Tra Aldi e Lidl, ma in genere tra aziende tedesche, ingaggiare manager della principale concorrente non è particolarmente sconvolgente. In Italia si ripresenta, per me che l’ho vissuto in prima persona, lo stesso scenario seguito all’arrivo di Rewe in Italia. La prima azienda dove andare a “caccia” di manager di medio e alto livello, dotati di una cultura aziendale tedesca, e preferibilmente della conoscenza della lingua, allora era Metro. Ricordo gli elenchi arrivati da Vienna e da Colonia, la ricostruzione degli organigrammi per organizzare le selezioni mirate, i colloqui con i candidati. Se poi guardiamo in giro per il mondo manager che passano da Aldi a LIDL e viceversa ce n’è più d’uno.
Per questo mi sono immaginato che quando Jason Hart, Group COO and Executive Board Member, dopo aver guidato la divisione statunitense per un decennio e portando il numero di punti vendita del discount negli USA da 1.300 in 32 stati a 2.500 in 39 stati (leggi qui), ha messo piede in sede ad Aldi Süd, si sia fatto portare la situazione dei singoli Paesi dove ALDI è presente e, valutati punti di forza e di debolezza, abbia chiesto l’elenco dei migliori top manager presenti nella concorrenza. A cominciare da dove LIDL, il concorrente più simile sul piano culturale e organizzativo, si è dimostrato un caso di successo.
Ho anche aggiunto che per riuscire a “trascinare” un top manager americano come Hart abituato a Chicago, a Salisburgo in Austria o a Mülheim an der Ruhr nella Renania Settentrionale-Vestfalia, i progetti di Aldi dovevano essere veramente importanti con tempi, scadenze e responsabilità precise. A cominciare forse da quell’unificazione tra Aldi Nord e Aldi Süd di cui si è ripreso a parlare con convinzione. Qualche mese fa WirschaftsWoche aveva riferito che le famiglie avevano ripreso a discutere di una possibile riunificazione o almeno di possibili convergenze su progetti comuni. E questo sarebbe “il” progetto fondamentale per entrambe le aziende da cui discende tutto il resto.
Tra l’altro quasi contemporaneamente all’annuncio dell’arrivo in Aldi Süd di Jason Hart è arrivato l’annuncio della nomina, da gennaio 2026, di Nicolás de Lope in sostituzione del CEO uscente di Aldi Nord, Torsten Hufnagel. Una curiosa coincidenza o forse il segnale che le due insegne si siano finalmente messe d’accordo a voltare pagina. Lo capiremo presto. Oggi Aldi, se unificata supererebbe abbondantemente LIDL in termini di numero di punti vendita. E, dove è forte un’insegna, tolto in Germania, l’altra soffre.
Ho anche aggiunto che Massimiliano Silvestri (48 anni) dopo 24 anni di LIDL quello che poteva dare a quel livello, lo ha dato. E, a quell’età, se lavori in una multinazionale e se non ti metti nell’ordine di idee di andare in giro per il mondo, di fronte ad un nuovo progetto interessante di crescita non hai alcun motivo per tirarti indietro. Silvestri conosce il mercato italiano, sotto di lui LIDL ha cambiato pelle, ha superato le rigidità del modello iniziale, è stato il primo a cogliere l’esigenza di trasformare le posizioni lasciate dalle insegne tradizionali in occasioni per l’insegna tedesca. Eurospin su questo, è arrivata dopo.
E, cosa molto importante, è il primo top manager proveniente dai discount che non ha avuto alcun timore reverenziale nei confronti della GDO. Quando ha capito che Federdistribuzione stava finendo su un binario morto sul rinnovo del CCNL non ha esitato ad alzarsi dal tavolo. Aggiungo che LIDL è l’unico discount ad avere un CIA significativo, pur in rinnovo.
Aldi oggi, come ho già scritto, checché se ne dica, è una pagina bianca tutta ancora da scrivere. Pur presente in italia dal 2018, oggi vanta circa 200 PDV in sei regioni del nord di cui sei PDV aperti di recente. Resto convinto che, con un’acquisizione importante recupererebbe il tempo perduto. Per portarla a temine serve però un management che oggi Aldi non ha (ancora). Per questo ci vuole il tempo necessario. Formalmente Silvestri entrerà nella posizione di CEO tra un anno, credo alla scadenza del patto di non concorrenza che sicuramente LIDL e Silvestri avranno concordato e che impedisce al manager di occupare posizioni analoghe per un tempo definito. Per altre posizioni il patto non ha efficacia. Personalmente sono contento per lui. Lascia in LIDL un’ottima squadra che supporterà il nuovo CEO Martin Brandenburger formalmente dal 1° marzo. Dopo di che come si dice nella boxe: fuori i secondi!”



