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Nella periferia di Bruxelles un frigorifero intelligente riconosce un panino sollevato dallo scaffale grazie a una telecamera e a un sensore di peso. In Polonia, nel frattempo, un container di 21 metri quadrati viene caricato su un camion e spostato in un’altra città perché quella strada non porta abbastanza clienti. Sono entrambi “negozi senza personale”, entrambi presentati come il futuro del commercio di prossimità, entrambi controllati da un sistema di intelligenza artificiale che gestisce accesso, prezzi e sicurezza. Ma la somiglianza si ferma qui, e le differenze raccontano due scommesse molto diverse su cosa significhi automatizzare la distribuzione.

Il progetto polacco si chiama SmartNovo e ha debuttato come partnership con Polska Sieć Handlowa Lewiatan, la principale catena franchising di capitale interamente polacco. Vale la pena soffermarsi su chi sia Lewiatan prima di entrare nel merito tecnologico, perché il contesto rovescia parte del significato dell’operazione. Nata nel 1994 dall’iniziativa di dieci grossisti che si consorziarono per resistere all’ingresso delle catene straniere nel mercato polacco post-comunista, Lewiatan è oggi la terza insegna del paese per dimensione e la più grande rete franchising a capitale nazionale: circa 3.200 punti vendita gestiti da 2.100 imprenditori indipendenti, riuniti sotto Lewiatan Holding S.A., entrata nel 2011 nell’orbita del gruppo Eurocash, distributore all’ingrosso quotato in borsa che controlla anche le insegne ABC, Delikatesy Centrum e Groszek. È dunque, per statuto originario, una federazione di commercianti indipendenti nata in difesa del piccolo dettaglio polacco contro la grande distribuzione estera. Che sia proprio questa rete a fare da apripista per un formato che elimina ogni intervento umano dal punto vendita è un paradosso che merita di essere segnalato: chi è nato per proteggere il commerciante di prossimità ora sperimenta il formato che più lo sostituisce.

SmartNovo, come progetto tecnologico, è cosa distinta da Lewiatan: ha un proprio fondatore e gestore, Phi Long Bui, che lo descrive come un sistema in cui l’intelligenza artificiale svolge simultaneamente il ruolo di direttore, cassiere, guardia di sicurezza e reparto marketing. Il funzionamento è quello di un piccolo supermercato tradizionale in miniatura: il cliente scansiona un codice all’ingresso, cammina tra gli scaffali, seleziona i prodotti ed esce. Il sistema monitora ogni prodotto in tempo reale, aggiorna i prezzi sulle etichette elettroniche, decide le promozioni, rileva tentativi di furto e interviene in caso di cadute. Gestisce persino la logistica interna: quando un articolo sta per esaurirsi, ordina a un addetto umano di rifornire lo scaffale — gli operatori restano, insomma, ma spostati a valle del processo decisionale, non più al suo centro.

Il tratto più originale del progetto, però, non è l’intelligenza artificiale in sé, ma l’involucro giuridico che la contiene. SmartNovo è un container montato su base mobile, trasportabile su camion e ricollocabile altrove in meno di un’ora se una location non rende. Registrato nell’Unione Europea, l’impianto è classificato legalmente come distributore automatico. La conseguenza pratica è che sfugge alle procedure amministrative e ai permessi edilizi propri dell’apertura di un negozio: basta un’area equivalente a due posti auto, e un punto vendita completamente operativo può essere avviato in pochi giorni. Lewiatan non è nuova a questo tipo di sperimentazione — nel febbraio 2020 aveva già inaugurato a Cracovia un punto self-service, ma basato su un meccanismo simile a un grande distributore automatico, con nastro trasportatore e ascensore che consegnavano gli acquisti a uno sportello di ritiro. SmartNovo rappresenta un salto di categoria: il cliente entra fisicamente nello spazio e tocca i prodotti, un’esperienza vicina a quella di un negozio vero, pur restando — sul piano normativo — un vending machine.

Sul fronte belga, la strada è opposta. Carrefour BuyBye, sviluppato con la startup portoghese Reckon.ai, non è un negozio che si attraversa ma un frigorifero intelligente da 18-21 metri quadrati: il cliente scarica un’app, scansiona un codice QR, apre gli sportelli e preleva. Telecamere ad alta risoluzione e sensori di peso su ogni ripiano riconoscono i prodotti da qualsiasi angolazione e addebitano automaticamente l’importo. Non c’è spazio interno da percorrere, non c’è assortimento a scaffale aperto: l’intero punto vendita è, di fatto, un distributore evoluto travestito da minimarket. Il posizionamento riflette questa logica: ospedali, basi militari, hotel, campus aziendali — luoghi a traffico prevedibile e già presidiati, dove Carrefour innesta il proprio format su un’infrastruttura e una clientela che qualcun altro ha già costruito. Il settimo BuyBye, inaugurato il 29 maggio 2026 nel Corda Campus di Hasselt, è il più grande aperto al pubblico in Belgio, e la catena punta a dieci nuove aperture nel paese nel 2026.

La differenza più profonda tra i due progetti riguarda proprio il rapporto con lo spazio. BuyBye accetta il costo fisso della location e concentra l’innovazione su cosa succede dentro il frigorifero: il retailer sceglie il posto giusto — un ospedale, una base NATO, un hotel — e si appoggia a chi già gestisce quel traffico, adattando persino l’assortimento al contesto, come i soli prodotti a basso Nutri-Score forniti al MontLégia di Liegi. SmartNovo scommette sull’esatto contrario: rende la location stessa un parametro negoziabile, un asset liquido spostabile ovunque il mercato risponda meglio. Non stupisce che tra i partner tecnologici figuri Starlink, connettività satellitare che libera il container dalla dipendenza da un allacciamento fisso alla rete — un dettaglio impensabile per un format come BuyBye, ospitato in edifici già cablati.

Sul fronte dei fornitori tecnologici, però, l’asimmetria tra i due progetti è netta, ed è essa stessa un dato da annotare. Per BuyBye la filiera è dichiarata con precisione: Reckon.ai è indicata come partner tecnologico unico, responsabile sia dell’hardware di riconoscimento — telecamere e sensori di peso — sia del software di visione artificiale. Le fonti raccontano perfino l’evoluzione manageriale della startup: la co-fondatrice e CEO Ana Pinto ha di recente lasciato Reckon.ai per un ruolo di COO in Maikoz, altra azienda europea attiva su frigoriferi intelligenti e micromercati IA, segno di un settore che sta consolidandosi e in cui i profili tecnici circolano rapidamente tra i player.

Per SmartNovo, invece, l’elenco dei partner tecnologici e commerciali — Nvidia, Starlink, Aomb Polska, Nobisoft, Mago e Grunt.to Nieruchomości — compare identico in tutte le fonti polacche, ma senza che nessuna spieghi la funzione specifica di ciascuno. Nvidia fornisce con ogni probabilità l’infrastruttura di calcolo per i modelli di visione artificiale, secondo lo schema già visto altrove nel settore — è la stessa logica per cui Carrefour Flash a Parigi si appoggia alla società AiFi per 60 telecamere e 2.000 sensori. Aomb Polska è in realtà uno studio di consulenza brevettuale, il cui ruolo è verosimilmente la tutela della proprietà intellettuale del progetto, non lo sviluppo tecnico. Grunt.to Nieruchomości, dal nome, è riconducibile all’immobiliare — coerente con la logistica di posizionamento dei container. Ma chi scrive il software che riconosce i prodotti, gestisce i prezzi dinamici e rileva i tentativi di furto resta, nelle fonti disponibili, non dichiarato: se lo sviluppa SmartNovo stessa come azienda di Phi Long Bui appoggiandosi solo all’hardware Nvidia, o se uno dei partner minori fornisce lo stack software vero e proprio, non è specificato in nessun comunicato.

Molti progetti giovani preferiscono non rivelare l’intera catena di fornitura per ragioni competitive — ma segna un’asimmetria di trasparenza rispetto a un mercato, quello dei negozi autonomi europei, che si sta muovendo rapidamente verso la maturità e in cui il capitale, i partner tecnici e persino i manager si spostano in modo tracciabile da un progetto all’altro.

Resta, sullo sfondo, una domanda, quella che riguarda entrambi i progetti ma che SmartNovo pone in modo più diretto per via della sua mobilità: la classificazione come distributore automatico è un espediente elegante per aggirare la regolamentazione urbanistica del commercio, o è semplicemente la fotografia di un vuoto normativo che il legislatore europeo non ha ancora avuto motivo di colmare? Un negozio che entra fisicamente, che vende un assortimento ampio quanto quello di un minimarket, che impiega — sia pure a distanza — personale per il rifornimento, e che può comparire e sparire da una strada nell’arco di un’ora, somiglia sempre meno a un vending machine e sempre più a un punto vendita a tutti gli effetti. Se l’espansione annunciata da SmartNovo nei paesi dell’Europa centro-orientale dovesse avere successo, la domanda su quale sia davvero, sul piano regolatorio, un container che vende cibo ventiquattr’ore su ventiquattro non potrà restare aperta a lungo.

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