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La GDO resta un comparto relativamente conservatore nella scelta dei manager. La “scusa” è che chi viene da fuori non ne conosce le dinamiche più profonde. In realtà, pur con qualche lodevole eccezione, questa resta una garanzia che tutto si riproduca all’infinito dentro uno schema preciso. In giro per il mondo, alla classica provenienza commerciale si stanno sostituendo nuove figure. Penso, ad esempio, ai Chief Information Officer e ai Chief Logistic Officer.

Tra qualche anno, per fare un esempio,  figure professionali con un percorso simile a quello di  Alessandra Grendele, di Carrefour, oggi in crescita, saranno tra le più richieste dal mercato. Per ora si punta sull’usato “diversamente giovane” ma sicuro. Anche per questo i recruiter  hanno messo i top manager dei discount sotto osservazione.  Le performance e l’approccio degli ultimi anni non sono passati inosservati. E dietro quei risultati ci sono manager preparati. Aggiungo poi che le differenze tra distribuzione tradizionale e discount si sono ridotte  notevolmente, le sedi discount sono molto più orientate al servizio ai punti vendita, essenziali nell’organico, selettive nella gestione delle risorse chiave e “ruvide”nella gestione di quelle dei punti vendita.  Caratteristica quest’ultima, che rischia di accumunare diverse insegne e formati distributivi e che sarà fonte di problemi futuri più di quanto possa sembrare oggi. Può piacere o meno ai tradizionalisti ma le insegne GDO principali per i livelli top, chiedono da tempo ai recruiter di ampliare lo sguardo nel comporre la rosa finale dei candidati.

Sotto i riflettori ci sono i manager intorno ai cinquanta che nelle loro aziende si sono distinti per i risultati conseguiti. Non solo economici. D’altra parte non è difficile fotografare il comparto. Tolto il mondo cooperativo (Coop e Conad) che assume  risorse anche dalle insegne private ma non viene considerato (erroneamente a mio parere) come terreno di caccia  e, tolti i soliti noti, che hanno ormai un’età fuori concorso,  resta poco da monitorare. Restano i discounter, o franchisee o alcune ottime seconde linee che si sono particolarmente distinte. La scelta di Luca Migliolaro come DG per Etruria Retail nasce così. I CEO e i direttori generali che hanno guidato i discount in questi anni  sono tutti nel mirino. Giuseppe Cantone ex MD non è un caso che sia finito in CRAI che ha grandi progetti da mettere a terra. Così come Massimiliano Silvestri che è pronto per il grande salto. Resta per ora fuori dai radar Massimo Lucentini di Todis che, a mio parere,  ha tutte le caratteristiche per proporsi per un salto di qualità.

Uno dei limiti  più comuni nelle valutazioni delle aziende è di limitarsi ai  numeri, ai prodotti sugli scaffali. Alle politiche commerciali. Un dato che fornisce una fotografia dell’insegna  non dei singoli protagonisti. Chi governa le  insegne top della GDO tradizionale però non cerca fotocopie. Sopra un certo livello di fatturato  se si decide di   restare  nel comparto, non ti accontenti di uno bravo. Cerchi  il migliore. I numeri come sempre, se ben torturati, dicono qualsiasi cosa. Capire però il profilo manageriale di chi si ha di fronte, la capacità di guidare la squadra al successo, l’attitudine a coinvolgere e a saper condividere i risultati, sono caratteristiche rare di questi tempi.  Comprenderne soprattutto la capacità e la voglia di inserirsi in meccanismi delicati e sedimentati negli anni sconosciuti al potenziale candidato. 

Ci sono manager sul mercato adatti a tagliare i costi, altri capaci di fare i parafulmini conto terzi, altri a mantenere lo status quo, altri ancora a raccontare la favola del mago nei convegni. Negli ultimi 3/5 anni, se togliamo qualche giovane imprenditore (soprattutto al sud) di cui parlo spesso,  gli unici che si sono  mossi a passo di carica  sono i manager dei discount. Diversamente giovani, essenziali nella scelta di chi si mettono intorno, rapidi nel decidere. Per loro, lasciare la realtà che  hanno contribuito a costruire, non è facile ma non farsi tentare dalle sfide proposte è impossibile. Le stagioni cambiano. Credo siano pure stanchi di essere considerati figli di un dio minore.

Visto da fuori, le insegne tradizionali appaiono spesso lente a reagire e sempre uguali a sé stesse ma mantengono un fascino e un’attrattività che il discount, tutto sostanza e replicabilità, non ha. Se poi appartieni ad un Gruppo multinazionale o te ne vai in giro per il mondo a replicare i tuoi successi o passi a qualche concorrente. Personalmente seguo diversi manager in altri Paesi,  nei loro cambiamenti. A volte fanno scelte giuste,  altre meno. Se però ad un manager preparato venisse offerto, ad esempio, di contribuire a portare  Esselunga nel futuro, guidare l’entrata o il rilancio di una multinazionale che crede  nel nostro Paese o a condividere un progetto “out of the Box” come quello proposto da NewPrices, non credo sarebbe facile rinunciare. Ed è la ragione per cui la scelta di Cantone con CRAI è azzeccata. Certo ci vuole visione, fiducia nelle proprie capacità  e, in certi casi,  tanto coraggio a lasciare la propria comfort zone.

Nel comparto della GDO abbiamo celebrato tanti ottimi imprenditori del passato che, partiti da zero, hanno creato insegne multiregionali importanti. E meno, grandi manager  che pur ci sono stati. All’estero salvo qualche rara figura  che viene portata ad esempio, sono solo i manager che  connotano il profilo e la competitività delle imprese. Finalmente, anche nel nostro Paese, si comincia a valorizzarli pubblicamente  per il contributo che danno alle aziende in cui operano.   È un dato positivo che va sottolineato. Ed è quello che con il blog provo a fare cercando  di proporre profili di manager che lavorano ad un futuro possibile del comparto. I  numeri, e cosa è meglio mettere  sugli scaffali, lo lascio  volentieri ad altri. Le aziende, a mio parere,  sono innanzitutto il clima che le pervade. Le persone, il loro capitale.  Con loro, per loro e attraverso loro si ottengono i risultati. Il resto segue.

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