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Il 2025 è stato un anno di grandi tensioni geopolitiche e di cambiamenti profondi anche nei consumi. Nella Grande Distribuzione, oltre ai numeri di cui parleranno altri, alle tradizionali classifiche e ai comunicati aziendali ci sono avvenimenti che hanno coinvolto persone e aziende. Anche se è sempre difficile accendere i riflettori esclusivamente sugli interpreti e il loro specifico contributo, al di là del ruolo presidiato, dall’insegna che ne ha consentito il lavoro, vorrei provarci lo stesso. La prima parte la dedico alle persone. La seconda, alle aziende. 


Per quanto riguarda le persone direi due su tutte. Innanzitutto l’apparire sul palcoscenico di Angelo Mastrolia. Premetto che personalmente non l’ho mai incontrato e quindi l’idea che mi sono fatto discende dalle interviste concesse. Leggo come tutti. Qualche osservatore forse con troppo entusiasmo  lo  ha già posizionato tra Leonardo del Vecchio e Juan José Roig Alfonso. C’è chi ha scomodato addirittura il fondatore di Migros, Gottlieb Duttweiler, che ha lanciato in Svizzera  l’idea dei prezzi equi e accessibili. Insomma un personaggio unico nel suo genere, una sorta di puzzle dove i tasselli, una volta incastrati, dovrebbero comporre un profilo inedito in grado di rivoluzionare il comparto della GDO e far rinascere un’insegna che ai  boomer  come il sottoscritto, ricorda i fasti della prima repubblica. Ha revocato la procedura di licenziamento di 175 dipendenti sui circa 700 della sede milanese e ha aperto un conflitto a muso duro con Centromarca. Però, dopo aver superato brillantemente l’esame di teoria, è chiamato all’esame di pratica in un’azienda che perde, malcontati, 200 milioni all’anno da dieci anni e a cui viene meno l’appoggio finanziario della casa madre. L’ho già scritto. Se non emergeranno nuovi scenari, alleati per ora coperti, accordi con altri gruppi presenti in Europa, non la vedo bene. Se ce la farà, e personalmente me lo auguro, sarà studiato nelle università di tutto il mondo. Altrimenti saranno cavoli amari.

La seconda notizia è indubbiamente l’uscita di Massimiliano Silvestri da LIDL. Una macchina perfetta caricata a molla lanciata all’inseguimento di Eurospin all’ultimo  pitstop, prima del traguardo, vede scendere il suo pilota principale. Uno shock.  LIDL Italia, pur orfana del suo leader, resta sempre una macchina da guerra con alle spalle una grande squadra. Sarà sufficiente a non perdere il ritmo di gara? Lo vedremo nel 2026. Fuori dal  nostro cortile  direi che i riflettori vanno tenuti accesi su  Jason Hart e Guillaume Darrasse. Il primo per dove ha portato Aldi negli USA. Oltre 40 mdi di dollari di fatturato, 2500 punti vendita e 47.000 collaboratori. È il secondo mercato per Aldi sud (leggi qui ). Hart da poco ha lasciato Batavia chiamato dai vertici di Aldi Süd. Adesso è a Mülheim an der Ruhr, con l’obiettivo di  rilanciare la presenza dell’insegna tedesca  nel mondo. Grandi progetti, quindi. Se scatterà il feeling con Massimiliano Silvestri ne vedremo delle belle anche da noi.

Guillaume Darrasse CEO Auchan passerà alla storia della GDO perché non ha esitato a prendere di petto l’orgoglio e le illusioni imprenditoriali di buona parte dell’Association Familiale Mulliez (AFM) per salvare il salvabile e rilanciare Auchan nel mondo. A lui, proprio in Francia,  è toccato trasformare Auchan Retail in un franchisee di Intermarché (leggi qui) e provare ad uscire con i minori danni possibili dalla Russia concentrandosi su ciò su cui vale la pena concentrarsi. Se poi guardiamo, sempre overseas, all’altra metà del cielo, direi Christina Minardi EVP of growth and development di Whole Foods Market e Amazon  e Hajir Hajji CEO di Action. La prima, è  sempre più leader in un’azienda alla ricerca di una nuova identità da quando è stata acquisita da Amazon. Minardi ha origini italiane, è cresciuta in una famiglia di panettieri, capisce di commercio e di alimentari e sta accompagnando la diffusione del nuovo formato di prossimità “Daily Shop” di WFM,  più piccolo e progettato per quartieri urbani.

Hajir Hajji nel  gennaio 2022, ha sostituito Sander van der Laan come CEO di Action. Si è trovata  a guidare una realtà in piena espansione internazionale. La sua sfida: mantenere l’identità discount di Action, integrando al contempo innovazione digitale, responsabilità sociale e attenzione alla sostenibilità. Ciò che distingue Hajir Hajji non è solo l’ascesa professionale, partendo  dal basso, tra corsie e casse ma l’apporto di una identità multiculturale.  Hajji è un simbolo per i giovani provenienti da contesti migratori o famiglie modeste che con merito e perseveranza è possibile raggiungere i vertici. Per il mondo economico, la sua storia ricorda che la diversità è una risorsa di innovazione e crescita.

Ritornando in  Italia quoto Alessandra Grendele ex Carrefour, oggi GS. Il Gruppo Carrefour l’aveva posta da tempo in rampa di lancio per nuove sfide professionali. La cessione dell’azienda la riporta ai nastri di partenza. Come ho già scritto, in  giro per il mondo, alla classica provenienza commerciale si stanno sostituendo nuove figure. Penso, ad esempio, ai Chief Information Officer e ai Chief Logistic Officer.  Alessandra Grendele, vanta un percorso simile. Al di là del successo o meno delle  scelte che coinvolgeranno la nuova GS lavorare con  Angelo Mastrolia può essere molto formativo per chi viene da una multinazionale strutturata come Carrefour. Soprattutto in termini di pensiero laterale e rapidità decisionale.

Andando oltre direi buone notizie dal mondo Conad. La ritrovata unità interna, poco pubblicizzata, era fondamentale per ripartire. Da sottolineare  il lavoro paziente di ricucitura di Mauro Lusetti e l’impegno del management del consorzio e delle singole cooperative.  In Selex continua il grande lavoro di gestione e innovazione di Maniele Tasca. A mio modesto parere il migliore top manager del comparto oggi in circolazione. Tra gli imprenditori nostrani confermo il “trio meravilla” composto da  Giangiacomo Ibba, Pippo Cannillo e Giovanni Arena.  Il 2026 è loro.

Due addii “tristi”: Cristophe Rabatel e Gregoire Kaufman. Ad entrambi un saluto sincero. Hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per riscattare l’immagine dei top manager francesi che in Italia  è appannata da anni. Entrambi ottimi manager in buona parte sottovalutati. Il primo concreto, solido, adatto alle situazioni difficili. Rabatel ce l’avrebbe fatta se Bompard non avesse avuto fretta di sottrarsi alle critiche degli investitori che lo stavano accompagnando alla porta. Per le sue qualità è finito a capo degli ipermercati  francesi di Carrefour. Il secondo ha dato il massimo a CRAI in termini di visione da grande azienda. A Ibba è servito per fare un pezzo di strada decisivo. Giocare nel Sassuolo o nell’Inter non è la stessa cosa. IBBA è un predestinato ma era arrivato per lui il momento di guardare avanti. Adesso Gregoire è già da Femsa Oxxo  il gigante messicano che possiede e gestisce la catena di minimarket OXXO, il cuore della sua divisione Proximity; OXXO è la più grande catena di negozi di prossimità in America Latina, con 24.000 punti vendita. Buona strada a tutti e due. Infine un pensiero  felice per il 2026 a tutti gli “invisibili”. A chi lavora nei  punti vendita, ai manager di rete, della logistica e nelle sedi per il loro lavoro quotidiano. Scavallato il 2025, è  suonata  la campanella che ha  decretato la fine della ricreazione. Comincia  il  2026 per tutti!!

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