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La vera notizia rischia di essere che anche il gigante di Seattle soffre di un carico di burocrazia eccessivo nel back office. Resta il fatto che, mediaticamente parlando, è il lato oscuro dell’intelligenza artificiale a fare paura. Anche per questo la decisione di Amazon anticipata dalla Reuters, di tagliare 30.000 posti di lavoro viene ripresa e rilanciata  dai media colpendo l’opinione pubblica in modo particolare.  Ben al di là del dato in sé. La cifra, pur elevata, rappresenta una piccola percentuale dei 1,546 milioni di dipendenti totali di Amazon nel mondo. Riportata però all’interno del perimetro rappresenta quasi il 10% dei suoi circa 350.000 dipendenti aziendali. Questo, se attuato nei termini indicati,  segnerebbe il più grande taglio di posti di lavoro di Amazon dalla fine del 2022, quando ha soppresso circa 27.000 posizioni. 


Dopo le indiscrezioni della vigilia la conferma è arrivata in una lettera inviata al personale del colosso dell’e-commerca da Beth Galetti, Senior Vice President of People Experience and Technology, in cui si segnalano “cambiamenti organizzativi che avranno un impatto su alcuni dei nostri collaboratori”. La manager ha ribadito “l’importanza di avere la giusta struttura per guidare quel livello di velocità e responsabilità, e la necessità di essere pronti a inventare, collaborare, essere connessi e offrire il meglio in assoluto ai clienti”. “Le riduzioni che annunciamo oggi – continua – sono la continuazione di questo lavoro per rafforzarci ulteriormente, riducendo ulteriormente la burocrazia, rimuovendo livelli e ridistribuendo le risorse per garantire che investiamo nelle nostre principali attività e in ciò che conta di più per le esigenze attuali e future dei nostri clienti”.

Alla maggior parte dei dipendenti interessati dai tagli saranno offerti “90 giorni per cercare un nuovo ruolo internamente (i tempi varieranno in base alle leggi locali), e i nostri team di reclutamento daranno priorità ai candidati interni per aiutare il maggior numero possibile di persone a trovare nuovi ruoli all’interno di Amazon”. “Per i nostri colleghi che non riescono a trovare un nuovo ruolo in Amazon o che scelgono di non cercarne uno, offriremo loro supporto nella transizione, inclusi indennità di buonuscita, servizi di ricollocamento, benefit assicurativi sanitari e altro ancora”. Beth Galetti ha spiegato comunque che “nel 2026 prevediamo di continuare ad assumere in aree strategiche chiave, trovando al contempo ulteriori opportunità per ridurre i livelli, aumentare la responsabilità e realizzare guadagni in termini di efficienza”. Ai manager dei team interessati è stato chiesto di sottoporsi a una formazione su come comunicare con il personale a seguito delle notifiche e-mail che inizieranno ad arrivare nei prossimi giorni.

Non c’è però  nessuna invasione di robot dietro la porta pronti a sostituire i lavoratori. Per questo, a mio parere, per capire cosa in realtà stia succedendo, bisogna innanzitutto invertire i i termini del problema. I licenziamenti non sono stati determinati, se non in modesta parte,  dall’utilizzo attuale dell’intelligenza artificiale ma essenzialmente dalla necessità di allineare il peso (e il costo) dell’organizzazione per poterla affrontare.  Una assoluta necessità che non vale solo per Amazon.  Quindi, ad oggi, l’intelligenza artificiale c’entra il giusto. Alla fine del 2018, Amazon contava circa 647.500 dipendenti in tutto il mondo.  Alla fine del 2019: circa 798.000 dipendenti. A fine 2020: circa 1.298.000 dipendenti, con un balzo del +62% rispetto all’anno precedente. Alla fine del 2021 l’organico ha raggiunto un picco di circa 1.608.000 dipendenti. Amazon ha attualmente 1.546.000 dipendenti.

Si è trattato di un’espansione eccezionale, guidata dall’ondata del COVID, dal boom dell’e-commerce e da una crescita volutamente aggressiva. Poi la fase è cambiata. Il mercato ha richiesto una crescita più lenta, una maggiore ricorso all’automazione, un aumento dei costi e  l’introduzione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Se così è, una forza lavoro numerosa e eccessivamente ridondante diventa un ostacolo.  Amazon ha già tagliato posti di lavoro negli ultimi due anni in più aree aziendali, tra cui:  dispositivi, comunicazioni e podcasting. I tagli annunciati  questa settimana possono riguardare altre divisioni, tra cui le risorse umane, note come People Experience and Technology o PXT; Operations, Dispositivi e Servizi e in Amazon Web Services.

Il CEO di Amazon Andy Jassy  aveva detto a giugno  che l’aumento dell’uso di strumenti di intelligenza artificiale avrebbe probabilmente portato a ulteriori tagli di posti di lavoro, in particolare attraverso l’automazione di attività ripetitive e di routine denunciando  un’ eccesso di burocrazia interna. “Fare più con meno”. La filosofia (non solo di Amazon) è semplice: le aziende dovrebbero sempre  avere sempre un numero di dipendenti estremamente “tirato”, spesso insufficiente qualcuno potrebbe dire. Mai in eccesso. La linea anonima predisposta in azienda per proporre soluzioni alle inefficienze organizzative   ha registrato  circa 1.500 risposte con oltre 450 modifiche al processo solo dall’inizio del 2025. C’è addirittura chi va oltre e stima che Amazon avrebbe un eccesso di collaboratori superiore 10 volte a quello che è uscito in questi giorni. Layoffs.fyi , un sito web che tiene traccia dei tagli di posti di lavoro tecnologici, ha stimato che circa 113.000 posti di lavoro sono stati persi finora quest’anno in 218 aziende. Per tutto il 2024, la cifra è stata di circa 153.000 in oltre 500 aziende tecnologiche.

“Quest’ultima mossa segnala che Amazon sta probabilmente realizzando abbastanza guadagni di produttività basati sull’intelligenza artificiale all’interno dei team aziendali per sostenere una sostanziale riduzione della sua forza”, ha detto a Sky Canaves, un analista di eMarketer. “Amazon è stata anche sotto pressione a breve termine per compensare gli investimenti a lungo termine necessari alla costruzione della sua infrastruttura di intelligenza artificiale”. L’intera portata di questo ciclo di tagli di posti di lavoro non è ancora chiara. Fortune in precedenza aveva  riferito che solo la divisione Risorse Umane potrebbe essere presa di mira con un taglio di circa il 15%. Il  programma iniziato all’inizio di quest’anno per riportare i dipendenti in ufficio cinque giorni alla settimana, è stato tra i più rigorosi del comparto tecnologico, non è riuscito a generare le dimissioni che (forse) l’azienda si aspettava tra chi vive lontano dagli uffici aziendali. È difficile da credere ma Amazon è molto più vulnerabile di quanto la maggior parte delle persone si renda conto. Eliminare o ridimensionare i reparti di basso valore o, di fatto, superati  e reinvestire il capitale in aree ad alta crescita come l’intelligenza artificiale, l’automazione, il cloud, la catena di approvvigionamento, il food, i veicoli autonomi e la robotica è fondamentale. Lì c’è la sfida vera. Nei magazzini in giro per il mondo, tra l’altro, sono previste a breve 250.000 assunzioni a termine.

Infine, sottolineo quanto riportato  da Diana Cavalcoli sul Corriere :”I tagli annunciati da Amazon, al momento, non sembrerebbero coinvolgere l’Italia dove, spiegano fonti sindacali, in previsione dell’aumento dei volumi online per le festività natalizie e per il «Black Friday» Amazon sta inserendo nelle strutture logistiche nuovo personale a termine. Nei primi mesi del prossimo anno Amazon aprirà due nuovi centri distribuzione: quello di Fiano Romano, alle porte della capitale, e quello di Jesi, nelle Marche”.

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