Il 2026 si è aperto con una serie di fronti caldi che coinvolgono sia il comparto dei trasporti che quello della logistica. I sindacati di base contestano pure il CCNL firmato nel 2024 dai confederali. Le vertenze in corso e quelle concluse da poco, mostrano elementi comuni che attraversano settori diversi: dalla distribuzione dell’ultimo miglio ai magazzini industriali, fino al trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Al centro ci sono temi noti, come l’organizzazione del lavoro, il sistema degli appalti e subappalti, la sicurezza e il ruolo dei diversi committenti lungo le filiere. E spesso queste vertenze sono promosse dal sindacato di base SiCobas, che conferma la sua capacità di intervento e la sua leadership in molte realtà della logistica. E spesso riesce a trascinare con sé una parte del sindacalismo confederale. I piazzali della logistica erano e sono un tema caldo. A mio parere ormai da tempo fuori controllo. Nel 2025 il tributo che hanno dovuto pagare diverse insegne GDO nel centro nord è stato pesantissimo. Ed è sempre finito tutto in niente. Danni ingenti alle insegne, ritardi nella consegna ai clienti e nessun responsabile.
E la supply chain ha bisogno di certezze operative. Non di minoranze violente che possono contare su una magistratura a volte tollerante con queste frangie. Siamo ormai entrati in un’altro contesto e l’intero comparto della logistica va ripensato non più come parte di un mondo, quello dei trasporti, da cui è nato e ne ha preso ispirazione gestionale e sindacale ma come settore centrale della nostra economia di cui i trasporti ne rappresentano una parte, e nemmeno la più importante. Le aziende più performanti stanno investendo in tecnologie digitali, formazione delle competenze, diversificazione di fornitori. Oggi l’intelligenza artificiale consente di ottimizzare percorsi, prevedere esigenze di magazzino, ridurre emissioni e migliorare l’efficienza operativa complessiva, rendendo la supply chain sempre più intelligente e flessibile così da consentire di monitorare in tempo reale merci, processi e dati dalla fase di produzione fino alla consegna al cliente finale, migliorando controlli e affidabilità. Questa trasformazione non può non essere accompagnata da un contesto normativo e contrattuale specifico con una profonda rivisitazione degli strumenti di gestione e sviluppo del personale ponendosi innanzitutto l’obiettivo di un CCNL dedicato.
Il bruco è ormai diventato farfalla. Il rischio è che la testa di diversi attori sociali e di molte imprese siano tarati su schemi che ormai non funzionano più. Certo, sarebbe molto meglio che il passo in avanti venga condiviso, consapevolmente e quindi deciso insieme alle parti sociali. Ma vediamo cosa si è messo in moto. Il tutto parte dalla recente delibera n. 26/88 dell’11 marzo 2026, con la quale la Commissione di Garanzia ha stabilito che le azioni di sciopero nella logistica strumentale al trasporto merci su strada sono soggette alla Legge 146/1990, la norma che disciplina il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La decisione estende quindi gli obblighi di preavviso, le procedure di raffreddamento e le prestazioni indispensabili all’intera filiera.
Sul piano strettamente operativo, la delibera chiarisce che le proclamazioni di sciopero nel settore non possono essere improvvise ma devono essere precedute da un preavviso, contenere delle motivazioni e definite nella loro durata e nelle modalità attuative. Ovviamente dopo aver espletato i classici tentativi di conciliazione. Fuoco e fiamme quindi dai tre sindacati confederali dei trasporti Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti. Le tre organizzazioni annunciano richieste di incontro alla Commissione e ai gruppi parlamentari, dichiarandosi pronti alla mobilitazione. “Come sindacati confederali, spiegano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, abbiamo sempre usato lo strumento dello sciopero con una grande attenzione e solo quando non vi era alternativa ad un percorso negoziale che potesse risolvere le problematiche messe al centro delle vertenze”. “Chiediamo, affermano infine le tre organizzazioni sindacali, che sia ripristinato quanto già oggi disciplinato nel CCNL e per questo abbiamo inviato una specifica richiesta d’incontro alla commissione ed anche a tutti i gruppi parlamentari per denunciare quanto accaduto. In assenza di un esito positivo rispetto alle nostre richieste metteremo in campo ogni azione di contrasto all’orientamento della commissione anche attraverso la mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori del settore”.
Purtroppo quanto disciplinato dal CCNL non è servito a nulla nei casi che hanno innescato i sindacati di base. Ma i sindacati confederali sanno benissimo che nel mirino non ci sono loro. Per il presidente Confetra Carlo De Ruvo, “la delibera della Commissione rappresenta un punto di equilibrio tra la tutela, da un lato, dell’esercizio del diritto di sciopero e l’esigenza, dall’altro lato, di non penalizzare un servizio pubblico essenziale per la collettività. “Confetra sottolinea in particolare la rilevanza dell’obbligo di preavviso, che d’ora in poi si applicherà a qualsiasi proclamazione di sciopero nel settore della logistica collegata al trasporto merci su strada. È chiaro che il provvedimento è rivolto a contenere l’iniziativa del sindacalismo di base che quelle regole, tende a non rispettarle.
Non sarà un percorso facile mettere a terra questa decisione, non solo per l’opposizione dei tre sindacati confederali. Lo stesso Comitato europeo dei diritti sociali ha già ritenuto eccessive le restrizioni già previste per altri dalla Legge 146/1990. È sempre difficile trovare un punto di equilibrio tra continuità dei servizi e libertà sindacale. Pierre Carniti a suo tempo amava sottolineare ironicamente che “l’unico sciopero che non crea problemi ad un’impresa è quello che non si fa”… Ma tanté. La nuova delibera che disciplina gli scioperi nella logistica si applicherà solo ai servizi di approvvigionamento di beni di prima necessità.
E’ lo stesso Garante ad intervenire nel dibattito scaturito dall’approvazione della disposizione n. 26/88. Con un comunicato asciutto, la Commissione di Garanzia sugli scioperi ricorda che “il provvedimento si limita a riproporre il dettato normativo che ricomprende, nell’ambito di applicazione della legge n. 146/1990, tutti i servizi di approvvigionamento dei beni di prima necessità”. Ne consegue – si legge inoltre – che sono servizi pubblici essenziali quelli riferiti alle attività di logistica strumentali al trasporto merci su gomma limitatamente alla movimentazione di beni di prima necessità. Il Garante infine sottolinea che “le parti sociali, con la sottoscrizione del CCNL Logistica, Trasporto merci e Spedizione, hanno autonomamente accolto tale posizione interpretativa sin dal 18 maggio 2021, riconoscendo che il regolare approvvigionamento dei beni di prima necessità comprende, oltre al trasporto, l’intera filiera logistica, dalla movimentazione al deposito, dalla custodia alla conservazione”.
La delibera nasce da un contesto preciso: quello in cui il diritto di sciopero, strumento legittimo e costituzionalmente garantito, è stato talvolta esercitato in forme distorte da sigle non firmatarie del Ccnl, con blocchi di intere filiere che hanno impedito ad altri lavoratori – spesso la grande maggioranza – di svolgere il proprio turno, esercitare il proprio diritto al lavoro e rientrare dalle proprie famiglie. Un fenomeno che non riguarda i grandi sindacati confederali, che hanno storicamente esercitato questo diritto con senso di responsabilità. La regolamentazione introdotta dalla Commissione – preavviso, raffreddamento, conciliazione – non limita il diritto di sciopero, ma lo disciplina in modo equilibrato, tutelando la continuità di una filiera essenziale per il Paese: carburante, medicinali, alimenti, latte. Beni la cui distribuzione non può ammettere interruzioni improvvise.



