Milano è una città che non perdona l’approssimazione. Anziani e turisti, residenti alto-spendenti nelle zone semi centrali e centrali, aree periferiche in sofferenza: una piazza complessa, esigente, che chiede identità forte e presidio capillare. Gli over 65 rappresentano già oggi il 20% della popolazione residente. Buona parte dei nuovi nati sempre più avrà cittadinanza non italiana. Una città che attrae turisti, studenti e giovani lavoratori mentre le famiglie, parte del ceto medio basso, si spostano verso l’hinterland e i comuni della prima cintura, principalmente a causa dell’aumento del costo della vita e degli affitti.
Premetto che, essendo la mia città, forse sopravvaluto l’interesse che dovrebbe avere il leader di mercato a presidiarla. Eppure dal 2019 (anno dell’operazione Auchan) ad oggi, altre insegne si sono date da fare per erodere lo spazio ad Esselunga, la vera leader di casa. Vedi Iperal, Tigros, la stessa Unes e recentemente Tosano. E senza parlare dei discount. Lo spazio c’era e c’è. Continuo a pensare che varrebbe la pena di fermarcisi e ragionare sul tema, perché i numeri raccontano la presenza di un potenziale inespresso di attrattività per chi reclama una propria distintività. Comunque la si giri, Conad — leader nazionale della distribuzione organizzata — nella capitale economica d’Italia non si percepisce come tale. Non per colpa delle due cooperative presenti, che anzi, fanno il loro. In una realtà già complessa in sé, dividerla in due forse rende ancora più difficile l’elaborazione di una strategia efficace. Conad Centro Nord e CIA-Conad, operano in parallelo senza, a mio parere, dotarsi di una visione urbana condivisa. Ceduto a Penny il PDV di via Ponti, frequento spesso il punto vendita di Corso San Gottardo — pur scomodo, nel piano interrato, sotto un OVS, in pieno stile Standa Commerciale d’antan. Eppure funziona, e funziona bene. Nonostante le difficoltà sul piano della mobilità causate in questi giorni dall’inversione del senso di marcia di via Gentilino, limitatamente al tratto stradale compreso tra via Balilla e corso San Gottardo. Reparti serviti ben curati, offerta di qualità, gestione attenta. Non è solo la posizione a farlo vivere: è la competenza di chi lo conduce. È esattamente questo il punto: quando Conad lavora bene, si vede. Il problema è che a Milano non si riesce a percepirne la presenza. Non ho mai compreso la necessità di competizione tra centrali cooperative. Vale anche Coop. È un lascito del novecento. Cosa serve riconoscersi in una parte quando il mondo ti ritiene ormai parte di un tutto. La comunicazione non distingue. Non può distinguere. Le radici vanno ricordate e rispettate. Ma il mondo va avanti. Consideratelo pure un mio limite.
Eppure Conad Centro Nord supera i 2,100 miliardi di fatturato. di euro. (+3,17%) ha circa 7.500 collaboratori e 337 soci imprenditori. Per il triennio 2025-2027 ha previsto investimenti di 282,8 milioni per espandere la rete e aprire nuovi concept store. Per il 2026 ha stimato un fatturato di 2,3 miliardi che verificheremo a consuntivo. Allo scorso luglio la quota di mercato era del 7,34% e i clienti fidelizzati 1,2 milioni. Lo scontrino medio è di 28,6 euro, quello dei clienti fidelizzati 36,7 euro. Il retailer dei dettaglianti conta su una rete commerciale di 332 punti vendita. Molto superiore ai 292 del 2024: la cooperativa ha scelto di considerare bar e parafarmacie non più come reparti interni ai punti vendita, ma come veri e propri canali di vendita autonomi. L’e-commerce ha registrato una crescita del 35%, con il servizio di home delivery che incide per il 73% sul fatturato online (dati Distribuzione Moderna).
Da poco ci sono i dati freschissimi appena annunciati da CIA-Conad. L’altra metà del cielo. Nel 2025 ha sviluppato un fatturato totale alle casse di 3,2 miliardi di euro. A fine 2025, la sua rete comprendeva 256 negozi e 92 “concept” tematici, come bar/ristoranti (31), parafarmacie (22), pet store (29), distributori di carburante (7), negozi di ottica (3). CIA è presente in Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e San Marino), Marche (Pesaro-Urbino, Ancona), Veneto (Padova, Rovigo, Venezia, Treviso e Verona), Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine) e Lombardia (Milano, Bergamo e Lecco). Gli investimenti sulla rete nel 2025 sono stati di oltre 120 milioni di euro. Le nuove aperture di punti vendita sono state 4: il Conad City di via Aurelio Saffi a Rimini, lo Spesa Facile di Albignasego (PD), il City di viale Martiri della Libertà a Fabriano (AN) e lo Spesa Facile di Mortegliano (UD). A queste si aggiungono 2 inaugurazioni di concept (a Castelfidardo e Cervignano), 4 ristrutturazioni totali di punti vendita e 38 ristrutturazioni parziali.
«Anche nel 2025 – dichiara l’amministratore delegato di CIA-Conad, Luca Panzavolta – CIA-Conad ha ottenuto risultati superiori alla media del mercato, in uno scenario caratterizzato da forte incertezza. Per scelta strategica privilegiamo un’offerta competitiva e accessibile tutti i giorni, in cui il rapporto qualità-prezzo non poggia unicamente sulla leva promozionale, ma soprattutto sul prodotto a marchio (Mdd) e sulla convenienza continuativa. Le sole cifre, però, non rendono merito al comune impegno e agli sforzi delle tante persone del nostro sistema. Per contribuire a restituire fiducia a chi entra in relazione con noi sappiamo che dobbiamo mantenere la consapevolezza del nostro ruolo e svolgerlo al meglio”. Il patrimonio netto ha raggiunto quota 959,8 milioni di euro (+5,3%), di cui oltre 136 milioni costituiscono il capitale sociale. Nel complesso il sistema CIA-Conad dà lavoro a più di 12.100 persone, sommando la rete dei negozi, la cooperativa e le società del gruppo. Si tratta di un dato in costante aumento, anche se si continua a registrare difficoltà nel reperire professionalità specializzate, in particolare nei reparti serviti. L’80% dell’organico è a tempo indeterminato. Grande attenzione è posta al tema della formazione con oltre 18.000 ore/uomo erogate fra rete e cooperativa. Tra le novità, un corso di educazione finanziaria rivolto al personale delle basi logistiche e volto a garantire la massima inclusività. Lavorare in sicurezza si conferma una priorità per la Cooperativa, che nel corso del 2025 ha erogato per il proprio personale 2.715 ore uomo di formazione in questo ambito (+25%).
Tra le numerose azioni del 2025 spicca l’efficientamento energetico dei magazzini, che ha portato a una riduzione del 15% delle emissioni totali. Anche nel corso del 2025, CIA e i punti vendita associati hanno destinato importanti risorse, per quasi 2,3 milioni di euro, al sostegno delle iniziative legate a sport, cultura, solidarietà e salute. Due cooperative solide, due management di qualità — e qui non ho preferenze, stimo manager e imprenditori in entrambe. Ma proprio per questo sarebbe ora di immaginare per Milano qualcosa di più di una coesistenza. Una strategia urbana unitaria, un’identità Conad riconoscibile in città, una presenza che risponda alla complessità della piazza con la stessa ambizione con cui le due cooperative presidiano i loro territori storici. Non si tratta di fusioni o gerarchie: si tratta di visione. Milano lo meriterebbe. E Conad avrebbe tutti gli strumenti per dargliela.



