Dodici anni consecutivi di crescita, 16,28 miliardi di fatturato, quasi un miliardo restituito alle famiglie italiane in promozioni e marca del distributore. I numeri approvati dall’Assemblea dei Soci di Gruppo VéGé lo scorso 7 luglio raccontano una traiettoria solida, in un contesto di consumi prudenti e potere d’acquisto compresso. Ma la stessa solidità, letta accanto alla classifica della distribuzione italiana, dice anche un’altra cosa: VéGé cresce, cresce ogni anno, eppure resta ancora fuori dal podio dei grandi gruppi della GDO nazionale, alle spalle di Conad, Selex e Coop, pur mantenendo un distacco netto dalle insegne inseguitrici.
Capire se e quanto sia cambiato qualcosa nella traiettoria di VéGé richiede di guardare a due cose insieme: la storia lunga del gruppo e cosa è successo da quando, nel 2021, Giovanni Arena ne ha assunto la presidenza. VéGé non nasce in Italia. Il nome deriva dall’olandese Verkoop Gemeenschap, “vendere insieme”, e le sue radici risalgono al 1925 a Breda, nei Paesi Bassi, dove Theo Albada Jeigersma aprì il primo negozio del genere. L’esperienza italiana comincia il 20 maggio 1959, con la costituzione della prima organizzazione nazionale basata sull’associazionismo volontario tra dettaglianti: un modello che allora era un’assoluta novità sul mercato interno, e che rende VéGé, come il gruppo stesso rivendica, il primo gruppo della distribuzione moderna nato in Italia.
Nel tempo la sigla ha cambiato pelle più volte. Nel 2012 nasce Aicube, alleanza commerciale con Pam Panorama; nei primi anni del decennio successivo la denominazione Interdis lascia di nuovo spazio al marchio storico. Oggi il Gruppo riunisce oltre 30 imprese associate — la comunicazione del bilancio 2025 ne cita 32 — con una rete che supera i 3.600 punti vendita tra ipermercati, supermercati, superette, cash & carry e negozi specializzati, per una superficie complessiva di oltre 2,4 milioni di metri quadrati. È un modello a rete, non a controllo diretto: ogni impresa associata mantiene piena autonomia gestionale sulla propria insegna, un tratto che distingue VéGé tanto da Conad, cooperativa di dettaglianti con una governance più centralizzata, quanto dai gruppi a controllo diretto come Esselunga. Ma anche dalla stesso gruppo Selex che sta percorrendo una strada diversa.
Il management ha lavorato bene, a cominciare da Giorgio Santambrogio AD della centrale e da Edoardo Gamboni, Direttore Generale di Gruppo VéGé che ne rappresentano la continuità, presentando negli anni sempre dati in crescita ma il vero cambio di passo comincia a essere visibile a partire dal 2021, quando Giovanni Arena — già amministratore delegato del Gruppo Arena, la principale realtà della distribuzione siciliana con insegne Decò e SuperConveniente — viene eletto presidente di Gruppo VéGé. Nel 2023 il fatturato del gruppo tocca 13,78 miliardi di euro, decimo anno consecutivo di crescita, con VéGé che sale dal quinto al quarto posto nella classifica per quota di mercato secondo i dati GNLC-NielsenIQ. Nel 2024 arriva il traguardo dei 65 anni dalla fondazione italiana, celebrato con un fatturato salito a circa 15,28 miliardi e l’annuncio del piano VéGé 2030, che punta esplicitamente al podio della distribuzione italiana. È un cambio di passo. Nello stesso anno Arena viene insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica, un riconoscimento che consolida il suo ruolo pubblico oltre il perimetro del Gruppo Arena e oltre lo stesso Gruppo Végé.
Il bilancio 2025 approvato il 7 luglio 2026 conferma la traiettoria: 16,28 miliardi di euro, +6,5% sul 2024, dodicesimo anno di crescita ininterrotta, con proiezioni che puntano al superamento dei 17 miliardi entro fine 2026. A trainare il risultato sono soprattutto i 93 ipermercati del Gruppo, le cui vendite crescono a un ritmo oltre quattro volte superiore alla media del mercato italiano — un dato che colpisce in un momento in cui il grande formato è spesso descritto come in difficoltà strutturale, e che VéGé rivendica come prova che l’ipermercato, se coniugato con qualità dell’assortimento, servizi e relazione con il cliente, resta un modello competitivo. Accanto alla crescita commerciale, il Gruppo cita quasi un miliardo di euro di risparmi generati per i consumatori attraverso promozioni e marca del distributore, 54 nuove aperture nel 2025, oltre 95 ristrutturazioni di punti vendita esistenti e un piano industriale 2026-2027 da 1,7 miliardi di euro di investimenti complessivi. Un dato che giustamente Giorgio Santambrogio Amministratore Delegato di Gruppo VéGé sottolinea con orgoglio su LinkedIn. “I numeri raccontano una crescita importante, ma il dato di cui siamo più orgogliosi è un altro: milioni di persone continuano ogni giorno a scegliere i nostri punti vendita. Crescere significa meritare quella fiducia, offrendo qualità, convenienza, innovazione e rendendo la spesa un’esperienza sempre più piacevole” commenta Santambrogio.
L’autonomia estrema delle realtà che vi aderiscono segnala però che ci sono ancora aree da migliorare. Secondo l’Osservatorio sulla GDO di Area Studi Mediobanca, pubblicato a fine marzo 2026, VéGé nel 2024 si è collocata sotto la media di settore sia per Ebit margin (2,9%) sia per Roi (9,2%) — indicatori di redditività che raccontano una storia diversa dalla sola crescita del fatturato. Sullo stesso fronte, Eurospin si conferma la “regina” degli utili cumulati nel quinquennio 2019-2024 con 1.931,2 milioni di euro, superando proprio VéGé, ferma a 1.685 milioni, e Selex, a 1.651,5 milioni. Crescere in fatturato e crescere in marginalità, in altre parole, non sono la stessa cosa: VéGé fa bene il primo, meno il secondo, almeno rispetto ai discount più efficienti del mercato italiano.
Sul fronte della quota di mercato, la classifica resta netta: Conad guida con circa il 15%, Selex la insegue a distanza ravvicinata (16,7% secondo altre rilevazioni, con metodologie di calcolo che variano da fonte a fonte e restano oggetto di dibattito nel settore), Coop segue con una quota comparabile, mentre VéGé — all’8,5% secondo i dati GNLC-NielsenIQ più recenti citati nello stesso comunicato di bilancio — si gioca la quarta posizione con Esselunga, che si attesta anch’essa attorno all’8%. È un testa a testa che dura da anni e che il Gruppo, con il piano VéGé 2030, dichiara apertamente di voler risolvere a proprio favore, puntando a un fatturato di 20 miliardi di euro entro la fine del decennio.
Il vero elemento distintivo della gestione Arena non sembra dunque puntare ad accelerazioni improvvise quanto piuttosto a far crescere una capacità di aggregazione: secondo lo stesso Osservatorio Mediobanca, VéGé è stato l’operatore che ha attratto il maggior numero di nuovi associati tra i gruppi della distribuzione organizzata, sette in totale, alcuni dei quali già aderenti ad altre centrali come D.IT o C3. È una crescita costruita più per adesione di nuove imprese alla rete che per acquisizioni dirette o balzi organici di fatturato delle insegne storiche — una logica coerente con la natura stessa di VéGé come federazione di imprenditori indipendenti.
Questa logica federativa emerge con chiarezza guardando a chi compone oggi la rete. Tra le imprese associate figurano realtà regionali di peso crescente: lo stesso Gruppo Arena, che nel 2024 ha superato 1,2 miliardi di euro di fatturato consolidando la leadership nella grande distribuzione siciliana; Alì Supermercati nel Nordest; Tosano di cui ho parlato più volte e diverse insegne che, prese singolarmente, non comparirebbero mai tra i primi dieci gruppi nazionali, ma che sommate contribuiscono in modo sostanziale al fatturato aggregato di VéGé. È un modello per certi versi speculare a quello di Selex, altro grande consorzio della distribuzione organizzata italiana, con cui VéGé si contende storicamente la quarta e quinta posizione della classifica nazionale a seconda della metrica considerata. La differenza principale sta nella governance: mentre Selex ha progressivamente accentuato il coordinamento centrale delle proprie insegne — Famila, A&O, Emisfero tra le altre — VéGé ha scelto di mantenere un’autonomia gestionale più marcata in capo alle singole imprese socie, un tratto che il Gruppo rivendica come punto di forza nella capacità di interpretare le specificità dei territori presidiati, ma che comporta anche una minore uniformità nelle strategie commerciali, nell’innovazione e di prezzo rispetto ai concorrenti più centralizzati.
Se si guarda alla rete impresa per impresa, la fotografia diventa più interessante del solo dato aggregato. Il Gruppo Arena, la cui insegna SuperConveniente ha guidato l’espansione in Sicilia, cresce a sua volta dell’11,6% medio annuo con un Ebit margin del 5,1%, tra i più alti del panorama Mediobanca. Sul fronte della prossimità, Iperal si distingue per un Ebit margin del 7,6%, tra i migliori assoluti del comparto, mentre Tosano, insegna veneta premiata anche nell’indagine Altroconsumo 2026 per la convenienza dei prezzi, resta tra le realtà locali di riferimento del sistema che ha ridisegnato il perimetro delle grandi superfici. E ce ne sono altre che, dove operano, lasciano il segno. È la prova che l’aggregazione federativa di VéGé non produce solo numeri di scala, ma incorpora anche alcune delle imprese più efficienti del panorama distributivo italiano — un’eterogeneità che aiuta a spiegare perché il dato aggregato di redditività resti sotto la media di settore, pur comprendendo alcune tra le realtà più redditizie d’Italia.
Resta da capire se il piano VéGé 2030 — 20 miliardi di fatturato, ambizione dichiarata di salire sul podio — sia raggiungibile restando fedeli a questo modello di crescita per adesione, o se richieda invece un salto nrlla condivisione di strumenti e progetti che finora si è visto meno che altrove rispetto alla indubbia crescita commerciale. Le parole di Arena nel comunicato insistono più sulla qualità delle relazioni di filiera e sulla capacità imprenditoriale dei soci.
“Dodici anni consecutivi di crescita rappresentano molto più di un risultato economico: sono la dimostrazione della solidità del nostro modello imprenditoriale e della capacità dei nostri Soci di interpretare con lungimiranza l’evoluzione del mercato. È un percorso costruito giorno dopo giorno grazie alla visione degli imprenditori che compongono il nostro Gruppo e alla capacità di lavorare insieme con obiettivi comuni. Un percorso che si traduce anche in uno sviluppo capace di rigenerare e recuperare spazi abbandonati e aree periferiche, creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla sicurezza e alla vitalità delle comunità locali” commenta il Cav. Giovanni Arena, Presidente di Gruppo VéGé. “Continueremo a investire nello sviluppo della rete, nell’innovazione e nella competitività, con l’ambizione di rafforzare ulteriormente il ruolo di VéGé quale punto di riferimento della distribuzione moderna italiana.”



