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Averla potuta visitare una settimana prima dell’inaugurazione ufficiale insieme agli animatori di “Spettacoli alla Frutta” di cui Melinda è uno dei suoi più autorevoli esponenti mi ha consentito di toccare con mano una realtà importante del Trentino, dove, tra altro, proprio in Val di Sole, passo una parte importante dell’anno. Ho atteso per raccontare l’esperienza, come d’accordo per non bruciare la notizia, l’inaugurazione ufficiale con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Ciò che è stato fatto, lo merita. Oltre ai vertici del Governo nazionale, erano presenti all’inaugurazione anche le istituzioni locali e i rappresentanti del Consorzio Melinda, giustamente orgogliosi di presentare ufficialmente un’infrastruttura in grado di ottimizzare la logistica del sistema ortofrutticolo trentino. «Un ottimo esempio di lavoro di squadra 100% Made in Italy», aveva commentato a fine agosto il ministro Lollobrigida, intervenuto in occasione dell’attivazione dell’impianto.

Il consorzio Melinda è nato nel 1989 ed è una delle principali realtà italiane ed europee del mercato ortofrutticolo. Ha un fatturato di circa 350 milioni di euro. Attualmente sul territorio delle Valli del Noce sono presenti 16 impianti, a cui si aggiunge la sede amministrativa di Cles e, appunto,  il nuovo spazio con celle ipogee di Predaia. I dipendenti oggi sono circa 1300, di cui l’80% donne. Gli agricoltori conferenti sono  3800 associati  in 16 cooperative.  Le coltivazioni di mele si estendono per quasi 70 chilometri quadrati di terreni  in Val di Non e nella vicina Val di Sole, tra i 500 e i 1000 metri di altitudine. Il raccolto raggiunge, ogni anno, circa 1,6 miliardi di mele. L’Italia raggiunge  una produzione di mele complessiva di quasi 2,25 milioni di tonnellate con un calo del 3% rispetto al 2024 mentre i volumi in Europa viaggiano poco sotto ai 10,5 milioni di tonnellate, in linea con lo scorso anno. In crescita la produzione prevista in Trentino (+5%), in leggero calo quella in Alto Adige (-3%). In Italia Melinda copre il 15% della produzione media annua di mele. Conosciute da tutti sono le varietà Golden Delicious (70% della produzione totale), Red Delicious (10%), Renetta Canada (9%), – le uniche in Italia a Denominazione di Origine Protetta – Gala (5%), Fuji (6%) ed Evelina (2%). Completano poi la produzione, 2.000 tonnellate/anno circa di mele ottenute dall’applicazione del disciplinare di produzione biologica. Dalla stagione 2014/2015 il Consorzio ha immesso inoltre per la prima volta sul mercato Ciliegie, Fragole e Frutti di Bosco (ribes, lamponi, mirtilli e more).

La produzione media annua di mele Melinda è quindi di circa 400.000 tonnellate, destinate principalmente al mercato italiano ed esportate in oltre 50 paesi nel mondo. La raccolta coinvolge quasi  15.000 lavoratori, secondo i dati dell’Agenzia del Lavoro della Provincia autonoma di Trento, gli avviamenti in agricoltura registrati lo scorso anno in Valle di Non (13.681) e in Valle di Sole (893). Il dato rappresenta circa la metà di tutte le assunzioni del settore nella Provincia di Trento (29.494). Le persone appartenenti ad altre nazionalità  rappresentano  l’81%. Provengono nella maggior parte da Romania, Senegal, Polonia e Marocco, manodopera fondamentale e imprescindibile. I dati occupazionali fanno percepire quanto siano rilevanti le attività della melicoltura, non solo per la Val di Non e Val di Sole ma per l’intero ecosistema produttivo trentino.

Nella Val di Non e nella Val di Sole vengono coltivate una ventina di varietà di mele. La maggior parte di loro però appartiene alla varietà detta Golden Delicious, che ha la buccia dal verde al giallo, a volte con qualche chiazza rossastra, e la polpa croccante e succosa. La Golden Delicious ha ottenuto dall’Unione Europea la denominazione d’origine protetta (DOP), un marchio che viene attribuito agli alimenti che hanno caratteristiche qualitative considerate in qualche modo legate al territorio in cui sono stati prodotti. Il 75 per cento delle mele delle due valli è destinato al mercato italiano (la grande maggioranza della produzione comunque proviene dalla Val di Non, e solo una parte minore dalla Val di Sole). Il raccolto di mele 2024 risulta leggermente inferiore alle 380mila tonnellate (5% in meno circa nel confronto con l’anno precedente) a causa delle gelate della scorsa primavera e delle piogge autunnali, la produzione in Trentino è calata del 7 per cento. Inoltre c’è stata una «contrazione della domanda da parte dei consumatori», che è stata compensata dalla vendita di prodotti a base di mela, come succhi o polpa. Viceversa, sono aumentati i costi di produzione, in particolare dell’energia, e per questo Melinda dice di voler puntare sempre più su tecnologie che consentano di ridurre i consumi.

La vera novità, che definisce il nuovo profilo del consorzio Melinda, pur nota da tempo ai trentini, sono le celle ipogee nel ventre della montagna   e  la cosiddetta “funivia delle mele”. Un  progetto partito nel 2011, quando l’azienda Tassullo che dall’inizio degli anni Settanta estrae la dolomia (pietra da costruzione) dalle montagne della Val di Non, ha proposto  al consorzio Melinda un progetto, in un’ottica di economia circolare, per realizzare spazi ipogei su misura, idonei ad attività tecnologiche e commerciali. Il consorzio ha già costruito  34 celle ipogee dove, dal 2015, vengono depositate 30 mila tonnellate all’anno di mele. Le celle possono contenere, ordinate in file e impilate una sull’altra, 2.800 casse di mele da 300 chili ciascuna, per un totale di 840 tonnellate. Le celle ipogee vengono utilizzate come un frigorifero naturale. All’interno la temperatura è già stabilmente tra i 10 e gli 11 gradi, perciò serve molta meno energia per mantenere le celle a un grado, che è la temperatura necessaria per conservare le mele, rispetto ai magazzini esterni. Attraverso un «impianto ad atmosfera controllata» viene poi aumentata le quantità di azoto e ridotta quella di ossigeno, che è uno dei principali agenti di maturazione delle mele, in modo da garantire tempi di conservazione anche superiori a un anno.

L’impianto è alimentato con energia geotermica, cioè prodotta con il calore del sottosuolo, mentre come refrigerante è utilizzata l’ammoniaca, che è considerata un gas sostenibile perché in atmosfera dura pochi giorni e non contribuisce all’effetto serra. Il risparmio annuale è quantificato in 1,9 gigawattora, più o meno il 30 per cento di un magazzino in superficie. Per avere un termine di paragone, è più o meno l’energia elettrica utilizzata da 2mila persone in un anno. A regime è previsto un risparmio energetico del 60 per cento. Inoltre, «la qualità delle mele è anche migliore di quelle conservate nelle comuni celle frigorifere». A breve saranno ultimate altre 12 celle ipogee, che aumenteranno la capacità di stoccaggio da 30 a 40mila tonnellate, il 10 per cento della produzione annuale.  Un’alternativa eco-friendly, dove l’ambiente che conserva le mele è un isolante naturale che permette di mantenere una temperatura costante e di ridurre i consumi energetici anche del 50% rispetto ai sistemi tradizionali. A tutto questo si aggiungono il risparmio idrico, l’isolamento acustico e l’assenza di impatto paesaggistico.

“La mela è un frutto che si può gustare tutto l’anno. Ma per far sì che sia sempre disponibile sul mercato, occorre prevedere la giusta conservazione, con spazi dedicati e impianti tecnologici specifici” afferma Andrea Fedrizzi, responsabile marketing del Consorzio Melinda. “Il passaggio alla fase industriale del progetto ha richiesto tre anni di studi e ricerche, condotte in sinergia con importanti realtà accademiche e scientifiche, nazionali e internazionali. La cosiddetta “funivia delle mele” ha richiesto a Melinda un investimento complessivo di circa 16 milioni di €, ma i suoi vantaggi sono senza prezzo. Il progetto ha già consentito all’azienda di essere annoverata tra gli esempi brillanti da seguire come modello che coniuga perfettamente il business e la sostenibilità. Date le sue caratteristiche uniche, il progetto ha ricevuto riconoscimenti da tutto il mondo, come il premio Good Energy Award di Bernoni Grand Thornton e il Sodalitas Social Award, assegnato alle iniziative più efficaci nel generare una crescita aziendale sostenibile.  Finanziata in parte dal programma europeo Next Generation EU – che ha coperto il 40% dell’investimento – l’opera è il primo impianto al mondo a fune dedicato al trasporto di frutta.

Un progetto 100% Made in Italy, realizzato dal Consorzio Melinda con la collaborazione del gruppo Leitner, leader internazionale nell’impiantistica a fune, insieme a maestranze locali. Accanto ai vantaggi logistici, non vanno sottovalutati i benefici ambientali: ogni anno si eviteranno infatti oltre 5.000 viaggi di camion, con riduzione di emissioni e maggiore sicurezza sulle strade. La struttura a fune, alimentata da fonti rinnovabili – fotovoltaico e idroelettrico – sfrutta inoltre il peso delle mele in discesa per contribuire alla produzione di energia. guarda qui . La teleferica sarà alimentata con dei pannelli fotovoltaici. Ogni ora trasporterà 460 contenitori da 300 chili di mele. Arrivati al capolinea sotterraneo, dei carrelli elettrici porteranno i contenitori nelle celle ipogee, caverne sotterranee lunghe 25 metri, larghe 13 e alte 11.

Infine per conoscere i segreti della mela c’è MondoMelinda. Il centro visitatori del Consorzio Melinda. Oltre a poter comprendere il mondo delle mele, partecipare a visite guidate delle celle ipogee, gustare e acquistare tutte le varietà delle mele e i  prodotti del consorzio, c’è la possibilità di visitare lo stabilimento Cocea, uno dei principali tra i 7 centri di lavorazione Melinda, pranzare in un ottimo ristorante e ammirare l’intera Val di Non a 360° dalla terrazza.

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