Skip to main content

Il 18 giugno 2026, Ahold Delhaize ha annunciato la nomina di Claire Peters come CEO di Ahold Delhaize USA, con ingresso effettivo dall’otto settembre. Peters succederà a JJ Fleeman, che lascerà il gruppo a fine giugno per diventare CEO di Dollar General dal primo gennaio 2027. Una nomina attesa, che chiude un interregno aperto a marzo e che porta alla guida del più grande operatore grocery della Costa Est americana un profilo del tutto inedito per quella poltrona: una manager britannica con trent’anni di carriera su quattro continenti, formatasi in Tesco, temprata in Woolworths, e poi attratta — e poi lasciata ai margini — dentro il grande progetto food di Amazon.

Nata a Swansea, nel Galles, Peters inizia la carriera vendendo scarpe per bambini. Poi arriva il primo turno di cassa in un Tesco mentre studia all’Università di Loughborough, dove si laureerà in economia e sociologia. Da quel momento Tesco diventa la sua scuola per ventuno anni: store manager, regional retail director, Managing Director Large Stores, Commercial Director per Healthcare & Baby, Beauty and Toiletries. La formazione di chi impara il grocery dall’interno, categoria per categoria, con la responsabilità di conto economico reale fin dalle prime esperienze manageriali.

Nel marzo 2014 Tesco la manda in Thailandia come COO del business food locale, con quasi duemila punti vendita sotto la sua responsabilità diretta. Un’esperienza che pochi retail executive possono vantare: un’operazione di quella scala in un mercato non anglofono, con complessità regolamentari e culturali profondamente diverse da quelle britanniche. Peters non viene mandata in Thailandia perché era la scelta più comoda: viene mandata perché Tesco la considerava pronta.

Nel giugno 2017 arriva la chiamata dall’Australia. Woolworths sta vivendo uno dei periodi più difficili della sua storia recente: calo delle vendite, pressione dei discount, necessità di un cambio di passo. Dopo una ricerca durata quasi un anno, il gruppo sceglie Peters come Managing Director dei supermercati: prima donna a guidare una catena nazionale australiana, outsider britannica con curriculum asiatico, chiamata a rimettere in moto una macchina da oltre mille punti vendita. Stabilizza la performance, recupera quote di mercato, ricostruisce la fiducia del consumatore su freschezza e qualità. Nel 2020 Woolworths la promuove a Managing Director B2B and Everyday Needs, perimetro allargato a Big W, wholesale internazionale e nuove partnership. Il percorso ascendente nel gruppo non si è ancora arrestato.

Poi, a fine 2022, arriva la telefonata di Tony Hoggett. Hoggett è un altro prodotto della scuola Tesco — trentuno anni nel gruppo, fino a Group COO e Chief Strategy and Innovation Officer. Dal 2021 è in Amazon come SVP Worldwide Physical Stores, con il mandato di costruire il grocery fisico di Seattle e integrarlo con l’ecosistema digitale. Non è una missione di manutenzione: è una missione di fondazione. Per farlo vuole attorno a sé chi capisce il grocery dall’interno. A febbraio 2023 annuncia l’ingresso di Claire Peters come VP Worldwide Fresh: responsabilità sull’intera rete Amazon Fresh nordamericana e internazionale, reporting diretto a lui.

Il progetto è chiaro nelle ambizioni. Peters parla di visione omnicanale, di portare tutto insieme. Amazon Fresh ha limiti evidenti — assortimento insufficiente, negozi freddi e poco invitanti, connessione debole con il resto dell’ecosistema. Peters non li nega: tremila nuovi prodotti introdotti, ristrutturazione dell’esperienza in store, test di micro-fulfillment center agganciati ai negozi fisici per accelerare l’evasione degli ordini online. Approccio operativo, concreto, privo di annunci velleitari. Ma il progetto ha un punto di fragilità strutturale: è costruito attorno a Hoggett. Quando, nell’ottobre 2024, Hoggett lascia Amazon per diventare COO di Wonder, l’architettura cambia. Jason Buechel, CEO di Whole Foods, viene nominato anche VP Worldwide Grocery Stores: tutto il grocery sotto di lui. Peters rimane formalmente nel suo ruolo. Ma il centro di gravità si è spostato: Whole Foods è il cuore del disegno strategico, Amazon Fresh una variabile secondaria. Nei mesi successivi non arrivano annunci significativi, non ci sono nuovi investimenti nel fisico, non ci sono segnali di avanzamento nella visione omnicanale che aveva motivato il suo ingresso. Il progetto è, nei fatti, archiviato.

La chiamata di Ahold Delhaize arriva in questo contesto. Sembra un  paradosso. JJ Fleeman, che Peters si trova a sostituire, è l’esatto opposto del suo profilo. Cresciuto interamente dentro Ahold Delhaize in trentasei anni, da Food Lion a Peapod Digital Labs a CEO, Fleeman è stato l’architetto della trasformazione digitale di ADUSA: ha lanciato Prism, la piattaforma digitale proprietaria estesa a tutti i banner americani, Hannaford compresa, entro fine 2025. Ha portato il gruppo alla profittabilità dell’e-commerce su base fully allocated nella prima metà del 2025. Nel primo trimestre 2026 le vendite online USA sono cresciute del 14,3%, segnando l’ottavo trimestre consecutivo a doppia cifra, con penetrazione omnicanale al 10% record. Fleeman lascia un’infrastruttura digitale matura e un’eredità che definisce interamente la sua gestione.

Peters arriva con un curriculum costruito sul retail fisico. La domanda che circola nel settore è diretta: cosa fa un’esperta di physical retail in un’organizzazione che ha appena completato la sua trasformazione digitale e che in quella trasformazione ha investito la sua identità strategica? La risposta ha una sua logica interna: l’infrastruttura digitale è pronta, il problema che resta aperto è la parte fisica. Stop & Shop è ancora in turnaround — più di quaranta remodeling previsti nel 2026, seconda tornata di price investment in corso su tutti i punti vendita del banner. Food Lion è campione di stabilità con cinquantatré trimestri consecutivi di crescita comparabile, ma deve evolvere su qualità e assortimento. Hannaford opera in mercati regionali dove la pressione competitiva si intensifica. Peters sa cosa vuol dire riformare un’esperienza di store su scala, sa leggere freschezza e assortimento come variabili economiche e non decorative. Quello che non ha potuto completare in Amazon — per ragioni che non sono dipese da lei — è precisamente ciò che ADUSA ha già risolto sul fronte digitale.

C’è anche una questione di contesto competitivo. Il mercato grocery della Costa Est americana è sotto pressione da più fronti: discount tedeschi in espansione, club store in crescita nella fascia alta di valore, Walmart onnipresente sui segmenti di prezzo. In questo scenario la capacità di gestire l’esperienza fisica — non solo come contenitore dell’ordine online, ma come destinazione di acquisto con una proposta propria — diventa un fattore differenziale. Fleeman ha costruito la macchina digitale. Peters deve fare in modo che la macchina fisica sia degna di essa.

Peters stessa ha scelto di presentarsi con il linguaggio della continuità digitale. Nel comunicato ufficiale ha dichiarato di voler “accelerare la crescita omnicanale, sviluppare l’assortimento di marca propria e continuare a generare valore sostenibile per clienti, associati e azionisti”. Tre priorità che sono esattamente quelle che Fleeman ha costruito. Il che può significare due cose: che ha capito dove si trova, oppure che sa cosa il board vuole sentirsi dire. Frans Muller, in uscita dalla presidenza in favore di Thierry Garnier, l’ha presentata come portatrice di forte guida operativa e profonda esperienza in omnichannel grocery. Ma la continuità vera, qui, non riguarda la tecnologia: riguarda l’intenzione di tenere insieme fisico e digitale come sistema unico. Quella intenzione Peters l’ha già perseguita — ad Amazon, dove non ci è riuscita perché il contesto non era allineato e la cultura aziendale era profondamente diversa. Da ADUSA, il contesto è pronto. Adesso tocca a lei.

Lascia un commento