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Temo che l’indagine dell’Antitrust anziché fare luce sulla complessità della filiera, sulle diverse esigenze degli attori presenti, lavoratori compresi, possa essere utilizzata per far emergere protagonismi e distinguo che rischiano solo di veicolare messaggi sbagliati all’opinione pubblica soprattutto a quella parte sempre alla ricerca di colpevoli più che interessata ad individuare  soluzioni possibili. Altra cosa è l’apertura di un confronto serio tra  tutti gli attori in campo in modo che ciascuno possa far valere le proprie ragioni. Non è però utile a nessuno buttare una vicenda complessa  in caciara. A prescindere dal caso sollevato dai rappresentanti dei trasportatori, c’è un dato di fondo che deve valere per tutti in premessa.

Non esiste una giustificazione ai propri comportamenti anche se ritenuti indotti  da comportamenti altrui. Non è una lite tra bambini all’asilo. Non pagare le tasse, sottopagare i lavoratori, sfruttarli nelle campagne o alla guida dei camion, risparmiare sulle norme di sicurezza, non è mai accettabile. Scaricare parte del rischio di impresa su altri o sottrarsi, come scelta individuale,  ai propri doveri fiscali e contributivi, non è consentito. In nessun caso. Non viviamo nella Repubblica delle banane. Il resto segue.

Oggi il tema è sollevato da ASSOTIR. L’associazione rappresenta il comparto  dei trasporti che hanno un rapporto importante con la GDO intorno al quale  ruotano oltre 60mila imprese di trasporto che complessivamente mettono in campo circa 500mila veicoli, ovvero quasi la metà dell’intero parco veicolare commerciale italiano. Tutto quello che si muove dagli oltre 500  centri di distribuzione fino  ai circa 55 mila singoli punti vendita è trasportato da loro.

ASSOTIR ha predisposto un  documento in otto punti dove chiede “che le offerte di trasporto siano coerenti con le condizioni minime per garantire la  sicurezza stabilite dai valori di riferimento pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; di rispettare gli standard di sicurezza per quanto attiene le infrastrutture di scarico presso i punti vendita della GDO; di definire dei rapporti contrattuali tra committenti e vettori basati sul reciproco, autonomo, riconoscimento di ruolo”. Il tutto attraverso la definizione di un format contrattuale standard con clausole chiare da definire con Federdistribuzione e Confcommercio. Passaggio assolutamente legittimo inficiato, a mio parere, dall’aver scelto la strada di chi, anziché limitarsi a esplicitare il proprio problema, preferisce alimentare un clima di scontro facendo i conti (sbagliati) nelle tasche degli altri. È il solito vizio italico. 

Tra l’altro a  settembre del 2025 si era tenuto  un primo incontro tra ASSOTIR e Federdistribuzione. Quest’ultima si era dichiarata disponibile a proseguire il confronto. Così come Confcommercio che comunque è la confederazione che ha, al suo interno, sia Conftrasporto a cui ASSODIR aderisce, sia diverse aziende della GDO a cominciare da Conad. ASSODIR batte ovviamente “cassa” come tutti, nella filiera: “In un mondo in cui si chiedono veicoli elettrici, mezzi Euro 6, tracciabilità perfetta e orari rigorosi, non si può scaricare tutto il peso sulle aziende di trasporto senza garantire un’equa retribuzione e condizioni operative adeguate”.  A questo si aggiunge il tema della legalità. Due temi che non c’entrano nulla con le responsabilità della GDO.

“La pressione sui costi e le dinamiche di subvezione incontrollate (passaggio di parti del contratto a sub-vettori) – ha spiegato Claudio Donati Segretario Generale di Assotir– alimentano fenomeni di dumping e illegalità, spesso oggetto d’indagine da parte della magistratura. Per questo serve un confronto serio, trasparente, che coinvolga anche le istituzioni”. ASSOTIR però non distingue. A suo dire le insegne sarebbero tutte uguali. L’accusa  è talmente generica e onnicomprensiva da risultare  provocatoria. Non esiste una responsabilità general generica del comparto. Semmai il conto va mandato alle singole  insegne che se ne approfittano.

ASSOTIR anziché utilizzare il confronto costruttivo già aperto sceglie la strada della denuncia pubblica puntando a trasformarla nel solito polverone mediatico. Forse pensando di “lucrare” dall’indagine aperta dall’antitrust. Personalmente credo sia in un errore. Ciascun componente la filiera ha il dovere di esporre i suoi dati. Ci mancherebbe. Ma sparare a caso dati sui guadagni veri o presunti della  GDO intesa come comparto nel suo insieme senza distinguere il grano dalla gramigna, o di  altri attori della filiera non depone a favore dell’intera categoria. Parlare poi addirittura a nome di altri attori (vedi il comparto agricolo) ritenendolo vittima di analoghe discriminazioni senza minimamente conoscere il  rapporto instaurato  tra molte aziende del primario e aziende della grande distribuzione  non è corretto. L’indagine in corso appurerà i fatti e i vari passaggi che comportano la definizione del prezzo finale al consumatore.

Quello che non è accettabile è che il rappresentante di una categoria denunci gravi illegalità e mancanza di sicurezza stradale dei propri associati e che c’è “a rischio la manutenzione dei mezzi, i tempi di riposo degli autisti e il rispetto delle norme sociali”. Se così dovesse essere realmente più che lamentare “l’indifferenza delle istituzioni e la “reticenza” della politica, accusata di non voler disturbare i grandi interessi economici della GDO”,  le dichiarazioni dovrebbero essere immediatamente verificate dalle autorità competenti, a cominciare dalle Procure della Repubblica e dalla Guardia di Finanza e  le illegalità denunciate in modo dettagliato e non generico e alla Polizia Stradale, il compito di controllare e fermare  immediatamente i mezzi non in  regola.

Giusto chiedere che l’Antitrust faccia chiarezza sui vari passaggi ascoltando tutti gli attori in campo ma se qualcuno denuncia che si è di fronte ad  una  “filiera opaca” “dove la competitività del prezzo finale si  reggerebbe,   su enormi aree di sfruttamento e sulla violazione quotidiana dei parametri minimi di sicurezza” questo, se non provato e senza denunciare responsabilità precise insegna per insegna,  non è accettabile.

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