Mentre in Italia c’è chi vorrebbe (ri)chiudere i supermercati la domenica, in Belgio c’è chi li vorrebbe aprire sul serio perché qui la legislazione è solo formalmente uguale per tutti. Come direbbe Totò: “c’è chi può (aprire) e chi non può”. Il Governo di Bart De Wever ha vinto le elezioni puntando a “modernizzare un quadro legislativo non più adeguato alle realtà economiche, notevolmente mutate negli ultimi vent’anni “. Secondo la nuova legge i negozi potranno aprire fino alle 21:00 tutti i giorni, un’ora dopo l’orario attuale. Finora, dovevano chiudere tra le 20:00 e le 5:00, tranne il venerdì, quando potevano rimanere aperti fino alle 21:00. Viene eliminato anche il giorno di chiusura settimanale obbligatorio.
C’è però un inghippo.
Grandi catene di proprietà e negozi in franchising (gestiti da operatori indipendenti che utilizzano il marchio su contratto) hanno regole diverse. Il dibattito si concentra proprio sulla vendita domenicale, per la quale i negozi in franchising sono soggetti a regole più flessibili, definite dal “Comitato Congiunto” di cui fanno parte. Il Comitato Congiunto per i Commercianti al Dettaglio Indipendenti (JC 201) comprende due principali gruppi di esercizi commerciali. Da un lato, le attività commerciali al dettaglio con più filiali che vendono articoli non alimentari e impiegano almeno 50 persone. Dall’altro, i negozi monomarca che vendono articoli alimentari con meno di 20 dipendenti. Si considerano attività commerciali indipendenti non solo i “tradizionali” locali, come il panificio dietro l’angolo ma anche i supermercati indipendenti con meno di 20 dipendenti.
Operatori indipendenti e franchisee pagano meno la maggiorazione domenicale e hanno facilitazioni nell’assunzione studenti e lavoratori flessibili. Inoltre il lavoro serale, più costoso, inizia solo alle 19:00 anziché alle 18:00, con conseguente ulteriore risparmio sui costi salariali. «Un’ora nel comitato misto dei grandi ipermercati (PC 312) costa 30 euro, mentre nel comitato misto dei franchising (PC 201) costa solo 18 euro», afferma Pierre-Alexandre Billiet, professore di economia aziendale presso la Solvay Brussels School.
La richiesta di parità di condizioni nel settore della grande distribuzione si fa quindi sempre più forte. A premere questa volta, sono Lidl e Aldi. Secondo Marjolein Frederickx, CEO di Lidl, la sua insegna deve pagare ai dipendenti un bonus domenicale fino al 200%, rendendo impossibili le aperture domenicali come riporta Le Soir. Frederickx è entrata a far parte di Lidl Belgio e Lussemburgo nel 2009 e ha ricoperto diverse posizioni all’interno dell’azienda negli ultimi quindici anni. Dal 2017 al 2024 è stata CFO. “Questa è concorrenza sleale”, ha lamentato alla rivista De Tijd, facendo eco alle precedenti denunce di Colruyt e Carrefour riguardo ai loro grandi ipermercati. Da parte sua, Aldi punta il dito contro i comitati congiunti, gli organismi che stabiliscono salari e condizioni di lavoro per settore. Secondo la catena, questi comitati non garantiscono più una concorrenza leale tra i rivenditori.
Catene come Delhaize, Albert Heijn o Carrefour Market, gestite da frannchisee, spesso rientrano in comitati (come il PC 201) con livelli salariali e bonus più bassi. Per Lidl e Aldi, passare a un modello di franchising e rendere i negozi indipendenti non è ovviamente un’opzione percorribile. Marjolein Frederickx, CEO di Lidl, sottolinea che per una catena di discount è fondamentale che l’assortimento di prodotti e i processi rimangano uniformi e centralizzati. Il modello di prezzi bassi di Lidl si basa su un assortimento limitato e costante di circa 2.500 prodotti per punto vendita (rispetto ai circa 20.000 di Delhaize), che consente loro di generare volumi enormi e negoziare contratti molto vantaggiosi con i fornitori. Questa è la base dei loro prezzi bassi e il motivo per cui la gestione centralizzata è fondamentale.
David Clarinval Vice-primo ministro ha riconosciuto il problema delle diseguaglianze nelle condizioni di lavoro nel settore della distribuzione, conseguenza della diversità dei comitati congiunti (PC 201, 202, 311, 312, ecc.), ognuno con i propri contratti collettivi e le proprie realtà. Il Vice Ministro ha invitato i sindacati e i datori di lavoro dei cinque comitati congiunti per il settore del commercio al dettaglio a riunirsi nuovamente per trovare soluzioni. “Per quanto riguarda le aperture domenicali, il governo ha deciso di abolire il giorno di chiusura obbligatorio per legge, ma il lavoro domenicale rimane regolato dalla legislazione sul lavoro vigente”, ha ammesso. Pierre-Alexandre Billiet è scettico sulle volontà di trovare soluzioni, poiché molti operatori indipendenti hanno costruito il loro intero modello di business sugli attuali vantaggi dell’apertura domenicale. “Se si vieta questa pratica o si cerca di standardizzare l’intero settore, il loro vantaggio competitivo iniziale diventa improvvisamente un ostacolo, nonostante abbiano investito milioni”, spiega l’esperto. Sostiene una retribuzione uniforme, ma con maggiore flessibilità per i piccoli negozi indipendenti (ad esempio quelli che si rivolgono agli studenti), al fine di ripristinare un certo equilibrio competitivo.
Finché il settore non raggiungerà una visione comune, Lidl e Aldi rimarranno quindi chiusi la domenica. Carrefour ha raggiunto un accordo con i sindacati per consentire ai suoi 83 punti vendita di aprire comunque la domenica. Per ora la situazione non si è completamente sbloccata secondo quanto riportato dai sindacati, confermando un articolo pubblicato sul Gazet van Antwerpen perché i rappresentanti dei lavoratori preferirebbero un accordo a livello di settore. “Oggi i supermercati sono impegnati in una concorrenza spietata. Vogliamo un quadro settoriale con regole eque per tutti”, sottolinea Lindsey Verhaeghe, segretaria del sindacato socialista BBTK, la sezione fiamminga del SETCa. “Questa è una posizione assunta dal fronte unito dei sindacati, ora che Carrefour e Okay vogliono aprire anche la domenica”, sottolinea Wouter Parmentier, membro di ACV Puls. “Invece di una corsa al ribasso, vogliamo creare regole eque, nella speranza di migliorare le condizioni di lavoro del personale del commercio al dettaglio indipendente”, ha concluso.



