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Scrivo spesso di Aldi Süd. L’arrivo di Massimiliano Silvestri come CEO Italia ne aumenta esponenzialmente l’interesse. Vivendo anche in Belgio mi capita di frequentare i “cugini” di Aldi Nord. Quando mia figlia frequentava l’Università di Siegen in Germania mi aveva colpito la presenza contemporanea delle due insegne. Così uguali e così diverse. Una assoluta particolarità. Aldi Nord gestisce 5.526 punti vendita in Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Spagna. L’azienda impiega oltre 90.000 persone in tutta Europa, di cui circa 40.000 in Germania. In Germania si contano quasi 2.200 negozi, mentre la Francia rappresenta il secondo mercato più importante con 1.337 punti vendita. Aldi nord chiude il 2025  con risultati straordinari. Il fatturato complessivo del gruppo ha superato i 31 miliardi di euro, con una crescita del 7,4% — quasi il doppio rispetto all’incremento medio del settore in Germania, che si è fermato al 3,4%.

Nel solo mercato tedesco, le vendite sono salite del 5,9%. La quota di mercato è aumentata in tutti gli otto Paesi in cui opera, il flusso di clienti è cresciuto ovunque e gli investimenti in negozi e infrastrutture logistiche hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro. “Il 2025 è stato un anno importante per Aldi Nord”, ha dichiarato il CFO Marcus Droste. “Sempre più persone ci scelgono consapevolmente. Questo dimostra che il nostro modello discount funziona.” I segnali per il 2026 sono altrettanto incoraggianti: vendite, numero di clienti e quota di mercato sono già ben superiori rispetto all’anno precedente nella maggior parte dei Paesi. Il contesto favorisce i discount. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco, i prezzi alimentari sono oggi in media superiori del 37% rispetto al 2020. Un sondaggio YouGov rileva che il 28% dei consumatori tedeschi fa la spesa nei discount più frequentemente rispetto a uno o due anni fa. La sensibilità al prezzo è strutturalmente elevata, e Aldi Nord ne beneficia direttamente. Per capire cosa sta succedendo oggi, bisogna partire dall’inizio.

Tutto nasce da un piccolo negozio di alimentari aperto ad Essen poco prima della Prima Guerra Mondiale da Anna Albrecht. I suoi figli, Theo e Karl, rilevarono l’attività dopo la Seconda Guerra Mondiale e la trasformarono in una piccola catena. Negli anni Sessanta, però, i due fratelli si trovarono in disaccordo: si racconta che Theo voleva vendere sigarette, Karl era contrario. L’unica soluzione fu dividersi. Nacquero così Aldi Nord e Aldi Süd — entrambi i nomi costruiti unendo le prime due lettere di “Albrecht” e “diskont”. Theo prese il nord, Karl il sud. Una divisione geografica netta, sancita da quello che sarebbe diventato il celebre “equatore Aldi”, una linea immaginaria che attraversa la Renania Settentrionale-Vestfalia, dal Münsterland occidentale, passando per Mülheim an der Ruhr, Wermelskirchen, Gummersbach e Siegen, fino alla Germania orientale. Questo confine immaginario divide il territorio dei supermercati discount in Aldi Nord e Aldi Süd.

Da quel momento le due società hanno operato in modo formalmente indipendente, ma con una storia di collaborazione che sarebbe ingenuo ignorare. Una particolarità è che la sede centrale di Aldi Nord si trova a Essen, in Germania, mentre quella di Aldi Süd a Mülheim, sempre in Germania. Le due sedi distano circa 20 chilometri l’una dall’altra, ovvero meno di 25 minuti in auto. Hanno evitato sistematicamente di entrare in concorrenza diretta, suddividendosi i mercati internazionali. Hanno standardizzato i marchi privati, realizzato spot televisivi congiunti, lanciato carte regalo utilizzabili in entrambe le catene. Nel 2023, in piena crisi inflazionistica, hanno ridotto congiuntamente i prezzi di petrolio, formaggio, pesce e prodotti lattiero-caseari. L’unica eccezione è il mercato americano, dove la dinamica è ribaltata: Aldi Süd opera con i propri punti vendita, mentre Aldi Nord controlla Trader Joe’s. Le due insegne si comportano lì da veri concorrenti, probabilmente anche per ragioni antitrust.

È in questo contesto che, ciclicamente, emerge la notizia di un loro avvicinamento.  Secondo quanto riportato qualche mese fa da Wirtschaftswoche, le famiglie proprietarie — gli Heister per Aldi Süd e due rami degli Albrecht per Aldi Nord — sarebbero impegnate in trattative riservate per una possibile fusione sotto un’unica holding, con partecipazioni distribuite equamente tra i rispettivi trust familiari. Il primo passo riguarderebbe l’integrazione dei sistemi IT e software. L’obiettivo iniziale era una “riunificazione” entro fine 2025, ma le tempistiche sono slittate. Le aziende non hanno commentato. Fonti interne ad Aldi Nord, tuttavia, hanno ridimensionato la portata dell’operazione: le due catene prevedono di rafforzare la collaborazione in alcuni settori, ma di mantenere operazioni separate su personale, gamma prodotti e attività internazionali.

Una fusione completa, secondo le stesse fonti, non sarebbe “fattibile” per ragioni di concorrenza — e verrebbe quasi certamente bloccata dall’Ufficio federale antitrust. Gli esperti confermano i rischi. Il professor Rupprecht Podszun, membro della Commissione per i monopoli tedesca, avverte che la concentrazione nel settore della grande distribuzione alimentare in Germania è già molto elevata. Edeka, Rewe, Aldi e il Gruppo Schwarz (Lidl, Kaufland) dominano il mercato, e qualsiasi ulteriore consolidamento sarà sottoposto a un esame particolarmente severo. Al di là degli scenari giuridici, resta una domanda strategica di fondo: una fusione avrebbe senso? Le due società hanno già dimostrato di saper collaborare senza integrarsi formalmente. L’efficienza del modello discount — gamma semplice, filiere brevi, processi snelli — non dipende necessariamente da una struttura unica. E il solo prodotto fresco, che da solo rappresenta circa il 20% del fatturato di Aldi Nord, richiede una logistica capillare e locale che mal si presta a centralizzazioni affrettate. Ciò che è certo è che le famiglie Albrecht e Heister, dopo decenni di diffidenza reciproca, hanno trovato negli ultimi tre anni un terreno di dialogo. Non amici, come scrive Wirtschaftswoche, ma abbastanza convinti da sedersi allo stesso tavolo. In un settore che si sta ridisegnando rapidamente — tra pressione sui prezzi, digitalizzazione e consolidamento competitivo — anche questo è già un risultato.

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