Ebbene si. La carbonara con la pancetta in bella vista sulla confezione, fino a qualche giorno fa sugli scaffali nello “shop and go” di Delhaize al Parlamento Europeo, è sparita. È stata fermata sul “bagnasciuga” dalle proteste del Ministro Lollobrigida. L’azienda belga ha fatto retromarcia e ha tolto il prodotto dai suoi scaffali. La responsabile del negozio me lo ha confermato. “ci hanno chiesto di toglierla per evitare inutili polemiche”. Poi sottovoce mi ha detto che il prodotto lo si può trovare in altri punti vendita in città. È vero, in altri due Delhaize poco lontani dal Parlamento era sugli scaffali. Dunque una “vittoria” a metà. Segnalata dal prof. Tirelli tutta la vicenda è iniziata da un post di protesta del ministro Lollobrigida dopo un suo passaggio al Parlamento Europeo: “Senza nemmeno menzionare la presenza della pancetta nella carbonara. Tutti questi prodotti rappresentano il peggio dell’Italian sounding”, ha sbottato sui social media. ” È inaccettabile trovarli sugli scaffali del market del Parlamento Europeo. Ho chiesto di avviare subito delle verifiche”. La delegazione di Fratelli d’Italia ha annunciato che avrebbe presentato ufficialmente una lettera alla Presidente del Parlamento, Roberta Metsola, la quale pur sottolineando che non esiste un “Market del Parlamento Europeo” ma solo un’insegna esterna che ha affittato uno spazio, ha probabilmente chiesto un favore ai vertici di Delhaize.
Coldiretti è subito scesa in campo a fianco del Ministro affermando che i “falsi prodotti italiani” rappresentano una perdita di 120 miliardi di euro all’anno per l’Italia e che “i principali contraffattori sono proprio i Paesi industrializzati”. Aggiungo che anche qui in Belgio la Camera di Commercio Belgo-Italiana è impegnata da diversi anni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla portata del business dei prodotti contraffatti “made in Italy”. Secondo la normativa europea sull’etichettatura alimentare, è vietato trarre in inganno i consumatori circa il Paese di origine di un prodotto. Durante la precedente legislatura, la Commissione ha iniziato a perfezionare queste norme, ma l’opposizione, in particolare da parte dell’Italia, al sistema Nutri-Score ha bloccato le discussioni.” È stata quindi l’Italia stessa a contribuire al blocco di norme di etichettatura più precise”, ricorda Benoit Cassart (Renew Europe), eurodeputato responsabile per la legislazione in materia di agricoltura e regimi di qualità.
Contattato dall’AFP, il gruppo alimentare belga-olandese Delhaize, proprietario del supermercato in questione, ha immediatamente reagito:” Siamo sorpresi dalla reazione e dall’attenzione mediatica che hanno suscitato alcune salse per la pasta a marchio privato Delhaize”, ha osservato il responsabile della comunicazione.” Sia il nome che la confezione sono pienamente conformi alla legislazione vigente”, ha sottolineato. Nel frattempo, è stata effettuata un’ispezione ufficiale da parte delle autorità presso la sede del nostro fornitore italiano. Tale ispezione non ha rilevato violazioni e ha confermato la conformità dei nostri prodotti, secondo quanto dichiarato dal funzionario. ” Non vediamo quindi alcun motivo per modificare questi prodotti e il loro imballaggio. I prodotti esistenti rimangono quindi disponibili sui nostri scaffali”, ha concluso a botta calda Delhaize, sia in Parlamento che altrove. Poi ci hanno ripensato. Nei Delhaize di differenti formati che ho visitato in città il prodotto era presente. Quindi è stato rimosso solo dal piccolo Shop and Go per evitare polemiche inutili.
La pasta alla carbonara, tra l’altro, è probabilmente uno dei piatti più “contraffatti” al mondo, con innumerevoli varianti a seconda del Paese e del consumatore. I Paesi anglosassoni optano per la pancetta al posto del guanciale, gli Stati Uniti sostituiscono il pecorino con un formaggio completamente diverso e il Belgio aggiunge la panna al sugo…Va notato che anche le altre salse con dicitura italiana (napoletana, arrabbiata, bolognese e quattro formaggi) dello stesso marchio non hanno convinto Lollobrigida che però ha abbozzato. Un anno fa circa, ci fu una dura polemica con Heinz e la sua “spaghetti sauce alla carbonara”. (leggi qui) commercializzata nel Regno Unito, battezzata ironicamente #NoDramaCarbonara, con un prezzo basso e una preparazione ultra-facile molto ricercata dai più giovani.
Delhaize descrive la sua salsa come “molto cremosa grazie a una generosa base di crème fraîche”, a base di pecorino e grana padano. La controversia in realtà riguarda un ingrediente specifico: la pancetta affumicata. Il prodotto promuove la “pancetta italiana”, indicata da una bandiera tricolore sull’etichetta, mentre la ricetta tradizionale della carbonara prevederebbe il guanciale. La confezione, il nome e la presentazione sono conformi alla legislazione europea. Il rivenditore non vede quindi “alcun motivo” per modificare la ricetta o la confezione. Poi, per evitare polemiche, ha accettato di ritirarla, almeno momentaneamente. Tra l’altro il Belgio è tra i principali clienti dell’industria alimentare italiana. Secondo lo studio “Trust Your Taste” dell’Associazione Italiana Produttori Carni e Salumi (Assica), il Paese è il terzo mercato europeo e il quinto al mondo per le importazioni di salumi italiani. Questa dinamica è alimentata da solide partnership commerciali tra aziende italiane e catene di distribuzione come Delhaize.
Secondo Il Fatto Alimentare solo ad un’occhiata superficiale, si potrebbe però pensare che la carbonara di Delhaize sia effettivamente un caso di Italian sounding: c’è, è vero, una ricetta dal nome italiano ma modificata e c’è la bandierina italiana. Però, dalla semplice lettura dell’elenco ingredienti presente in etichetta si scopre che la carbonara della discordia è fatta – tra gli altri – con il 15% di pancetta affumicata, il 3,7% di Pecorino, il 2,4% di Grana Padano DOP, tutti italiani. Non è indicata l’origine del latte intero e del 39% di panna, ma non è per niente improbabile siano italiane, anche perché l’azienda produttrice della salsa incriminata è italianissima, ha sede a Felino (in provincia di Parma). “Un prodotto realizzato da un’azienda nel cuore della food valley emiliana, con gli ingredienti caratteristici sicuramente di origine italiana (che può essere presunta anche per il resto della materia prima) non è assolutamente qualificabile come Italian sounding.” – spiega Roberto Pinton, esperto di produzioni alimentari alla rivista che ringrazio per aver riproposto su LinkedIn questo fantastico vecchio spot di Barilla sulla carbonara (guarda qui) Insomma, più che un caso di Italian sounding, siamo davanti a una tempesta in un bicchiere d’acqua. Per di più verso un’azienda italianissima a cui è stato commissionato da una catena della grande distribuzione belga un prodotto semplicemente adattato al gusto locale: un’usanza comune in tutto il mondo. Un’occasione per i media belgi, francesi e tedeschi per ricamare sulla permalosità italica per qualche giorno.



