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Alle 13.10, quando le scuole si svuotano, il Prix di Conegliano si riempie. Secondo il Gazzettino sono una cinquantina, tutti minorenni, e per una ventina di minuti il discount cambia faccia: voci alte, confezioni aperte e lasciate in giro, insulti al personale, qualche furto. La responsabile ha raccontato alla Tribuna di Treviso di averli bloccati fuori e che allora «è scoppiato l’inferno»; sono state mobilitate sei pattuglie tra carabinieri, polizia e polizia locale. Da giovedì il punto vendita ha cambiato le regole: si entra a gruppetti, al massimo cinque ragazzi alla volta. È un’inversione curiosa per un formato che ha costruito la propria forza su accesso libero, scaffali aperti e pochi addetti in sala.

Due settimane prima, sabato 17 ottobre, era toccato al Tigotà di largo Totila, a Treviso, in piena zona rossa. Una trentina di ragazzi con il volto coperto, poco dopo le otto e mezza del mattino. Carabinieri e polizia ne hanno fermati quattordici, tra i 14 e i 17 anni: alcuni sono rimasti intrappolati nel negozio, altri sono stati bloccati tra autostazione, stazione e centro. Il bilancio è di quattro denunce per tentato furto, richieste di foglio di via e quattordici Daspo urbani. Il sindaco Mario Conte ha parlato di ragazzi convinti di essere «intoccabili» e ha annunciato un inasprimento delle sanzioni nel regolamento di polizia urbana. Il giorno dopo, a Milano, il Carrefour di via Torino veniva saccheggiato nei disordini del centro, con oltre duecento fermati e otto su dieci minorenni. È un’altra storia, di ordine pubblico, ma ha fatto da cornice: da allora ogni raid in un negozio rischi a di essere letta   come un tassello dello stesso quadro.

Il copione, però, lo aveva scritto Modena il 22 settembre. Verso le 14.10, ricostruisce la Gazzetta di Modena, una cinquantina di studenti entra nell’MD di via Rainusso, scorre tra gli scaffali, fa cadere prodotti, riempie gli zaini di bibite e tramezzini e se ne va in una decina di minuti. I video li hanno girati e diffusi su TikTok i ragazzi stessi, quasi per vantarsene. Il giorno dopo una trentina ha riprovato, e i dipendenti sono riusciti a respingerli. Per quel primo raid, secondo il Resto del Carlino, un sedicenne è stato denunciato e i carabinieri lavoravano per identificare gli altri. Il 6 ottobre, racconta Newsistruzione, una quindicina di ragazzi, dopo una resa dei conti sfumata davanti a una scuola grazie agli insegnanti usciti al cancello, si è spostata in un supermercato vicino: dieci i denunciati. Il bottino del primo raid, riferisce Open, è stato di settanta euro.

Che cosa sia, esattamente, quello che è successo non è chiaro. Il Resto del Carlino ha parlato del timore di una «challenge scolastica», una sfida da lanciare su TikTok per raccogliere like. Il Partito Democratico di Modena ha ricordato che un branco non può diventare il luogo in cui si sospende ogni responsabilità individuale. Il sindaco ha rivendicato che anche i minorenni che commettono reati vengono individuati e chiamati a risponderne. Sono tre letture, social, civile, giudiziaria, che parlano di ragazzi più che di merce. Nessuna parla di supermercati.

Settanta euro, in cinquanta. È qui che il racconto si separa dai numeri con cui la GDO misura i furti. Secondo Crime&tech, lo spin-off dell’Università Cattolica che studia ogni anno la sicurezza nel retail, il valore medio della merce sottratta o recuperata in un episodio di taccheggio è di 40 euro. Per Confcommercio il taccheggio ha pesato nel 2024 per 5,4 miliardi, e supermercati e discount registrano differenze inventariali attorno al 2 per cento del fatturato, tra i valori più alti del commercio. Sul fronte di chi ruba i dati esistono, ma parlano d’altro: per Crime&tech il 60 per cento degli episodi riguarda l’Organised Retail Crime, cioè due o più persone che agiscono in modo pianificato; un’altra analisi, riportata da Panorama, attribuisce il 53 per cento dei furti a singoli e il 47 a gruppi. In nessuna di queste categorie compaiono trenta o cinquanta ragazzi che entrano insieme, con il telefono in mano, per venti minuti. Il fenomeno non è misurato, quindi non si può dire che sia un’emergenza. Ma, per lo stesso motivo, non si può più dire che siano casi isolati.

Il punto è che il raid collettivo rovescia la logica su cui la GDO ha costruito le proprie difese. Il taccheggiatore, individuale o in micro-banda, non vuole essere visto: per questo esistono etichette antitaccheggio, telecamere, vigilanza in sala, casse presidiate. I ragazzi dei raid vogliono l’opposto: essere ripresi, riconosciuti, condivisi dai coetanei. Il furto è il pretesto, la visibilità è il premio. Un deterrente basato sul rischio di essere scoperti funziona poco con chi pubblica da solo il proprio video, e il Gazzettino osserva che a Treviso le denunce a piede libero non sembrano aver spaventato nessuno. C’è poi un limite di metodo: l’accusa di tentato furto, contestata a minorenni, non consente ai carabinieri di sequestrare i telefoni e di risalire a chi ha lanciato la chiamata. Per ora, nelle verifiche sul web, non risultano tracce di una regia vera e propria, nonostante il raid sia stato raccontato come pianificato sui social.

A pagare, poi, non è il conto economico: è il personale. Il Barometro dei furti nel retail di Checkpoint Systems con NielsenIQ registra che l’84 per cento delle catene segnala un aumento delle aggressioni verbali o fisiche agli addetti. Il dato riguarda i furti in generale, non i raid, ma descrive il terreno su cui questi si innestano. A Firenze i lavoratori di un Esselunga hanno deciso di scioperare, stanchi di furti e violenze, e in alcune zone della città i punti vendita hanno richiesto circa trecento interventi delle forze di polizia in dieci mesi, tanto da portare il tema in prefettura. A Trento, nel febbraio 2025, Mauro Poli, responsabile marketing del gruppo Poli, parlava di episodi ormai quotidiani dopo l’aggressione a un addetto alla vigilanza e al responsabile di un Lidl. Ricorda L’Adige che proprio il suo gruppo aveva introdotto per primo in città la vigilanza privata, nel 2008, quando l’espansione dei discount non era ancora partita. A Conegliano, tra i ragazzi e gli scaffali, c’erano la responsabile e i suoi dipendenti.

Qui il discorso torna alla struttura. Due dei luoghi di questa storia, il Prix e l’MD, sono discount: il formato che più di altri regge i prezzi bassi con poco personale, accesso libero e tempi veloci. Gli ingressi contingentati, le guardie in sala, le pattuglie sono costi, e soprattutto sono scelte che si scontrano con la ragion d’essere del modello. Una GDO che per difendersi deve rallentare l’ingresso rinuncia a una parte di ciò che la rende competitiva. Non è un dettaglio organizzativo: è il punto in cui il fenomeno smette di riguardare il singolo negozio e comincia a riguardare il formato.

Trovare soluzioni a un fenomeno che coinvolge decine di persone è difficile, e le prime risposte lo dimostrano. Ne sono comparse tre: la sicurezza fisica, con guardie, pattuglie e ingressi a numero chiuso; le sanzioni, con Daspo, fogli di via e regolamenti comunali più duri; il presidio del territorio, con le forze dell’ordine attorno all’autostazione di Modena e gli insegnanti usciti al cancello il 6 ottobre. Nessuna basta da sola. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha detto che aumentare le pene non basta. A Treviso l’avvocato Fabio Crea ha sostenuto sul Gazzettino che non si tratta di bulli ma di autori di reati, e che l’età non cambia la sostanza: una lettura che sposta il tema dal supermercato al codice penale. Resta il fatto che un’insegna può scegliere dove mettere un vigilante, ma non l’orario di uscita di una scuola né la strada che porta dall’autostazione al discount.

Il fenomeno nasce fuori dal punto vendita e, per ora, non risulta che qualcuno lo consideri più di tanto: né le imprese, né le prefetture, né le associazioni di categoria. Finché il raid collettivo resterà una notizia di cronaca locale e non una riga di statistica, ogni catena lo gestirà da sola, caso per caso, con costi che emergeranno soprattutto nel lavoro di chi sta in negozio. La domanda, allora, è chi debba contare questi raid, e quando: prima, o dopo, che diventino un problema abbastanza grande da meritare un numero?

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