Quando come Billa abbiamo acquisito il punto vendita di Esselunga di via Regina Giovanna a Milano nel quadro di un programma di scambi ci siamo resi conto di quanto fosse preoccupata l’azienda di Pioltello dai furti, dalla rete di telecamere (rimosse prima del nostro arrivo) ma in numero massiccio in tutte le pareti e il soffitto del negozio. Un’ossessione che aveva come primi sospettati chi aveva accesso ai magazzini e alle casse più che il fronte esterno. Le cosiddette “differenze inventariali” erano una delle voci che preoccupavano sempre e spingevano a controlli interni estremamente sofisticati molte insegne, spesso spinte al limite di ciò che la legge consentiva. Il tasso di licenziamenti per furti era significativo.
Già allora però c’erano segnali più che evidenti, che il problema stava cambiando di segno e al furto dei dipendenti o quello singolo per necessità, sempre amplificato dai media, si andava sostituendo, a partire dai luoghi più isolati ed esposti, furti su commissione nei magazzini e sui camion o sfondamenti di vetrine durante la notte compiuti da bande organizzate pronte a rivendere il bottino a bar, ristoranti compiacenti o alle reti di piccoli punti vendita aperti h24 gestiti da stranieri che già allora aprivano e chiudevano con relativa facilità per sfuggire ai controlli. Ogni anno comunque si ripresenta il problema di questo costo (nascosto) che pesa sui conti economici della GDO.
Il tema è stato al centro del Live Event “Barometro 2025” di Checkpoint Systems (in collaborazione con NielsenIQ). Il Food Retail risulta ancora una volta l’ambito più colpito, rappresentando il 45% delle perdite complessive da taccheggio. Quanto ai luoghi in cui si verificano i furti, l’area di vendita resta il principale teatro, seguita dalle casse dove, con la diffusione dei sistemi self-checkout, emergono nuove vulnerabilità: le aziende intervistate concordano sul fatto che in queste postazioni il rischio di taccheggio sia superiore rispetto alle casse assistite, evidenziando la necessità di rafforzare i presidi di controllo e deterrenza. Diverso, a mio parere, dovrebbe essere il caso dei negozi cashierless dove al prelievo della merce dal banco viene immediatamente addebitato il costo. L’83% delle realtà intervistate ha potenziato le misure di sicurezza introducendo telecamere di sorveglianza, addetti dedicati e sistemi antitaccheggio, mentre il 33% ha implementatoanchesoluzioni basate su tecnologia RFID.
L’analisi evidenzia come oltre la metà dei furti ovvero 53% sia perpetrata da singoli individui, generalmente non professionisti e attivi in modo episodico, mentre il restante 47% risulta riconducibile a gruppi organizzati. Anche l’esame della recidiva offre spunti significativi: il 54% degli episodi è attribuito a soggetti già noti per precedenti infrazioni, contro un 46% di autori occasionali. Dal punto di vista anagrafico, due aziende su tre segnalano che il 68% dei responsabili appartiene alla fascia d’età compresa tra i 18 e i 50 anni, confermando un profilo prevalentemente adulto e operativo. I minori e gli over 50 impattano rispettivamente per un 16%. Sul piano economico, i furti riguardano prevalentemente beni di valore contenuto: nel 40% dei casi l’importo stimato si colloca tra 41 e 80 euro, mentre per il restante 60% si tratta di episodi di entità più variabile, equamente distribuiti tra valori inferiori ai 40 euro e oltre gli 80 euro.
Lo scenario si conferma dunque complesso e in evoluzione, coinvolgendo non solo le dinamiche del taccheggio ma anche la sicurezza del personale nei punti vendita. Sia nei furti esterni sia in quelli interni commessi dai dipendenti, l’84% delle catene segnala un aumento significativo delle aggressioni verbali o fisiche nei confronti degli addetti. Parallelamente, il 68% delle aziende riconosce la necessità di formare il personale per prevenire e gestire tali episodi, mentre il 53% evidenzia crescenti difficoltà nel reperire figure dedicate alla sicurezza, a conferma di una pressione crescente sulle risorse umane impegnate nella tutela dei punti vendita. L’analisi NielsenIQ mette in luce un quadro sorprendentemente trasversale: il taccheggio non risparmia nessun reparto.
Nel complesso, il Barometro sui furti nel retail 2025 tratteggia un fenomeno in espansione e sempre più diffuso, che non segue logiche di settore ma di opportunità: dalla spesa quotidiana ai beni personali, dal pet care alla tecnologia, i taccheggiatori sembrano orientarsi verso prodotti ad alta rotazione e facile occultamento, spesso di piccolo formato ma ad alto valore percepito. L’aumento generalizzato delle sottrazioni, con picchi che, in alcune categorie, superano il 90% rispetto al 2023, evidenzia come la prevenzione delle perdite sia ormai una priorità strategica per il retail. Quasi la totalità dei retailer intervistati, per contrastare il fenomeno, dichiara di aver adottato sistemi di videosorveglianza (95%) e di disporre di personale dedicato alle aree più sensibili dei punti vendita (95%), a conferma di un approccio sempre più strutturato alla sicurezza.
Ampiamente diffusi risultano anche i sistemi antitaccheggio tradizionali (89%), le barriere di sicurezza (95%), gli spider wrap, collari e box in policarbonato (84%). A queste misure più consolidate si affiancano tecnologie di nuova generazione, come le soluzioni basate su RFID (37%) e, in misura minore, i cestini per la spesa dotati di RFID (21%). Nonostante la diffusione sia ancora limitata, l’RFID emerge come una delle tecnologie con il maggior potenziale di sviluppo nel medio periodo: il 63% dei Retailer dichiara di non utilizzare ancora la tecnologia RFID, ma il 74% riconosce l’alto valore aggiunto che può offrire in termini di tracciabilità, visibilità e sicurezza della merce. Infine, il 60% del panel si dimostra interessato a introdurre l’RFID come sistema antitaccheggio, in abbinamento a nuove soluzioni tecnologiche basate su intelligenza artificiale, smart tag e antenne dotate di telecamere integrate.
“I dati emersi dal Barometro 2025, offrono una fotografia estremamente chiara delle sfide che il retail italiano si trova oggi ad affrontare” dichiara Davide Raduazzo, Direttore Commerciale di Checkpoint Systems Italia che conclude “Le perdite dovute a taccheggio e differenze inventariali continuano a rappresentare un impatto economico significativo, ma il settore sta dimostrando una crescente consapevolezza e una forte capacità di reazione. L’evoluzione verso tecnologie avanzate come l’RFID e l’intelligenza artificiale segna un cambio di passo importante: strumenti che non solo rafforzano la sicurezza, ma consentono di migliorare l’efficienza operativa e la tracciabilità lungo tutta la filiera”. INFO: checkpointsystems.com/it



