Conad/Auchan. Dilettanti allo sbaraglio…

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Ad un immaginario congresso di matematici di qualche anno fa salì sul palco un eminente studioso con una vistosa cravatta verde. “signori io affermo senza tema di smentita che, da oggi, uno più uno farà tre”. Dalla sala tutti quelli che avevano una cravatta verde come la sua si misero ad applaudire con forza. Guadagnò a fatica il palco un altro matematico con una vistosa cravatta gialla e urlò alla platea: “Non è vero! Uno più uno fa uno, e sempre da oggi”. Parti immediatamente un applauso fortissimo. Erano tutti coloro che portavano una cravatta del suo identico colore. La confusione era al massimo quando un terzo matematico con una vistosa barba molto folta salì sul palco è gridò: “Signori. E che diamine. Uno più uno fa sempre due”. Nessuno si mosse. Nessuno applaudì. Una voce solitaria dal fondo chiese: “scusa collega, puoi spostare la barba così vediamo il colore della tua cravatta e così sappiamo chi ha ragione”.

Ecco oggi, nella intricata vicenda Conad/Auchan siamo qui. La cosa più stupida che poteva accadere è accaduta. Le posizioni si sono definitivamente polarizzate. E le persone sono finite in ostaggio o obiettivo delle fazioni in campo.

Da una parte chi è convinto che Conad farà quello che deve e può fare, dall’altra il disorientamento di chi non sa più a chi credere. In mezzo al guado il sindacato unitariamente inteso. Le posizioni sono chiare. L’azienda propone di confrontarsi sulle soluzioni possibili che porterebbero a definire il perimetro dei problemi reali su cui poi concentrarsi. Il sindacato chiede delle garanzie preventive e propedeutiche a qualsiasi discussione sui numeri. Un dialogo tra sordi.

Le garanzie preventive a prescindere in un’attività commerciale da rilanciare sono impossibili. E questo vale per Conad ma anche per le altre insegne subentranti. Gli scioperi poi non hanno fatto cambiare idea all’azienda. Anzi. La querelle sulla reale partecipazione lo dimostra.

Temo addirittura che quest’ultima si stia  convincendo che la parte del sindacato più disponibile a impegnarsi per trovare una soluzione sia troppo debole e che al contrario per una parte consistente dello stesso sia preferibile non fare nessun accordo. Troppo forti i legami con il passato, troppo impopolare mediare adesso e troppo fragile la delegazione trattante per la dimensione del problema.

Tra l’altro la sottile quanto provvidenziale differenza giuridica tra BDC e Conad rende ancora più forte il ruolo dei suoi consulenti aziendali. In realtà l’accordo è più un’esigenza sindacale e di tutela dei lavoratori. Come sempre. L’azienda può procedere anche senza accordo. Lo consente la particolarità della soluzione che distribuisce quello che è stata la multinazionale francese  in mille soluzioni invisibili e indipendenti tra di loro. È BDC con il suo contenuto di punti vendita e sedi obsolete e quindi di persone che resterebbero con il cerino in mano. E questo non deve accadere.

Checché ne pensino coloro i quali hanno scelto di provare ad  “intimorire” l’azienda facendo appello alla coerenza del claim “Persone oltre le cose”  Conad si è già messa al riparo da queste strumentalizzazioni fornendo un rifugio ritenuto “scomodo” ma sicuro alla stragrande maggioranza degli esuberi e lavorando per la ricollocazione di un’altra fetta consistente presso altre insegne. Cos’altro potrebbe fare? Qui sta il punto. Potrebbe fare di più se cambiasse il clima e si cominciasse a lavorare sull’obiettivo vero.

Quello che non capiscono i detrattori a corrente alternata è che più forzano contro l’azienda più le lasciano campo libero  sulla gestione delle soluzioni possibili. E senza alcuna contropartita. Sono dilettanti allo sbaraglio.

Dopo aver espresso la solidarietà di rito le regioni coinvolte ormai attendono solo le decisioni aziendali. Nessuna di loro (o quasi) si è presa impegni concreti sul ricollocamento. Al massimo qualche stringato comunicato di solidarietà. Il MISE è al palo. Stretto tra l’esigenza di supportare l’azienda nella delicata opera di riorganizzazione e distribuzione delle filiali fuori dal perimetro e quindi di salvaguardare il massimo possibile di occupazione e il ritrovarsi con chi corre il rischio di non avere alcuna soluzione non sapendo bene cosa fare.

Quello che qualcuno non vuole capire è che tutto ciò che porterà ad una riduzione dei famosi 3105 sarà considerato un successo dagli osservatori e dai media. Meno, ovviamente, da chi sa di esservi compreso.

In questa situazione di stallo anziché i pontieri sono entrati però in azione gli incendiari. Nell’epopea dei nativi americani erano i cosiddetti “dog soldier” quelli che appena c’era sentore di accordi di pace incendiavano le fattorie più isolate per far precipitare di nuovo la situazione. Anche in questa vicenda  non mancano. Soprattutto in rete. O con articoli inutili o peggio provocatori  in una fase dove occorrerebbe privilegiare le soluzioni più che incendiare le praterie.

Il problema non sono i giornalisti ritenuti di parte, le pasionarie de noantri  o le anonime Teresine del lago, di turno. Io stesso sono accusato da alcuni di essere “prezzolato” per le idee di sostegno all’operazione che esprimo. Questi personaggi ci sono sempre. In ogni vertenza. Puntano alla loro visibilità, ai distinguo, al loro interesse, non alle soluzioni possibili. Anzi. Le loro soluzioni, in genere, sono impossibili per definizione.

Sono gli alfieri della cattiva retorica. Costruiscono una narrazione facile da demolire e l’attribuiscono ai propri avversari provando a delegittimare così il proprio interlocutore. E poi, come nelle commedie di cappa e spada, si lamentano che l’avversario non si lascia colpire. Dilettanti allo sbaraglio.

Ha però ragione la signora Clorinda Esposito di BDC quando afferma che “Il rispetto non tollera l’offesa né i soprusi, il rispetto si porta, si esprime. Il rispetto é un valore sociale, è considerazione degli altri”. Io partirei da qui. Una vertenza sindacale ha come obiettivo di raggiungere il migliore accordo  possibile. Non la delegittimazione dell’avversario.

L’accordo è a mio parere indispensabile e necessario per il rispetto che si deve alle persone coinvolte ed è questo il momento di dimostrarlo e di ricercarlo con la massima disponibilità. Vale per i sindacati ma vale anche per l’azienda. 

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11 risposte a “Conad/Auchan. Dilettanti allo sbaraglio…”

  1. I dati sullo sciopero del 23/12 di Conad sono fasulli, ma tanto a lei.. Parlo anche per la mia regione la Sardegna, Conad in un comunicato dice che c’è stata un adesione del 60% ma se tre iper su 4 erano chiusi e anche a Olbia che ha aperto ci sono stati adesioni allo sciopero, percentuale dire che è notevolmente differente. Questo non lo dice?? Lei cerca solo di salvare l’immagine a un AD che si ostina a non presentarsi agli incontri con le segreterie nazionali.

    1. Io non ho parlato di dati. Ho solo scritto che c’è una valutazione diversa. Ho un grande rispetto del diritto di sciopero Anche se non lo condivido in questo caso. Io di mestiere faccio il capo del personale, non il giornalista, e, pur stando dalla parte dell’azienda cerco di lavorare per trovare le soluzioni occupazionali migliori. L’ho fatto in tutta la mia carriera. Pugliese fa bene a non presentarsi ai negoziati. D’altra parte i sindacati, ad oggi, non hanno impegnato i loro segretari generali come in tutte le vertenze di queste dimensioni. Infine le assicuro che comprendo la tensione che c’è in Sardegna. Ho ceduto un iper a Conad molti anni fa e stenta ancora oggi.il mercato è difficile e le sovrapposizioni sono eccessive. E la Sardegna è in una situazione occupazionale peggiore di altre.

  2. Io faccio parte di quel 70% dei 13.000 dipendenti ora Margherita Distribuzione spa che non ha aderito allo sciopero del 23 dicembre e che non aderirà più a nessun altro sciopero.
    Tutto ciò è motivato dal fatto che c’è un problema e che bisogna risolverlo insieme lavorando seriamente. Non bisogna alzarsi dai tavoli di confronto troppo velocemente dando colpe alla controparte semplicemente perché non ti dà tutte le garanzie occupazionali. Siamo nel 2020, non nel 1970. Benvenuto e Lama non sono più i segretari di UIL e CGIL.
    I sindacati devono capire che bisogna lavorare, coordinarsi con la controparte, proporre soluzioni, non limitarsi a chiedere, avere contatti con i politici locali, comuni e regioni. Chiedere di trovare posti di lavoro in società controllate dalle pubbliche amministrazioni. Non chiedere la piena occupazione a Conad. Conad non potrà mai gestire un Iper con 200-250 dipendenti con un direttore dirigente. Conad non regala stipendi e contributi come faceva Auchan.
    Conad è attenta ai conti, così come lo sono Esselunga, Coop ed altri brand.
    Pertanto l’unica soluzione non sono gli scioperi e le proteste giocando sugli slogan pubblicitari.
    Il danno ormai è stato fatto dai francesi, bisogna dialogare e risolvere il problema, cercando e creando più posti di lavoro possibili per chi non può permettersi di trovare un altro impiego da solo o con l’aiuto degli amici degli amici.

    1. Io la penso così. Per questo mi sono preso del “prezzolato” a libro paga di Conad. Non essendo vero la cosa mi lascia indifferente. Sette mesi persi non tanto per arrivare o meno ad un accordo che, prima o poi si troverà, ma per lavorare sul ricollocamento esterno per chi non ha sbocchi interni. Quello che penso lo scrivo da maggio. In BDC serve una direzione risorse umane che possa muoversi con autorevolezza su questo tema.

      1. Ognuno faccia il suo. Sindacati, avvocati, vertici aziendali, lavoratori.
        Il signor Brandoni ha espresso una legittima opinione, forse dalla sua ha più che una certezza di continuità lavorativa, vuoi per il luogo dove svolge il suo lavoro, vuoi semplicemente per l’età. Ma per moltissimi altri le speranze sono al lumicino. E allora? Siamo lavoratori della sede quindi già marchiati a fuoco? Rassegnati? No miei cari. Troppo semplice. Al netto della legittimità nel cercare di massimizzare il profitto da parte del dott. Pugliese, esistono regole per le quali chiediamo rispetto, esiste un’etica anche nel fare affari, e, ancora più necessari, allo scopo di evitare i “muro contro muro” citati da Sassi, sono il confronto interno, la comunicazione, il dialogo costruttivo con le PERSONE, l’ascolto, la ricerca di soluzioni e lo sviluppo di opportunità che darebbero un senso ed un significato reale ed onesto alle dichiarazioni di intenti che leggiamo attraverso i tweet o gli scritti dei cantori delle gesta del Cavaliere.
        In 8 mesi niente di tutto questo. Solo silenzio ed abbandono.
        Tutto qui. È solo questo clima e “strategia aziendale del silenzio” che ha favorito la nascita di Teresine e pasonarie e dato da mangiare a giornalisti schierati o politici in desiderio di visibilità. Che nessuno, nemmeno lei sig. Sassi, provi a gettarci addosso le colpe del nostro orribile destino. E nemmeno i maestri di virtù che come novelli capo’ pensano di essere meno vittime delle altre. Comunque loro stessi saranno vittime.

        1. Quello che penso, lo scrivo. Non ho bisogno di buttare addosso a nessuno alcunché. Io ho un grande rispetto per la vostra situazione. Solo il fatto che me ne sto occupando da sette mesi e che sono seguito da migliaia di collaboratori ex Auchan lo dimostra. Sfortunatamente per i mei detrattori (pochi) non sono “prezzolato”. Utilizzo la mia esperienza e commento i fatti. Io sono un DHR, non un giornalista. La vostra situazione l’ho già vissuta molte altre volte. So cosa occorre fare. Innanzitutto, spero sia chiaro, sto dalla parte dell’azienda. Sempre. Cerco però di interpretare un ruolo positivo tipico della mia esperienza evidenziando aree critiche, spazi da esplorare e suggerendo ipotesi di lavoro. Oggi, ad esempio, ho suggerito a Manageritalia di occuparsi dei quadri direttivi. Non mi ascolteranno ma sarebbe utile. Non ho condiviso certe inutili provocazioni né da una parte né dall’altra. Sulla comunicazione non ho problemi ad ammettere che BDC ha sbagliato. Bastava molto poco. Purtroppo qui siamo. Io posso solo suggerire una strada. Per me molto semplice. Parlate di come gestire gli esuberi. Tempi, modalità, incentivi. E soluzioni. Non è difficile. Per questo ci sono i sindacati.Per questo io parlo di “dilettanti allo sbaraglio”. L’unica giustificazione a vostro favore è che voi non vi siete mai trovati in questa situazione.

          1. Ho letto sull’altro post il commento relativo all’aiuto che potrebbe dare Manager Italia e sinceramente ringrazio. È vero, basterebbe poco, ma questo “poco” pare non voglia essere fatto ne’ da BDC ne’ da Pugliese.

    2. Complimenti Sig. Brandoni, analisi precisa e puntuale. Sono certo che gli esuberi si ridurranno , occorre lavorare insieme con l’obbiettivo di riconquistare clienti e chiudere i bilanci dei punti di vendita.

  3. Caro Sassi,
    ma come ci si dovrebbe comportare secondo Lei, quando le richieste (lecite o meno…) delle OO.SS. vengono snobbate e addirittura tacciate da richieste del secolo scorso?
    Come si sentirebbe Lei al nostro posto dopo 20 anni e più di azienda, durante i quali abbiamo dato tutto il meglio di noi (tempo, risorse, sacrificato famiglia ecc) e ci vediamo trattati come carne da macello?
    Conad dal canto suo e per mezzo dei consulenti proclama la volontà di cercare di ricollocare quante più persone possibile;
    ebbene ciò accade in rarissimi casi e in quei pochi casi ai colleghi viene proposto un contratto a termine di 12 mesi e a distanze inenarrabili…..
    Lo reputa etico questo? e reputa etico che Conad assuma personale qualificato attingendo da altre organizzazioni anzichè attingere dal bacino Auchan’
    Non trova disumano il fatto che i vertici Auchan siano LATITANTI e ci abbiano lasciati allo sbando?
    Ora buona parte del management di auchan se ne andrà con l’incentivo proposto da Manager Italia e in questo “limbo” ove nessuno può decidere nulla può veramente succedere di tutto.
    L’unico nostro mezzo per far sentire la voce sono le OO.SS. che è vero in qualche caso (specialmente qualche sigla…) sembra voler fare il muro contro muro che, purtroppo come si è visto finora, è risultato assolutamente improduttivo.
    Il prossimo passo lo dovrà fare senz’altro (come annunciato dal Cav. Pugliese) Margherita Distribuzione o BDC che sia e vedremo cosa metterà sul piatto…cito a tal proposito l’esternazione di Pugliese che afferma che prima di Natale saranno avviate le procedure di mobilità in Lombardia.. (cosa peraltro non avvenuta…)
    Mi aspetterei che noi tutti esuberi venissimo trattati comunque con dignità e che venissimo accompagnati, almeno quelli prossimi alla pensione, in modo “umano”….

    1. Comprendo lo sfogo. Ed è senz’altro più facile parlarne da fuori che vivere queste situazioni in prima persona. La ritirata di Auchan vi ha lasciato in una situazione estremamente difficile. Trovare una soluzione per la maggior parte di voi non sarebbe facile per nessuna azienda. Se fosse stato così Auchan non avrebbe lasciato il campo in fretta e furia.Conad può fare molto. Non certo tutto. Però è l’unico interlocutore che avete. Io credo che le parti debbano collaborare. Fino ad oggi non è stato possibile. Lei pensa che sia colpa di Conad. Io di entrambi. Qui sta la differenza. Trovare un punto di incontro sarà complicato perché gli interessi in campo sono diversi. Però è l’unica soluzione possibile. Io credo che ci si arriverà. E anche presto. Almeno questo è il mio auspicio.

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