Una “causa” giusta in un momento sbagliato?

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La recente sentenza che impone la restituzione della mancata indicizzazione delle pensioni pone una serie di questioni serie che andrebbero affrontate sia da chi si è battuto contro la decisione del Governo Monti sia da chi, forse con troppa fretta, ne proclama la illegittimità. Due categorie si sono particolarmente distinte. Gli opportunisti e i moralizzatori. Tra i primi occorre annoverare i parlamentari che allora votarono a favore del provvedimento e oggi si ergono a paladini della restituzione totale e immediata del maltolto. Tra i secondi chi, con troppa facilità liquida il problema ritenendolo dannoso per le finanze pubbliche e prodotto dei privilegi del sistema retributivo. Personalmente non condivido entrambe le tesi. La prima perché urlare oggi quello che si è sommessamente accettato poco tempo fa è immorale. La seconda perché occorrerebbero argomenti ben più sostanziosi che attaccarsi alla “cassa vuota” o lamentare altrui privilegi. Io credo che il problema sia, al contrario, molto serio.
1) il patto tra cittadino e Stato. L’ammontare della pensione è il risultato di un contesto legislativo dato. Non da una rapina a mano armata. Se quel patto deve essere rimesso in discussione non può riguardare solo alcuni contraenti ma tutti. Il parametro non può essere il reddito. È un parametro semplice ma profondamente sbagliato.
2) la restituzione del maltolto. Non possono esserci dubbi. Ciò che è stàto sottratto deve essere restituito. Si può discutere sul come è sul quando. Non sul se. Non è serio.
3) non ci sono le risorse. È una logica aberrante. Siccome non ci sarebbero le risorse si toglie a chi si presenta alla cassa in quel momento.
4) il retributivo è un privilegio. Altra follia. Prima dell’euro uno stipendio di 5 milioni al mese era uno stipendio importante. Lo sono 2500 euro di oggi? E cosa saranno tra dieci anni? Il retributivo è solo servito a correggere questi rischi. Ma i giovani avranno solo il contributivo. Chi lo dice? Ma veramente qualcuno di buon senso può pensare che fra trent’anni esisteranno solo pensioni da fame? Nessuno in buona fede può raccontarci queste favole. Così come oggi si è affrontato il tema degli esodati così in futuro ritornerà d’attualità il sistema previdenziale e il suo equilibrio sociale oltreché economico.
E allora che fare?
Condivido l’approccio del sindacato dei dirigenti (Manageritalia e federmanager).
Primo. Un torto è un torto e va superato. Come? Negoziando contenuto e gradualità necessaria. Con chi? Con chi ha promosso la causa. Come si fa quando i problemi si vogliono risolvere.

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