Skip to main content

La rivista Südtirol Panorama ha pubblicato per la diciottesima volta la classifica delle trecento maggiori aziende dell’Alto Adige, e i numeri sono quelli di un territorio che non conosce crisi: 33 miliardi di fatturato complessivo, 2,2 miliardi in più dell’anno scorso (+7,14%), il massimo mai registrato, contro i 18,2 miliardi del 2016, con cinque aziende sopra la soglia del miliardo. In cima, come sempre, c’è un supermercato. Aspiag Service, la controllata italiana dell’austriaca Spar, chiude a oltre 2,6 miliardi di ricavi (+2,4%) e lascia dietro di sé la società energetica provinciale Alperia, a quota 2,4 miliardi, e Seetech Global Industries, l’ex gruppo Leitner, a 1,67 miliardi. Un’insegna di spesa quotidiana davanti all’energia idroelettrica e alle funivie: in una provincia che si racconta industriale e turistica, è un dato che merita di essere guardato due volte.

La seconda volta bisogna farlo con un po’ di malizia contabile. La classifica ordina per sede legale, e Aspiag ha la sede legale a Bolzano ma vende anche in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Lombardia: nel 2021 dichiarava per il Trentino-Alto Adige 605 milioni di ricavi e 188 punti vendita; nel 2024 la rete contava 555 punti vendita (513 Despar ed Eurospar, 42 Interspar) distribuiti su cinque regioni. Il primato altoatesino, dunque, è in parte un primato di indirizzo. Ma proprio qui sta il punto: che un gruppo con la maggior parte delle vendite fuori provincia abbia scelto Bolzano come baricentro giuridico e industriale (a Bolzano, nel 1997, apre anche lo stabilimento di carni Tann) dice qualcosa su dove, e quando, ha trovato terreno fertile.

Le date aiutano. La storia ufficiale di Despar colloca nel 1989 la nascita di Aspiag Service, che rileva le attività Despar del Triveneto; la scheda aziendale di Aspiag parla invece di una prima acquisizione nel 1990, proprio a Bolzano, e di una fondazione nel 1991. A seconda della fonte cambia l’anno, non il decennio e non il contesto politico: Luis Durnwalder, Svp, è stato Landeshauptmann dal 17 marzo 1989 al 9 gennaio 2014, oltre ventiquattro anni. Aspiag nasce nei suoi primi mesi di governo e cresce lungo tutto il suo mandato. Non credo sia un caso.

È una lettura, e va presentata come tale: non esiste, per quanto ho potuto verificare, una carta che documenti un trattamento di favore, e sarebbe scorretto scriverlo. Ma la convergenza è strutturale e si può ricostruire. Il commercio è competenza della Provincia autonoma, che stabilisce per legge che cosa sia una grande struttura di vendita (oggi sopra gli 800 metri quadrati nei comuni sotto i 10.000 abitanti e sopra i 1.500 negli altri, con autorizzazione e vincoli di destinazione d’uso) e dove possa sorgere. Per un gruppo che vuole aprire Interspar ed Eurospar la strada passa da lì.

E la Provincia di Durnwalder trovava in Spar un interlocutore culturalmente vicino: capitale austriaco, lingua tedesca, filiera corta con programmi come “Qualità Alto Adige” e “I love Trentino”, un sistema produttivo locale da valorizzare, una sede a Bolzano. In un territorio dove l’appartenenza all’area tirolese è stata a lungo anche capitale politico, essere Spar significava essere, per così dire, di famiglia. Non sarebbe un’anomalia: è la stessa logica per cui Esselunga “vale” a Milano, dove è nata nel 1957 e dove tiene la parte più grande della sua rete (oltre cento negozi in Lombardia), e Coop “vale” in Emilia o in Toscana, dove la rete cooperativa è cresciuta dentro la cultura politica e sociale della regione. Il leader di un territorio è l’insegna che quel territorio riconosce come propria; la particolarità altoatesina è che la riconosce in un gruppo austriaco.

Basta superare Salorno per vedere che quel modello non è l’unico possibile. In Trentino il mercato lo hanno costruito altri: due sistemi cooperativi e una famiglia. Sait, il consorzio delle cooperative di consumo, ha chiuso il 2024 con vendite al pubblico per 583 milioni (+35 milioni sul 2023), 382 punti vendita e 2.500 dipendenti, con una quota di circa il 36% nella provincia di Trento, discount esclusi; il presidente è Renato Dalpalù, l’utile attorno ai 2,4 milioni. Dao, la cooperativa trentina dell’insegna Conad con sede a Lavis, nata nel 1962 da una ventina di dettaglianti locali, ha chiuso il 2023 con vendite di gruppo a 422 milioni (+13%) e un utile di 17. Sono due modelli federativi, di proprietà diffusa tra soci e dettaglianti, il contrario di una controllata di un gruppo estero.

Poi c’è Poli, che dimostra come anche un’impresa familiare possa reggere dove gli altri si federano. Nasce nel 1938 come negozio di frutta e verdura dei fratelli Beniamino e Giuseppe Poli, apre nel 1957 uno dei primi supermercati d’Italia e oggi conta 68 punti vendita tra Trentino-Alto Adige e Veneto. Il suo primato è trentino: le ricostruzioni pubbliche gli attribuiscono il 36,3% della provincia di Trento e il 18% di quella di Bolzano (numeri costruiti su basi diverse da quelli di Sait, che non si possono sommare). E l’ingresso a Bolzano è istruttivo: nel novembre 2011 rileva da Billa tre negozi, a Bolzano, Trento e Rovereto, con 56 lavoratori, durante lo smantellamento di 55 punti vendita dell’insegna austriaca. Entra, cioè, raccogliendo ciò che un altro gruppo austriaco lasciava. Intanto Dao tiene dal 1992 il 25% di Eurospin, di cui è co-fondatrice: il discount che oggi ha negozi a Bolzano, Bressanone e Merano è, in una parte non piccola, figlio della cooperazione trentina.

La mappa, però, si muove. Per il 2024 Dao aveva in programma otto ristrutturazioni e tre aperture, tra cui Dobbiaco e Brunico, cioè Alto Adige, più Belluno: la cooperativa trentina risale la Val Pusteria, nel cuore di un mercato che Despar ha presidiato per trent’anni.

Su questo equilibrio piomba Esselunga. Il 16 ottobre 2025 apre a Bolzano, al WaltherPark, nel recupero dell’ex hotel Alpi in via Alto Adige: 2.630 metri quadrati di vendita, 15.000 referenze, pesce e carne assistiti, un’enoteca da 900 etichette, la pasticceria Elisenda firmata dai fratelli Cerea e il Bar Atlantic, il centoventottesimo della catena, con orario fino alle 21. È il primo punto vendita del gruppo in Trentino-Alto Adige e per una proprietà unitaria, al 100% in famiglia, che ha costruito il grosso della rete in Lombardia, è un’uscita dal recinto naturale, e anche la prima volta che il suo modello (un’unica proprietà, nessun consorzio a dividere rischi e costi) si misura con un mercato dove i concorrenti locali sono invece, per tradizione, federati o legati a un gruppo estero. I numeri dell’avvio raccontano la fatica: al job day del maggio 2024 si parlava di 130 assunzioni, al taglio del nastro le persone sono 106, bar compreso. GDO News, pochi giorni dopo l’apertura, ha parlato della scommessa più difficile di sempre, tra la difficoltà di trovare personale bilingue, risultati di vendita ancora non brillanti.

Intorno a Esselunga si è mossa anche la scacchiera immobiliare. MPreis, la catena tirolese, ha chiuso ad aprile 2025 uno dei suoi negozi bolzanini, quello della Drususstraße ai Grieser Auen, per risultati insufficienti; ad agosto Lidl ne ha acquistato i locali, circa 1.500 metri quadrati di vendita, per 15 milioni più Iva, circa 18,3 in tutto. È la mossa che rovescia la narrazione più comoda: l’altra insegna austriaca, quella che più somigliava a Despar per lingua e cultura, arretra da una zona di Bolzano proprio mentre un discount tedesco ne paga oltre 18 per uno solo dei suoi locali. Il mercato altoatesino sembra aprirsi a chi ha capitali, più che a chi ha l’appartenenza giusta.

E proprio oggi, il giorno della classifica, a Caldaro è stata posata la prima pietra di un nuovo supermercato che sarà a insegna Despar. Sorge all’ingresso del paese, nell’area della Cantina e dell’ex stazione ferroviaria, dentro un accordo tra Provincia autonoma di Bolzano, Comune e Cantina Caldaro che prevede anche una zona residenziale e la riqualificazione dell’ex sedime ferroviario; il sindaco Christoph Pillon ha ricordato l’impegno necessario per avviare un progetto di queste dimensioni. Non prova nulla, e non lo presento come prova: ma mostra come si cresce in Alto Adige, con la Provincia al tavolo accanto al Comune e a un’impresa del territorio, e il supermercato come tassello di una riqualificazione più ampia.

Resta quindi la domanda su cui il pezzo si regge. Se il primato di Despar in Alto Adige è figlio di un mercato, allora un solo negozio da 2.630 metri quadrati, per quanto ben fatto, è una bandiera piantata in un parcheggio. Se invece è figlio di un tempo politico, quello di un governatore che ha guidato la Provincia per un quarto di secolo e di una cultura commerciale condivisa con l’Austria, allora la vera variabile è se quel tempo sia finito, e se la Provincia di oggi, la stessa che ha il potere di autorizzare ogni grande struttura, lascerà entrare chi viene da fuori o continuerà a preferire chi è già di casa. Il primo segnale sarà il secondo negozio, se ci sarà.

Lascia un commento