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Negli anni 70/80 del secolo scorso a Milano operava  un ente chiamato “Paritetica Panettieri” composta dai rappresentanti della categoria e dai sindacati e diretto da Antonio Marinoni storico presidente dell’Associazione Panificatori (dal 1971 al 2010), il cui compito, tra le altre cose era di vigilare sulle nuove richieste di apertura favorendole in alcuni quartieri o inibendole in altri. Nata per difendere gli interessi della categoria con intenti assolutamente nobili si è trasformata, via via, in uno strumento discriminatorio teso più a tutelare l’esistente. Questa barriera all’entrata, creata per impedire una eccessiva concorrenza tra panettieri, è stata spazzata via dalla progressiva affermazione  della GDO.  In realtà riemerge spesso anche in GDO la richiesta  di governare le nuove aperture in modo da evitare l’eccessiva proliferazione in determinate zone del Paese. Ovviamente privilegiando chi c’è a scapito di chi ritiene di potersi affermare per la sua attrattività. A giugno del 2026, ad esempio, aprirà Tosano a Cesano Boscone. Quel centro commerciale non ha mai funzionato. Ne ho scritto a dicembre (leggi qui). Vicino c’è Metro, Lidl, Esselunga, Eurospin e un’infinità di specializzati non food. Eppure c’è una convinzione diffusa che Tosano possa funzionare. E dare filo da torcere ai competitor. E questo, a mio parere è sempre positivo.

A La Spezia  l’idea che il mercato si possa governare semplicemente impedendo a nuovi soggetti di entrare laddove la legge lo consentirebbe, sta facendo nuovi adepti. A cominciare dalla Filcams CGIL locale. LIDL è presente in città con due punti vendita (Via Valdellora, aperto nel 2011 e Via Fontevivo, aperto a fine 2021). La nuova apertura, una volta ottenute tutte le autorizzazioni previste, è prevista in Via del Popolo, al Canaletto. Il 4 giugno del 2025 ha presentato la richiesta  al Comune della Spezia.  La conferenza dei servizi ha preso in carico la richiesta e ha espresso il suo parere nei termini previsti. A luglio del 2025 è scesa in campo la Filcams CGIL per esprimere forte contrarietà nei confronti dell’apertura di un nuovo supermercato Lidl. Nei giorni scorsi si è chiusa positivamente la conferenza dei servizi dando il via libera al progetto presentato all’amministrazione comunale. E’ prevista la realizzazione di un punto vendita da 2.203 metri quadrati complessivi, con una superficie di vendita pari a 1.200 metri quadrati, ritenuto conforme sia alla pianificazione urbanistica sia alla programmazione commerciale regionale. Il progetto ha seguito un percorso amministrativo avviato nell’ottobre 2025 (Fonte: Città della Spezia leggi qui).

Perché l’ho ripreso? È l’altra faccia della medaglia della proposta sulle chiusure domenicali. Dopo  averle utilizzate per crescere e mettere in un angolo la piccola distribuzione, non si può  oggi, con nonchalanche, sostenere l’esatto contrario.  È ovvio che c’è chi ci perde, costretto ad alzare la saracinesca nei festivi, mentre altri ci guadagnano. Lo stesso vale con  i nuovi insediamenti che ovviamente impattano su un numero di potenziali clienti sempre uguale e quindi tendono a penalizzare i concorrenti più deboli. Intanto Filcams Cgil Toscana e Uiltucs Toscana hanno proclamato l’astensione dal lavoro e lo sciopero per le lavoratrici e i lavoratori dei negozi e degli esercizi commerciali in occasione delle festività di Pasqua e Pasquetta 2026. «La scelta dello sciopero si inserisce in una riflessione più ampia sul modello di sviluppo del settore, segnato negli ultimi anni dalle liberalizzazioni e da un progressivo svuotamento del significato delle giornate festive» C’è chi ha chiuso e chi è rimasto aperto. 

Nelle fasi di crescita  è però convenuto a tutti abbozzare. Alle insegne, nonostante sapessero benissimo di  chiedere un impegno maggiore ai propri collaboratori e a mettere in un angolo il piccolo commercio locale. Così come i sindacati,  insieme agli enti locali, che ne hanno beneficiato  in termini di oneri di urbanizzazione, assunzioni  e iscritti. Oggi è tardi per ripercorrere il percorso in senso inverso. Non è possibile affrontare  temi complessi in modo semplicistico. La sindaca di Genova ha introdotto un criterio discutibile ma degno di approfondimento invocando una sorta di reciprocità: chi vuole investire in città deve avere anche un occhio sulle necessità di presidio della città stessa puntando su un conto economico di località più che di sito. Ce ne possono essere altri.

Certo è che una fase di crescita infinita alla portata di tutti   si è chiusa. Addirittura la crescita di discount, drugstore, negozi di piccole dimensioni anche con piccoli imprenditori stranieri indica che un fenomeno deve essere governato diversamente per accompagnarne la trasformazione soprattutto delle città. Il contesto economico e sociale metterà con le spalle al muro chi non sa declinare per continuare a crescere.  Circa tremila punti vendita già oggi, sotto la linea di galleggiamento con buona parte del  management sintonizzato su modelli che il meglio lo hanno già dato, l’ossessione sul costo del lavoro e alcuni complessi passaggi generazionali preannunciano scenari complessi per molte insegne.

I sindacati più che preoccuparsi di chi apre nuovi punti vendita dovrebbero preoccuparsi di chi stenta a tenere aperti i suoi o invoca le chiusure domenicali per risparmiare sui costi evidenziando problemi di tenuta complessiva e sottovalutando la volontà dei clienti. Il recente articolo di Federico Robbe su Alimentando (leggi qui) racconta una realtà ben diversa. Certo nella fase di transizione tra modelli sociali differenti le criticità sono più evidenti dei benefici. Lo vediamo, ad esempio, sugli effetti che producono la desertificazione commerciale nelle periferie delle nostre città o lo spopolamento di interi territori. Lo vediamo osservando il lavoro povero necessario a far funzionare le aperture domenicali o la consegna a domicilio in una società destinata ad invecchiare. Lo vediamo con la modifica delle abitudini alimentari e di spesa della popolazione residente o quella che sta arrivando  nelle nostre città.

Ma tutto questo ha bisogno di  idee e di una nuova generazione di imprenditori e manager  che le sappia interpretare, non di arroccamenti in difesa dell’esistente. Perché come la Paritetica Panettieri di Milano e provincia non è stata in grado di difendere i piccoli panettieri  e fermare il cambiamento del comparto della panificazione così avverrà anche per la GDO. Non servono risposte vecchie per affrontare situazioni nuove. Pensare di risolvere i problemi che abbiamo di fronte con lo stesso tipo di approccio che abbiamo usato per crearli lo trovo quanto meno illusorio.

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