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SPAR International ha chiuso il 2025 con un traguardo che il gruppo non aveva mai raggiunto prima: 50,9 miliardi di euro di fatturato complessivo, generato da oltre 50 Paesi, 13.578 punti vendita e circa 470.000 collaboratori. È un risultato che racconta un modello — quello della cooperazione tra insegne nazionali indipendenti sotto un unico marchio internazionale — che continua a funzionare su scala globale. Ma il dato aggregato nasconde, come spesso accade nelle reti federative, traiettorie nazionali molto diverse tra loro. Due casi in particolare meritano di essere letti in parallelo: l’Italia, dove SPAR accelera e sale in classifica, e il Belgio, da cui, nel 1947, è partita l’espansione internazionale e che oggi lo vede in crescita proprio mentre l’insegna che lo ospita, Colruyt, perde terreno.

Despar Italia ha chiuso il 2025 con un fatturato al pubblico di 4,64 miliardi di euro, in crescita del 3,3% sull’anno precedente. Il dato colloca l’insegna al settimo posto della distribuzione italiana secondo Nielsen GNLC, ma l’aggiornamento di febbraio 2026, come ho già scritto, ha già fatto scattare la promozione al sesto gradino. La rete conta oggi 1.382 punti vendita — 422 a gestione diretta e 960 in affiliazione — per una superficie complessiva di 810.968 mq, distribuiti in 17 regioni attraverso sei società consorziate: Despar Nord Ovest (Gruppo 3A), Despar Nord (Aspiag Service), Despar Centro Sud (Maiora), Despar Sardegna (SCS), Despar Sicilia (Ergon) e Despar Messina (Fiorino).

Il motore della crescita è duplice. Da un lato lo sviluppo della rete fisica: 102 nuove aperture e 30 restyling nel 2025, con un’accelerazione particolare nel Nord Ovest e nel Centro Sud. Aspiag Service, che opera con il marchio Despar Nord in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia, ha chiuso l’anno con 2,871 miliardi di euro di fatturato al pubblico, +3,1%, sostenuto da un piano di investimenti di 99,7 milioni — il 31% in più rispetto al 2024. Dall’altro lato la marca del distributore, che ha superato 1,1 miliardi di euro di vendite (+4,6%) e ha raggiunto una quota del 24,3% sul totale vendite grocery, superiore alla media di mercato italiana (23,1%) e tra le prime cinque insegne italiane per penetrazione della private label.

Per il 2026 Despar Italia prevede investimenti per 55,4 milioni di euro da parte delle sei società consorziate, con 36 nuove aperture e 45 ristrutturazioni, e un obiettivo di fatturato a 4,7 miliardi (+3,5%). Il piano di sviluppo a tre anni parla di 5 miliardi di euro di ricavi e circa 1.500 punti vendita complessivi. La rete affiliata, che oggi conta 750 imprenditori e 960 negozi per un fatturato di 1,6 miliardi di euro, resta la leva più dinamica: nel 2025 sono entrati 76 nuovi affiliati, a conferma di un modello che continua ad attrarre imprenditoria locale anche in un mercato grocery maturo.

Il Belgio, però,  occupa un posto simbolico nella storia di SPAR: è il primo Paese fuori dai confini olandesi in cui il marchio si è affacciato, nel 1947, aprendo la strada a un’espansione che oggi conta 48 Paesi nel mondo. Sul piano operativo, SPAR in Belgio si articola oggi in due strutture distinte: Retail Partners, parte del Colruyt Group, che porta il marchio attraverso una combinazione di negozi a gestione diretta e in sub-licenza indipendente e Lambrechts, business a conduzione familiare che serve una propria rete di dettaglianti indipendenti attraverso un centro distributivo dedicato.

È la componente Colruyt Group a offrire il quadro più interessante, perché SPAR sta crescendo dentro un gruppo che, sul suo marchio principale, sta invece arretrando. Colruyt — che ha reso celebre il gruppo in Belgio — controllava a fine 2025 il 28,9% del mercato belga, un dato in calo rispetto alle performance precedenti. La stampa belga ha parlato apertamente di un’insegna in perdita di velocità, sotto la pressione promozionale crescente dei concorrenti.  Il primo semestre dell’anno fiscale 2025/26 di Colruyt Group ha chiuso con un fatturato in crescita del 4,5%, ma con risultato operativo e risultato netto in calo — un profilo di crescita a ricavi ma non a marginalità che segnala una battaglia sui prezzi più che una vittoria commerciale.

Dentro questo quadro, il dato più concreto per SPAR è quasi un dettaglio tecnico, ma è rivelatore: Colruyt Group sta convertendo al marchio SPAR alcuni dei negozi che operavano con l’insegna temporanea Comarkt/Comarché, utilizzata come tappa transitoria in attesa della conversione al concept definitivo. Al 30 settembre 2025 restavano 25 negozi Comarkt/Comarché, contro 35 di marzo dello stesso anno: due erano già stati aperti sotto il marchio SPAR, altri otto erano temporaneamente chiusi per la conversione. L’obiettivo del gruppo è ridurre gli store Comarkt/Comarché a una dozzina entro marzo 2026, con la quasi totalità destinata alla conversione definitiva nel corso di 2026 e 2027. SPAR, in altre parole, è una delle destinazioni verso cui Colruyt sta indirizzando parte della propria rete in ristrutturazione — un segnale di fiducia nel formato di prossimità in un momento in cui l’insegna  del gruppo fatica a difendere quota.

Il contesto belga più ampio aiuta a leggere questa scelta. Il mercato è storicamente conteso tra pochi grandi gruppi — Colruyt, Delhaize e Carrefour si dividevano fino a poco tempo fa i due terzi del mercato — mentre discount come Aldi e Lidl continuano a guadagnare terreno. In questo quadro, il formato SPAR di prossimità, con superfici tra 300 e 1.200 mq e gestione da parte di imprenditori indipendenti, occupa una nicchia distinta da quella del discount puro: negozi di quartiere, radicati nel territorio, con un posizionamento su fresco e servizio più che su prezzo assoluto. È lo stesso spazio competitivo, non a caso, in cui Despar Italia sta investendo con il format Despar Express e con la crescita a doppia cifra della propria linea di filiera.

Il confronto tra Italia e Belgio non racconta una rete in difficoltà contro una rete in salute: racconta due fasi diverse dello stesso modello. In Italia, Despar cresce spingendo sia sulla rete diretta sia su un’affiliazione che continua ad attrarre nuovi imprenditori, in un mercato dove la distribuzione moderna tradizionale mantiene margini di espansione. In Belgio, SPAR cresce non nonostante ma, in parte, grazie alle difficoltà del resto del gruppo che lo ospita: quando un insegna  storica come Colruyt perde quota e deve ripensare parte della propria rete, il formato di prossimità SPAR diventa una delle vie di conversione, non un ramo secondario da difendere.

È la stessa logica cooperativa che rende SPAR International un caso a parte nel panorama della distribuzione mondiale: non un’azienda che impone un modello unico dall’alto, ma una piattaforma che lascia ai partner nazionali — Despar Italia da un lato, Colruyt Group e Lambrechts dall’altro — la libertà di usare il marchio secondo le proprie priorità competitive. Il traguardo dei 50,9 miliardi di fatturato globale è la somma di queste scelte locali, non la loro cancellazione: la domanda che vale la pena porsi guardando ai prossimi bilanci nazionali è se il formato di prossimità, che sta funzionando sia come motore di crescita autonomo in Italia sia come rifugio strategico in Belgio, sia il vero comune denominatore che spiega la solidità del marchio a livello internazionale.

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