavoratore: 
non deve aver compiuto i 24 anni (quindi deve avere al massimo 23 anni e 364 giorni);
oppure avere più di 55 anni (quindi almeno 55 anni).
Obblighi di comunicazione
L’art. 1, comma 21 della Legge n. 92/12 (Riforma del Lavoro) ha introdotto, aggiungendo il comma 3-bis, all’articolo 35 del D.Lgs. n. 276/03, l’obbligo di comunicare preventivamente, alla Direzione Territoriale del Lavoro, le prestazioni lavorative di natura intermittente. 
 
Tale comunicazione, anche se effettuata lo stesso giorno in cui viene resa la prestazione lavorativa, deve intervenire prima dell’inizio della prestazione, può essere modificata o annullata attraverso l’invio di una successiva comunicazione di rettifica da inviare, sempre prima dell’inizio della prestazione ovvero, nel caso in cui il lavoratore non si presenti, entro le 48 ore successive al giorno in cui la prestazione doveva essere resa.
 
Relativamente alla comunicazione del “ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni” viene precisato che tale lasso di tempo sia da riferirsi ai giorni di chiamata di ciascun lavoratore e non come arco temporale massimo all’interno del quale individuare i periodi di attività del lavoratore.
 
Regime transitorio
Fermo restando che a far data dal 18 luglio 2012 non è possibile stipulare contratti di lavoro intermittente secondo la previgente disciplina, viene precisato che i contratti stipulati prima del 18 luglio 2012, sia in forza dei vecchi requisiti soggettivi che per i periodi predeterminati, potranno continuare ad operare fino al 18 luglio 2013 (compreso).

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Lavoratori extracomunitari

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Permesso carta blu UE lavoratori altamente qualificati

Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio c.a., il Decreto Legislativo 28 giugno 2012, n. 108, di attuazione alla Direttiva 2009/50/CE sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati. 

Il citato decreto legislativo ha modificato il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, inserendo, dopo l’articolo 27–ter, l’articolo 27-quater “Ingresso e soggiorno per lavoratori altamente qualificati. Rilascio della Carta blu UE”.
 
I datori di lavoro che fossero interessati ad assumere tali lavoratori dovranno presentare domanda di nulla osta, allo Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura, indicando: 
la proposta di contratto di lavoro o l’offerta di lavoro vincolante della durata di almeno un anno;
il titolo di istruzione e la relativa qualifica professionale superiore, posseduti dallo straniero;
l’importo dello stipendio annuale lordo. 
Lo Sportello Unico per l’Immigrazione rilascerà il nulla osta al lavoro non oltre novanta giorni dalla presentazione della domanda ovvero, entro il medesimo termine, comunicherà al datore di lavoro il rigetto della stessa.

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Lavoratori extracomunitari

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Permesso di soggiorno per attesa occupazione

Il Ministero dell’Interno, con lettera prot. n. 0005792 del 9 luglio c.a., a seguito delle modifiche apportate all’articolo 22, comma 11 del D.Lgs. n. 286/98 dalla legge n. 92/12, conferma che il lavoratore extracomunitario, in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, possa essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e comunque per un periodo non inferiore ad un anno ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore.

L’eventuale successivo rinnovo del permesso di soggiorno potrà anche aver luogo qualora il lavoratore straniero dimostri un reddito minimo annuo non inferiore all’importo dell’assegno sociale.

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Dirigenti

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CCNL Dirigenti – Integrazione dell’Accordo in materia di conciliazione e arbitrato

Il 25 luglio 2012, ad integrazione e completamento dell’accordo del 3 luglio c.a.,è stato sottoscritto l’accordo che recepisce gli adempimenti previsti dall’art. 4, comma 17, della legge n. 92/2012, in tema di convalida delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto, aggiungendo il comma 10 all’art. 44 del CCNL 23 gennaio 2008 per i dirigenti di aziende del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi.

Pertanto in sede di Commissione di Conciliazione è possibile, per i dirigenti, effettuare la convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali.

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Apprendistato

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Recesso nel contratto di apprendistato e durata del periodo formativo

Il Ministero del Lavoro, con nota n. 40/0025014 ha chiarito che esiste una coincidenza, ai fini della corretta applicazione della disciplina del preavviso e, di conseguenza, della disciplina del recesso ex art. 2118 cod. civ. tra durata del contratto di apprendistato e durata del periodo di formazione.

Confcommercio, con la nota che si allega, segnala che l’intervento ministeriale impone di modificare la parte dell’Accordo di recepimento della nuova disciplina del T.U. del Terziario nella parte in cui si afferma che “il periodo di formazione” dovrà terminare di norma 30 giorni prima della scadenza del contratto di apprendistato”.

D’altro canto le ragioni all’origine di quella disposizione, cioè dare certezza che il momento del recesso ex art. 2118 fosse collocabile prima del termine del periodo di apprendistato, sono venute meno con l’entrata in vigore della legge 92/2012 (Riforma del mercato del lavoro), nello specifico, con il comma 16, lett. b) dell’art. 1: “nel periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di apprendistato”.

Pertanto, in attesa della sottoscrizione di un accordo di armonizzazione che recepisca la disciplina legislativa vigente in relazione ai termini di durata dell’apprendistato e della formazione si applicherà la norma di legge attualmente in vigore (art. 2 lett. M comma 1 del D. lgs. 167/2011 così come modificato dalla legge 92/2012, art 1, c. 16), in sostituzione di quanto attualmente previsto dall’art. 3, c. 2 dell’accordo di riordino dell’apprendistato per il settore Terziario del 24 marzo 2012.

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Crisi, lavoro, reddito e fiscalita’, oggi in Italia

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Continua la nostra lettura della situazione italiana, ormai nel quinto anno di crisi e dentro una fase di recessione. Abbiamo iniziato il nostro esame nel n. 80 del 17.01.2012, per proseguirlo nell’articolo del n. 87 del 30.04.2012, ai quali si rinvia.
I dati del mercato del lavoro si sono aggravati nell’anno 2011. Oggi, le ultime rilevazioni Istat ci dicono che il tasso di disoccupazione è al 10,1% con un numero di disoccupati pari a 2.584 mila; il tasso reale è superiore, perché vanno aggiunti gli oltre 250.000 lavoratori in cassa integrazione. La disoccupazione giovanile è al 36,2%, mentre il numero dei N.E.E.T. è salito alla preoccupante quota di 1,5 milioni.

A Maggio 2012 gli occupati sono 23.034 mila (+ 0,3% su Aprile equivalente a 60.000 unità in più). Il tasso di occupazione è pari al 57,1%.

Con la crisi, i contratti a tempo determinato hanno raggiunto il 13,4% del totale dell’occupazione ed i contratti a part time il 15,2%. Di questi ultimi, circa la metà non sono part time scelti dal lavoratore; sono chiamati con le nuove indicazioni Eurostat i “sottoccupati part time”.

Dall’indagine previsionale Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro sul terzo trimestre del 2012, emerge che meno di due assunzioni su dieci sono a tempo indeterminato. Infatti, nel periodo luglio-settembre, le assunzioni stabili previste sono appena il 19,8%. Il posto fisso nelle assunzioni sta ormai diventando residuale.

Negli ultimi giorni l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha pubblicato un’analisi che rileva che i lavoratori con contratto a termine sono  3.315.580 e guadagnano 836 € netti mensili (media tra i  927  € dei maschi e i 759 € per le donne). Di essi, il 39% ha la licenza media, il 46% ha un diploma di scuola media superiore e solo il 15% ha la laurea.

Questi lavoratori non standard e precari sono per il 34% nel pubblico impiego, con punte di 514.814 unità nella scuola e nella sanità, e di 477.299 unità nei servizi pubblici ed in quelli sociali.  Sono invece  119.000 quelli direttamente nello Stato, regioni, enti locali. Gli altri settori a più forte presenza di questi lavoratori atipici sono il Commercio con 436.842 unità, i Servizi alle imprese con 414.672, il Turismo con 337379. Il 35,18% di essi (1.108.000 unità) operano nel Sud con le maggiori concentrazioni in Calabria, Sardegna, e Sicilia.

I dati dell’Inps, invece, ci sono di aiuto per monitorare i dati della disoccupazione e della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), altri indicatori della situazione di crisi.

A Maggio 2012, ci sono state 72.000 domande di disoccupazione, (+ 6,7% sul 2011), e  8.500 richieste di mobilità. Le ore di CIG autorizzate sono state 105,5 milioni a Maggio  e 95,4 milioni a Giugno 2012. Rispetto a Giugno 2011 le ore sono aumentate del 16,2% (erano infatti 82,1 milioni di ore).

L’incremento maggiore è quello della CIG Ordinaria Giugno 2012 sull’anno precedente. L’aumento è stato del + 65,7% ed è tutto relativo al settore Industriale (+ 77,6%); è meno rilevante nel settore Edile  (+ 38,5%).  L’intervento della CIGS è, per lo stesso periodo esaminato, aumentato del + 10,9%; la CIG in deroga è invece in diminuzione del – 20,1%.

Ad Aprile 2012 il numero dei lavoratori nelle grandi imprese, al netto dei dipendenti in CIG, è diminuito dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le ore lavorate  diminuiscono, per dipendente, del 2,6%.  

Per quanto riguarda la cosiddetta “demografia d’impresa”, le imprese nate nel 2010 sono state 265 mila, quasi 24 mila in meno rispetto al 2009. I settori che vedono una diminuzione nella creazione di nuove imprese sono le Costruzioni e gli Altri servizi, mentre le tendenze al rialzo riguardano l’Industria ed il Commercio.

Nel primo Trimestre 2012, nelle imprese con almeno 10 dipendenti, le ore pro capite lavorate sono aumentate dello 0,2% sullo stesso periodo del 2011. Si va dal – 0,1% per l’Industria al + 2,3% per Finanza ed Assicurazioni, al +2,2% per Informazione e Comunicazioni e al + 0,6% nei Servizi.

Da notare che l’aumento delle ore lavorate convive con gli organici già fortemente diminuiti e con la presenza di 36 ore medie ogni 1.000 ore lavorate, di CIG (da 63,4 ore nell’Industria alle 11,7 ore nei Servizi). E’ solo nelle grandi imprese che ad Aprile 2012 su Aprile dell’anno precedente, si registra una diminuzione del  – 2,6% del numero di ore lavorate per dipendente. 

Secondo la Banca d’Italia, le busta paga dei dipendenti sono ferme. Le retribuzioni medie reali nette, dal 2000 al 2010, sono aumentate solo di 29 euro, da 1.410 a 1.439 euro (+2%). Va ricordato che nel periodo considerato, 2000 – 2010, il tasso di inflazione, somma dei 10 tassi annuali, è stato del  24,2%.  Sulle retribuzioni pesano  la crisi economica, la fiscalità  e gli interventi che hanno toccato più pesantemente gli statali.  Dai dati emerge  che la differenza tra centro-nord e sud-isole aumenta: + 2,5% contro il + 0,7%.

La riduzione in termini reali, in quattro anni dal 2007 al 2010, è stata di 50 euro (-3,3%).
Tra il 2008 e il 2010 le retribuzioni reali mensili pro capite dei lavoratori a tempo pieno, al netto di imposte e contributi sociali, sono cresciute dello 0,8%. 

Sempre più preoccupanti sono anche i dati che arrivano dall’Istat sulla povertà nel nostro paese. Nel 2011 infatti l’11,1% delle famiglie (8.173 mila persone) è risultato in condizione di povertà relativa.  Il 5,2%, pari a 3.415 mila persone, è in condizione di povertà assoluta.

Il limite della povertà relativa per una famiglia di due persone è fissato a 1.011,03 €. Rispetto al 2010 sono peggiorate le condizioni delle famiglie dove non vi sono redditi da lavoro o dove vi sono operai, mentre sono migliorate nelle famiglie di impiegati e dirigenti. Aumenta sia la povertà relativa che assoluta nelle famiglie senza occupati e ritirati dal lavoro, o con tutti i membri ritirati dal lavoro, per gli anziani soli o due anziani in coppia.

Più basso è il titolo di studio o il profilo professionale del capofamiglia, più è probabile la caduta verso la povertà assoluta. Peggiora anche la condizione delle famiglie con un figlio minore.

Mentre la povertà relativa è stabile al Centro Nord, nel Mezzogiorno essa aumenta nel 2011 al 23,3%, contro una media nazionale all’11,1%. Le regioni dove la povertà è più diffusa sono la Sicilia (27,3%) e la Calabria (26,2%). Al Sud quasi 1 famiglia su 4 è quindi povera. Sempre nel Mezzogiorno, la spesa media equivalente delle famiglie povere è 785,94 € al mese.

Da notare anche il 7,6% delle famiglie appena sopra la soglia di povertà. Queste potrebbero, a fronte di una spesa imprevista, cadere nella povertà.

Sul versante dei consumi delle famiglie, nel 2011 la spesa mensile media per ogni famiglia è stata di  2.488 € (+ 1,4% rispetto al 2010). Di questa cifra 477 € medi sono per acquisto di generi alimentari e bevande. Nel Nord questa cifra è del 16,6%, mentre nel Sud continua a crescere ed è del 25,6% della spesa totale. La spesa non alimentare è pari a 2.011 € medi mensili, dove diminuiscono abbigliamento e calzature e aumentano le spese per abitazione e trasporti.

La spesa mensile media più alta è in Lombardia (3.033 €), segue il Veneto (2.903 €) mentre all’ultimo posto c’è la Sicilia con 1.637 €, quasi 1.400 € mensili di differenza dalla Lombardia. E’ opportuno riflettere sul rapporto tra questa distanza abissale nella differenza sul reddito e le notizie sulla possibile bancarotta della Regione Siciliana!

Per quanto riguarda invece il risparmio delle famiglie, nel primo trimestre del 2012 è stato del 9,2% (+0,4% sul primo trimestre 2011). Al netto dell’inflazione il potere d’acquisto delle famiglie è stato del  – 2%, sempre sullo stesso periodo di riferimento.

Nel primo trimestre del 2012 la quota di profitto delle società non finanziarie (rapporto tra il risultato lordo di gestione e il valore aggiunto lordo) è scesa al 38,8%, con una diminuzione del 0,9% sul trimestre precedente. Tale risultato è conseguenza del risultato lordo di gestione, diminuito del 4,1%, in misura maggiore del valore aggiunto (-1,8%). In termini tendenziali, il tasso di profitto è diminuito del 1,3%.

Nel primo trimestre del 2012 il tasso di investimento delle società non finanziarie (rapporto tra gli investimenti fissi lordi ed il valore aggiunto lordo) è stato pari al 21,6%, il -1,2% rispetto allo stesso periodo del 2011. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno segnato una flessione del 7,4% rispetto al corrispondente trimestre del 2011. 

Oggi la stretta fiscale frena la ripresa economica. Diminuisce il consumo privato perché diminuisce il potere d’acquisto ed il numero di occupati e cala il tasso di investimenti. Scende infine del 2% in rapporto al PIL, la spesa pubblica, con conseguenze ovvie sugli investimenti pubblici. L’accesso al credito sempre più problematico rallenta a sua volta l’andamento dell’economia.

Più la BCE dà liquidità, praticamente gratis, al sistema bancario, più le stesse banche aumentano i tassi ai clienti ed ergono barriere al credito, in particolare alle PMI. Questa è una delle ragioni che spinge alla riduzione degli investimenti privati, con le inevitabili conseguenze per la produzione e l’occupazione.

Il PIL nel 2012 scenderà prevedibilmente del 2%, mentre il debito pubblico ha raggiunto oggi  i 1.966 miliardi di € (33.000 € per ogni singolo cittadino). Secondo stime autorevolissime, a fine 2012, il debito potrebbe raggiungere il 126% del PIL.

Per ridurre il deficit il Governo ha anche aumentato la pressione fiscale che, secondo le stime dell’Ufficio studi di Confcommercio, raggiungerà nel corso di quest’anno il 55%. Questo vuol dire che ciascuno di noi lavora annualmente fino all’8 o 9 di Luglio per lo Stato e solo successivamente per il proprio reddito. In questa situazione crescono sicuramente i “Giannino” di turno, anche se i muli più carichi e più silenti non sono i padroncini o le partite IVA che qualche via d’uscita l’hanno, ma quelli con sostituto d’imposta che non possono evadere (anche se lo vorrebbero e lo possono fare solo in situazioni di nero o di grigio): i precari, non standard, pensionati, operai, impiegati, quadri, dirigenti che vedono mese dopo mese Stato, Regione e Comune attingere a quote sempre crescenti dalla propria busta paga.

Di fiscal drug non se ne parla da anni, mentre si pagano anche le imposte sulle imposte.  Da mesi, da molte parti si è messo l’allarme sul rischio che caricando eccessivamente sull’austerità si sarebbe arrivati alla recessione. E ci siamo in pieno. Con la recessione, i professori dovrebbero saperlo, si allontana la ripresa e il risanamento.

E soprattutto è diventato sempre più inaccettabile che sfuggano centinaia di miliardi al fisco ogni anno, senza che i nostri tecnici (gli unici che potrebbero, avendo la forza delle debolezze altrui) propongano per decreto di assumere le regole del sistema fiscale, certo non rivoluzionarie, a scelta di USA, Germania, Francia, Danimarca…

Classi politiche, caste, oligarchie, ordini, lobbies e logge, congregazioni, governanti palesi ed occulti dovrebbero aver capito che l’italiano può cancellare la politica a beneficio dei movimenti 5 Stelle di turno, dell’astensione di massa e del qualunquismo. A meno che qualcuno dei suddetti abbia capito molto bene e si auguri proprio il peggio pur di non toccare equilibri e  privilegi.

Professor Monti, per favore domani emani un Decreto Legge con un solo articolo: “ Si sostituisce il sistema contributivo, fiscale, e quant’altro e le pene relative, con quello degli USA (o a piacere della Germania)”. Forse sarà più facile che fare una patrimoniale?

Qual è il punto di rottura della coesione e sostenibilità sociale? Con un debito che vola verso i 2.000 miliardi di €, gli interessi si assesteranno attorno ai 90-100 miliardi annui, a cui si aggiungeranno 50 miliardi circa l’anno per effetto dell’approvazione del “Fiscal compact” (Trattato sulla stabilità) e delle sue 6 regole d’oro:

1. deficit massimo allo 0,5% del PIL;

2. con un debito superiore al 60% del PIL c’è un tempo massimo di 20 anni per rientrare al di sotto con un ritmo pari ad un ventesimo della quota eccedente per anno. Nel nostro caso un debito ipotetico del 126% da ridurre al 60% in 20 anni significa pagare un 3,3% l’anno, forse attorno o più di 50 miliardi l’anno, oltre all’interesse sul debito ed al debito;

3. correzione automatica del bilancio in caso di scostamento;

4. rapporto deficit/PIL al di sotto del 3% come previsto dal Patto di stabilità e crescita;

5. vincoli da inserire nella Costituzione o in legge ordinaria;

6. due vertici appositi l’anno  dei 17 paesi dell’Eurozona.

La legge Costituzionale n.1/2012 (che ci siamo imposti da soli con la lettera del Governo Berlusconi;  per gli altri basterà una legge ordinaria, quando lo faranno) ha introdotto l’8 Maggio scorso il pareggio di bilancio in Costituzione a tamburo battente.

Va ricordato che qualche anno fa la Germania, in difficoltà, non applicò le regole che le imponevano vincoli di bilancio.  Siamo stati il primo paese a recepire obiettivi che diventeranno una corda al collo per il Paese.

Con un PIL in caduta, una diminuzione conseguente delle entrate fiscali, 100 miliardi di interessi l’anno più 50 miliardi per il Fiscal compact, il recupero dal debito diventerà insostenibile.

Non basteranno sicuramente né i 120-130 miliardi previsti dal Piano per l’Europa, per la crescita e l’occupazione, né il Meccanismo europeo di stabilità (a partire dallo scudo anti spread) che vede i tedeschi pronti ad approvarlo quando l’Euro avrà tirato le cuoia.

Se il dilemma è tra sviluppo o fallimento, con la situazione evocata e con la recessione in casa e forse anche alle porte dell’Europa e di altre aree mondiali, la medicina del Governo Monti, dell’UE, della BCE, del FMI e del governo ombra europeo di Berlino, non sarà solo amara, sarà mortale.

Difficile pensare di uscire da questa situazione ripetendo come un mantra sviluppo, occupazione, lavoro per i giovani, mezzogiorno. Occorrerebbe trovare un equilibrio tra risanamento e ripresa: va ridotto il debito senza compromettere la crescita economica, come invece purtroppo si sta facendo.

Le misure di risanamento, necessarie,  non sono pensabili senza sostegno alla domanda interna e senza la ripresa di investimenti pubblici per ricreare occupazione non assistita. Partendo dalle PMI, uniche a saper creare occupazione, con finanziamenti mirati e agevolando il credito anche con i finanziamenti della BCE, si avrebbero risultati sicuri in tempi relativamente brevi.

Andrebbero poi sbloccati i pagamenti della pubblica amministrazione  ed aboliti i vincoli degli Enti locali “virtuosi” sui Patti di stabilità, facendo così partire investimenti per migliaia di progetti di piccola e media portata, ma capaci di rilanciare il lavoro sul territorio per le piccole imprese, con certi risultati sul fronte occupazionale.

Quando manca il lavoro servono cose simili a quella descritta, come per esempio, non tagliare i trasferimenti agli Enti locali che sostengono il lavoro di migliaia di addetti della cooperazione che prestano servizi indispensabili per le comunità. Non basterà più John Maynard Keynes da solo in una fase postindustriale come la nostra, ma neppure va mandato in soffitta. Oggi non basta più dire che bisogna creare lavoro:  bisogna pensare a iniziative nuove e non ordinarie per ripartire il lavoro ed il reddito esistente.

Ferruccio Pelos

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Forte – formazione finanziata

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Fondo For.Te – La nuova programmazione del Fondo

Il Consiglio di Amministrazione  del 17 luglio c.a. ha approvato la nuova programmazione del Fondo che rinnova profondamente la propria offerta mettendo a disposizione una serie di strumenti per rispondere alle esigenze formative dei dipendenti delle aziende iscritte.

La  nuova programmazione di FOR.TE. prevede cinque linee di finanziamento:
 
– AVVISI DI SISTEMA, a cadenza annuale con finestre trimestrali o quadrimestrali per attività formative connesse a fabbisogni aziendali, territoriali, settoriali. Destinatarie le aziende a 1 a 149 dipendenti;
– AVVISI TEMATICI, a cadenza annuale con finestre trimestrali o quadrimestrali per attività connesse a fabbisogni specifici determinati di anno in anno. Vi partecipano tutte le aziende aderenti, comprese quelle titolari di CIA;
– PROGETTI SPECIALI, a cadenza annuale, per un numero massimo di due;
– VOUCHER, a cadenza annuale con finestre bimestrali o trimestrali, per la formazione individuale a catalogo, con uno stanziamento dedicato per le aziende da 1 a 249 dipendenti. La aziende da 250 dipendenti in su possono accedere al catalogo utilizzando le risorse accantonate nel CIA individuale o di Gruppo;
– CIA – CONTO INDIVIDUALE AZIENDALE di GRUPPO: vi hanno accesso automatico le singole aziende da 150 dipendenti e oltre. Possono attivare un conto unico le aziende che pur con ragioni sociali diverse, sono riferibili ad un Gruppo. La aziende titolari di CIA possono aggregarsi sommando le loro risorse per accedere a progetti comuni.
Ad ogni Conto è destinato l’80% delle risorse nette annualmente versate dall’azienda.
 
Nella seduta del 17 Luglio 2012 il consiglio di amministrazione di FOR.TE. ha approvato:
 
– AVVISO DI SISTEMA 2/12
L’Avviso stanzia € 30.000.000, ripartiti in tre scadenze da € 10.000.000 l’una, per la realizzazione di Piani Aziendali, Settoriali e Territoriali ed è destinato ad aziende da 1 a 149 dipendenti, non titolari di CIA.
La Piattaforma on line per la presentazione dei Piani, la relativa Guida e i format saranno pubblicati il 6/8/2012.
Tre le Scadenze stabilite per la presentazione delle domande: 19 ottobre 2012, 31 gennaio 2013, 30aprile 2013.
Le imprese potranno beneficiare di un solo finanziamento nell’ambito dell’ Avviso.
Le aziende titolari dei Conti possono partecipare alle attività dei Piani formativi Settoriali/Territoriali approvati nell’ambito dell’Avviso di sistema, con proprie risorse.
Destinatari sono i lavoratori delle Aziende aderenti a For.Te. che occupino da 1 a 149 dipendenti.
I Piani potranno avere durata massima di 24 mesi, dalla sottoscrizione della Convenzione.
Importo massimo finanziabile per ogni Piano formativo: € 200.000,00. La formazione finanziata per ciascun dipendente non può superare le 100 ore.
 
– AVVISO TEMATICO 1/12: Promozione di Progetti formativi per la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro
Le azioni formative sono finalizzate a incrementare la conoscenza e la cultura in materia di sicurezza sul lavoro e a migliorare i livelli di prevenzione e protezione, anche con riferimento alla valutazione dei rischi effettuata, con particolare riferimento ai contenuti formativi disciplinati dagli Accordi Stato Regioni del 21/12/2011 e del 22/02/2012, per la formazione dei lavoratori ai sensi dell’art.37 comma 2 del Dlgs n.81 del 9 aprile 2008.
Lo stanziamento è di € 6.000.000 ripartiti in tre scadenze: 18 settembre 2012; 30 novembre 2012; 5 marzo 2013.
L’Importo massimo finanziabile a progetto è di € 50.000. Le imprese potranno beneficiare di un solo finanziamento nell’ambito dell’ Avviso. La durata dei Progetti è di 12 mesi.
Viene data priorità ai Progetti che prevedono: lavoratori assunti da meno di 12 mesi; lavoratori non italiani; donne; lavoratori con più di 45 anni; lavoratori stagionali; lavoratori con contratto a termine.
Il finanziamento di Progetti formativi nell’ambito dell’Avviso tematico 2012 non preclude per le aziende la possibilità di presentare progetti che contengano moduli formativi in tema di sicurezza sul lavoro sull’Avviso di sistema o nel CIA. I finanziamenti concessi alle aziende titolari di Conti Individuali Aziendali o di Gruppo non saranno conteggiati sulle risorse accantonate.
Relativamente all’anno 2012, il Consiglio di Amministrazione di For.Te. ha inoltre stanziato per il funzionamento degli Avvisi dedicati ai Progetti Speciali € 4.500.000 e per l’Avviso sui Voucher € 4.000.000.
Gli Avvisi saranno definiti dal CdA nel prossimo mese di settembre.

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