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Il mercato globale del cibo e della vendita al dettaglio halal (il termine indica quanto è permesso dalla religione islamica in materia di comportamento, linguaggio, abbigliamento, alimentazione) è in rapida espansione. In Europa, i prodotti halal si stanno diffondendo nel commercio al dettaglio tradizionale, non solo nei punti vendita specializzati. La domanda dei consumatori è trainata sia dai musulmani che dai non musulmani, che associano l’halal a qualità, pulizia e approvvigionamento etico. Per questo è importante l’investimento da 10 milioni di euro di Carrefour nella catena Hmarket, specializzata in cibo halal.  Riflette questa tendenza, fondendo la grande distribuzione con la specializzazione di nicchia.

Il  mercato halal, che comprende cibo, prodotti farmaceutici, turismo e lifestyle, vale oltre 3.000 miliardi di dollari e la finanza islamica collegata detiene a livello globale asset per oltre 5.000 miliardi di dollari. Insieme, formano un ecosistema combinato del valore stimato di 8-10.000 miliardi di dollari, se sfruttato correttamente. A livello globale, l’halal non è solo una questione religiosa, ma è sempre più legato a etica, qualità, tracciabilità e trasparenza. In risposta a questa crescente domanda, le aziende si concentrano sempre più sull’espansione della propria offerta nel segmento degli alimenti halal.

Ad esempio, nel novembre 2023, Deli Halal ha lanciato la sua 89° nuova linea di salumi affettati certificati halal in catene di supermercati come Giant Food Stores e Stop & Shop Supermarkets. La disponibilità di tali prodotti sottolinea l’impegno del settore verso l’innovazione e la soddisfazione delle preferenze in evoluzione dei consumatori. Inoltre, la popolarità del cibo halal va oltre l’adesione religiosa, con un numero crescente di consumatori non musulmani che optano per questi prodotti. Di conseguenza, le aziende del settore alimentare halal stanno capitalizzando questa tendenza diversificando i propri portafogli di prodotti ed espandendo le proprie reti di distribuzione per raggiungere una fascia demografica più ampia. Con la continua crescita della carne certificata halal e delle opzioni alternative alla carne, si prevede che il mercato si espanderà e innoverà ulteriormente nei prossimi anni. Source: (https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/halal-food-beverages-market).

L’azienda, fondata a Pontault-Combault dalla famiglia Guelli, nel 2006 conta una ventina di punti vendita in Francia e Belgio e ha generato un fatturato di 300 milioni di euro nel 2024. L’insegna sta vivendo una rapidissima espansione. Carrefour e Hmarket non sono estranei l’uno all’altro: Hmarket è già fornitore di private label per il retailer francese. Inoltre, Hmarket ha già acquisito alcuni punti vendita della catena discount Supeco di Carrefour , come riportato dal sito francese L’Informé. Il nuovo investimento dovrebbe consentire a Hmarket di beneficiare di economie di scala, mentre Carrefour spera di aumentare significativamente la sua quota di mercato tra la popolazione musulmana.

Il marchio, nato come semplice macelleria halal, ha accelerato il suo sviluppo dal 2018, concentrandosi su ” prodotti a prezzi imbattibili”, secondo il suo sito web, dove si presenta come “un rivenditore impegnato” a supporto degli “attori locali”. Pur distinguendosi per i prezzi interessanti dei prodotti halal, i suoi supermercati si rivolgono a una clientela più ampia rispetto alla sola comunità musulmana. Carrefour con questo investimento prosegue così con la sua diversificazione.  Hmarket, riconosciuta per il suo approccio innovativo e sostenibile, beneficia di un significativo supporto finanziario e strategico.

Questa alleanza mira a rafforzare la presenza di Carrefour sul mercato, spingendo Hmarket verso nuovi orizzonti. Una partnership che potrebbe trasformare il panorama della vendita al dettaglio e offrire ai consumatori esperienze di acquisto uniche. Per Carrefour, questa partecipazione rafforza la sua presenza nel mercato dei prodotti etnici, mentre Hmarket beneficia di un supporto strategico per le sue ambizioni di espansione. Hmarket prevede infatti di aprire cinque nuovi punti vendita all’anno, con una prossima apertura prevista a Clermont-Ferrand. Questa alleanza promette di dare impulso al settore della distribuzione alimentare in Francia. Pur distinguendosi per prodotti halal a prezzi interessanti, i suoi supermercati si rivolgono a una clientela più ampia rispetto alla sola comunità musulmana. Hmarket può già “acquistare prodotti a marchio privato (MDD) di Carrefour per venderli nei propri punti vendita” , grazie a un precedente contratto con il gigante della distribuzione, sottolinea L’Informé.

Secondo il media specializzato LSA, nel 2024 Hmarket ha generato un fatturato di 300 milioni di euro. Da parte sua, Carrefour ha generato quasi 46,56 miliardi di euro di fatturato nella prima metà del 2025. La popolazione musulmana in Francia e Belgio rappresenta una base di consumatori considerevole e in crescita, con preferenze specifiche per prodotti certificati halal e culturalmente appropriati. Carrefour mira a servire al meglio questo segmento, che spesso richiede standard più rigorosi e un’offerta di prodotti diversificata. Con questa partecipazione, Hmarket potrà beneficiare della logistica, degli  acquisti e dell’infrastruttura di vendita al dettaglio di Carrefour. Ciò contribuirà a ridurre i costi di approvvigionamento, distribuzione e certificazione halal. Per Carrefour, l’accordo accelera l’ingresso nel commercio al dettaglio specializzato halal, senza dover affrontare tutti i rischi di un’operazione da zero.

L’operazione non è scevra da rischi e rappresenta una sfida per Carrefour. Innanzitutto per la pressione sui costi. Le catene di approvvigionamento Halal sono spesso più costose a causa della macellazione specializzata, delle certificazioni e degli audit. Un rischio riguarda le possibili ricadute negative per entrambi i marchi perché  qualsiasi inadempienza nella conformità halal potrebbe danneggiarne la reputazione. E infine la supervisione normativa: diversi enti di certificazione halal e standard variabili possono creare complicazioni. La sfida è evidente. L’industria halal va ormai ben oltre la semplice sicurezza alimentare e le restrizioni dietetiche. Attraversa la finanza, l’integrità del prodotto e la fiducia dei consumatori. La certificazione halal deve quindi riflettere non solo ciò che i consumatori mangiano, ma anche come i prodotti vengono finanziati, realizzati e consegnati.

L’idea quindi è di estendere l’halal oltre il settore alimentare, includendo prodotti farmaceutici, assistenza sanitaria, lifestyle, turismo e altro ancora, finanziati attraverso metodi conformi alla Sharia sapendo che qualsiasi lacuna nell’integrità halal o prova di non conformità danneggia la fiducia non solo in un singolo marchio, ma nell’intero ecosistema.

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