Se a Tokyo, al campionato del mondo di atletica, ci fosse stata una gara di salto in avanti dedicata alle aziende che propongono la tecnologia che sostituisce le casse tradizionali avremmo assistito a tre fenomeni ben precisi. Innanzitutto all’affanno del vecchio campione USA (Amazon just walk out), che sta faticando a tenere il ritmo gara. Al testa a testa tra due atleti portoghesi RECKON.AI e SENSEI) , all’israeliano che sembra non essere più in forma come qualche anno fa (TRIGO ) e al giovanissimo campione lituano, alle prime armi, a questi livelli (PIXEVIA), con il profilo del predestinato che, pur non essendo ancora in grado di competere oggi con i campioni, farà presto ricredere molti osservatori.
Amazon è come Dick Fosbury che ha rivoluzionato il salto in alto grazie alla sua efficacia nel posizionare il baricentro del corpo sotto l’asticella durante il salto intuizione con cui ha vinto la medaglia d’oro olimpica a Città del Messico 1968. Altri atleti poi, partendo da lì, sono andati molto più avanti. Il merito di Amazon, fuori metafora, è di avere intuito il potenziale di quella tecnologia. È a Seattle che hanno aperto la strada con la tecnologia proprietaria Just Walk Out. La visione basata su intelligenza artificiale, fotocamere e tecnologia di fusione dei sensori che consente il monitoraggio continuo dei prodotti e il checkout automatico. Just Walk Out ha rappresentato il primo grande progetto messo a terra che rileva con precisione quando i clienti ritirano o restituiscono gli articoli, mantenendo un carrello virtuale e automatizzando il pagamento all’uscita.
Perché non ha funzionato? Innanzitutto perché Amazon, permeata della sua cultura tecnologica, ha scambiato l’innovativo processo per il prodotto da vendere, in un comparto dove il prodotto è il “negozio” e il rapporto che riesce ad instaurare con il cliente. In secondo luogo, forse, l’ingenuità di aver pensato vendibile il risultato, atteso sulla carta, contando sul fatto che il processo stesso potesse migliorare, nel tempo, adattandosi alla realtà. Questo ha costretto Seattle a uno stop e ad un ripensamento che ha fatto “festeggiare” i conservatori sul presunto tramonto del progetto, ha creato resistenze interne (vedi lo scontro tra i sostenitori di Amazon Fresh e Whole foods Market) e una diffidenza nei possibili e potenziali acquirenti terzi. Da lì, il passo indietro nel retail e il rilancio in altri comparti che ha coinvolto, con successo, stadi, stazioni, aeroporti, università e, più recentemente fast food e ristoranti non solo negli USA.
Il caso più recente riguarda una catena di ristoranti francese. Lunedì 15 settembre Flunch ha inaugurato a Lille un nuovissimo concept di fast food chiamato Faim. La grande differenza con un ristorante tradizionale è che non c’è la cassa. Come riportato dal media LSA , Flunch utilizza la tecnologia “Just walk out” sviluppata da Amazon. Il ristorante è dotato di un centinaio di telecamere, in grado di riconoscere se il cliente ha scelto un panino, un’insalata, un piatto caldo e/o una bevanda. All’uscita, il cliente deve semplicemente presentare la propria carta di credito al terminale EFT; l’importo verrà automaticamente riconosciuto e addebitato per la spesa. Sul retail tradizionale Amazon ha preferito virare decisamente verso il cosiddetto carrello intelligente che utilizza una combinazione di sensori e intelligenza artificiale che riconoscono gli articoli riposti. Tecnologia che già preannuncia sviluppi futuri con l’introduzione, nel carrello di videocamere e un sensore per il peso per rendere ancora più immediato e semplice l’acquisto. Lo spazio lasciato da Amazon è stato però subito coperto da tre aziende. Una israeliana, Trigo e due portoghesi, Rekon.ai e Sensei. A Trigo si sono rivolte, oltre a Shufersal, la principale catena di supermercati in Israele, a Tel Aviv, numerose realtà Internazionali. Tesco, Aldi Nord in USA e nei Paesi Bassi, Rewe e Netto in Germania per citare le più note. In Italia Trigo è stata adottata da Esselunga Lab per il suo piccolo punto vendita nel quartiere Mind-Innovation district nell’ex area Expo. E la collaborazione credo sia però alle battute finali.
Reckon.ai è l’azienda portoghese che ha progettato il suo micro-negozio autonomo in collaborazione con Carrefour Belgium. Attivo 24 ore su 24 e consente ai clienti di acquistare prodotti senza passare dalla cassa: oltre 250 articoli essenziali, tra cui frutta fresca per la colazione, pasti pronti e prodotti per l’igiene personale. Ha ottenuto il brevetto europeo per questa tecnologia di armadi intelligenti alimentati da intelligenza artificiale, rafforzando il ruolo pionieristico dell’azienda nel settore del retail non presidiato. Ora apre un punto vendita autonomo nel nuovo negozio REWE Group (marchio Rewe to go) gestito da Lekkerland SE Smart di 25 metri quadrati nella stazione ferroviaria vicino all’Università di Stoccarda.
L’altro unicorno, Sensei, ha scelto un’altra strada intuendo due elementi fondamentali. Innanzitutto il cliente di oggi preferisce ancora il negozio tradizionale. Vuole entrare e poter scegliere ciò che dovrà acquistare. Per questo apprezza vedere i prodotti posizionati sugli scaffali. Deve percepirne una familiarità con la propria esperienza di acquisto. Non deve, ovviamente, perdere tempo alle casse ma non è entrato nel negozio solo per uscire rapidamente. Deve continuare ad essere accolto, interessato e servito. Personalmente credo che, in Italia tenderà ad affermarsi questo modello. Verona e Trento sono lì a dimostrarlo. Adesso tocca a Milano dove si sta muovendo il leader su piazza che provocherà un effetto moltiplicatore.
Infine Pixevia , con sede a Vilnius. Anch’essa pioniera dell’intelligenza artificiale nel settore della tecnologia retail. Pixevia è specializzata in negozi autonomi e nella sua soluzione, Retail Core, sfrutta le telecamere standard per ottimizzare l’efficienza e la sicurezza dei negozi. Il finanziamento appena ottenuto ne sosterrà l’espansione di Pixevia a Taiwan, Belgio, Italia e Polonia, rafforzandone la presenza nei principali mercati. La loro piattaforma consente ai responsabili dei punti vendita di monitorare e ottimizzare i processi in modo efficiente, offrendo al contempo ai marchi informazioni più approfondite sul comportamento dei consumatori. In più avendo meno telecamere, il costo di implementazione, è decisamente inferiore.
Sono quindi tutte realtà all’avanguardia Con prodotti simili ma non uguali. In Belgio ho visionato da Carrefour BuyBye, la proposta Rekon.ai. L’ho trovata molto interessante per i luoghi ad alto passaggio come aereoporti e stazioni, per le grandi sedi impiegatizie e per gli ospedali. Funziona se rivolta ad un pubblico specifico facile da identificare e interessato a pochi prodotti essenziali. Sensei l’ho vista in Dao Conad dove è presente. È una tecnologia da vero supermercato tradizionale. Accogliente, fornito, moderno e rapido all’uscita. Interessante, sempre a Trento, in un altro negozio DAO Conad anche la variante casse ITAB modello twin flow che non mette in discussione il lavoro dei cassieri ma ne agevola le operazioni incrementandone la produttività. È un’altra opzione disponibile. Il vero competitor in Italia di Sensei credo sarà Pixevia, sulla quale aspetto a dare un giudizio definitivo. Si presenta, sulla carta, come altrettanto efficace ma ad un costo di implementazione decisamente inferiore. Prima vorrei vedere un test prolungato in più punti vendita. Per tornare alla metafora olimpica direi che è comunque una competizione che dimostra una traiettoria chiara. Altro che tramonto della tecnologia!



