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Se mettiamo da parte i formalismi dobbiamo dire che MD ha accusato il colpo. L’uscita di Giuseppe Cantone non sarà facile da metabolizzare. La nuova sfida professionale offerta al top manager è di quelle che non si possono rifiutare. CRAI è una delle realtà più dinamiche e in crescita del nostro Paese. In “aziendalese” si direbbe che rappresenta quel treno che non passa una seconda  volta. Ma di CRAI e dei nuovi assetti ci tornerò più avanti. Soprattutto perché Cantone arriva in un contesto ben assortito e rodato.

Per ora, la posizione dell’azienda  è chiara: “MD comunica che a partire da lunedì 20 ottobre si conclude il percorso manageriale in azienda di Giuseppe Cantone che intraprenderà un nuovo percorso professionale”. MD esprime a Giuseppe Cantone un sentito ringraziamento per l’impegno, la competenza e la professionalità dimostrati nel corso del suo incarico. I progetti e i risultati conseguiti in questi anni rappresentano una solida base su cui l’azienda continuerà a costruire il proprio percorso di crescita. Nelle aziende, un po’ a giustificazione dell’accaduto, in questi casi c’è una frase un po’ banale che si pronuncia sempre: “tutti siamo necessari ma nessuno è indispensabile”. Personalmente non ci ho mai creduto. Soprattutto a certi livelli.

Sono andato a riprendere una vecchia raccolta di corsivi di Erri De Luca: “Alzaia” scritti nel 1996 per il quotidiano Avvenire. Nel pezzo “Non necessari” De Luca racconta che ci fu un tempo in cui condivideva il motto “siamo tutti necessari ma nessuno è indispensabile” e che, in seguito, si è convinto che andasse rovesciato. “Mi sono persuaso” scrive De Luca, “che nessuno è in realtà necessario ma ognuno è invece frutto di un accidente prodigioso e gratuito, che per prodursi deve escluderne un’infinità di altri, tutti possibili. Ognuno è un dono, un’aggiunta non necessaria, che non va colmare una casella vuota, ma arricchisce tutti. Ognuno è un pezzo unico, irripetibile, la cui fine è spreco totale, senza riparo, rimpiazzo, risarcimento. Nessuno può essere sostituito. Nessuno è necessario, ognuno è indispensabile”.

È evidente per dirla con De Luca, nessuno è mai davvero sostituibile. Non esistono fotocopie.  Chiunque subentrerà al posto di Cantone sarà diverso. Non necessariamente migliore o peggiore ma diverso. Lo è Jason Buechel di WFM/Amazon rispetto a Tony Hoggett, lo sarà Atty McGrath come CEO Aldi US al posto di Jason Hart e così via. Lo è anche per i top manager nostrani.  Per attutire il colpo Patrizio Podini deve ributtare nella mischia la sua personalità così da minimizzare la perdita sul fronte esterno. E contemporaneamente rassicurare gli oltre novemila collaboratori negli 800 punti vendita che l’azienda farà di tutto per passare oltre senza ulteriori contraccolpi. Non che il Dominus sia mai uscito di scena veramente ma, il pur valido gruppo dirigente costruito per supportare il passaggio generazionale costruito intorno a Maria Luisa Podini, senza l’esperienza di Cantone, sarà diverso e questo rende indispensabile che l’ottantaseienne alto atesino ritorni formalmente in campo.

Il passaggio generazionale avvenuto non è ancora  definitivamente stabilizzato. Alberto Falck in una delle sue lettere ai figli ricorda: “Ogni generazione rifonda l’azienda, certo sulla base di quanto le è stato trasmesso, ma rinnovandola per adeguarla al proprio tempo, o addirittura cambiandola totalmente”. Questo processo, pur in corso,  era solo agli inizi. Da cinque anni in azienda, Cantone ha saputo guidare la Direzione Commerciale in una fase di forte sviluppo e consolidamento del posizionamento competitivo dell’insegna. Circa un anno fa Md ha varato una significativa rivoluzione manageriale. Podini ha fatto un (quasi) passo di lato e l’azienda si è data un nuovo assetto organizzativo, con una precisa suddivisione dei ruoli per aree di competenza. Ho avuto modo di incrociare la nuova squadra all’inaugurazione del temporary store di via Hoepli a Milano. Profili professionali assolutamente solidi, costruiti insieme a Cantone e in grado di accompagnare la figlia Maria Luisa  alla guida di MD. Ma, come ci ricorda Goethe, “Quel che hai ereditato dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”. Questa fase in MD è tutt’altro che acquisita. Almeno in attesa di decisioni importanti sugli assetti  futuri del secondo discount italiano.

MD pur ambita da molte insegne è una “bottega cara” come si dice in gergo calcistico. Per ora tutti si sono ritirati (così si dice) di fronte alle richieste economiche di Podini. Lo fa perché non è intenzionato a cedere oppure perché è un abile negoziatore e sa benissimo che la sua azienda, se ceduta, può contribuire a cambiare le prospettive del canale discount nel nostro Paese?  E questo che però rende contemporaneamente complesso ma anche interessante questa situazione. Ritorna quindi centrale la domanda: MD resterà in famiglia, continuerà il suo percorso o passerà la mano? 

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