Da ex allievo salesiano pensare all’oratorio e di ciò che ha rappresentato per me negli anni dell’adolescenza provoca solo ricordi positivi. Anni di crescita, sbucciature alle ginocchia, consapevolezza dell’importanza dello stare insieme. Inizialmente uno spazio dove i giovani potevano incontrarsi, giocare e partecipare ad attività educative. Con il passare degli anni, l’oratorio si è via via sviluppato in un complesso educativo più completo, includendo scuole, laboratori, e strutture per fornire ai giovani gli strumenti necessari per affrontare la vita da diversi punti di vista. La forza dell’oratorio è, da sempre, la comunità che lo anima. Vero pilastro sociale, soprattutto nelle periferie delle grandi città e nei paesi dell’hinterland, scuola di formazione alle coscienze e alla vita oggi per certi versi in crisi, se ne sente un po’ la mancanza. Luoghi di divertimento sportivo e di incontro, supporti educativi per le famiglie, a volte, addirittura uffici di collocamento per le imprese della zona. Per molti, una seconda casa.
A Milano nel mese di gennaio si è svolta la settimana dell’educazione che ha messo al centro il rapporto fra oratorio e sport: un ambito educativo decisivo, vissuto come alleanza preziosa ma anche fragile tra oratori e società sportive. È un tempo concreto di ascolto e confronto tra chi cura la regia educativa degli oratori con i giovani educatori, ma anche con gli allenatori, i dirigenti e i genitori, per rileggere fatiche e opportunità e immaginare passi nuovi: formazione, inclusione, attenzione ai più fragili, protagonismo di ragazzi e ragazze, scelte condivise. Una settimana propedeutica all’Assemblea degli oratori appena conclusa alla presenza dell’Arcivescovo Mario Delpini.
Negli oratori ambrosiani, e non solo, lo sport non è mai stato solo una attività ricreativa e rimane, ancora oggi, un ambito educativo da coltivare con responsabilità. Lo sport oggi intercetta moltissimi ragazzi che non vediamo altrove: è un luogo dove emergono il meglio e il peggio delle relazioni, delle pressioni delle famiglie, delle fragilità degli adolescenti, delle disuguaglianze tra chi è “bravo” e chi resta ai margini. Parlare di sport in oratorio significa toccare i nervi scoperti della nostra azione educativa: la regia dell’oratorio, il rapporto con le società sportive, la formazione degli allenatori, l’attenzione al femminile, ai più fragili, a chi resta fuori dalle squadre.
Il rapporto tra oratori e Centro Sportivo Italiano (CSI) è un’alleanza storica e strategica, fondamentale per promuovere lo sport come strumento educativo, di aggregazione e crescita sociale. Il Centro Sportivo Italiano è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia. Fondato nel 1944, il CSI opera in sinergia con parrocchie e oratori per offrire un ambiente accogliente che valorizza la persona oltre il risultato agonistico. Il CSI, attraverso le oltre 13.000 associazioni affiliate e oltre 1 milione di tesserati, promuove lo sport come momento di aggregazione, specialmente nei contesti oratoriali. Senza sottovalutare che, l’alleanza CSI-Oratorio, cerca di contrastare l’abbandono sportivo tra i 15-19 anni, offrendo un ambiente a misura di ragazzo. Il CSI vede nell’oratorio il luogo ideale per realizzare la sua missione educativa, trasformando l’attività sportiva in un’esperienza di comunità e formazione umana.
Il Centro Sportivo Italiano è un’associazione senza scopo di lucro, fondata sul volontariato, che promuove lo sport come momento di educazione, di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla visione cristiana dell’uomo e della storia nel servizio alle persone e al territorio. Il CSI risponde ad una domanda di sport non solo numerica ma qualificata sul piano culturale, umano e sociale. Molto importante, sottolinea Vittorio Bosio, Presidente CSI, la rinnovata la collaborazione con Fondazione Conad ETS per nuova edizione di “TuttInGioco”, il progetto che con il “Torneo degli Oratori” tornerà ad animare i centri estivi in tutta Italia nell’estate 2026. Dopo i risultati straordinari delle edizioni precedenti – migliaia di voucher sportivi destinati a famiglie in difficoltà –, l’iniziativa si prepara a ripartire con ancora più energia nell’estate 2026.
“TuttInGioco” non è solo attività sportiva: è un’esperienza educativa e comunitaria che trasforma oratori e società sportive in luoghi di incontro, crescita e inclusione. Attraverso tornei, giochi e attività polisportive, bambini e ragazzi possono vivere un’estate ricca di relazioni autentiche, imparando il valore del rispetto, della collaborazione e del gioco di squadra. Grazie al sostegno di Fondazione Conad ETS, anche nella nuova edizione saranno garantite opportunità concrete di partecipazione a tanti giovani che altrimenti rischierebbero di restare esclusi, confermando una visione condivisa: uno sport accessibile a tutti, capace di generare comunità e futuro. Un grazie di cuore a Maria Cristina Alfieri, Segretaria Generale e Direttrice di Fondazione Conad ETS, per la sensibilità e l’attenzione che hanno permesso a questo progetto di raggiungere risultati straordinari ha concluso Bosio.
Fondazione Conad ETS sostiene il progetto tramite l’emissione di voucher a copertura delle quote di iscrizione dei centri estivi. E questo consentirà a qualche migliaio di ragazzi che non hanno disponibilità economica di partecipare ai summer camp su tutto il territorio nazionale. Inoltre ai giovani della squadra vincente di ogni finale si aggiudicheranno una carta prepagata Fondazione Conad ETS, da utilizzare nei negozi Conad come nelle edizioni passate. Fondazione Conad ETS con questa è altre iniziative puntate sui giovani, sull’educazione e sulle aree sociali in difficoltà presidia con intelligenza i gangli vitali della società civile, offrendo una sponda concreta a chi si impegna per cambiare in meglio questo Paese.



