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Come sempre c’è il rischio che gli interventi del nostro Presidente Mattarella siano apprezzati da tutti e quindi non producano una vera riflessione nel Paese che spinga ad affrontare seriamente il tema e a condividere come “sistema Paese” strategie di cambiamento vero, è molto forte. Il tema del lavoro è però centrale. (leggi qui l’intervento del Presidente  ). Eppure i temi sollevati sono decisivi. Il  lavoro non è solo un problema quantitativo ma lo è anche dal punto di vista qualitativo. Quindi di rispetto del lavoratore, di possibile crescita professionale, formazione, riconoscimento, tutela delle retribuzioni e sicurezza. Il cuore  del recente intervento del Presidente della Repubblica, durante la cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2025 lo affronta a 360°. La notizia, a mio parere fuorviante, riguarda le retribuzioni di alcuni super manager. Scandalosa certo ma ha ragione Manageritalia a sottolineare come Mattarella stigmatizzi l’esistenza di super manager strapagati partendo proprio dall’articolo 36 della Costituzione, laddove si indica come l’occupazione «deve assicurare ad ogni lavoratore una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Non certo, come travisato da alcuni resoconti,  si è riferito alle decine di migliaia di manager che ogni giorno si impegnano nel loro lavoro e che, con le loro tasse, contribuiscono, insieme ai lavoratori pubblici, privati e pensionati  al benessere del Paese. E che sono lontanissimi da quei super trattamenti economici. Il populismo su questi temi, acchiappa like non serve a nulla.

I recenti dati Istat purtroppo confermano  che il 15% delle famiglie operaie o assimilati vivono in condizioni di povertà. Persone che pur figurando “occupate” nelle statistiche ufficiali non possono assicurare alla propria famiglia una condizione di vita “decente”. Mattarella cita l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, laddove indica come la quota del Pil dedicata alle retribuzioni «è scesa a livello mondiale in misura significativa dal 2014 al 2024». E un rapporto della Bce secondo cui «alla robusta crescita dell’economia che ha fatto seguito al Covid, non è corrisposta la difesa e l’incremento dei salari reali”.  

Importante, a mio parere, il suo forte richiamo ad intervenire sulle contraddizioni  del nostro sistema: ”Ci sono “vere e proprie forme di dumping contrattuale Richiamano l’attenzione i risultati di una recente indagine di Confcommercio (leggi qui) che ha messo in luce il preoccupante fenomeno della crescita dei cosiddetti “contratti pirata”.  Interessante a questo proposito l’intervento del  professor Michele Faioli  sul Foglio, che ha ben descritto il fenomeno “Contratti che non nascono da pluralismo sindacale sano, ma da concorrenza al ribasso. Formalmente legali, nella sostanza servono a ridurre salari e tutele. Faioli li definisce una “delocalizzazione senza spostamento geografico”: si resta in Italia ma si comprimono i diritti come se si fosse altrove”. Oltre mille i contratti collettivi nazionali di lavoro depositati al Cnel: duecentocinquanta nei soli settori del turismo e del terziario. Tra questi, vi sono contratti firmati da rappresentanze sindacali e datoriali scarsamente rappresentative, con vere e proprie forme di dumping contrattuale che hanno l’effetto di ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori, di abbassare i livelli salariali, di provocare concorrenza sleale fra imprese”.

Quando Mattarella parla di “unità”, parla di questo: dell’esigenza di rimettere ordine nel sistema delle tutele, di far sì che la libertà contrattuale non diventi il paravento per rendere il lavoro più povero. Fare pulizia di queste storture del sistema è una priorità assoluta e dovrebbe precedere la stagione dei rinnovi dei CCNL. Per questo occorre una legge che certifichi la rappresentatività dei soggetti contrattuali e fissi le regole generali e le garanzie di rispetto nei  tempi di rinnovo. Per Mattarella il lavoro è un pilastro della Costituzione e della nostra democrazia, è una questione di etica civile, che forma un «modello di comunità in cammino.

La fase di transizione che stiamo attraversando impone strumenti in grado di governare i cambiamenti in atto. E’ una questione che non può essere elusa “perché riguarda in particolare il futuro dei nostri giovani, troppi dei quali sono spinti all’emigrazione” ha sottolineato  il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per questo occorre mettere al centro dell’agenda del Governo e dell’insieme delle parti sociali una strategia condivisa che riscopra il valore della partecipazione, rilanci la questione salariale, l’incremento della competitività e della produttività, sostenga i processi di innovazione e scommetta su forti investimenti formativi.

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