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Fossi ancora in azienda festeggerei i vent’anni dalla decisione di proporre uno stage ad un primo gruppo di ragazzi ungheresi provenienti dalle scuole di macelleria diffuse nelle loro diverse regioni. Allora fu una vera novità. Solo Coop qualche tempo prima ci aveva provato. Troppo in anticipo rispetto alla crisi demografica che stiamo vivendo oggi ma interessante esperimento per riflettere sulla differenza tra un immigrazione casuale, complessa da gestire per le imprese, e un’immigrazione costruita sulle esigenze delle aziende riceventi e sulla scelta professionale dei ragazzi. L’esperimento durò un paio d’anni e poi, per le complessità  burocratiche,  si decise di non continuarlo. Oggi ritorna prepotentemente d’attualità per diversi settori. E  per una pluralità di attività e lavori. Gli accordi bilaterali con diversi Paesi si sono intensificati.

Il cosiddetto “Decreto Cutro” emanato nel 2023 in risposta a diversi eventi, tra cui il naufragio di migranti vicino a Cutro ne è stato un sicuro acceleratore. Criticato da associazioni e organizzazioni umanitarie, che sottolineano il rischio di un restringimento dei diritti dei richiedenti asilo con il rischio che si possa arrivare ad un’aumento del numero di persone che vivono in condizioni di irregolarità e, al contrario,  sostenuto da chi ritiene   che il decreto mira a regolare meglio i flussi migratori e a scoraggiare l’immigrazione irregolare. Interessante a questo proposito il progetto di    AIGRIM – FIPE, l’associazione dei leader della ristorazione (da Chef express a McDonald’s, da My Chef a Eataly), per portare in Italia, dalla Tunisia, 60 addetti da distribuire nei punti vendita degli associati.

Un approccio che ogni associazione di categoria dovrebbe valutare con grande attenzione e impegno  così da portare a partnership che non lascino sole le aziende con i loro problemi offrendo nuovi servizi. È, a mio parere, la naturale evoluzione del ruolo di un’associazione di categoria di fronte al mutamento del contesto. AIGRIM da tempo ha scelto questa strada. A maggio di quest’anno il presidente Riccardo Orlandi, nella sua veste di vicepresidente di Fipe-Confcommercio, ha guidato una delegazione in una serie di incontri istituzionali in Tunisia. La delegazione degli imprenditori della ristorazione è stata accompagnata dall’Ambasciatore italiano a Tunisi, Alessandro Prunas, che ha coordinato i colloqui con i ministri locali del Lavoro e del Turismo.

Al centro delle discussioni: la volontà comune di puntare sulla formazione di giovani talenti per aumentare l’occupabilità nel settore turistico e facilitare gli scambi tra professionisti delle due sponde del Mediterraneo. Consentendo così ai giovani tunisini di lavorare a livello internazionale, in particolare in Italia, grazie a una formazione adeguata e riconosciuta. I due Paesi vogliono inoltre lanciare corsi di formazione incrociata, facilitare l’equipollenza dei diplomi e perfino integrare la lingua italiana nei corsi di turismo tunisini per preparare al meglio i futuri professionisti a trovare lavoro fuori dal Paese.

Guardando ai dati Istat (elaborazione IOM Italy) i cittadini tunisini residenti in Italia sono 102.000 e rappresentano la quindicesima comunità straniera più numerosa, pari al 2 per cento degli stranieri nel Paese. Di questi, il 67,5% degli uomini risulta occupato, mentre nel caso delle donne la percentuale si abbassa al 19,9%. Ed è probabilmente su questo versante che potrebbero maggiormente aprirsi spazi di collaborazione, così da ridurre il gap derivante dalle difficoltà di inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Oggi, tra i tunisini occupati in Italia, il 23,4% trova lavoro nell’Agricoltura, il 17,9% nell’industria, il 15,2% nei trasporti, il 12,8% nelle costruzioni, l’8,4% in alberghi e ristoranti e l’8% nel commercio. L’obiettivo, in attesa del via libera del Governo che consenta di partire operativamente  da maggio 2026,  è inserire queste persone con un contratto a termine.

A Rita Querzé che lo ha intervistato per il Corriere della Sera, Riccardo Orlandi ha dichiarato: «In Tunisia trovare persone che conoscano l’italiano non è un problema, da parte nostra garantiamo formazione, il viaggio aereo andata e ritorno, oltre all’alloggio». E, alla domanda sull’applicabilità del progetto su larga scala per risolvere il problema della mancanza di personale Orlandi ha risposto: «Sono una strada da percorrere ma il meccanismo al momento non è del tutto sostenibile. E il nodo da sciogliere è legato alla casa. Le aziende sono tenute a garantirla ma in molti contesti i prezzi sono altissimi». Il bisogno di personale però resta una motivazione fortissima. «Il nostro settore non può utilizzare smart working e settimana corta per attirare i giovani perché il lavoro è in presenza, per di più anche di sabato e domenica — fa presente Orlandi —. Ma si sta lavorando molto per cercare di essere più attrattivi e trattenere le persone. Di certo non sarà la digitalizzazione a risolverci il problema: per noi le persone saranno sempre fondamentali». Una riflessione che dovrebbe essere al centro anche in GDO. 

“La ristorazione in catena si conferma un settore in forte espansione: con un valore di circa 10 miliardi di euro, rappresenta oltre il 10% del mercato totale e continua a crescere, come testimoniano il +17% di punti vendita e il +10% di occupati registrati in meno di due anni” ha dichiarato Riccardo Orlandi, Presidente di AIGRIM-FIPE. “In quest’ultimo anno, sono stati raggiunti traguardi importanti e stiamo lavorando a nuovi, innovativi progetti in ambito formazione e reclutamento. Tra questi, un percorso IFTS Restaurant Manager, volto a valorizzare i giovani talenti nel settore della ristorazione, e un piano di recruiting in collaborazione tra Italia e Tunisia per facilitare l’incontro tra domanda e offerta nel settore”.

Il Presidente Orlandi ha quindi aggiunto: “Mi preme inoltre ricordare il lavoro svolto con Fipe-Confcommercio nel contrasto al dumping contrattuale, che segue il solco di un piano di sistematizzazione contrattuale del settore di cui il CCNL siglato insieme alle Parti Sociali nel giugno 2024 era solo l’inizio. Il nostro impegno è massimo, ma per continuare a essere competitivi e sostenibili, chiediamo un supporto concreto alle Istituzioni per ridurre il costo del lavoro, ad esempio attraverso la decontribuzione (e non solo detassazione) degli aumenti contrattuali e un contributo sui costi di housing, sempre più necessari per attrarre personale qualificato.” Clicca qui per ascoltare l’intervento .

Sottolineo un passaggio interessante di Orlandi alla loro recente iniziativa (AIGRIM Day):  il 40% dei lavoratori nella ristorazione organizzata ha meno di 30 anni, il 60% meno di 40. Se questo è il presente, il futuro richiede una nuova classe manageriale, capace di navigare in un mondo in cui la gestione di un punto vendita assomiglia sempre più alla conduzione di una piccola impresa. E in cui il manager, più che un controllore, sarà sempre di più un costruttore di senso, fiducia e risultati”. (tratto dal numero 9/2025 della rivista Ristorando). Come non essere d’accordo.

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