È quello che, prima o poi, rischia di succedere in GDO dove il “suggerimento” di alcuni consulenti locali ha spinto diverse insegne all’applicazione di CCNL più favorevoli alle imprese in sostituzione di quelli più equilibrati firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Il passaggio, in molte realtà non sarà indolore. Spesso ci si concentra solo sui cosiddetti “contratti pirata” ma il desiderio di risparmiare sul costo del lavoro ha spinto ad esplorare molte altre strade. E così all’interno della stessa centrale di acquisto, o della stessa cooperativa hanno preso forma una sorta di patchwork di CCNL ben superiore al dualismo Confcommercio/Federdistribuzione. In fondo agli esperti di bilanci interessa la percentuale del costo del lavoro sul fatturato. Non come questa percentuale è ottenuta. E, spesso, a chi sta sopra conviene girare la testa altrove.
C’è ad esempio, chi ha utilizzato il CCNL dei pubblici esercizi, chi il multiservizi come il caso degli appalti di Mondo Convenienza. Un comparto, quello della distribuzione, food e no food che rischia, sul lavoro, di assomigliare a quello della logistica. Dall’altra parte del tavolo, ai sindacati confederali, che puntano a superare queste situazioni anche accettando accordi che distribuiscano il costo economico su più esercizi finanziari fanno da controcanto i sindacati di base che in perenne competizione ne chiedono provocatoriamente, un’applicazione immediata. E quando i secondi, vantano una forte presenza organizzata, la concorrenza sfocia in un dissenso esplicito con agitazioni che mirano a mettere sullo stesso piano l’azienda coinvolta con chi cerca di superare con una sufficiente dose di buonsenso la situazione.
Il fatto ruota intorno ad una sentenza del Tribunale di Milano del gennaio 2024 (leggi qui) dove venne accolto un ricorso presentato da un lavoratore socio di una cooperativa e adibito ad un appalto presso i negozi di “Mondo Convenienza” che stabiliva il diritto del ricorrente alla retribuzione prevista dal CCNL Logistica. A fine maggio 2024 viene siglato un primo Protocollo, da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs con Mondo Convenienza, una delle principali catene italiane nel commercio di arredamento per la casa e complementi d’arredo, controllata dalla Mondo Convenienza Holding spa della famiglia Carosi che coinvolge oltre 6mila lavoratrici e lavoratori impiegati negli appalti Mondo Convenienza/Iris Mobili in Italia.
Il Protocollo rappresenta una svolta nelle relazioni sindacali con l’azienda, dimostrando come la partecipazione attiva delle federazioni maggiormente e comparativamente più rappresentative a livello nazionale – Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – insieme alla rappresentanza datoriale di Confcommercio, genera un miglioramento concreto delle condizioni lavorative, contemperando le esigenze aziendali e quelle dei lavoratori. Il Protocollo aveva l’obiettivo di promuovere la tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nei servizi in appalto (trasporto, montaggio, eccetera) e definiva i principi generali che, da quel momento in poi, avrebbero dovuto ispirare, i relativi contratti di appalto lungo tutta la filiera, ad eccezione degli appalti a prevalente contenuto intellettuale. Le regole previste diventano così parte integrante di ogni contratto di appalto.
Le principali novità contenute nell’accordo, tra l’altro, prevedono l’applicazione, da parte degli appaltatori, dei contratti collettivi nazionali firmati da Cgil, Cisl e Uil, in quanto organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, coerenti con l’attività oggetto dell’appalto. È prevista inoltre la verifica dell’affidabilità dell’appaltatore, sulla base di criteri come: regolarità contributiva, solidità economica, esperienza pregressa, specializzazione e professionalità, con valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (e non al massimo ribasso), che tiene conto anche della qualità del servizio e del rispetto integrale della contrattazione collettiva. L’accordo prevedeva un periodo di “armonizzazione” per raggiungere l’obiettivo del riconoscimento economico, a tappe, ma comunque entro il 2026.
A far precipitare la situazione è stata, in vista della scadenza, una nuova intesa che prevede la continuazione del periodo-ponte, pur con aumenti concordati, fino al 2028. Per il SI Cobas si tratta di “un accordo al ribasso sulla pelle dei lavoratori”, che rischia di far sfumare l’applicazione del CCNL Logistica. Una delle clausole più controverse è quella che introduce un premio di risultato legato al numero di consegne, un meccanismo simile a quello delle app di delivery. Un’anticipazione probabile di un percorso simile a quello che potrebbe essere una parte del futuro CCNL per i rider. “Chi conosce l’organizzazione del lavoro di Mondo Convenienza sa bene che queste consegne sono tormentate da tante problematiche che non sono responsabilità dei lavoratori, bensì dell’azienda”, commenta un sindacalista SI Cobas. Secondo quanto spiegato dal sindacato di base in un comunicato diffuso in occasione dell’iniziativa, “due anni fa, grazie alla lotta nella filiera nazionale Mondo Convenienza […] è stato finalmente riconosciuto il contratto nazionale CCNL Logistica”. Tuttavia, viene sottolineato come l’accordo successivo prevedesse un percorso graduale per l’adeguamento completo di livelli e retribuzioni. Proprio su questo punto si concentra oggi la contestazione.
I sindacalisti SI Cobas denunciano il rischio di una ulteriore proroga di questa fase, con conseguenze sulle condizioni economiche soprattutto dei nuovi assunti. Tra i temi evidenziati anche quello degli aumenti salariali, che sarebbero ritenuti insufficienti dal SI COBAS rispetto al costo della vita. Nel mirino, inoltre, il sistema dei premi di risultato, giudicato poco accessibile. In sostanza viene contestata la titolarità dei firmatari al negoziato e, nel merito, l’aver accettato una gradualità nel percorso di avvicinamento a ciò che prevede il CCNL logistica.
Ovviamente al SI COBAS interessa poco riportare una vicenda complessa che li ha visti ciprotagonisti di un conflitto estremamente duro davanti ai cancelli aziendali in un ambito negoziale serio che, tra l’altro li esclude. Tutto questo però dimostra la necessità che l’effettiva rappresentatività venga verificata e certificata. Vale per le organizzazioni datoriali ma anche per le organizzazioni sindacali.



