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Lo scorso anno avevo raccontato l’iniziativa di Progressive Grocer dedicata alle manager donne della GDO americana, il Top Women in Grocery, per andare a scoprire alcuni profili che meritavano attenzione. Un anno dopo, il programma compie vent’anni, e la classifica 2026 offre l’occasione per tornare sul tema con uno sguardo aggiornato: quest’anno le donne premiate sono 422, in crescita netta rispetto alle 370 dell’edizione precedente e alle 401 del 2022, distribuite fra Senior-Level Executives, Rising Stars e Store Manager. È un programma che, come la stessa Progressive Grocer sottolinea nel comunicato del ventesimo anniversario, non si limita a fotografare la situazione attuale, ma prova a costruire un precedente: le manager premiate sono chiamate a fare da apripista per chi verrà dopo di loro.

Prima di arrivare alle novità di quest’anno, vale la pena chiudere il cerchio su una protagonista già citata nel pezzo dello scorso anno. Christina Minardi, che nel 2025 era stata insignita proprio del Retail Trailblazer come EVP of Growth & Development di Whole Foods Market, è ulteriormente cresciuta in organizzazione nel corso dell’anno. Con la ristrutturazione della leadership grocery decisa da Amazon a giugno 2025, che ha riunito Whole Foods sotto un’unica governance “Worldwide Grocery” insieme al resto delle attività alimentari del gruppo, Minardi è entrata nel nuovo team di vertice con la responsabilità su crescita e sviluppo immobiliare per l’intera divisione, non più solo per l’insegna Whole Foods. Un’evoluzione che conferma esattamente il meccanismo che il programma di Progressive Grocer vuole incoraggiare: non un riconoscimento una tantum, ma una tappa dentro un percorso di carriera che continua a salire anche dopo il premio.

Il riconoscimento più alto del programma, il Trailblazer, quest’anno è andato a Valerie Jabbar, da poco andata in pensione dopo 38 anni in Kroger, per il lato retail, e a Pamela Stewart, chief customer officer of retail di Coca-Cola, per il lato industria. La storia di Jabbar merita di essere raccontata per intero, perché è la sintesi perfetta di cosa significhi fare carriera dal basso in una grande catena della distribuzione americana. Jabbar entra in Kroger nel 1987 come commessa nella divisione Fry’s, in Arizona. Da lì risale progressivamente quasi ogni gradino possibile: assistente direttore di negozio, category manager, coordinatrice drug/general merchandise, direttrice di reparto, district manager. Nel 2012 si trasferisce nella divisione Mid-Atlantic in Virginia come VP merchandising, l’anno successivo passa alla divisione Ralphs in California meridionale con lo stesso ruolo, e nel 2016 ne diventa presidente di divisione. Nel 2018 viene promossa group VP center store merchandising alla sede centrale di Cincinnati, dove guida i team che si occupano di alimentari, bevande alcoliche, general merchandise e salute/bellezza su circa 2.700 punti vendita in tutto il Paese. Nel 2021 arriva al vertice come SVP delle divisioni retail, la posizione da cui si è ritirata questa primavera. “Il percorso di Val da commessa a senior vice president è la prova di cosa sia possibile in Kroger”, ha commentato il chairman Ron Sargent nell’annuncio del suo ritiro. Trentotto anni, un’unica azienda, una scalata quasi integrale della piramide organizzativa: è esattamente il tipo di traiettoria che il programma di Progressive Grocer cerca di rendere meno eccezionale e più normale. Non è un caso isolato, peraltro: Jabbar era già stata premiata due volte in passato dallo stesso Top Women in Grocery nel corso della sua carriera, prima di ricevere quest’anno il riconoscimento più alto. Sull’altro fronte, quello dell’industria di marca, il premio CPG Trailblazer è andato a Pamela Stewart di Coca-Cola, a conferma che il tema della leadership femminile nel largo consumo americano non riguarda solo la distribuzione ma anche i grandi fornitori.

Il fatto che il programma festeggi quest’anno il ventesimo compleanno permette anche una lettura in prospettiva: dai 401 del 2022 ai 370 dello scorso anno, fino ai 422 di quest’edizione, il numero più alto mai registrato nella storia del programma — un segnale che il bacino di manager donne pronte per un riconoscimento di questo tipo continua ad allargarsi.

Guardando alla classifica 2026 nel suo complesso, il quadro che emerge conferma un tratto già evidente lo scorso anno: le competenze che portano al riconoscimento sono sempre più spesso legate a risultati misurabili e concreti, non solo a percorsi di carriera lineari. Emily Fong di Albertsons è stata premiata per aver reso l’app dell’insegna il perno dell’intero ecosistema omnichannel dell’azienda, con oltre 13 milioni di utenti attivi mensili e un rating di 4,8 sull’App Store, introducendo tra l’altro la funzione “Flexible Basket Building” che consente ai clienti di modificare l’ordine fino al momento dell’acquisto. Julie Whitney, sempre di Albertsons, ha guidato una crescita significativa nei reparti ortofrutta, carne, pesce e fiori, con 73 milioni di dollari di vendite incrementali già al terzo trimestre 2025. Sono storie che raccontano un tipo di leadership sempre più orientata al dato e alla execution operativa.

Anche la categoria Rising Star, riservata a chi non ha ancora un titolo di vicepresidente ma sta già facendo la differenza sul campo, restituisce profili di rilievo: una manager ha architettato l’intera base “in-stock” end-to-end per la partnership tra PepsiCo e Kroger, intervenendo su ordini, servizio, spazio a scaffale e retro-negozio. Conferma che il fenomeno non riguarda solo chi ha già raggiunto ruoli apicali, ma anche una generazione più giovane che sta costruendo, un progetto alla volta, le stesse competenze che hanno portato Jabbar dalla cassa alla stanza dei bottoni in quasi quattro decenni.

Vale la pena, come lo scorso anno, non fermarsi solo ai numeri di facciata. Il tema del divario nei ruoli apicali resta aperto, ed è un tema strutturale che attraversa l’intero corporate americano, non solo la GDO: le donne restano sistematicamente sottorappresentate nelle poltrone di amministratore delegato, anche nei settori dove costituiscono la maggioranza della forza lavoro alla base della piramide, come accade nel retail. Korn Ferry, che studia da anni il fenomeno, ha più volte sottolineato come le organizzazioni che vogliono davvero cambiare questa dinamica debbano intervenire ben prima del livello C-suite, individuando e sviluppando il potenziale femminile fin dalle fasi iniziali e intermedie della carriera — esattamente il meccanismo che un programma come il Top Women in Grocery, con le sue tre fasce di premiazione dalle Rising Stars fino ai vertici, prova a rendere visibile e replicabile.

È proprio in questo che sta, a mio parere, il valore più interessante dell’iniziativa di Progressive Grocer: non è solo un premio, ma un tentativo sistematico di rendere visibile un fenomeno che altrimenti resterebbe nascosto nei dati aggregati. Ogni anno, centinaia di storie professionali reali — non ritratti statistici astratti — vengono raccontate nel dettaglio, con i risultati concreti raggiunti da ciascuna manager. È un modello che l’Italia potrebbe imitare con più convinzione, anche se non parte da zero. L’Associazione Nazionale Donne del Retail, nata nel luglio 2023 a Milano in occasione dei Brands Award, riunisce oggi manager di primo piano del settore: la presidente Eleonora Graffione, presidente del consorzio Coralis, la vicepresidente Grazia De Gennaro di Maiora-Despar Centro Sud, e tra le socie fondatrici Cristina Lazzati, direttrice responsabile di GDOWeek e Mark Up, insieme ad Alessandra Corsi di Conad, Barbara Gabrielli di Magazzini Gabrielli e Dominga Fragassi. L’associazione organizza da due anni l’evento annuale “Rising in Retail”, ospitato la prima volta da GS1 Italy, con tavole rotonde che riuniscono manager delle principali insegne per discutere di leadership femminile, linguaggio e pari opportunità — nel 2023 con la campagna “Sono solo parole”, nata dalla convinzione, per citare una delle fondatrici, che le parole siano l’infrastruttura del pensiero attraverso cui si formano i concetti prima ancora dei comportamenti.

È un lavoro reale, non estemporaneo, che affianca l’Osservatorio Diversity, Equity & Inclusion nella distribuzione moderna curato da Altis-Università Cattolica per Federdistribuzione. Ma resta, rispetto al modello americano, uno strumento più concentrato su eventi e networking che su un riconoscimento pubblico capillare e annuale capace di raccontare, come fa Progressive Grocer, centinaia di percorsi professionali individuali con lo stesso livello di dettaglio e la stessa cassa di risonanza mediatica. La domanda che mi pongo, guardando alla ventesima edizione del programma USA, è se la GDO italiana — e la stessa Associazione Donne del Retail, che ha già gli ingredienti giusti: fondatrici di peso, una rete che si allarga, eventi che tornano ogni anno — sia pronta a fare lo stesso salto: dal parlarne, per quanto con continuità, al costruire uno strumento di premiazione stabile e sistematico che renda ogni anno sempre più naturale vedere donne arrivare fino in cima.

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