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Realco (per chi non ha seguito la vicenda) è una cooperativa della grande distribuzione organizzata con sede a Reggio Emilia, tra i fondatori di Sigma (il consorzio di acquisto dei supermercati indipendenti) e Dit. Opera con tre insegne: Sigma per i supermercati di prossimità evoluta, Ecu ed Economy per il canale discount. Realco dal momento della crisi gestisce direttamente 49 punti vendita e serve attraverso i soci una rete complessiva di circa 130 negozi, per un totale di quasi 140 unità tra diretti e affiliati. I dipendenti diretti e dell’indotto sono circa 1.500; quelli più direttamente a rischio nei negozi diretti sono circa 1.200. Il percorso verso il concordato ha radici lunghe. I conti al 31 dicembre 2024, approvati dall’assemblea dei soci il 20 novembre 2025, indicavano un indebitamento complessivo di 98 milioni di euro, con due voci principali: debito bancario e debito verso fornitori. La controllata Gedis srl — che gestisce 30 punti vendita in affitto d’azienda da Realco — presentava i conti più compromessi. Il Tribunale di Bologna, nel decreto che ha disposto la vendita, ha usato parole lapidarie: “impossibilità di autonoma gestione dell’attività di distribuzione e commercio al dettaglio dei singoli punti vendita”, con una situazione “precaria” che richiede contromisure con “assoluta urgenza”.

La continuità operativa nei mesi del concordato è stata resa possibile da una linea di credito aperta da Crai, il gruppo cooperativo milanese con 1.800 punti vendita. Un sostegno che ha tamponato l’emorragia ma non ha risolto la struttura del debito. Il 6 febbraio 2026 Realco ha depositato la domanda di concordato preventivo, redatta dall’advisor finanziario Mattia Berti dello Studio La Croce di Bologna. Il presidente Andrea Artoni ha guidato la cooperativa attraverso questa fase, cercando sino all’ultimo un acquirente unitario.

Il Tribunale — Terza sezione civile e procedure concorsuali, presidente relatore Pasquale Liccardo — ha disposto una vendita senza incanto (offerte in busta chiusa) con struttura a cascata: se il lotto principale non raccoglie offerte, si procede ai lotti successivi in ordine decrescente di perimetro. I cinque lotti erano articolati così:

• Lotto 1 — base d’asta 40 milioni: l’intero perimetro aziendale con 49 punti vendita diretti, la piattaforma logistica di Reggio Emilia (via Pertini) e di Mamiano (Parma), la sede centrale, il ramo Cash & Carry e 15 immobili di proprietà.

• Lotto 2 — base d’asta 24 milioni: 17 punti vendita, il Centro Distributivo e l’immobile di via Pertini.

• Lotto 3 — base d’asta 18 milioni: 17 punti vendita e il Centro Distributivo, senza l’immobile.

• Lotto 4 — base d’asta 15 milioni: solo la piattaforma logistico-distributiva e l’immobile di Reggio Emilia.

• Lotto 5 — base d’asta 22 milioni: 9 punti vendita con i relativi rami d’azienda e 4 immobili di proprietà del gruppo.

 

La logica della struttura è trasparente: il lotto 1 è il tentativo di trovare un acquirente unitario che garantisca continuità aziendale e occupazionale. I lotti 2 e 3 tentano di vendere almeno la rete commerciale con la logistica. Il lotto 4 isola gli asset logistici per chi voglia solo l’infrastruttura distributiva. Il lotto 5 è il pacchetto immobiliare e commerciale più appetibile per chi vuole espandersi con asset già funzionanti e proprietà incluse.L’udienza del 10 giugno 2026 alle 10.00 presso l’Aula delle Colonne del Tribunale di Bologna si è chiusa con un risultato che i commissari giudiziali Alessandro Servadei e Alessandro Sacchi avevano temuto: nessuna offerta per il lotto 1 — nessun acquirente ha voluto l’intera Realco a 40 milioni. Nulla di fatto anche per i lotti 2, 3 e 4. L’unica offerta presentata è stata quella di Conad Centro Nord e Conad Nord Ovest, in partecipazione congiunta, per il lotto 5: 9 punti vendita (cinque in provincia di Reggio Emilia, due a Modena, uno a Bologna e uno a Marina di Massa) e 5 immobili di proprietà, al prezzo base di 22 milioni — senza rilanci, essendo l’unica offerta.

I nove store acquisiti da Conad comprendono i supermercati Sigma di San Martino in Rio, di via Conti a Montecchio e di Carpineti e i discount Ecu di via Einstein a Montecchio e di Villa Minozzo, oltre ad altri punti vendita nelle province di Modena, Bologna e Massa Carrara. Una trentina di lavoratori nei due negozi a gestione diretta cambieranno insegna passando al sistema Conad. Per il resto dei dipendenti dei punti vendita non inclusi nel lotto 5, la situazione resta aperta.

L’advisor Mattia Berti ha comunicato al Sole 24 Ore che nella stessa giornata del 10 giugno è stato depositato al Tribunale il piano di concordato in continuità indiretta. Il piano prevede la continuità dell’attività diretta di Realco non oltre la fine di luglio 2026. Entro quel termine è prevista una nuova asta per i restanti asset: punti vendita, immobili, la sede direzionale di Reggio Emilia con la piattaforma logistica di via Pertini. La partita, dunque, non è chiusa. È sospesa.

La mossa di Conad Centro Nord e Conad Nord Ovest è coerente con il modello di espansione del sistema Conad in Emilia-Romagna. Il sistema Conad è già il primo operatore della GDO italiana per quota di mercato e ha una presenza consolidata nel territorio reggiano e modenese. Acquisire nove store già operativi, con immobili di proprietà inclusi, in aree dove il sistema è già radicato, è un’operazione a basso rischio e alto valore strategico: si compra una posizione territoriale, non si costruisce dal niente.

La scelta di non offrire per il lotto 1 — l’intero perimetro a 40 milioni — è altrettanto rivelatrice. Conad non ha voluto ereditare la complessità dell’intera rete Realco: la logistica di via Pertini, la controllata Gedis con i suoi 30 affitti d’azienda, il Cash & Carry, la rete Sigma al di fuori delle province di presidio. Ha scelto ciò che conosceva e serviva i propri territori, lasciando il resto alla procedura. È esattamente la stessa logica — selettività chirurgica piuttosto che acquisizione in blocco — che ha guidato molte delle recenti espansioni del sistema Conad.

Va notato che nelle settimane precedenti l’asta erano stati fatti circolare molti nomi di potenziali interessati: Distribuzione Italiana, Carrefour-GS, Crai, Migros, Selex, Lidl, Eurospin, VéGè. Nessuno si è presentato con un’offerta. La ragione è probabilmente duplice: la struttura del debito residuo rende l’acquisizione in blocco onerosa anche a 40 milioni (che non coprono i 98 milioni di indebitamento complessivo), e la rete Realco presenta una eterogeneità geografica — Reggio Emilia, Modena, Parma, Bologna, Piacenza, Ferrara, Forlì Cesena, Ravenna, Massa Carrara, Brescia — che la rende complessa da integrare per chiunque non abbia già una presenza capillare in tutti quei territori. L’esito del 10 giugno lascia sul tavolo la parte più pesante della questione. I 40 punti vendita diretti non inclusi nel lotto 5, il centro logistico di via Pertini, la sede direzionale e la controllata Gedis sono ancora senza acquirente. La continuità operativa è garantita “non oltre la fine di luglio”: una finestra di sei settimane entro cui deve tenersi la nuova asta per i restanti asset.

L’assessore regionale al Lavoro dell’Emilia-Romagna Giovanni Paglia, che aveva aperto il tavolo di crisi a Bologna nel febbraio 2026 definendola “una delle più grosse crisi che abbiamo affrontato in Emilia-Romagna negli ultimi anni”, ha ripetutamente sottolineato che la variabile tempo è “il principale problema”. La procedura di CIGS per cessazione già avviata per 352 lavoratori nei punti vendita chiusi nelle scorse settimane è il segnale che l’emorragia occupazionale è già iniziata. La nuova asta di luglio dirà se c’è qualcuno disposto a raccogliere ciò che Conad non ha voluto.

Le variabili critiche sono tre. La prima è il Centro Distributivo di via Pertini: chi acquista i restanti store avrà bisogno di una logistica alternativa, perché difficilmente vorrà mantenere la struttura attuale con tutti i costi fissi che comporta. Senza un acquirente per la logistica, la rete residua diventa difficile da gestire. La seconda è la sorte degli 81 punti vendita dei soci Realco, che non erano inclusi nell’asta ma che dipendono dal sistema di approvvigionamento della cooperativa: se Realco cessa del tutto, quei soci dovranno affiliarsi ad altri gruppi d’acquisto, con impatti commerciali significativi. La terza è il prezzo: la nuova asta dovrà avere basi d’asta compatibili con ciò che il mercato è disposto a pagare, e l’esito del 10 giugno ha dimostrato che i 40 milioni iniziali erano fuori mercato.

Il sistema cooperativo emiliano — storicamente il più strutturato d’Italia — perde un pezzo di storia. Realco era tra i fondatori di Sigma e Dit: la sua crisi non è solo la crisi di una singola cooperativa, è il sintomo di una pressione strutturale che il modello del supermercato di prossimità indipendente sta subendo in tutta Italia, schiacciato tra la grande distribuzione integrata, la crescita dei discount e il calo dei volumi di consumo nelle aree non metropolitane dell’Emilia-Romagna.

 

 

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