Welfare a carico della fiscalità generale: da intuizione di modernità a residuo del passato?

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Draghi è stato molto chiaro. Il welfare europeo è da superare. Fornero sembra seguire lo stesso schema quando afferma che il costo del welfare non è più compatibile con la spesa pubblica. È una tesi di parte o un dato oggettivo? Dare tutto a tutti non è più possibile o potrebbe esserlo ancora a determinate condizioni? Il modello di welfare pubblico ipotizzato sembrerebbe essere quello delle tutele previste esclusivamente per chi è in difficoltà: disoccupati, poveri, indigenti. E pensionati rigidamente ancorati al sistema contributivo. Oltre a questo esistono le assicurazioni individuali e il welfare contrattuale (forse) a carico delle imprese dei lavoratori. E l’assistenza no profit. Forse non a caso Fornero cita Don Bosco. L’approdo sembrerebbe essere: Meno tasse, meno welfare, più salario netto, meno evasione e più responsabilità individuale. Se questo è l’approdo il disegno è chiaro. Può piacere o meno ma, per il nostro Paese, sarebbe comunque una rivoluzione copernicana. C’è un altro disegno? In Italia e in Europa? O assistiamo ad una semplice, quanto inutile, riproposizione dell’esistente? Io non vedo nulla di nuovo. Rimettere a posto i conti del Paese riducendo il debito pubblico passa anche da qui. Ovviamente non solo da qui. Chi si pone in un’ottica riformista non può non porsi questo problema centrale. Quale welfare, chi lo paga e dove eventualmente trovare le risorse necessarie. Non solo nel nostro Paese.

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