I miei amici espansionisti mi hanno sempre raccontato le difficoltà connesse all’apertura di un punto vendita. Per chi non è del mestiere, una volta individuata una location interessante tutto dovrebbe essere in discesa. Per loro, al contrario, inizia quello che per i ciclisti è la salita del Mortirolo tra commerciali che spingono, attese dei permessi, continue revisioni del progetto anche da parte degli enti preposti, negoziazioni, cantiere, ecc. come si dice in questi casi: “È un lavoro ingrato che qualcuno deve pur fare”. Questa storia incredibile la dedico a loro. Alla loro pazienza ma anche, ogni tanto al loro desiderio nascosto di “mandare a quel paese” qualche interlocutore troppo esigente.
Uno dei grandi record in termini di apertura è detenuto dalla Cina. Per chi non è ancora stato consiglierei una visita al New Century Global Center di Schengdu. Costruito in soli tre anni è davvero un esempio di centro commerciale completamente auto-sufficiente. 1 milione e 760 mila metri quadrati con tanto di giardino di 400 mila mq. Credo un vero e proprio record. In Toscana, regione che deteneva il record in negativo con l’apertura dell’Esselunga di Livorno (quasi vent’anni dall’atto di compravendita dell’immobile (un’ex concessionaria Fiat) al taglio del nastro, alcuni imprenditori cinesi volevano sicuramente stabilire il nuovo record di velocità di apertura convinti di finire sul Guinness dei primati. C’è mancato poco che finissero agli arresti.
Un record però, unico nel suo genere, lo hanno stabilito. Sono stati talmente veloci che le autorità sono state costrette a chiudergli il punto vendita addirittura mentre lo stavano inaugurando con tanto di taglio di nastro e palloncini colorati. Ma cosa è successo? Gli imprenditori della storia hanno acquistato parte di un ex stabilimento in via Galilei nella zona industriale di Barberino Val d’Elsa (Firenze) e hanno deciso di ricavarci un punto vendita di circa 2400 mq. Per aprirne uno sopra i 1500 mq. oltre ad un elenco infinito di adempimenti servirebbero pure autorizzazioni specifiche del Comune. Loro l’hanno fatta semplice. Una bella imbiancata all’immobile e sugli scaffali una quantità infinita di prodotti Made in China.
Ci avranno pure provato a spiegargli che da noi, ad andare bene, occorrono dai 9 ai 18 mesi per aprire un punto vendita tra progetti, norme e pareri da rispettare. Loro sostengono di non aver capito mentre il Comune dice non essersi accorto di nulla e così, siamo arrivati al giorno dell’inaugurazione. Mentre proprietari e clienti festeggiavano tra birra cinese, involtini primavera, ravioli e noodles, qualcuno in Comune, esterrefatto, ha chiesto l’intervento immediato della polizia locale, delle forze dell’ordine e degli enti competenti. I vigili urbani hanno rilevato «l’assenza di qualsiasi tipo di autorizzazione». Sul posto anche i carabinieri di Tavarnelle e la guardia di finanza. Verbalizzato ai titolari l’immediato l’atto di chiusura del punto vendita. Un record. Tutti sostengono che fino ad allora nessuno si era accorto di nulla. L’amministrazione comunale ha rilevato solo pochi giorni prima l’allestimento improvviso di una struttura commerciale di cui «non erano state comunicate finalità e condizioni»: 2400 metri quadri pronti per l’apertura al pubblico. Barberino Tavarnelle è un comune composto da due borghi principali: Barberino Val D’elsa e Tavarnelle Val di Pesa. I borghi sono al centro della Val d’Elsa e della Val di Pesa, un meraviglioso territorio che offre allo sguardo una natura verdeggiante di vigneti e olivi. La posizione strategica del borgo gli diede grande prestigio commerciale e militare, oltre a diventare punto di riferimento per i viandanti.
Un luogo ideale, devono aver pensato i nuovi proprietari, per costruirci un piccolo centro commerciale. Scoperto l’arcano il sindaco David Baroncelli ha preso posizione difendendo la linea di rigore adottata dall’amministrazione: «Il nostro è un luogo di legalità, principio imprescindibile per la tutela della sicurezza e della qualità della vita economica e sociale del territorio. Non possiamo tollerare chi si fa beffa delle regole e dei procedimenti autorizzativi. Abbiamo posto uno stop fermo e deciso a chi tenta di sfruttare le potenzialità economiche del nostro territorio ricorrendo all’abusivismo», ha dichiarato. Il Comune ha inoltre informato il vicino Comune di Poggibonsi, con cui condivide parte dell’area produttiva, e ha annunciato ulteriori controlli e atti per garantire la piena legalità.
Sinceramente, pensando alle fatiche di Sisifo dei nostri espansionisti viene da sorridere. Leggere che il Comune, essendo ancora in attesa della chiusura ufficiale della precedente attività, burocraticamente parlando, non aveva nulla di cui preoccuparsi perché pur avendo notato, nei giorni precedenti l’inaugurazione, oltre ad una gigantesca insegna, strani movimenti e allestimenti all’interno dei locali ma non aveva ricevuto comunicazioni chiare sulle intenzioni dei nuovi gestori. E quindi non aveva motivo per agire preventivamente.



