Probabilmente gli analisti di Equita Sim si sono limitati a valutare l’aspetto finanziario e alla teorica possibilità di copertura di un mercato locale nelle loro valutazioni positive circa le voci di un potenziale interesse di NewPrinces nei confronti dell’operazione Realco. La quota di mercato di Carrefour/GS è poco presente in Emilia-Romagna ed esistono “condizioni verosimilmente molto favorevoli (come avvenuto per Carrefour e Diageo), alla luce dello stato di crisi dell’asset e della rilevanza occupazionale”. Ovviamente gli analisti finanziari non riflettono mai a sufficienza sugli aspetti gestionali, culturali e organizzativi che chi è chiamato a fare operazioni di M&A deve considerare con grande lucidità. Sia nella realtà che già gestisce che in quella che, sulla carta, potrebbe acquisire. Angelo Mastrolia si mostra molto sicuro nell’approccio. Personalmente fino a quando non vedrò un nuovo management incaricato della riorganizzazione e del rilancio dell’ex Carrefour Italia e un chiaro piano industriale che li supporti manterrò i miei dubbi sulla prospettiva.
Voci a parte, intervistato da Repubblica, lo stesso Angelo Mastrolia, presidente di NewPrinces, ha dichiarato che Realco “è fuori dal perimetro” di interesse di NewPrinces. La holding starebbe invece puntando a una “realtà locale, radicata su Reggio Emilia e dintorni, dove abbiamo la nostra sede centrale e dove vogliamo ulteriormente crescere nella Gdo, in linea con il nostro piano di forte posizionamento nelle regioni strategiche”. Dopo il caso Borello che ha lasciato PAM per UNES così come Arimondo che l’ha seguito, con i suoi 24 supermercati nel Ponente Ligure, da Albisola a Ventimiglia, ho subito pensato ad MPT di Donatella Prampolini. Non mi stupirei se ci fosse un altro, pur modesto, abbandono a PAM della realtà reggiana che nel 2024 aveva annunciato un’intesa seguita all’addio a Realco. Una piccola realtà locale forse più tarata sulle esigenze di NewPrinces e sull’interesse di Mastrolia di voler crescere nella città dove ha la sede. Credo che anche per l’azienda reggiana sarebbe una soluzione ottimale.
Capisco che il contenzioso tra Realco e l’ex presidente pesa su qualsiasi ipotesi di futuro con pesanti richieste di risarcimento danni reciproci per svariati milioni di euro e questo rende complicata qualsiasi decisione. Ormai solo i tribunali potranno chiarire responsabilità e conseguenze. D’altra parte per PAM non sembra essere un buon momento nonostante i suoi oltre 600 punti di vendita tra diretti, in franchising e master franchising e una presenza in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia e Campania. L’impressione, vista da fuori, è che ci sia qualcosa che non sta funzionando. Intanto mi confermano da più parti che MD, da tempo alla ricerca del sostituto di Giuseppe Cantone, lo abbia individuato in Riccardo Martinelli proprio nell’azienda di Spinea. Un ottimo profilo e, credo, un brutto colpo per PAM.
Su Realco ho già scritto a suo tempo (leggi qui) e poi quando Marco Capisani ha annunciato l’interessamento di MD (leggi qui). Intanto i sindacati (giustamente) protestano. «Chiediamo soluzioni concrete, chiare e tempestive per i 60 dipendenti dei quattro punti vendita del Gruppo Realco gestiti dalla società Gedis: a quasi due mesi di distanza dalla chiusura dei negozi di Piacenza e Castelsangiovanni, non sono ancora stati erogati i pagamenti della cassa integrazione, che costituisce uno strumento essenziale e doveroso a sostegno dei lavoratori coinvolti e per le loro famiglie. È una questione di dignità e rispetto su cui le nostre Amministrazioni continuano a tenere alta l’attenzione, insieme alle categorie Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e all’assessorato regionale al Lavoro». Queste le parole di Katia Tarasconi e Valentina Stragliati, sindaci dei due Comuni interessati, al termine dell’incontro con i funzionari sindacali e le rappresentanze dei lavoratori Rsa.
Sul tavolo, a parte l’interesse di singoli pezzi del puzzle, sembra esserci una sola vera proposta di acquisto per il gruppo Realco oggi in concordato, cui fanno capo circa 140 negozi con le insegne Sigma, Ecu ed Economy, quasi tutti in Emilia-Romagna. Il progetto di rilancio è targato Consorzio Europa, centro distributivo Sigma del Nord Italia e Dit (Distribuzione Italiana) dove è da poco entrato nel board, Marco Bordoli come consigliere di amministrazione. La partnership con MD consentirebbe di includere gran parte della rete commerciale e potrebbe evitare, almeno in parte, il temuto ‘spezzatino’. L’obiettivo della proposta, dichiarano i proponenti, è “garantire continuità economica ed occupazionale al sistema preservando il valore dell’insegna Sigma proprio nel territorio in cui Realco è nata nel 1959”. Contemporaneamente, “si vuole rilanciare anche una quota rilevante della rete diretta di Realco attraverso un soggetto terzo con una leadership riconosciuta ed affermata nel settore. Consorzio Europa e Dit hanno lavorato con il partner alla costruzione di una “proposta solida che, tramite un approccio sinergico e complementare delle organizzazioni, ed è così in grado di proporre un progetto a tutela dell’occupazione, della rete commerciale, delle relazioni con l’industria e delle esigenze dei consumatori del territorio”.
La proposta prevede quindi l’acquisizione “di diversi punti vendita attualmente a gestione diretta di Realco, avviando un percorso di ristrutturazione e rilancio commerciale con una nuova insegna e un format distributivo dedicato”. Qui entra in gioco Consorzio Europa, che “si pone come supporto al rilancio di Sigma in Emilia-Romagna”. Il progetto riguarda non solo la fornitura di merci e servizi alla rete Sigma, ma anche alla rete degli Ecu ed Economy grazie alla continuità nel rapporto con Italy Discount. “Nel percorso sono previsti interventi di efficientamento logistico e organizzativo, ma anche e soprattutto la competitività e l’ammodernamento dei negozi”, hanno spiegato. “Il piano industriale mette al centro la distribuzione di prossimità, tratto distintivo dell’insegna Sigma e il rafforzamento del prodotto a marchio, insieme a iniziative di marketing e comunicazione dedicate al rilancio della rete e al coinvolgimento dei clienti. Un ruolo centrale è riconosciuto ai soci imprenditori, asset fondamentale del modello distributivo per la loro conoscenza dei territori, il rapporto diretto con i clienti e la capacità di adattare l’offerta alle esigenze locali”, concludono Consorzio Europa e Dit.



