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È un’operazione d acquisizione diversa da tutte altre. La definirei win win tra acquirente, acquisito  e consumatori locali. E può fare scuola. Più che imporre l’insegna il più rapidamente possibile, offerta commerciale compresa, meglio creare sinergie che prendano il meglio da entrambi. La conoscenza del territorio di Borello, la forza di Unes. Entrambe fondamentali  per crescere. Senza fretta. Lato cliente, Borello resta quindi Borello con qualche prodotto in più. Unes entra in punta di piedi e impara. Operazione necessaria perché è una regione dove la prossimità vanta un profilo specifico proprio di insegne riconosciute.  Contemporaneamente Unes mette a disposizione  la forza del Gruppo che ha alle spalle. Nella GDO nessuno ha mai calcolato in anticipo  l’impatto vero delle operazioni di fusione e acquisizione (M&A). Trattandosi sostanzialmente di punti vendita  che cambiano insegna al massimo si parla di accelerazioni dei processi in corso. Di rilancio se ne esistevano le condizioni, di chiusura, al contrario, se il punto vendita era ormai su una china irreversibile. In genere non sono neppure preparate a lungo se non con qualche riunione. La tipica cultura top down dei manager commerciali non prevede lunghi accompagnamenti. Spesso le direzioni risorse umane sono chiamate ad intervenire solo se nascono problemi.

L’approccio di Unes, già visto nel caso Giannasi, è diverso. Non ci si allarga comprando “ferri vecchi” come li ha chiamati Francesco Avanzini alla conferenza Conad o “colonizzando” insegne insediate in altre regioni che hanno valori, cultura e approccio al cliente completamente diversi. Soprattutto se il potenziale acquisito è una realtà riconosciuta come ottima nel suo perimetro di insediamento. Gli uomini di Finiper stanno facendo fatica ad allinearsi a  Giannasi ma ci provano rispettandone i tempi perché non hanno  comprato una semplice insegna che vende pollo arrosto ma  una storia, una cultura un modello organizzativo apprezzate nel territorio che deve arricchire la loro. Altrimenti sarà tutto inutile.

Con Borello sarà lo stesso. Sarà un affiancamento importante e lungo quello di Fiorenzo «Fiore» Borello, 72 anni cresciuto come ex garzone di macelleria e poi diventato imprenditore nel 1985. Sua la tessera fedeltà “ciapapunt”, “suoi” i quasi 800 collaboratori distribuiti nei 52 punti vendita. La decisione, che avevo in qualche modo anticipato qualche giorno fa, era prevedibile. Quando ho letto dell’interesse di Unes a portare i suoi prodotti in Piemonte e della volontà di Borello di metterli a disposizione dei suoi clienti dopo aver sostanzialmente chiuso il rapporto con PAM il quadro mi si è chiarito. Piccole ma importanti realtà locali che non possono fare il salto di qualità ma con un profilo particolarmente qualitativo  assimilabile al potenziale acquisitore devono, prima o poi, passare la  mano. Non perché l’azienda non va bene ma per continuare a crescere. Il resto segue.

L’operazione, che formalmente si chiuderà a giugno 2026, segna il passaggio da una realtà che ha fatto della prossimità e dei prodotti locali il suo marchio di fabbrica ad un’altra che, nella sua rinnovata strategia, punta proprio a ricomporre un quadro di insieme che valorizza ciascuna parte che lo compone. Borello è sempre andato controcorrente. Quando i concorrenti più “palestrati” puntavano al centro di Torino lui ha iniziato ad andare nei piccoli paesi dell’hinterland. In questi giorni sono aperti i cantieri per nuovi negozi a Condove e Ciriè. Alla fine ha sempre avuto ragione lui, con un utile annuo di quasi 4 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato prevede un cambiamento solo  sugli scaffali dove cresceranno i prodotti Unes e quelli a marchio Viaggiatore Goloso. E l’espansione, nei piani avverrà convinto l’insegna Borello.

Per Stefania Zullo della Fisascat Cisl Borello ha sempre tenuto insieme due aspetti: qualità dei prodotti e rispetto dei lavoratori. Una mosca bianca di questi tempi. Caratteristica da mantenere assolutamente.  Anzi. Possibilmente da allargare alla trentina di punti verità che Unes già conta in Piemonte.Fiorenzo Borello continuerà a esserci e nessun posto di lavoro è a rischio. Il 2026 si era aperto con un primo cambio di passo, ovvero con la fine della partnership con Pam a favore del gruppo milanese Unes. L’obiettivo è ampliare la gamma senza tradire la filosofia del marchio. Come sottolinea Borello: “La nostra fortuna è che abbiamo azzeccato formato, piccole dimensioni e qualità, location intelligenti, quando tanti puntavano sul prezzo bassissimo e sulle grandi dimensioni».

Ora il marchio si trasforma per continuare a crescere, fa intendere il fondatore. “E chi mi conosce sa che resterò in azienda fino alla fine”.  L’operazione  “si legge nella nota trasmessa ai sindacati, “dovrebbe presumibilmente perfezionarsi entro giugno”. Da qui la  preoccupazione dei circa 800 lavoratori e di Filcams, Fisascat e Uiltucs che chiedono garanzie sul futuro. “L’insegna rimane”, faremo le cose insieme, ha detto l’imprenditore. “Il lavoro continua e non c’è nessuna intenzione di lasciare nessuno a casa”. C’è chi  lo vorrebbe presidente, oppure potrebbe diventarne consigliere. In qualsiasi caso, è parte dell’intesa  la sua presenza ai vertici. E se da una parte assicura che «il cliente non si accorgerà di nulla, abbiamo già riscontrato un grande apprezzamento verso il prodotto Unes», dall’altra ribadisce che i suoi lavoratori non hanno da temere.

Per Unes è un risultato importante. C’è chi la dava prossima alla cessione, chi ai margini del progetto Finiper. Sull’arrivo a capo della BU di Armando Strano, della sua scelta di accettare la sfida  di UNES ne avevamo parlato qualche tempo fa, insieme. Il suo è un percorso importante di crescita in GDO e personalmente credo farà molto bene. Sono un gruppo di giovani manager a cui va data fiducia perché interpretano, in chiave contemporanea, a mio parere,  la sensibilità e la capacità di lettura del contesto del fondatore. Per UNES è arrivato il momento di girare pagina. 

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