Per un quarto del secolo scorso l’annuncio estivo di un possibile autunno caldo in arrivo non aveva a che fare con la meteorologia. Era sinonimo di lotte sindacali dure. E spesso così è stato. Poi, tramontata, questa tendenza per le nuove generazioni il caldo autunnale non ha avuto più un risvolto sociale ma essenzialmente climatico. Dal buco dell’ozono alla fine del mondo l’argomento è finito sulle prime pagine dei giornali sostituendo sindacati e lotte sociali. Scaldare l’autunno è però sempre stato complesso per chi non è del mestiere. I tempi cambiano. Lo stesso Landini si è dovuto mettere all’inseguimento dei sindacati di base che con lo slogan “blocchiamo tutto!” cercavano di imitare i francesi. D’altra parte l’accordo di Sharm el Sheikh apre (forse) uno spiraglio nuovo in Palestina e spinge alla ricerca di nuovi obiettivi per capitalizzare e mantenere viva la forte partecipazione popolare di queste settimane. Da qui la ricerca di nuovi capri espiatori.
La GDO con le sue vetrine luccicanti e il carrello indicato come responsabile dell’inflazione, si presta bene. E tra l’altro è appena terminata la polemica sull’inutile boicottaggio causato dalle fake news su Carrefour in Israele e quello di alcune cooperative nostrane verso i prodotti israeliani. Intanto i problemi seri, per i consumatori, sono altri. Il “caro carrello”, come un sommergibile, riemerge quindi ad ogni sortita dell’Istat sull’inflazione. Mancava il botto. Ci ha pensato Ultima Generazione quel movimento che blocca le tangenziali e imbratta i quadri d’autore nei musei. In genere accolti con simpatia in parte dell’opinione pubblica quando colpiscono gli interessi altrui. Meno quando intralciano i propri. Nessuno, credo, se ne sta accorgendo ma adesso, c’è in corso un boicottaggio dei supermercati il sabato per “chiedere prezzi più bassi, sostenere i piccoli negozi e opporsi a un sistema che devasta il Pianeta e sfrutta le persone”. Ovviamente se la prenderanno con punti vendita scelto a caso e a favore di telecamera. Così i social potranno gonfiare e sentenziare.
A partire da sabato 11 ottobre, per chi non lo sapesse, è stata lanciata un’azione di boicottaggio nazionale contro la grande distribuzione (GDO). Nel loro comunicato Ultima Generazione invita a non fare la spesa il sabato nei grandi supermercati. Per chi non vuole passare da “crumiro” gli attivisti propongono di rivolgersi a “piccoli negozi e produttori locali, da sostenere come alternative decisamente più sostenibili”. Per costoro dietro la facciata patinata della grande distribuzione si celano infatti enormi margini di guadagno, sprechi sistematici e pratiche di sfruttamento che finiscono per penalizzare sia i produttori che i consumatori. Ovviamente non sanno di che parlano. Ma tant’è. E così, dopo essersela presa con il governo che “spende miliardi in armi, mentre sanità, istruzione e servizi essenziali restano sottofinanziati mentre i “nostri” stipendi restano fermi, i prezzi salgono”.
Ultima Generazione annuncia che l’iniziativa continuerà “sabato dopo sabato”, con l’obiettivo di diventare uno strumento di pressione su governo e imprese. L’intento è trasformare un gesto individuale in una scelta collettiva capace di fare davvero la differenza. All’inizio dell’anno c’era stata una cosa analoga in Svezia. Un’iniziativa che è diventata subito virale grazie a post condivisi sui social come Facebook, Instagram e TikTok (leggi qui) e in Croazia dove è stata molto più seguita (leggi qui). L’obiettivo è assolutamente velleitario ma preciso: “tagliare l’IVA sui beni essenziali per ridurre il peso della spesa quotidiana. In parallelo, si punta a promuovere un’economia più equa, basata su rapporti diretti con i produttori e sul rafforzamento del tessuto locale”.
In genere scelgono luoghi simbolici. Finora le loro azioni più clamorose hanno spesso avuto come bersaglio contesti elitari, come il ristorante di Carlo Cracco a Milano, dove più volte hanno messo in scena proteste spettacolari. Adesso toccherà a qualche supermercato cittadino o a qualche centro commerciale. Milano, Torino, Roma e Bologna sono le città da cui la campagna ha preso ufficialmente il via, ma l’invito è esteso a chiunque e ovunque: rinunciare a fare la spesa il sabato nelle grandi catene. Per ora nessuno se n’è accorto. La scelta del sabato non è casuale. È il giorno in cui chi lavora va a fare la spesa.
Secondo i promotori “Esistono delle alternative largamente preferibili ai grandi supermercati”, leggiamo sul sito del movimento, “che impongono prezzi ingiusti sia a chi il cibo lo produce sia a chi lo compra”. Bene. Adesso sappiamo che oltre a “Altro Consumo” ci sono loro che hanno scovato alternative di qualità a prezzo ultra competitivo. Attendiamo di conoscerli anche noi. Per ora questi sostenitori della decrescita felice pensano convenienti i mercati di quartiere, i gruppi di acquisto solidale, le piattaforme di vendita diretta. E basta questo per comprenderne la credibilità.
Il boicottaggio, spiega Ultima Generazione, andrebbe poi abbinato a pratiche di consumo più consapevoli. L’obiettivo? Creare una “massa critica” di almeno 100.000 aderenti (sic!), che potrebbe generare un “danno economico diretto e di immagine” tali da spingere supermercati e governo a ridiscutere politiche sui prezzi e sui consumi.Il boicottaggio non si limita all’invito a non andare al supermercato. Mica volano basso. Resta da vedere quale sarà la portata effettiva dell’azione. Soprattutto se riuscirà a uscire dalla bolla social. Continuo a pensare che l’obiettivo delle insegne e delle loro associazioni e non di altri dovrebbe essere quello di rilanciare un confronto serio con il Governo sulla spesa, i possibili interventi sull’IVA in un quadro di accordi di filiera e di rivendicare, insieme ai sindacati, un intervento serio a tutela dei salari. Per fare questo non serve minacciare alcun boicottaggio. Servirebbe stabilire priorità condivise e muoversi di conseguenza.



