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A Gorgonzola, la Bottega Solidale nata dalla Caritas della Comunità Pastorale Madonna dell’Aiuto sta per diventare qualcosa di più di un punto di distribuzione pacchi: grazie a un finanziamento della Fondazione di Comunità Milano, diventerà un vero e proprio Emporio della Dignità, con scaffali veri e una tessera a punti che permetterà ai 190 nuclei familiari seguiti — quasi 800 persone — di scegliere da soli cosa portare a casa, invece di ricevere un pacco già confezionato. È un dettaglio che dice molto del modo in cui l’Italia sta ripensando l’assistenza alimentare: non più erogazione passiva, ma un sistema che, nelle parole dei volontari, punta a “restituire dignità, responsabilità e libertà di scelta”.

Il filo che lega questo caso locale a un quadro nazionale più ampio passa, non a caso, anche da una importante fondazione presieduta da Giuseppe Caprotti figlio di Bernardo Caprotti. La  Fondazione Guido Venosta che ha dedicato un proprio approfondimento proprio al tema della donazione alimentare dalla GDO, mettendo in fila dati che raccontano un fenomeno molto più strutturato di quanto la cronaca dei singoli empori lasci intuire.

Al centro di questa infrastruttura solidale c’è Banco Alimentare, che attraverso 21 organizzazioni regionali ha distribuito nel 2025 oltre 120mila tonnellate di alimenti a più di 7.600 enti partner sul territorio, raggiungendo quasi 1,8 milioni di persone in condizione di fragilità. Il gesto più visibile resta la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare di novembre — oltre 150mila volontari, più di 12mila punti vendita coinvolti, un record di 8.300 tonnellate raccolte in una sola giornata — ma è solo la punta di un lavoro quotidiano che si regge soprattutto su Siticibo, il programma di recupero delle eccedenze da GDO e ristorazione attivo ormai in oltre 2.400 punti vendita in tutta Italia.

I numeri specifici sul contributo della distribuzione arrivano da una ricerca del Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano, presentata a Tuttofood 2026: ogni anno la GDO dona per fini sociali oltre 48mila tonnellate di prodotti alimentari, un valore stimato in 229 milioni di euro, grazie al contributo di circa 1.681 imprese. In dieci anni il dato è quasi quadruplicato, da 4.500 tonnellate nel 2015 a quasi 18mila nel 2025, con un incremento dell’11% solo nell’ultimo anno. Ma la fotografia resta diseguale: dona regolarmente il 93% delle grandi imprese della distribuzione, contro appena il 54% delle medie — la donazione strutturata, spiegano i ricercatori, richiede processi organizzativi e responsabili dedicati che le realtà più piccole faticano a costruire.

Guardando alle singole insegne, i programmi più tracciabili confermano che la pratica è ormai parte della strategia aziendale, non un gesto episodico. Coop lo fa attraverso “Buon Fine” — 4.813 tonnellate donate nel 2024, salite a 4.900 nel 2025 — affiancato da “Mangiami Subito”, che applica sconti fino al 50% sui prodotti freschi vicini alla scadenza per venderli prima che diventino eccedenza da donare. Conad ha comunicato 10,7 milioni di euro di prodotti alimentari recuperati e donati nel 2024. Esselunga collabora con Banco Alimentare da oltre vent’anni, donando circa 2.000-2.100 tonnellate l’anno — più di 4 milioni di pasti — un impegno che l’azienda stessa fa risalire alla cultura costruita da Giuseppe Caprotti, lo stesso che oggi, attraverso la Fondazione Venosta, promuove la ricerca su questo fenomeno.

Il secondo livello del sistema, quello a cui appartiene il caso di Gorgonzola, è distinto ma complementare: è la rete degli Empori della Solidarietà, negozi gestiti da Caritas e altri enti del terzo settore, spesso sostenuti da fondazioni di comunità locali e dai fondi europei per gli indigenti (FEAD e FSE+), che funzionano come supermercati veri — tessera a punti, corsie, libertà di scegliere — invece che con la logica del pacco preconfezionato. È un modello che si è diffuso silenziosamente in tutta Italia: a Mestre dal 2018, a Vicenza dentro la Rete regionale veneta degli Empori della Solidarietà, e ora a Gorgonzola, dove il progetto coinvolgerà anche la Cooperativa Pop per accompagnare le famiglie in percorsi di autonomia, non solo per consegnare cibo.

Messi in fila, questi tre livelli — Banco Alimentare come infrastruttura nazionale di raccolta e redistribuzione, i programmi strutturati delle singole insegne, e gli empori locali che trasformano tutto questo in un’esperienza di spesa dignitosa — disegnano un sistema che nella grande distribuzione italiana è più maturo e più esteso di quanto la percezione comune registri. Resta però il divario segnalato dalla stessa ricerca del Politecnico: quasi metà delle imprese della GDO, soprattutto tra le medie, non dona ancora in modo strutturato. È lì, più che nel perfezionamento dei modelli già avviati dai grandi gruppi, che si gioca il margine di crescita più immediato di questo sistema.

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