Carrefour/Auchan. Tra desideri e dura realtà

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Fossi un dipendente di Carrefour Italia o un sindacalista di settore almeno per oggi tirerei un leggero respiro di sollievo. Solo per oggi, naturalmente. Per il momento la soluzione peggiore  non è passata. Come ho già scritto (https://bit.ly/3uPxZiK) per capire cosa potrà succedere in Italia, occorre tenere sotto osservazione ciò che sta succedendo in Francia.

Dietro quel “trop compliqué” pronunciato da Alexandre Bompard  CEO di Carrefour dopo cinque lunghi mesi di negoziato riservato con i rappresentanti della famiglia Mulliez proprietaria di Auchan c’è la presa d’atto dell’enorme difficoltà e delle inevitabili conseguenze di operazioni di quelle dimensioni. Ma c’è anche l’esplicitazione di una strategia altrettanto chiara.

Auchan ha offerto a Carrefour 21,50 euro per azione (16,8 miliardi di euro), di cui il 70% in contanti e il 30% in azioni della società che si andrebbe a creare. E questo piace molto meno agli azionisti attuali…  L’associazione della  famiglia Mulliez fa trasparire una certa sorpresa per questa brusca interruzione.

Secondo notizie di agenzia sarebbe stato innanzitutto il principale azionista Carrefour, la famiglia Moulin-Houzé, ad opporsi all’intesa.  Comunque la si giri, l’intera Carrefour è sul mercato. Preferibilmente francese. E questo è un segnale che non va sottovalutato quando si parla di concentrazioni necessarie per affrontare il futuro della GDO.

Secondo la Reuters la ragione principale che avrebbe determinato l’opposizione è che la proposta  “mancava di logica industriale, determinava problemi di concorrenza e minacciava posti di lavoro in Francia”. Altri sostengono che, più prosaicamente, è sulla contropartita azionaria che si è manifestato il vero dissenso.  D’altra parte sul delicato problema occupazionale, i rispettivi negoziatori sembrano più preoccupati delle conseguenze politiche di quelle sociali. Auchan lo ha ben dimostrato in  Italia comprandosi la via di fuga, in Francia, con questa operazione, proverà a scaricarla o condividerla,  in tutto o in parte, con Carrefour. Non è lì il vero problema tra loro.

È evidente che nelle operazioni di merger i vantaggi in termini di importanti sinergie e razionalizzazioni dei costi producono effetti collaterali spesso pesanti. Uno più uno non fa mai due. In Francia come in Italia. Antitrust, sovrapposizioni, competenze, valutazione delle risorse umane, sedi e via discorrendo sono l’altra faccia della medaglia. Gli esperti aggiungono che aumenterebbero addirittura le difficoltà sugli ipermercati più grandi e in alcuni Paesi come la Russia. Senza considerare gli ostacoli politici in tempi di elezioni francesi. Questa volta però l’opposizione è venuta da dentro. Dal  principale azionista di Carrefour, la famiglia Moulin-Houzé proprietaria tra l’altro dei grandi magazzini Galeries Lafayette.

“Pensiamo che ci sia il potenziale per ulteriori offerte da Auchan o almeno cessioni di asset strategici”, hanno sottolineato gli analisti di Bernstein. Dunque la partita è tutt’altro che chiusa. Quel che è certo è che il consolidamento della grande distribuzione per spinta interna al comparto fatica a decollare. Non solo da noi. Carrefour ha dichiarato a giugno di aver iniziato a considerare possibili consolidamenti, cessioni o aggregazioni delle sue controllate estere, ma non ha ancora preso la decisione di vendere asset specifici.

Più che i diretti operatori sembrano i fondi di private equity a inserirsi ed essere protagonisti nelle acquisizioni del settore.  È successo con Asda, terzo retailer di alimentari in Gran Bretagna dopo Tesco e Sainsbury’s di proprietà di Walmart ceduta a dei miliardari di origine indiana e al private equity Tdr Capital. Si è ripetuto con  Il fondo Clayton Dublier & Rice che si è aggiudicato Morrison il quarto maggiore operatore di supermarket di Gran Bretagna. Succederà anche in Italia? È molto probabile. I fondi guardano il comparto con grande interesse. Sopratutto alcune realtà regionali o pluriregionali. Personalmente ricevo diverse richieste di informazioni dall’Italia e dall’estero. 

Salvo Conad che ha dimostrato visione, coraggio e la giusta dose di spregiudicatezza non ci sono imprenditori del comparto che hanno le risorse umane ed economiche per pensare in grande. Insieme ad Auchan, Carrefour ha esaminato diversi scenari che vanno dai legami azionari agli asset swap e alle partnership tecnologiche.

La preoccupazione che Auchan celasse intenzioni ostili dietro una architettura finanziaria e di progetto estremamente  complicata hanno “costretto” Bompard a far saltare il banco. Sinergie e risparmi sui costi però fanno gola. Quindi la partita non è affatto chiusa.

Secondo le Figaro era quasi mezzanotte, giovedì 7 ottobre, quando Alexandre Bompard, amministratore delegato di Carrefour, ha informato la famiglia Mulliez, proprietaria di Auchan, che la trattativa era da ritenersi chiusa. Poche ore prima aveva convocato una riunione del comitato strategico di Carrefour. Di fronte alla riluttanza dei suoi maggiori azionisti, l’imprenditore brasiliano Abilio Diniz e soprattutto la famiglia Moulin-Houzé, il 38% dei diritti di voto in totale e la difficoltà di accordarsi sulle valutazioni, il leader ha preferito gettare la spugna.

Nonostante questa determinazione, i vertici di Auchan hanno fatto filtrare la notizia  che l’accordo fosse praticamente in dirittura d’arrivo. Tra l’altro Alexandre Bompard aveva tenuto al corrente dei diversi passaggi  il ministro dell’economia Bruno Le Maire. Altro dato che fa riflettere.  Rimandato a primavera, sotto elezioni, sarebbe un goal eccezionale per la grandeur francese. Un colosso franco francese in grado di sfidare il mondo e i giganti della rete ecciterebbe sicuramente una parte dell’elettorato. Comunque vada non dovremo aspettare molto per capire il sequel della vicenda.

Occorre sottolineare  che, nonostante i buoni risultati,  da quando è subentrato Alexandre Bompard  (metà 2017) le azioni Carrefour sono scese di quasi il 30%. Un motivo che, di per sé, dimostra il livello di pressione  a cui è sottoposto il vertice aziendale per provare a vendere la società o accettare di fondersi con un competitor. Auchan ha realizzato circa 32 miliardi di euro di vendite nel 2020, metà dalla Francia e il resto in altri 13 paesi. Le vendite di Carrefour nello stesso periodo sono state di 79 miliardi di euro, di cui la metà proveniente dalla Francia.

Visto dall’Italia, dal piano Rabatel e dalla giusta preoccupazione manifestata dai sindacati questa accelerazione dimostra due cose. Innanzitutto che il problema è molto più serio e complesso di ciò che appare. Carrefour è in difficoltà in Italia ed è sicuramente necessario intervenire con decisione. Così come è evidente che  parte della soluzione o rischi di ulteriori conseguenze ancora più negative, sono altrove. 

In secondo luogo questi movimenti testimoniano la necessità di rafforzare gli strumenti di gestione delle riorganizzazioni a livello settoriale, di ripensare alla bilateralità e ai fondi interprofessionali avendo come punto di approdo le politiche attive. Non basta cercare di  convincere  Carrefour a cambiare idea o progetti. Non sarà possibile. Soprattutto vista la situazione complessiva.

Occorre prendere atto che il contratto nazionale può e deve contenere strumenti per consentire la gestire degli inevitabili  cambiamenti dei prossimi anni. Questo impone una nuova consapevolezza. Armeggiare con lo specchietto retrovisore e gli slogan da una parte o limitarsi a tirare dritto per la propria strada prescindendo dal confronto e dal coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori non è più sufficiente.
Il tempo sta cambiando. Per tutti. 

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