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Nella GDO italiana non è ancora un tema prioritario. È sullo sfondo. Transizione tecnologica e transizione alimentare sono ancora argomenti da convegni. È quindi assolutamente comprensibile la ritrosia ad affrontarli  da chi deve comprendere al proprio interno, vedi le centrali, spinte e contro spinte tra chi, vorrebbe riempire ancora di più i propri scaffali con offerte e prodotti di ogni tipo e chi capisce che un certo modo di intendere il rapporto tra produzione e consumo sta cambiando. Eppure sappiamo benissimo che ciò che mangiamo ha un impatto significativo sulla nostra salute e sull’ambiente. Che sia necessaria una transizione verso diete più sostenibili e sane, è quindi fuori discussione. Semmai il tema è se la GDO si senta o meno responsabile in questa transizione e quale contributo può dare per andare in questa direzione.

Capita spesso di vedere consumatori giovani e meno giovani armeggiare con l’app Yuka al supermercato. O altre variazioni del nutriscore. Tre milioni di persone in italia e 40 milioni di persone nel mondo la consultano prima di mettere nel carrello un prodotto alimentare. Al di là delle critiche segnala una tendenza destinata a crescere. C’è più attenzione rispetto alla dieta alimentare. E maggiore consapevolezza degli effetti di ciò che mangiamo,  sull’ambiente.  La strategia Farm to Fork è un piano decennale messo a punto dalla Commissione europea al centro del Green Deal europeo il cui obiettivo  di rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente.  Indirizzare i nostri sistemi alimentari verso un percorso sostenibile offrirebbe anche nuove opportunità per gli operatori della filiera alimentare. Nuove tecnologie e scoperte scientifiche, unite a una crescente consapevolezza pubblica e a una crescente domanda di cibo sostenibile, potrebbero andare a vantaggio di tutti gli stakeholder.

La strategia “Dal produttore al consumatore” mira ad accelerare la nostra transizione verso un sistema alimentare sostenibile i cui obiettivi sono: 1) avere un impatto ambientale neutro o positivo. 2)contribuire a mitigare il cambiamento climatico e ad adattarsi ai suoi impatti. 3)invertire la perdita di biodiversità. 4)garantire la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica, assicurando che tutti abbiano accesso a cibo sufficiente, sicuro, nutriente e sostenibile. 5)preservare l’accessibilità economica del cibo, generando al contempo rendimenti economici più equi, favorendo la competitività del settore dell’approvvigionamento dell’UE e promuovendo il commercio equo e solidale.

Sotto questi aspetti è molto interessante il documento predisposto da REWE Group, uno dei player più importanti della GDO europea, che mira ad aumentare la quota di prodotti a base vegetale nei suoi volumi di approvvigionamento al 60% entro il 2035 e chiede un sostegno politico per la transizione proteica. (leggi qui). In un contesto in cui la Germania è il più grande mercato europeo di prodotti a base vegetale (vendite di ~1,68 miliardi di euro nel 2024), l’obiettivo di REWE è quindi in linea con le più ampie tendenze di crescita del mercato. La filosofia di fondo del documento parte proprio dalla necessità di un cambiamento nel sistema alimentare e agricolo per affrontare le sfide della crescita della popolazione globale e delle catene di approvvigionamento.

“Come uno dei più importanti retailer europei con un obiettivo climatico ambizioso, ci siamo impegnati in una strategia olistica sul tema delle proteine. Tuttavia, per una produzione alimentare più rispettosa del clima e delle risorse, anche il quadro politico generale deve essere cambiato. Accogliamo quindi con favore il fatto che anche la politica abbia riconosciuto la rilevanza di questo problema, anche se gli sviluppi potrebbero essere perseguiti in modo più deciso”, ha dichiarato REWE. L’obiettivo specifico del Gruppo REWE è aumentare la quota di prodotti a base vegetale nelle quantità di acquisto di REWE e PENNY Germania al 60 per cento entro il 2035. Per il 2024, la società di vendita al dettaglio ha, per la prima volta, misurato il  peso del volume di prodotti vegetali e animali nella sua intera gamma di prodotti (escluse le bevande) sulla base dell’attuale metodo WWF (leggi qui). Il risultato: la quota di prodotti a base vegetale nel 2024 sarà del 54 per cento.

Nel documento il Gruppo Tedesco sottolinea che le iniziative messe in campo dalle imprese non sono però sufficienti e quindi sollecita il Governo tedesco a predisporre una tabella di marcia che dovrebbe includere sei elementi chiave: – Regolamenti trasparenti e semplificati per fornire sicurezza degli investimenti alle aziende innovative. – Aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo, in particolare nelle proteine alternative e nella tecnologia alimentare. – Promozione di laboratori del mondo reale per testare nuove tecnologie, come la fermentazione di precisione. – Adeguamento dell’imposta sul valore aggiunto sui prodotti a base vegetale per prevenire distorsioni del mercato. – Supporto più forte per la produzione interna di proteine a base vegetale attraverso misure mirate. – Processo decisionale basato sulla scienza che promuove un ambiente favorevole alla tecnologia e all’innovazione.

È evidente che l’obiettivo non può che essere la creazione di un ecosistema complessivo nel quale questo cambiamenti possano avvenire. Da qui la sollecitazione alla politica e alle istituzioni tedesche. Per noi la strada sarà probabilmente diversa. Abitudini alimentari, dimensione del mercato, sensibilità dei consumatori e fattori di contesto giocano un ruolo determinante. Però la traiettoria è questa. Sta alle insegne decidere modalità e tempi. 

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