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“Ci vuole un villaggio per crescere un bambino. Ci vuole un bambino con autismo per elevare la coscienza del Paese” (Elaine Hall)

Il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi  lo ha recentemente sottolineato mentre si apprestava a lanciare la sua città come Capitale italiana della Cultura 2026 a 17 anni dal sisma. “Questa terra ha il dovere di creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare”. In questo senso, L’Aquila parte da una base solida: università, Gran Sasso Science Institute, Conservatorio, Accademia di Belle Arti e Scuola della Guardia di Finanza portano in città circa 10mila studenti fuori sede, “una ricchezza economica, sociale e culturale”. L’Aquila può però anche contare su un tessuto di solidarietà e di impegno in grado di  andare  oltre.

E quella che vorrei raccontare  oggi è una bella storia. Il progetto è stato costruito in rete con Autismo Abruzzo onlus associazione regionale APS, grazie alla competenza e alla visione di Dario Verzulli, con la Casa di Michele (ASL 01 L’Aquila), che ha accompagnato Adis in un percorso di crescita personale e sociale, e, ovviamente, con il punto vendita Carrefour, che si è aperto, si è messo in discussione, si è evoluto. Come ha sottolineato Cristina Rombolà su LinkedIn, “progetti di questo genere dovrebbero essere sfide quotidiane per una società che DEVE veicolare inclusione e abbattere barriere sociali. Ricordiamo che in Italia solo il 10% delle persone autistiche, over 20, lavora (dato Censis)”.

In italia, secondo lo scrittore Daniele Mencarelli, intervistato da Laura Gobbi sul Sole 24 ore  “abbiamo 700mila famiglie che convivono con il tema dell’autismo e da qui a 20 anni avremo 700mila adulti che rappresenteranno per questo Paese una responsabilità civile ed economica”  (leggi qui). Per questo è giusto sottolineare chi si impegna concretamente su questi temi. Dal 23 novembre 2025 Adis, un ragazzo autistico di 19 anni, ha iniziato un tirocinio formativo al Carrefour di via Vicentini a L’Aquila. Un percorso che gli permetterà di ricevere un contributo mensile di 800€ per sei mesi (rinnovabile) e, soprattutto, di vivere un’esperienza concreta di autonomia e crescita. Un risultato frutto di un lavoro di oltre un anno che ha coinvolto all’Aquila servizi sanitari pubblici, associazionismo e mondo aziendale.

“Abbiamo aderito al progetto dopo un percorso di conoscenza e formazione – dichiara il direttore del punto vendita, l’amico Salvo Cardella. “Non si tratta di semplice inserimento lavorativo, ma di un gesto di comunità, cultura e umanità. Con Adis abbiamo fatto un passo avanti come azienda e come territorio, dando concretezza al concetto di accoglienza. Esserne tutor è un onore, ma anche una responsabilità che ho voluto assumermi personalmente”. Il ruolo centrale nell’operazione è stato svolto dalla ‘Casa di Michele’, centro di riabilitazione pubblico afferente alla Asl Avezzano Sulmona L’Aquila, che da anni accompagna Adis in percorsi riabilitativi finalizzati al consolidamento delle autonomie personali e sociali. “L’inserimento lavorativo non è un evento improvviso – spiega il direttore della ‘Casa di Michele’, Marco Valenti, ma il naturale esito di un percorso costruito nel tempo. Solo con una preparazione accurata, condivisa e rispettosa delle caratteristiche individuali è possibile creare esperienze di lavoro realmente inclusive”.

Cardella, assumendosi personalmente il ruolo di tutor, evidenzia l’importanza di un impegno diretto e consapevole. Ha ragione chi afferma che “l’inclusione non si misuri solo in produttività, ma nella capacità di una comunità di creare spazi in cui ognuno possa trovare il proprio posto”. Salvo Cardella lo ha ribadito su LinkedIn: “Questo risultato non nasce all’improvviso: è il frutto di oltre un anno di lavoro tra persone e realtà che hanno camminato insieme con pazienza e competenza. Fondamentale  è la promozione di una cultura dell’inclusione lavorativa, attraverso la valorizzazione della rete di relazioni tra i vari attori coinvolti e la creazione di un percorso che permetta ai ragazzi di raggiungere il massimo livello di partecipazione attiva alla vita sociale, con un miglioramento della qualità della vita dei giovani e delle loro famiglie. Per me, ha sottolineato Cardella, “il supermercato non è solo un luogo commerciale. È un punto di accesso alla comunità, un luogo dove si costruiscono legami, dove le differenze sono una ricchezza, e dove ognuna e ognuno può trovare il proprio spazio”.

Questo è il primo inserimento concreto di una persona nello spettro autistico all’Aquila. E siamo solo all’inizio. Grazie a tutte le colleghe e i colleghi che si sono messi in gioco. Questo è lavoro vero. Io, continua Sardella, “ho scelto di essere il suo tutor aziendale e da quel momento qualcosa è cambiato davvero. È cambiato il clima relazionale: più attenzione, più cura, più umanità. È cambiato lo sguardo del team, che si è formato e ha risposto con entusiasmo. È cambiato il modo in cui guardiamo al nostro lavoro: non solo scaffali e prodotti, ma relazioni, rispetto e possibilità”. Tutto il personale è stato formato dalla professoressa Rachele Giammario, con un percorso attento, concreto, orientato alla comunicazione efficace e all’inclusione reale. Un lavoro prezioso, che ha reso possibile affrontare insieme questo passaggio con rispetto e consapevolezza. È la traduzione di ciò che ci ricorda  Tina J. Richardson “È giunto il momento di curare la società non le persone con autismo”.

L’associazione Autismo Abruzzo ha già dimostrato la sua capacità di facilitare l’inserimento lavorativo di persone con autismo, con risultati significativi: cinque ragazzi hanno ottenuto contratti a tempo indeterminato presso il sito logistico  Amazon di San Salvo (leggi qui) mentre altri hanno trovato impiego a Passo Corese. L’associazione, in questi casi, si è fatta carico non solo del supporto ai ragazzi, ma anche della formazione del personale delle aziende coinvolte, promuovendo una cultura dell’inclusione a livello nazionale e contribuendo a cambiare la percezione del lavoro e delle persone con disabilità. Questo approccio olistico e proattivo rappresenta un modello da seguire, in grado di generare benefici non solo per i singoli individui, ma per l’intera comunità.

Rilancio ciò che ho scritto in passato sul tema dei punti vendita “Autism Friendly”. A Monza da parte di Coop Lombardia. UniCoopFirenze ha aperto dei punti vendita a misura di autismo a Firenze, e a Prato. Sono ormai trascorsi quasi sette  anni, era il 2 Aprile 2019, da quando il gruppo UNICOMM ha scelto di abbassare luci e suoni dei punti vendita Famila, Emisfero ed EMI per creare un momento a cadenza mensile, in cui le persone nello spettro dell’autismo possano trovare un ambiente accogliente e dedicato alle loro esigenze. Anche Unicoop Etruria prosegue l’impegno per rendere i suoi supermercati più accoglienti e accessibili alle persone affette da disturbo dello spettro autistico: così come il punto vendita Coop di via Paolo Borsellino a Cerveteri, aderisce al progetto “Calma Sensoriale”, dopo il supermercato Coop di via Laurentina a Roma. E chissà quanti altri che non conosco. L’inclusione non è un sogno, ma una responsabilità che parte da azioni quotidiane, l’importante è avere volontà di ascoltare e comprendere i bisogni di tutti.

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