Bonus e sostegni a pioggia. Droghe difficili da abbandonare…

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Il Governo ha fatto bene, durante la pandemia, a sostenere i comparti economici che si sono, di fatto, fermati. Discoteche, alberghi, bar, ristoranti hanno veramente rischiato di chiudere. Sostenere i lavoratori e gli imprenditori è stata una scelta fondamentale. Altri settori hanno subito contraccolpi pesanti dai quali faticano comunque a ripartire,  altri ancora non ci hanno perso nulla oppure, addirittura, c’è chi ci ha guadagnato.

Pensare però che chiunque si trovi in difficoltà per ragioni, pur straordinarie ma di diversa natura, necessiti di bonus e sostegni a pioggia introduce un elemento distorsivo continuo da cui rischia di essere arduo liberarsene. L’inflazione e l’aumento delle materie prime e, più recentemente, la guerra in Ukraina segnalano la necessità di comprendere e gestire una fase nuova. L’intervento di sostegno del Governo è utile ma non deve essere inteso come risolutivo di una situazione oggettiva.

Gli operatori economici che si muovono a monte e a valle delle filiere produttive e distributive devono fare la loro parte senza limitarsi a rimbalzare responsabilità e costi. Nel comparto della GDO questa storia è cominciata nel mese di ottobre dell’anno scorso (https://bit.ly/3I2OOfq) quando la preoccupazione dell’intera filiera agroalimentare si era tradotta in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio e ai ministri coinvolti. Nessun risposta è stata la risposta. Da quel momento è successo un po’ di tutto. L’industria e il primario hanno iniziato a premere perché i prezzi venissero adeguati. Le diverse insegne hanno reagito chiudendosi a riccio e mettendoci un po’ per capire che le difese erette per rimbalzare il problema sui concorrenti o sui fornitori non sarebbero potute durare a lungo.

Adesso siamo al dunque.

Ciò che sta succedendo nell’est dell’Europa complica ulteriormente un quadro già difficile. La richiesta di intervenire sull’IVA dei prodotti alimentari, sui costi dell’energia e sul costo del carburante necessario ai trasporti su gomma stanno facendo esplodere le contraddizioni tra le diverse componenti della filiera. Come ho già scritto non esistono risposte semplici a problemi complessi. Soprattutto laddove la pandemia non ha colpito se non marginalmente.

Primario, secondario e terziario nell’agroalimentare anziché comprendere che la pandemia portava con sé  la fine di un modello economico basato sui rapporti di forza all’interno delle filiere hanno puntato semplicemente sulla possibile fine imminente della nottata. E che tutto sarebbe, prima o poi, tornato come prima. Nessuno ha sofferto mentre gli altri soffrivano sul serio, nessuno ha pagato un prezzo alla pandemia, nessuno ha dovuto chiudere. Primario, secondario e terziario pensavano così di averla fatta franca. Poi è arrivata l’inflazione.

L’intera filiera non era attrezzata al cambio di fase. Soprattutto non era in grado di capire che nessuno di loro sarebbe stato sussidiato dal Governo che aveva ed ha  ben altri problemi a cui pensare. Sulla mancata autorevolezza, avendo deciso di muoversi in ordine sparso, sia verticalmente che orizzontalmente come comparto, ho già scritto (https://bit.ly/3fpQQdr).

Così come sulla pretesa di ergersi, ciascuno a modo proprio, a difensore degli interessi dei consumatori come se ci fosse qualcuno, nella filiera, che volesse accanirsi contro e non semplicemente fosse impegnato a difendere i propri margini. Adesso è arrivato il conto da pagare. Quello vero.

Nessuna operazione di marketing può attutire le conseguenze del contesto. E nessuno può, in solitaria, salvarsi da solo. Trasporti, bollette e consumi presentano il conto a tutta la filiera e innescano reazioni per certi versi incontrollabili. Ciò che non è stato fatto prima occorre farlo ora. Soprattutto se l’effetto di ciò che sta avvenendo ai nostri confini accelererà una spirale che trascinerà con sé tutte le buone intenzioni.

Innanzitutto, se si guarda al futuro del nostro Paese,  occorre sostenere il primario nazionale e le PMI. La GDO può dare un importante contributo in questa direzione. Il Governo può intervenire a sostegno solo se sul tavolo si registra un volontà comune. Non la semplice difesa, pur legittima, dei reciproci interessi. Sconti e promozioni non c’entrano nulla. Anzi. Sono un evidente autogol in questa fase. Come si può spiegare con trasparenza ed efficacia a chi deve decidere cosa, come e quanto mettere a disposizione di un settore, sottraendo risorse ad altri, in presenza di sconti e promozioni che lasciano intendere ampi margini a disposizione.

Così come è sbagliato, in questa fase, presentarsi come interpreti esclusivi degli interessi dei consumatori. Ognuno deve fare il suo mestiere. Nella filiera vanno garantiti i rispettivi margini. Gli effetti dell’inflazione non si attenuano con una retorica di circostanza. Serve attivare un tavolo di confronto, definire un range di prodotti da coinvolgere per un determinato periodo di tempo e su quel paniere concentrare gli sforzi. Al Governo tocca stabilire se il sostegno andrà concesso in base al reddito o, generalizzato su determinati prodotti deperibili. E come comportarsi sui rischi di dumping tra prodotti nazionali e di importazione.

La GDO ha dato un importante contributo all’inizio della pandemia garantendo rifornimenti, aperture continue e ordinate e impedendo speculazioni. Ha svolto un ruolo di alleato del sistema silenzioso ed efficace in una fase dove poteva succedere di tutto. Quel contesto è però ormai alle spalle.

La guerra in Ukraina fa pensare che l’inflazione non sarà affatto una compagna di strada passeggera. Nella fase precedente le insegne potevano anche scegliere politiche commerciali aggressive e spregiudicate perché il contesto lo consentiva. Oggi ben altri rischi si appalesano all’orizzonte. Speriamo non sia troppo tardi per comprenderne la portata e gli strumenti necessari per affrontarla.

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