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Credo che Ernesto Dalle Rive Presidente di ANCC Coop avesse messo in conto che con il suo intervento, come ho già scritto,  avrebbe “eccitato” i sindacati di categoria spingendoli a riaprire una vecchia ferita mai chiusa completamente. «Ci voleva la previsione di un nuovo anno di consumi ancora più bassi che in quello appena concluso per approdare alle stesse valutazioni che la Filcams Cgil sostiene da anni, da quando il famigerato Decreto Salva Italia ha sdoganato le aperture selvagge nel commercio, h24 e sette giorni su sette, che non si fermano nemmeno davanti alle più sacre feste comandate, come il Natale e il Capodanno: le aperture domenicali e festive non portano entrate significative ai supermercati, ma in compenso portano cambiamenti importanti nella vita di lavoratrici e lavoratori, di segno marcatamente negativo. Sono state soprattutto le lavoratrici a fare le spese dei nuovi turni senza soste, che hanno peggiorato sensibilmente la conciliazione dei tempi di vita e lavoro». Al tempo del decreto Monti il sindacato aveva dato vita alla campagna «La festa non si vende». Ha immediatamente tuonato la Filcams CGIL.

Paolo Andreani, segretario generale Uiltucs, notoriamente meno propenso a sparate fuori misura e più cauto dice di aver appreso “con interesse le valutazioni di Ancc-Coop, sulle aperture domenicali, considerate dalla Uiltucs lungimiranti”. “La riduzione del numero delle domeniche di apertura è obiettivo da sempre perseguito dalla Uiltucs – esordisce Andreani – che considera la liberalizzazione avvenuta col Governo Monti profondamente sbagliata”. Ed è su questo confronto che si inserisce l’intenzione della Uiltucs, pronta al dialogo per migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del terziario in Italia, sottolineando come, “allo stesso tempo, la maggiorazione oraria attualmente prevista è insoddisfacente. Siamo per innalzare la maggiorazione domenicale e quella festiva. Quindi, bene al restringimento del numero delle aperture domenicali e festive, ma è necessario l’innalzamento della paga domenicale e festiva ad una maggiorazione che corrisponda al 50% per chi lavora la domenica e al 100% nei festivi, in tutti i luoghi di lavoro del terziario”.

La proposta ha trovato una sponda immediata anche nella Fisascat Cisl. Il neoeletto Segretario Generale Vincenzo Dell’Orefice, conscio della delicatezza del tema e notoriamente altrettanto cauto sull’argomento, ha ribadito la necessità di restituire dignità al lavoro nel terziario, ponendo il diritto al riposo festivo al centro dei prossimi rinnovi contrattuali. Altra cosa rispetto all’intervento della Filcams CGIL. Nulla di nuovo sotto il sole. I sindacati sanno benissimo che devono fare di necessità virtù. Non a caso c’è chi, pur rivendicandone il superamento avanza richieste per rivedere le indennità relative ai giorni festivi.

Dalle Rive, persona intelligente, secondo me, deve amare il  biliardo e non può non  conoscere il gioco della carambola libera. È quella più semplice tra le varianti. Per ottenere il punto è necessario colpire con la stecca la propria bilia e andare a toccare sia il pallino che la bilia dell’avversario, non importa con che modalità.  La cosa importante per ottenere il punto è il tocco. E, con questa sortita, non l’ha certo toccata piano. Ha evocato un tema carico di significato per una parte del sindacato di categoria alla ricerca da tempo di una parola d’ordine irrealistica quanto unificante, ha spostato il tema dal proprio  vivace perimetro al vicino campo di Agramante di Federdistribuzione. E dopo questo segnale di apertura, resta solo da convincere il sindacato in Coop che, anziché essere parte del problema, come sembra volerlo essere oggi, capisca e diventi parte della soluzione.

I prossimi rinnovi di CCNL avranno quindi un elemento di confusione e una difficoltà in più. Il lavoro domenicale è però un falso problema. Come ha sottolineato su LinkedIn un sindacalista della Felsa CISL del Piemonte, Umberto Vici, che si occupa di rider, quindi lavoratori con ben altri problemi, e che “le nuove generazioni di lavoratori non chiedono di tornare indietro. Non chiedono il lavoro di ieri. Chiedono flessibilità, autonomia, possibilità di scegliere. Ed è giusto ascoltarli. Il problema non è la flessibilità. Il problema è quando la flessibilità diventa solitudine. Quando diventa incertezza permanente. Quando diventa un rischio scaricato tutto sulle spalle di chi lavora”. Il punto vero è questo. Non ritornare indietro di vent’anni come testimoniano gli interventi scomposti di alcuni   sindacalisti ma come evitare che il lavoro domenicale, ormai fisiologico in Italia è sempre più anche altrove, non si trasformi in una condanna permanente al lavoro povero per i lavoratori che vogliono  affrancarsi da quel destino.

I sindacati, almeno quelli  che non confondono le sortite populiste  con  le dinamiche vere del comparto, sanno benissimo che non approderanno a nulla. Al massimo verranno ridiscusse alcune festività soppresse che già da tempo vengono ritenute sacrificabili dalla GDO. Recentemente Giorgio Santambrogio CEO del Gruppo Végé nonché vice presidente di Federdistribuzione, su LinkedIn ha dichiarato: “Ribadisco la correttezza di chiudere nelle principali festività, che siano Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, 1’ Maggio, 25 aprile o Ferragosto. Che si decida un saggio numero di chiusure obbligatorie!!!“.

Ovviamente la sortita pubblica di Coop, se non è stata preparata informalmente prima, non aiuta i pontieri in GDO. Anche lì ci sono insegne che faticano ad aprire la domenica insieme a molte altre che non tornerebbero mai indietro. La parola d’ordine “o tutti o nessuno” nasconde purtroppo una mentalità dura a morire. Milioni di persone fanno la spesa alla domenica. Nei negozi fisici e online. Chi li vorrebbe spingere a farla in altri giorni, “tanto è lo stesso”,  ha in testa la redditività del punto vendita, il legittimo benessere di chi lavora  ma non le esigenze del cliente. E assecondare il cliente di questi tempi credo sia fondamentale. In Coop la presenza della figura del “socio” che è una evoluzione del concetto di cliente può consentire un approccio diverso perché concordato e non imposto. Fossi nel Presidente di Federdistribuzione suggerirei al mondo Coop e ai sindacati di cominciare a percorrere questa strada…

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