Skip to main content

Nel 1994 Patrizio Podini fondò la Lillo S.r.l. insieme ai soci campani del gruppo Mida: nacque così il marchio MD Discount, con quartier generale in Campania, prima a Napoli e poi a Gricignano d’Aversa, in provincia di Caserta. I primi anni furono in salita: i soci di Mida si ritirarono nel 1997, lasciando Podini solo ma più determinato che mai.

Il modello era semplice e disciplinato: espansione per addensamento nel Centro-Sud, negozi di formato contenuto ma produttivi, private label spinta. Un discount vero, non un supermercato travestito.

Il vero salto dimensionale arriva nel 2013 con l’acquisizione della catena LD Market, diffusa al Nord e di proprietà del Gruppo Lombardini, che contava oltre 330 discount alimentari nel Nord Italia e in Sardegna, con un fatturato stimato oltre 860 milioni di euro. In un colpo solo, MD diventa player nazionale. Nel 2016 la Lillo S.p.A. diventa MD S.p.A. e nel 2017 parte la nuova campagna televisiva con Antonella Clerici e Patrizio Podini come testimonial.

L’assemblea di Lillo S.p.A. ha approvato il bilancio consolidato 2025 con numeri che raccontano qualcosa di più di una semplice crescita: raccontano una scelta strategica precisa. A fronte di un valore della produzione di quasi 4,4 miliardi di euro (+4,8%), l’EBITDA sale del 12,3% a 304,5 milioni, con il margine in espansione al 7,20%, e l’utile netto cresce del 27,6% a 108,4 milioni. Il patrimonio netto si avvicina alla soglia del miliardo, a 989 milioni di euro (+9,7%).

Il tratto distintivo non è la dimensione della crescita, ma la sua qualità: l’utile cresce quasi sei volte più velocemente del fatturato. È il segno di un gruppo che ha smesso di inseguire la scala per inseguire la redditività. Una distinzione non banale in un settore — il discount alimentare — dove la logica dominante è ancora quella del volume.

I due motori industriali della holding si muovono in modo complementare. MD chiude il 2025 con un valore della produzione di 3,8 miliardi e un EBITDA di 236,5 milioni (margine al 6,43%, +8%), portando l’utile netto a 97,5 milioni. La strategia è esplicita: privilegiare il rafforzamento e la riqualificazione della rete esistente e la sua redditività per metro quadro, anziché puntare esclusivamente sullo sviluppo della rete. Dedagroup porta i ricavi consolidati a 601 milioni (+28%) e l’EBITDA a 54,6 milioni (+29%). Per ROI, MD è seconda al mondo nel canale discount, dietro a un solo operatore americano. Non è low cost: è un modello industriale superiore.

Il presidente onorario della holding è Patrizio Podini, classe 1939, mentre il figlio Marco è amministratore delegato della capofila Lillo e la figlia Maria Luisa è presidente del board di Lillo e alla guida di MD. Nel 2023 è arrivata la mossa strategica più importante sul fronte proprietario: Marco e Maria Luisa Podini hanno trasferito la nuda proprietà di una quota pari al 72% del capitale sociale ai discendenti in linea diretta dei loro due rami familiari — i sette giovani tra i 15 e i 29 anni che rappresentano la quarta generazione — pur rimanendo invariati a loro favore i diritti amministrativi.

Una separazione netta tra proprietà economica e controllo gestionale: si preserva il patrimonio senza cedere il timone. Alla Convention 2024 per i 30 anni, guidata da Patrizio Podini, sono stati presentati ufficialmente la terza e quarta generazione. In CdA sono già operativi due dei sette nipoti. Sul fronte operativo, dall’inizio del 2025 è operativo il servizio di tesoreria accentrata di Gruppo — un segnale di maturità gestionale che avvicina la holding a standard di governance tipici di realtà quotate — mentre tra il 2026 e il 2028 è prevista la realizzazione del nuovo polo logistico di Imola.

Mentre Maria Luisa guida il retail, negli anni Ottanta i Podini avevano già deciso di diversificare nella tecnologia, intuendo le grandi potenzialità del settore: nasce così Dedagroup, oggi uno dei più importanti attori dell’IT made in Italy a capitale interamente italiano, con headquarter a Trento. Marco Podini è il motore di questa diversificazione. La cassaforte di famiglia si chiama Lillo: Marco detiene il 49,99%, la sorella Maria Luisa un altro 49,99%, mentre lo 0,02% è nelle mani del padre Patrizio. Lillo detiene il 100% di MD e il 100% di Dedagroup.

Deda Group è cresciuta in modo aggressivo tramite M&A: 21 acquisizioni dal 2020, fatturato più che raddoppiato da 253 a 601 milioni nel 2025. La crescita è di natura strutturale: accanto all’intensa stagione di acquisizioni — tra cui il Gruppo SCAI — il gruppo ha rafforzato il focus sugli investimenti nell’intelligenza artificiale e nei dati, oggi al centro della strategia di offerta, con oltre 200 specialisti dedicati.

Ora Dedagroup punta al mercato più competitivo al mondo: gli Stati Uniti. La nuova sede di New York è stata appena inaugurata. Il mercato americano vale già circa il 10% dei ricavi, con 150 banche clienti della piattaforma Deda Sphere che gestiscono complessivamente 20 miliardi di dollari. I settori di attacco sono finanza, moda e retail. Come spiega Marco Podini al Corriere della Sera: “Gli americani sono famosi per le loro grandi piattaforme tecnologiche, ma l’Europa ha una marcia in più nei programmi applicativi per svolgere attività specifiche in settori specifici.” Per la moda, Dedagroup ha appena lanciato Cosmica, una piattaforma per la gestione dei processi aziendali con intelligenza artificiale integrata.

Sul tema AI, Podini introduce una distinzione precisa: non “sovranità del dato” ma “sovranità del rischio”. Non isolarsi, ma avere piena consapevolezza di quali informazioni si cedono e a chi. Un posizionamento più pragmatico — e più vendibile — di molte dichiarazioni di principio che circolano nel dibattito europeo.

Il Gruppo Lillo è uno dei pochi casi italiani in cui una famiglia alla sua terza generazione imprenditoriale  ha costruito, quasi contemporaneamente, un leader del retail fisico e un gruppo IT in forte espansione, gestendoli come vasi communicanti dentro un’unica holding. La transizione generazionale è pianificata con strumenti giuridici sofisticati, il management esterno viene integrato senza cedere il controllo strategico, e la logica di lungo periodo domina sulle pressioni del breve.

La sintesi più lucida viene dalla stessa Maria Luisa Podini, nella nota che accompagna il bilancio 2025: “Crescere in modo strutturale, rafforzando e valorizzando ciò che abbiamo costruito negli anni. È così che l’utile è cresciuto molto più dei ricavi e che il patrimonio netto si avvicina al miliardo di euro. MD e Dedagroup hanno seguito strade diverse — per MD l’efficienza e la riqualificazione della rete, la qualità dei prodotti a marchio e l’impegno sociale e ambientale sul territorio; per Dedagroup gli investimenti in intelligenza artificiale e dati, le acquisizioni mirate e la crescita internazionale — ma con la stessa logica: costruire valore solido e duraturo.”

Le criticità da monitorare restano: il rallentamento strutturale del canale discount, la pressione competitiva da Lidl ed Eurospin, e la capacità di Deda Group di reggere i costi di integrazione delle molte acquisizioni. Ma la sfida americana, se vinta, cambierebbe strutturalmente il profilo del gruppo: da holding italo-centrica a player tecnologico con scala continentale. Una storia ancora tutta da raccontare.

Lascia un commento