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Lo sottolineo per i commentatori più entusiasti. C’era qualcuno che pensava la stessa cosa del Parlamento. E, visto da fuori, sembrava pure facile aprirlo come una scatoletta di tonno. Lo stesso è per la GDO italiana e per l’insieme dell’agroalimentare nazionale, per questo ho scelto questa fotografia. Sembra facile da aprire. Poi, una volta aperta,  si scopre che non si è aperto un bel nulla. Ci hanno preso sonore musate anche diverse multinazionali. Detto questo, per quanto mi sforzi di vedere il bicchiere mezzo pieno, il progetto di Mastrolia, se resta quello che ho letto e ascoltato nell’intervista a Class CNBC (ascolta qui), non mi convince fino in fondo. So anche che sarebbe meglio attenderene gli sviluppi visto anche i ripensamenti degli  investitori inizialmente scettici e oggi più ottimisti. La Luxottica del food è uno slogan che ha un suo fascino ma qui, a mio parere, mancano le basi, e, ad oggi, le risorse umane e materiali per la sua implementazione. E poi siamo nel 2025. Un esempio grossolano per capirci che mi ha suggerito un amico. Un iper Carrefour ha circa 50000 referenze. I nuovi arrivati ci mettano pure qualche decina di prodotti  delle loro marche  e altre categorie con marchi sconosciuti pensando ad una interpretazione nostrana  di MDD. E quindi che succede? Per diventare la Migros italiana ci vogliono almeno dieci anni. E qui non siamo in Svizzera. E poi, una volta messe le carte in tavola, cosa spiegano i buyer della nuova GS ai concorrenti GDO e la NewPrinces ai colleghi dell’IDM?  Che sono superati? Non credo che puoi raccontare loro la favola di Del Vecchio mentre discuti prezzi e promozioni. O no?  La storia, quando si ripresenta, ha sempre un altro volto. 

Più che un background industriale sufficiente e forte vedo un cherry picker sveglio, rapido e di carattere che ha intuito un affare e offerto una via d’uscita alla multinazionale francese risparmiandole la palude dei ministeri, disorienta i sindacati e gli “avvoltoi” del comparto (in senso bonario e figurato) pronti a lanciarsi sulla preda in difficoltà per spartirsi i pezzi migliori lasciando il resto per strada. Angelo Mastrolia è innegabilmente dotato di una personalità molto forte.  La sua famiglia, come ha scritto il Corriere, possedeva l’azienda Piana del Sele Latteria. Lui poi si è allargato ad altri settori: leasing, investimenti immobiliari e industriali, arredi per imbarcazioni di lusso. Fino al ritorno all’agroalimentare: nel 2008, con la sua società svizzera Tmt Finance, ha rilevato la Newlat, società nata quattro anni prima all’interno del gruppo Parmalat. Sa come trattare con la politica. 

Ha però troppo poca esperienza e una modesta dimensione manageriale disponibile  per cambiare, a mio parere,  le regole del gioco nel nostro Paese tra industria e distribuzione attraverso  la claudicante ex Carrefour. Sufficiente però per essere un tassello, parte di un puzzle più grande. Gestito per altri o con altri che, ad  oggi, non si sono appalesati. Questo è il mio vero dubbio. Percepisco però alcuni segnali deboli dalle dichiarazioni ascoltare finora, che non è tutto qui,  come se fossimo  entrati in un videogame a difficoltà crescenti distribuite in schemi progressivi. Qualche esempio. Per ora non è emersa alcuna preoccupazione esplicita sulla stato di Carrefour Italia. Sicuramente tenuta meglio da come è descritta da certi commentatori ma, se staccata dalla casa madre e dall’insegna, è in debito di ossigeno (e di risorse economiche) praticamente da subito. E la chiusura del 2025 incombe sui conti. E la cifra messa a disposizione dal Gruppo è “Una Tantum”. Ricordo sommessamente quanto poco sono durate le risorse messe a disposizione di Auchan nell’operazione Conad.

Le rassicurazioni sulla salvaguardia del perimetro, a destra e a sinistra, le ho trovate perlomeno eccessive. Così come l’atteggiamento di grande apertura verso i franchisee. Quasi   fatalistico sulle scelte che eventualmente  decideranno di compiere a salvaguardia del loro business. Così come verso i manager e la sede. Funzionali per attività e professionalità in una multinazionale, molto diversi in una realtà come NewPrinces. Certo, serve più tempo anche a Mastrolia, ma i segnali hanno il loro peso sulla credibilità complessiva dell’operazione. Anche quelli lanciati dai funzionari del Ministero nel primo incontro con i sindacati di categoria. Rassicurazioni generiche, più che presa d’atto di una possibile rischiosa situazione occupazionale, che pur non avendo  convinto i sindacati, sono altrettanto improprie, in questa fase. Franchisee, Dirigenti, Sede e Sindacati non sono i media o i possibili investitori. Pretendono giustamente di sapere il loro ruolo in partita. 

Per questo la mente scorre immediatamente alla Politica. E alla sua voglia di intervento mai sopita. Ero molto più giovane quando ho vissuto, in prima persona, pur dall’altra parte del tavolo e da protagonista, l’intera vicenda SME. E ho assistito a tutti i passaggi fino all’ultimo grande tentativo della Politica di creare un polo agroalimentare nazionale prima di rassegnarsi al suo smembramento e alla sua cessione ai privati. Il grande sogno seguito dal brusco risveglio dei conti. Mal contati una quarantina di convegni con il meglio della politica e delle università e centinaia di ore di negoziati su materie poi finite in nulla. Cosa pensa D’Urso e Lollobrigida sul Made in Italy e sulla difesa del perimetro e dell’italianità e della filiera agroalimentare è cosa nota. Così cosa hanno in mente  Prandini e la Coldiretti. Sarò fuori pista, ma Mastrolia e la NewPrinces, da soli, non credo possano andare da nessuna parte. Soprattutto non credo che si possa avviare un’operazione del genere senza aver fatto preventivamente il giro delle “sette chiese” romane. Adolfo Urso ha dichiarato come fosse un’atto di routine, che incontrerà   Angelo Mastrolia per parlare dei risvolti dell’operazione. Personalmente non credo affatto che non lo abbia sentito prima..

È vero che siamo in agosto e tutto si rallenta. A settembre vedremo però se ci sarà  il piano industriale promesso e gli uomini chiamati ad interpretarlo. E solo lì capiremo se siamo di fronte ad un azzardo intelligente, più o meno calcolato, o ad un disegno più ampio. Di sicuro il sonnacchioso mondo dell’agroalimentare entra in movimento. Almeno di questo dobbiamo darne atto alla mossa di NewPrinces. Vedremo con quali conseguenze. Sommessamente, per ora, mi verrebbe da dire che  più che anticipazioni di futuro ci vedo segnali inequivocabili di passato

 

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