Finanziamenti alle PMI

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In occasione della quarta riunione degli ambasciatori europei per le PMI tenutasi a Malta il 15 giugno, il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani ha annunciato una serie di nuove iniziative e azioni previste per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, di stimolare l’imprenditorialità e l’internazionalizzazione. 1. una guida pratica che fornisce informazioni su come accedere a oltre € 50 miliardi di finanza pubblica negli Stati membri 27. 2. la Commissione ha avviato una campagna europea per la formazione a livello Enterprise Europe Network per aiutare le PMI ad accedere ai finanziamenti. Le PMI possono contattare uno dei 600 partner Enterprise Europe Network, che sarà in grado di fornire informazioni sulle fonti comunitarie e nazionali di finanziamento. 3. dopo la pausa estiva, Tajani intende lavorare ad un piano che si propone di affrontare gli ostacoli che impediscono agli aspiranti imprenditori di creare la propria impresa.

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&tl=it&u=http%3A%2F%2Fec.europa.eu%2Fenterprise%2Fnewsroom% 2Fcf%2Fitemdetail.cfm%3Fitem_id%3D6011%26lang%3Den&anno=2

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Istruzione e formazione professionale in Europa – giugno 2012

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Comitato dialogo sociale (Eurocommerce – Uni-Europa commerce, 11 giugno). Le parti sociali (EuroCommerce e Uni-Europa commerce) hanno dibattuto il tema dell’istruzione e della formazione professionale a seguito di una presentazione da parte di un funzionario della Commissione europea (DG Education and culture, EAC) sui diversi programmi di formazione e le opportunità di finanziamento offerte dall’UE. La Commissione europea ha proposto per la programmazione 2014– 2020 la sostituzione dell’attuale programma c.d. “Life Long Learning” con un nuovo programma “Erasmus per tutti” che avrà quattro obiettivi strategici: rafforzare la cooperazione tra il mondo della formazione professionale e quello del mercato del lavoro; accrescere la qualità e appetibilità dei programmi di formazione professionale; incoraggiare la mobilità dei lavoratori; migliorare l’applicazione dei sistemi di certificazione delle competenze (ECVET e EQF). Questi programmi dovranno – nelle intenzioni della Commissione – meglio coordinarsi con la nuova programmazione dei fondi strutturali. Il rappresentante delle Commissione europea ha inoltre presentato la nuova iniziativa chiamata “skills alliances” che intende promuovere la collaborazione tra tre categorie di partner: mondo dell’istruzione e della formazione professionale; esperti espressione dei diversi settori economici (parti sociali, federazioni di categoria, sistemi camerali, ecc.); organismi coinvolti nei sistemi di istruzione e formazione (pubblici o privati). La Commissione europea ha lanciato in questa fase cinque progetti pilota per la creazione di skills alliances in cinque diversi settori economici, tra questi di nostro interesse il turismo e la ristorazione.

http://ec.europa.eu/enterprise/newsroom/cf/itemdetail.cfm?item_id=5983&lang=en&tpa_id=136&title=
Pilot%2Dproject%2Dfor%2Dthe%2Ddevelopment%2Dof%2Dsector%2Dskills%2Dalliances%2D%28Call%2Dfor%
2Dproposals%2DEAC%2D%2F%2DS01%2D%2F%2D2012%29

La sessione del pomeriggio è stata dedicata alla discussione del nuovo “pacchetto occupazione” che è attualmente in discussione al Parlamento europeo e il Consiglio UE adotterà delle conclusioni ad ottobre (2012). Alcune delle iniziative ivi contenute saranno adottate nei prossimi mesi: il c.d. “Youth package” (pacchetto gioventù) molto probabilmente a dicembre. Una consultazione pubblica in vista delle creazione di una piattaforma europea per la lotta al lavoro sommerso sarà avviata nelle prossime settimane. Per quanto riguarda i progetti, le parti sociali hanno deciso di posticipare la presentazione del progetto in materia di salute e sicurezza sul lavoro e in particolare sulla prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici a gennaio del prossimo anno (era inizialmente prevista per settembre 2012). Ricordiamo che la linea di bilancio che finanzia i progetti congiunti delle parti sociali europee è quella del dialogo sociale e delle relazioni industriali. Riguardo alla possibile revisione della direttiva sui disturbi muscolo scheletrici, i risultati dello studio di impatto sulla revisione non sono stati approvati (e dovranno essere quindi ripresentati tra alcuni mesi); la proposta della Commissione non potrà essere presentata fino all’adozione del report.

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La scelta dell’impresa: come può la Francia ispirarsi alla Germania….

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Segnaliamo la pubblicazione in Francia di uno studio dal titolo: “La scelta dell’impresa: come la Francia può ispirarsi dalla Germania”. Lo studio paragona i modelli economici francese e tedesco, l’autore – Alain Fabre – spiega che la principale differenza tra i due paesi, all’origine del loro scarto di competitività e di performance, è il posto concesso all’impresa. In effetti, mentre in Germania, le imprese hanno un ruolo chiave, in Francia, è il ruolo dello Stato che prevale. La nota di Fabre lancia quindi un appello per fare dell’impresa la “chiave” della strategia economica francese e per rafforzare la struttura finanziaria delle imprese ed incoraggiare l’investimento e l’innovazione.

http://www.institut- entreprise.fr/fileadmin/Docs_PDF/travaux_reflexions/Notes_de_Institut/France_Allemagne_web.pdf

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Campagna UE: “un gioco da ragazze”

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L’Ue dovrà trovare fino a un milione di ricercatori in più entro il 2020: alla luce di questa esigenza, la Commissione europea ha avviato una campagna per fare in modo che più ragazze si accostino alla scienza e per incoraggiare più donne a dedicarsi alla professione di ricercatrice. Sebbene oltre la metà della popolazione studentesca Ue e il 45% dei titolari di dottorato siano donne, le donne che intraprendono una carriera da ricercatrici rappresentano solo un terzo del totale. Le titolari di dottorato in ingegneria e ingegneria industriale restano una minoranza. La campagna, che avrà durata triennale, combatterà gli stereotipi sulla scienza, dimostrando alle ragazze e alle donne che la scienza può offrire straordinarie opportunità; combatterà una concezione superata delle professioni scientifiche, dimostrando che le pratiche contemporanee di ricerca sono legate alle esigenze della società.

http://ec.europa.eu/science-girl-thing/ –

www.facebook.com/sciencegirlthing

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Dall’Europa: licenziamenti collettivi….

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La Commissione europea ha chiesto all’Italia di porre fine all’esclusione dei dirigenti dalle garanzie procedurali relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro previste dalla legislazione Ue. La direttiva sui licenziamenti collettivi armonizza le norme applicabili alla procedura e alle modalità pratiche dei licenziamenti collettivi a livello Ue, in modo da garantire una protezione comparabile dei diritti dei lavoratori in tutti gli Stati membri. La legislazione italiana, come applicata dai tribunali, esclude attualmente i dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura di mobilità, privando questa categoria di lavoratori della protezione garantita da tale procedura.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31998L0059:IT:NOT

http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm

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Una sentenza inquietante

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Bisogna ritornare a parlare di Fiat. Questa volta riguarda un’ iniziativa del Tribunale del lavoro di Roma che, accogliendo il ricorso di alcuni lavoratori iscritti alla Fiom nello stabilimento di Pomigliano – ora chiamato FIP (Fabbrica Italia Pomigliano) – obbliga l’azienda all’ assunzione di 145 iscritti a quel sindacato. Né uno di più, né uno di meno. Per ora. Infatti, quel numero, secondo il giudice, dovrà crescere, destinando l’8,75% (percentuale definita attraverso un calcolo che è dettagliato in sentenza, allegata a questo articolo ) delle nuove assunzioni che verranno, alla Fiom. Che, ovviamente, gongola.

In questa sede, non ci interessa indagare se la sentenza è giuridicamente corretta o meno, giusta o ingiusta. Ci lavoreranno a lungo i giuristi, data la sua assoluta novità. Né ci interessa come reagiranno la Fiat, gli altri sindacati firmatari dell’accordo di scissione di quella nuova società dallo schema di riferimento del contratto collettivo nazionale dell’industria metalmeccanica privata e men che meno le forze politiche e parlamentari. Di certo, è una sentenza sindacalmente inquietante.

A  uscirne con le ossa rotte, sono le relazioni sindacali nel nostro Paese. La loro forza è sempre stata la legittimazione delle parti contraenti. Nessun contratto è fattibile per legge. Esso esiste, se le parti sono d’accordo ed esse sono tanto più credibili quanto più sono contitolari di intese liberamente sottoscritte. La lunga storia delle relazioni sindacali italiane testimonia proprio questo progressivo accumulo di reciproco riconoscimento di ruolo tra le parti. Certo, ci sono voluti duri e prolungati “braccio di ferro”, ma alla fine è prevalsa sempre la volontà di rafforzare e non demolire le reciproche rappresentanze.

L’intervento del giudice – spesso sui casi singoli, raro su quelli collettivi (soprattutto nel settore privato) – è proceduto nel tempo come un ammortizzatore delle fughe in avanti, delle intemperanze padronali, del clima di conflittualità continua, riproponendo comunque la centralità della negoziazione tra le parti. Anche quando in discussione erano questioni di principio e di diritti costituzionalmente protetti, la magistratura del lavoro ha svolto il proprio ruolo di garante delle leggi e di sussidiarietà rispetto alla contrattazione. Non a caso, quest’ultima, anche in tempi di crisi, quando il sindacato è obiettivamente più debole, non ha cessato di essere praticata e diffusa. C’è stata una cultura sindacale che ha consentito questo risultato: capacità di lettura delle dinamiche economiche ed aziendali e sostanziale diffidenza a delegare ad altri (parlamento o magistratura) il proprio mestiere.

Questa cultura sembra venire meno, soprattutto nelle zone dove il pluralismo sindacale non trova le condizioni per gestire assieme le vicende dei lavoratori. Il contrattualismo viene depotenziato a vantaggio della supplenza legislativa o giurisprudenziale che, come si è già verificato proprio nell’ attuale vicenda Fiat, sulla stessa materia (nel caso specifico riguardava la validazione di intese fatte senza la firma della Fiom) ha sentenziato in modo difforme. I vecchi sindacalisti di tutte le sigle si ripetevano tra loro: un contratto può anche essere una mediazione al ribasso, ma una sentenza è sicuramente un terno al lotto.

La sentenza del Tribunale di Roma può anche danneggiare la Fiat – che se lo merita, se probabilmente perseguiva l’obiettivo di ritardare il più possibile l’assunzione di iscritti alla Fiom e forse aveva messo nel conto di poterne fare a meno, visto l’andamento del mercato della nuova Panda – ma quello che produce alla contrattazione e specie a quella parte del sindacato che l’ha più perseguita, è sicuramente più incidente. E’ una sentenza che non rilancia il ruolo delle parti sociali, non favorisce il peso negoziale del sindacato, ma si sostituisce ad esso, punto e basta. La Fiom non si rafforza; anche se molti suoi iscritti potranno rientrare in azienda, il loro sindacato resterà ancora lì, fuori dai cancelli. Ma gli altri sindacati non se la passano meglio, schiacciati tra una gestione poco trasparente del contratto sottoscritto con essi da parte della Fiat e un giudice che, invece di costringere le parti a definire criteri stringenti per la riassunzione, spiega a tutti che basta il suo intervento per aggiustare le cose.

La delegittimazione  delle organizzazioni di rappresentanza è sempre un rischio, ma lo è di più nelle fasi di gravi difficoltà economiche. Anche perché i vuoti non esistono se non per breve tempo. Prima o poi, vengono sempre riempiti  e senza essere sicuri che ciò avvenga al meglio. E’ questione che se la deve porre, innanzitutto, chi è interessato a che non si consolidi questa deriva. Quindi, sarebbe ragionevole non sottovalutare i significati di più marcato profilo che assume la sentenza Fiat, al di là degli effetti immediati. Come sarebbe più rassicurante se questa consapevolezza non si trasformasse subito in richieste di legiferazione, ma fosse orientata a rendere più protagoniste la contrattazione e l’unità tra i sindacati. Sono due facce di una stessa medaglia, quella della migliore tutela dei lavoratori.
Raffaele Morese

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Conciliazione lavoro-famiglia

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Regione Lombardia – Riapertura dei termini ed integrazioni per la presentazione delle domande per la dote conciliazione

La Regione Lombardia, con Decreto n. 4942 del 5 giugno c.a., pubblicato sul BURL n. 23 dell’8 giugno 2012, ha riaperto i termini e apportato modifiche al bando relativo alla dote conciliazione (Lavoronews n. 56 del 19 dicembre 2011).

Si ricorda che: 
l’iniziativa è finalizzata all’erogazione di servizi destinati alla conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, in fase di sperimentazione, nei territori di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova e Monza Brianza;
la domanda deve essere presentata presso gli sportelli ASL;
la Dote Conciliazione si suddivide in Dote Conciliazione servizi alla persona e Dote Conciliazione servizi alle imprese.
Le novità introdotte dal succitato provvedimento riguardano:
l’introduzione, nell’ambito dei “Servizi all’impresa”, di un bonus da 500 euro una tantum a favore delle imprese che intraprendono percorsi di consulenza finalizzati ai piani di congedo e/o ai piani di flessibilità aziendale;
la possibilità, per tutta la durata della dote, di usufruire dell’astensione ma non si può, per lo stesso periodo, richiedere il rimborso Dote pena la decadenza dalla stessa;
la proroga dei termini per la presentazione della richiesta sia della “Dote conciliazione premialità assunzione” che per la “Dote conciliazione servizi alla persona” il cui termine, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2011, successivamente spostato al 31 maggio 2012, fino al 30 giugno 2013.

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Apprendistato

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Sgravio contributivo totale per le aziende con meno di 10 dipendenti

Con riferimento alla norma che ha previsto lo sgravio del 100% dei contributi previdenziali per i primi tre anni di contratto per l’assunzione di apprendisti da parte di aziende che occupano meno di 10 dipendenti, è opportuno, per fruire del beneficio, attendere l’emanazione dell’apposita circolare operativa da parte dell’INPS.

Infatti, non sono state ancora emanate le relative istruzioni operative per la concreta applicazione del beneficio ed è stato sollecitato il Ministero del Lavoro ad esprimere un parere in particolare sulla eventuale qualificazione di tale beneficio come “aiuto di Stato” che comporterebbe l’applicazione dell’agevolazione nei limiti del c.d. “de minimis”.

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Il calabrone non potrebbe volare, ma lo fa

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Sale l’angoscia di futuro. Per le famiglie e per la gente comune, se l’andamento dello spread, la bomba ad orologeria dei derivati, la perversione degli speculatori di Wall Street sono minacce serie ma lontane, non lo sono la perdita del lavoro, le riduzioni di reddito, l’innalzamento dell’inflazione. Sono misuratori ormai domestici, con i quali fanno i conti tutti i giorni. L’incertezza è dominante, quasi paralizzante. La politica mostra sia limiti d’impotenza reattiva, verso l’aggressività della finanza e sia una incapacità di pensare in grande. Che non vuol dire fare fughe in avanti, ma convinzione che non saranno mai i pannicelli caldi a tirarci fuori dai guai di questa crisi.

Una cosa è certa; dobbiamo farcela ad uscire dalla morsa della recessione. E lo dobbiamo fare soprattutto con le nostre forze. Non ci sarà un angelo benefattore che ci toglierà le castagne dal fuoco. Molti sostengono che c’è poco da fare; “ci deve salvare l’Europa”. A parte il fatto che, visto l’attuale stato dell’Unione, una frase del genere è equivalente a “spera in Dio” (esigenza irrinunciabile, almeno per chi crede), ma non è affatto condivisibile. L’Europa deve fare la sua parte e possibilmente rilanciandosi come prospettiva istituzionalmente unitaria, perché soltanto così si potranno avere gli eurobond per la crescita, una flessibilità nella gestione del fiscal compact, finanche una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali. Ma è in Italia, che va ricostruita la fiducia verso il futuro.
Ancora una volta, la questione non è là (in Europa); il “laismo” è una malattia che prende chi non ha voglia di decidere del proprio destino, che inquina il linguaggio di classi dirigenti infiacchite, che impedisce di osare. Questa malattia si isola e si guarisce soltanto se gli italiani decidono di non delegare, se si ridà fiato al policentrismo culturale, economico e sociale di questo Paese, se si investe sulla serietà della gente, sul merito come criterio di valutazione, sulla solidarietà in quanto valore di coesione. Tutto concorre a credere che ciò sia, se non impossibile, almeno improbabile. Può darsi, ma il problema non si sposta di una virgola.  Per cui, nonostante le difficoltà, bisogna battere questa strada di irrobustimento delle speranze.
La cultura, l’educazione, la formazione, in tutte le loro sfaccettature ed espressioni, sono uno dei pilastri fondamentali su cui puntare per dare senso alla fiducia. Bisogna andare in contro tendenza, perché al di là delle restrizioni di ogni tipo che hanno subito tutte le strutture che ad esse si dedicano, è l’idea stessa del sapere che è stata svalutata in questi anni. Meglio essere informati sui gossip che sull’informatica; meglio partecipare a X Factor che studiare musica; meglio indebitarsi per le vacanze esotiche che per andare all’università. Anni di spensieratezza, di illusione che si potesse guadagnare con facilità e senza sudare, di primato dell’apparire su quello dell’essere. La crisi ha spazzato via queste false credenze e sta facendo pulizia anche dei suoi profeti. La sua durezza ha agevolato la risalita del valore del sapere. Ora si tratta di agire con coerenza per imporre una vera e propria economia dell’educazione.
“Educare, educare, educare” suggerì  Kim Mortensen, Presidente della Commissione Lavoro del Parlamento danese nel lontano 2006, al primo convegno organizzato dall’Associazione Nuovi Lavori (cfr. Il “nuovo” nel mercato del lavoro, ed. Sapere 2000, 22006). Questo era il fondamento della flexsecurity della Danimarca e questo rimane, anche per l’Italia, la possibilità concreta per attrezzare il futuro del lavoro. E per farlo bene occorrono tre scelte. La prima è quella di smetterla di tagliare linearmente la spesa pubblica nei campi del sapere. Razionalizzare sempre; contrarre mai. Questa dovrebbe essere la scelta per il futuro. Darebbe fiducia a chi opera nelle strutture pubbliche ma anche a chi agisce in quelle private, porterebbe un po’ di certezze nelle famiglie, assicurerebbe ai giovani e ai lavoratori una sponda di maggiore sicurezza per vivere di lavori.
La seconda, conoscere sempre meglio le tendenze del mercato del lavoro. Nonostante vi siano molti sensori in campo, più o meno accreditati, lo “spannometro” è l’indicatore più gettonato. Così capita che per un certo periodo di tempo sono di moda le professioni legate all’ICT per essere sostituite poi da quelle manuali; in una fase si sollecitano le iscrizioni alle facoltà scientifiche e poi si passa a quelle umanistiche, più per valutazioni superficiali che basate su elementi concreti. Questo vuoto di conoscenza non lo può coprire soltanto il pubblico. Una “borsa lavori” affidabile per il presente e per il futuro la può assicurare soprattutto una seria collaborazione tra Governo e parti sociali.
La terza scelta riguarda chi lavora già. Il “life long learning” deve essere implementato e divenire parte integrante di tutte le agende delle imprese. Anzi, bisogna ritornare un po’ allo spirito delle 150 ore, per cui ogni lavoratore nell’arco della propria vita lavorativa può accumulare un pacchetto di ore spendibile in educazione, secondo le proprie esigenze. Inoltre, l’esperienza dei Fondi interprofessionali dimostra che, anche nella crisi, le imprese hanno utilizzato lo strumento formativo, spesso in chiave conservativa, ma anche con punte di innovatività che dimostrano la validità dell’investimento nel sapere dei lavoratori. Ogni tentativo di ridimensionare il ruolo dei Fondi interprofessionali in chiave assistenziale va combattuto. Essi devono, anzi, essere sempre più spinti ad accrescere gli standards professionali.
L’Italia da la sensazione di non farcela, ma non è così. Ha soltanto l’esigenza di liberarsi degli intoppi che le impediscono di essere un calabrone. Per questo, soltanto guardando in avanti e non facendosi spaventare dalle difficoltà, potranno essere divelti, di volta in volta, gli ostacoli che impediscono di ricominciare a delineare un futuro positivo. Le forze della rassegnazione e della conservazione cercheranno di impedirlo, ma i fatti e le volontà dei più sapranno imporsi per uscire migliori dalla crisi. Allora, il calabrone volerà.

Raffaele Morese

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Regione Lombardia – Bando “Responsabilità sociale per la competitività di impresa”

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Regione Lombardia ha approvato un Bando per sostenere,agevolare,intraprendere e consolidare azioni di Responsabilità Sociale d’Impresa – RSI delle MPMI lombar­de e delle grandi imprese anche internazionali radicate sul territorio”.

Gli interventi ammissibili dovranno privilegiare misure sperimentali di welfare complementare a favore dei lavoratori e del contesto territoriale delle MPMI e implementare in maniera strutturata azioni e politiche aziendali di RSI, sviluppando ambiti innovativi sul tema oggetto del bando.

I progetti potranno riguardare uno dei seguenti ambiti:

1 AMBITO PEOPLE CARE

Interventi di supporto e sviluppo di forme di welfare complementare con particolare riguardo a strumenti di:

“health care”: attività di informazione/coinvolgimento relativa ai rischi per la salute della persona, sul lavoro e in ambito famigliare, alle relative modalità di prevenzione e cura, supporto economico ai servizi di assistenza e sanitari già presenti , progetti di sviluppo e/o applicazione di tecnologie innovative volte a migliorare la capillarità dei servizi medici a favore dei dipendenti.
mobilità sostenibile: i progetti dovranno prevedere l’uso integrato di servizi tra i quali accordi e convenzioni (intra/inter-aziendali), iniziative di car pooling e servizi di car sharing al fine di proporre soluzioni in grado di ridurre il parco macchine delle aziende e nello stesso tempo offrire adeguati servizi di mobilità sostenibile ai dipendenti.
benefit non monetari: si fa riferimento a progetti che riguardano benefit non monetari a sostegno del problema della “quarta settimana”, mediante accordi con fornitori di prodotti alimen­tari, scolastici, sanitari, ecc.,  borse di studio per i dipendenti e/o i loro famigliari, assicurazioni sanitarie integrative, accordi con banche e istituti finanziari finalizzati a garantire servizi agevolati o di anticipazione finanziaria.
2 AMBITO APPROVVIGIONAMENTO LOCALE

Tale ambito promuove la definizione e implementazione di politiche e strategie di approvvigionamento che, privilegiando fornitori lombardi e impegnati in attività connesse alla RSI, favoriscano lo sviluppo di attività economiche sul territorio.

3 AMBITO RETI DI SOLIDARIETÀ TRA IMPRESE E TERRITORIO

Sviluppo di progetti di solidarietà tra imprese operanti nello stesso ambito territoriale in situazione di crisi o difficoltà, finalizzati a soste­nere il processo di transizione mediante azioni e servizi per la continuità dello sviluppo professionale, il reimpiego e la riqualificazione dei lavoratori nel contesto occupazionale territoriale di riferimento.

Tale sperimentazione dovrà essere sviluppata attraverso la realizzazione di servizi di outplacement (anche con enti specializzati) condivisi tra più aziende sul territorio, per facilita­re il ricollocamento di dipendenti di aziende in crisi presso altre aziende locali, studi di fattibilità e attivazione di progetti pilota di job sharing tra imprese e tra imprese e organizzazioni non profit, per favorire il reimpiego di dipendenti nella stessa area territoriale coinvolta da fenomeni di crisi occupazionale e/o industriale.

LOCALIZZAZIONE

I progetti devono essere realizzati nell’ambito del territorio di Regione Lombardia. La durata massima dei progetti dovrà essere di 12 mesi. I progetti dovranno concludersi, comunque, entro e non oltre il 31 dicembre 2013.

AZIENDE BENEFICIARIE

Possono beneficiare dei contributi per la realizzazione degli interventi previsti nel bando le seguenti tipologie di imprese:

Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI);
 Grandi Imprese
Tali imprese dovranno appartenere ai seguenti settori:

artigianato, industria e cooperazione, limitatamente alle classificazioni ISTAT ATECO 2007 – primarie e secondarie – di cui alle lettere C ed F (attività manifatturiere e costruzioni)
servizi, limitatamente alle classificazioni ISTAT ATECO 2007 – primarie e secondarie – indicate nel Bando.
Le imprese potranno partecipare in forma singola o con modalità di aggregazione quali Associazioni Temporanee di Imprese (ATI), raggruppamenti, con forma giuridica di “contratto di rete”, gruppi cooperativi paritetici (GCP). Le grandi imprese  potranno beneficiare del contributo solo come partecipanti ad una delle possibili forme di aggregazione previste dal Bando.

SPESE AMMISSIBILI

Le risorse previste ammontano complessivamente a 850.000 euro e le spese ammissibili dovranno essere strettamente funzionali alla realizzazione ed attuazione dell’intervento ed effettivamente sostenute e quietanzate, identificabili, controllabili ed attestate da documenti giustificativi.

TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

La domanda di partecipazione al Bando deve essere presentata esclusivamente per mezzo del Sistema Informativo (“Finan­ziamenti Online”) a partire dalle ore 10:00 del giorno 23 maggio 2012 e fino alle ore 16:30 del giorno 19 luglio 2012

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