Daniela Mori confermata per il quinto mandato alla presidenza del Consiglio di Sorveglianza. Maura Latini nominata presidente del Consiglio di Gestione, dopo aver lasciato da poco il vertice di Coop Italia. Sono le due nomine con cui, il 7 luglio scorso, si è chiuso il rinnovo della governance di Unicoop Firenze per il triennio 2026-2028 — al termine di un percorso elettorale partito a marzo, che ha portato alle urne quasi 64mila soci nelle 44 sezioni distribuite su nove province toscane, eleggendo 651 consiglieri con un tasso di rinnovo del 40%. Prese isolatamente, sono nomine di governance cooperativa, il genere di notizia che raramente esce dalle pagine locali. Lette insieme al peso economico della cooperativa, al momento preciso in cui arrivano e ai progetti che le vedranno protagoniste, raccontano invece qualcosa di più interessante sul sistema Coop nel suo complesso.
Il primo dato da mettere a fuoco è la dimensione. Unicoop Firenze ha chiuso il 2025 con vendite lorde al dettaglio per 3,2 miliardi di euro, in crescita del 5,1% a valore e — dato più significativo — dello 0,9% a volume, in un anno in cui il commercio alimentare italiano ha perso lo 0,8% dei volumi venduti. È una cooperativa che cresce controcorrente rispetto al proprio mercato di riferimento, non che difende posizioni in un contesto stagnante. L’utile di esercizio è stato di 20,4 milioni al netto di circa 24 milioni di imposte, i dipendenti sono saliti a 9.913 (+1.053 rispetto al 2024, +11,88%), con l’85% dei contratti a tempo indeterminato. I soci hanno superato quota 1.191.459, in crescita di 64mila unità in un solo anno. Secondo le stime Irpet, il contributo complessivo di Unicoop Firenze all’economia toscana si aggira sull’1,2 miliardi di euro, circa l’1% del Pil regionale — una cooperativa che, in scala locale, pesa come un vero e proprio comparto industriale. La proiezione a fine 2026 conferma che la traiettoria non è un episodio isolato del 2025: vendite lorde attese a 3,6 miliardi, patrimonio netto a 1,7 miliardi, punti vendita a quota 157, dipendenti a 10.500, soci a 1,2 milioni. In un solo anno, se le stime si confermeranno, la cooperativa avrà aggiunto 400 milioni di vendite, 30 punti vendita e quasi 600 dipendenti — una crescita che si somma, non si limita a consolidare quella già registrata nel 2025. In dieci anni le vendite sono cresciuto del 48%.
Il secondo dato riguarda il perimetro, ed è in movimento proprio in queste settimane. La cooperativa opera oggi in 127 punti vendita, ma a settembre 2026 i 30 supermercati acquisiti nel 2022 nelle province di Siena e Arezzo — gestiti fino ad ora dalla società Terre di Mezzo, eredità della ex Coop Centro Italia — verranno integrati sotto l’insegna Unicoop Firenze, portando la cooperativa a coprire nove province toscane con un’unica insegna CoopFi. È un’espansione che arriva dopo un 2025 già segnato dall’acquisizione di 16 punti vendita tra Lucca, Livorno e Massa Carrara — le ultime due, province nuove per la cooperativa. Il perimetro di Unicoop Firenze, insomma, si sta allargando per acquisizioni dirette e integrazione di reti già controllate.
È proprio questo progetto che rimette al centro il ruolo della cooperativa e il suo necessario rilancio che ha convinto Maura Latini ad accettare la proposta di Daniela Mori. Fino a poche settimane prima dell’incarico a Firenze, Latini era alla guida di Coop Italia — la struttura nazionale di coordinamento del sistema, sostituita al vertice da Domenico Brisigotti — dopo un percorso che l’aveva vista direttrice generale, amministratrice delegata e infine presidente. È una manager che conosce a fondo l’intero sistema cooperativo sia dal basso che dall’alto, con esperienze anche in CPR System, alla presidenza di Coopernic, la centrale d’acquisto cooperativa europea e alla presenza nel comitato esecutivo di ADM.
Che una figura di questo profilo lasci il coordinamento nazionale per assumere la guida operativa di una singola cooperativa territoriale non è, di per sé, una notizia sorprendente nel mondo Coop, dove il passaggio tra ruoli è consueto. Ma la scelta specifica di Unicoop Firenze — la cooperativa di consumo più grande e finanziariamente più solida del sistema, con risultati in controtendenza rispetto al mercato mentre altre cooperative territoriali faticano a chiudere in utile la propria gestione caratteristica — si presta a una lettura che va oltre la biografia personale: sembra la conferma che, nel sistema Coop di oggi, il centro di gravità reale, come ha dichiarato lo stesso Domenico Brisigotti, sta cercando di integrare un più efficace coordinamento nazionale su tutto ciò che ha senso condividere con un’esecuzione territoriale più solida all’interno di un condiviso riferimento valoriale.
Il modello di governance che accoglie questo passaggio merita una parola a parte, perché non è la norma nel mondo cooperativo italiano. Unicoop Firenze adotta dal 2008 un sistema duale — Consiglio di Sorveglianza, espressione diretta della proprietà sociale, e Consiglio di Gestione, che rappresenta la gestione operativa — mutuato da un modello più tipico delle società di capitali tedesche che dalle cooperative di consumo. È il Consiglio di Sorveglianza, composto da 31 membri eletti dalla base sociale, a nominare il Consiglio di Gestione: Daniela Mori, empolese, laureata in lettere, una carriera interamente svolta nel mondo cooperativo dalla presidenza della sezione soci di Empoli fino alla presidenza del Consiglio di Sorveglianza dal 2014, ha quindi guidato personalmente la nomina di Latini.
È una divisione dei ruoli che separa nettamente la legittimazione democratica dei soci dalla competenza manageriale operativa, e che nel caso di questo rinnovo si traduce in una continuità sul primo fronte — Mori confermata per il quinto mandato consecutivo — e in una discontinuità voluta sul secondo, con l’arrivo di una manager esperta e in grado di guidare il cambiamento.
Vale la pena affiancare i due profili proprio perché raccontano due forme diverse di legittimità che, nel modello duale, restano volutamente separate ma convergenti. Mori porta la continuità di chi conosce il territorio dal basso — trent’anni di sezioni soci, raccolte alimentari, il rapporto quotidiano con un milione e duecentomila soci — e la sua riconferma segnala che quella base non ha chiesto una discontinuità nella rappresentanza.
Latini porta invece l’esperienza di chi il sistema Coop lo ha conosciuto in profondità, con la responsabilità di coordinare gli acquisti e le strategie di un’intera federazione nazionale di cooperative eterogenee per dimensione e salute finanziaria. Che sia proprio lei, con questo bagaglio, a scegliere — e a essere scelta per — la cooperativa che sta effettivamente crescendo e integrando un nuovo perimetro, mentre resta alla guida operativa la stessa presidente che ha accompagnato l’espansione degli ultimi tre mandati, suggerisce una continuità di strategia più che una correzione di rotta: l’obiettivo dichiarato per il prossimo triennio, l’investimento sui giovani per garantire il passaggio generazionale dopo 172 anni di cooperazione di consumo, si innesta su un impianto che i numeri del 2025 confermano solido, non su una struttura da risanare.
L’incontro diretto che ho avuto con entrambe conferma, sul piano personale, questa lettura complementare più di quanto non facciano i soli comunicati di nomina. Mori si muove con l’autorevolezza di chi può e vuole incidere sulla strategia dell’intero sistema Coop, difendendone i valori e la sua diversità della cooperazione. Non solo sulla singola cooperativa territoriale. E da questa posizione può contribuire a rilanciare la specificità del sistema Coop insieme alle altre cooperative. Latini lavora piuttosto sul piano dell’organizzazione interna, con l’obiettivo dichiarato di completare e far crescere una squadra manageriale di livello capace di reggere le sfide dei prossimi anni — un lavoro meno visibile nei comunicati, ma coerente con il profilo di chi ha diretto per anni la macchina operativa di Coop Italia. Sono due contributi che si integrano più che sovrapporsi, ed è forse questa complementarità — non solo i numeri — a spiegare perché il Consiglio di Sorveglianza abbia scelto proprio questa combinazione per il prossimo triennio. Ed in arrivo, in posizione chiave e senza fare nomi, c’è un’altra figura manageriale femminile a completamento della squadra.
La domanda che questa combinazione lascia aperta riguarda l’intero sistema Coop, non solo Firenze. Brisigotti al Corriere ha parlato di occasioni da cogliere: “Si apriranno possibilità di acquisizioni sul mercato e Coop è pronta ad affrontare queste nuove sfide“. Quindi una Coop sempre più attenta al mercato e ai competitor. Contemporaneamente ha rilanciato la specificità della cooperazione: “Noi dobbiamo portare al centro della nostra proposta la peculiarità e la diversità di Coop che è fatta di qualità, sicurezza e etica. Questo è l’obiettivo primario che ho messo in agenda: essere più compatti e colmare le distanze tra i territori. Le sfide si vincono se di rimane coerenti tra ciò che si dice e ciò che si fa e per riuscirci bisogna remare tutti nella stessa direzione”. Sono sceso a Firenze con il dubbio che le differenze di visione, comunque presenti nel sistema, si potessero acuire con questi recenti movimenti. Ne ho ricavato la convinzione che l’impegno collettivo vada in una direzione opposta e che, almeno a Firenze, ne siano assolutamente consapevoli.



